Anche il personale di questo virtuoso ospedale romano, però, aderirà al prossimo sciopero nazionale dei parti programmati e delle visite previsto per il 12 febbraio, quello che ha messo insieme tutte, ma proprio tutte, le sigle che rappresentano i ginecologi e le ostetriche italiane. ...

Il Professor Nicola Surico, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia assicura: "Nascere in Italia è più sicuro che altrove". Ma subito dopo ammette che ci sono troppi punti nascita non all'altezza della situazione, che il boom dei cesarei generato dalla medicina difensiva fa correre più rischi sia alla mamma che al bambino e che mancano troppi posti letto di neonatologia per assistere i piccoli che sempre più numerosi nascono prematuramente. ...

L'opportunismo del parto cesareo

  • Martedì, 22 Gennaio 2013 08:10 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Ivan Cavicchi, Zeroviolenzadonne
22 gennaio 2013

Il Ministero per la Salute ha reso noto che almeno il 43% dei tagli cesarei sarebbero rispetto all'indicazione clinica che lo prevedono come necessario ("posizione e presentazione anomala del feto") del tutto ingiustificati e quindi "sprecati" per un costo di circa 85 milioni.

Che cosa c’è dietro i parti cesarei fasulli?

La 27esima ora
21 01 2013

Tutti i giornali ne hanno parlato nelle cronache di questi giorni: quasi la metà dei parti cesarei in Italia è ingiustificata. Questo, però, si sapeva già.

Se è vero, infatti, che la quota “normale” di cesarei, per Paesi come il nostro (dove l’aumento dell’età media delle mamme e la scarsa diffusione dell’analgesia epidurale per il parto spingono verso la scelta chirurgica), si aggira attorno al 20 per cento, è ovvio che in certe regioni italiane, come la Campania, dove i primi parti cesarei arrivano a quota 50 per cento, qualcosa non va: il trenta per cento dei bambini nasce con la chirurgia quando avrebbe tranquillamente potuto venire alla luce per le vie naturali.

    Questo 30 per cento di differenza non è giustificabile in termini medici ed è quindi inappropriato.

Ma come fanno i medici a motivare il surplus di interventi? Che cosa c’è dietro queste discrepanze che vedono la Campania con il 50 per cento di cesarei e il Friuli Venezia Giulia, la provincia autonoma di Trento e quella di Bolzano con un 17-18 per cento?

È proprio a queste domande che l’indagine del Ministro della Salute Renato Balduzzi, condotta in ospedali pubblici e privati convenzionati con l’aiuto dei Nas, sta cercando di dare risposte.

Dai dati preliminari, riportati dai giornali, sono risultate due cose. La prima è che una delle diagnosi, scelte dai medici per avvallare il parto chirurgico, è la presentazione podalica (si verifica quando il bambino si prepara a uscire dal corpo materno non con la testa, ma con i piedi, il che indirizza verso la sala operatoria): questa condizione normalmente rende conto dell’8 per cento dei cesarei, ma in alcune realtà, intercettate dall’analisi del Ministero, è invocata nel 20 e in altre anche nel 50 per cento).

Evidente quindi che si tratta di una diagnosi di comodo (nei prossimi tempi il Ministero analizzerà anche un’altra situazione che rappresenta un’indicazione al cesareo: la sofferenza fetale).

Ma il secondo, e ancora più grave, dato che emerge dal rapporto del Ministero, è che la diagnosi di presentazione podalica compare solo sulla scheda di dimissione ospedaliera (Sdo), ma non in cartella clinica. E questo ha fatto ipotizzare il reato di truffa nei confronti dello Stato.

    Ricapitolando: si fanno troppi cesarei, si trovano giustificazioni fasulle, ma a che scopo?

Una sarebbe appunto la truffa, come sospettano i Nas:  se io, ospedale, pratico un cesareo guadagno 2.457 euro invece dei 1.139 del parto naturale.

Come faccio a convincere le donne? Beh, giocando sulla loro paura del parto. E qui si apre un grande dibattito: in che modo le donne vengono informate sui rischi e benefici del parto cesareo rispetto a quello naturale? Come verificare che le informazioni siano corrette e siano in linea con quello che la “buona” medicina suggerisce (secondo gli studi clinici, il cesareo, se non ha una vera indicazione, può comportare danni alla madre e al feto più importanti rispetto a quello naturale)? Se ne può discutere.

Poi ci sono altre spiegazioni per l’eccesso della chirurgia in sala parto. Una è la medicina difensiva: ginecologi impauriti dai contenziosi legali, preferiscono ricorrere al cesareo, che sembra essere visto di buon occhio dai giudici rispetto a quello naturale.

Infine ci sono mamme che, consapevolmente informate, vogliono il cesareo, per la paura e l’ansia che provano nei confronti del parto naturale (fra parentesi, il Nice, il National Institute of Clinical Excellence, britannico, ha accettato queste richieste e ha aggiunto alle indicazioni per il parto chirurgico anche le motivazioni psicologiche della donna).

Sono le donne allora che si accordano con i ginecologi e programmano la nascita del figlio in ospedale?
Anche qui si può discutere.

Un dato è certo: in Italia esistono linee-guida per il cesareo, messe a punto dall’Istituto Superiore di Sanità, cui dovrebbero attenersi tutti i ginecologi-ostetrici.

Perché il Ministro non chiede a loro e alle loro società scientifiche come mai in Italia non sono applicate?

Che in Italia nelle sale parto sí faccia ricorso al bisturi, molto più che nel resto d'Europa era cosa nota. Ma l'indagine condotta dal Ministero della salute con i Carabinieri dei Nas dimostra che il 43% dei cesarei sarebbero ingiustificati. ...

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