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Io moltiplicherò gradualmente le tue pene

  • Martedì, 15 Gennaio 2013 12:27 ,
  • Pubblicato in Flash news
Lipperatura
15 01 2013

A proposito di sacralità del materno, e di brividi. Su L’Unità di ieri è apparso questo articolo di Manuela Trinci. Se siamo ancora al dolore che allena alla fatica di essere genitori, quasi mi arrendo.

Erano gli anni 70 del secolo scorso  e persino nei più piccoli centri di provincia  i «corsi di preparazione alla nascita» iniziavano a farsi strada. Per la verità già dagli anni 50 circolavano e si moltiplicavano tecniche per «preparare» al parto; tecniche che avevano quale fine dichiarato la riduzione dei tempi del travaglio e del parto nonché l’attenuazione e l’eliminazione del dolore, sebbene non fosse difficile scorgere in tutto questo preoccuparsi la necessità di rispondere a eventi fisiologici in termini di produttività.

Anche i primi libri sulla «preparazione al parto» erano per lo più scritti da ginecologi e per lo più così ricchi di imperativi, divieti e permessi nella vita della gestante da connotarsi alla fine come libri di patologia volgarizzata.Sul tappeto, dunque, grandi temi e indubbiamente il viraggio che portò a parlare di «preparazione alla nascita» anziché al «parto» segnalò il desiderio di occuparsi di quella frattura che portava il segno del «doversi preparare» a un momento particolare della vita come se fosse scisso dagli altri momenti, tentando di dare voce al desiderio di un recupero della naturalità del parto, di un parto che pur non disconoscendo gli apporti offerti da scienza e tecnica per diminuire i tassi della mortalità materna e infantile fosse diverso da quello istituzionalizzato nei reparti di maternità, con una discussione serrata che non eludeva certo le questioni di potere delle figure sanitarie al parto preposte.Nascere senza violenza (dal gettonatissimo libro di Leboyer, Bompiani,1975) fu dunque il motto delle donne di allora, allargando con questo il senso del nascere alla coppia e al proprio bambino.

Che cosa rimanga oggi di tanta rivoluzionaria e dissacrante fattività è il compito assunto da Benvenuto tra noi. Pratiche e riflessioni intorno al parto e alla nascita, l’ultimo numero della rivista Gli Asini (diretta da Luigi Monti, direttore responsabile Goffredo Fofi, Edizioni degli Asini, pagg.135, Euro 8,50; www.gliasinirivista.org).È un confronto serrato quello proposto dagli «Asini», avviato da Sara Honneger e concluso sapientemente dalla montessoriana Grazia Honneger Fresco; un confronto che vede neonatologi, ostetriche ginecologi come pure intellettuali, dibattere con passione, tocchi d’ironia e talvolta delusione, in quale maniera «il misteriosissimo alieno» attraverserà il confine «tra la protezione totale del grembo materno e gli urti inevitabili» del vedere la luce.

Per prima cosa, annotano quasi all’unisono gli autori, fra i grandi cambiamenti che vanno dall’aumento dell’età delle future mamme sino all’altissimo numero di coppie che terrorizzate dallo spettro della sterilità fa ricorso alla procreazione medicalmente assistita, il filo rosso diviene il ruolo che la «programmazione della nascita» ha assunto nella nostra cultura. Così, contrariamente agli auspici anni 70, la mappa che si presenta oggi agli occhi della gente comune è connotata da enfasi del concetto di rischio insito nel parto, da un’adesione acritica alla diagnosi prenatale, da un uso del taglio cesareo (auspicato «parto del futuro») in percentuale tale che fa dell’Italia il paese d’Europa e il terzo nel mondo con il più alto tasso di cesarei.

Le donne, dunque, hanno completamente assorbito l’idea che la tecnologia garantisca sicurezza, e fra «previsioni di rischio» prenatali e proposte di check-up, il bambino atteso già nel grembo materno è un portatore di rischi, che viene misurato e valutato in base alle sue potenzialità.Fra i temi rilanciati da Gli Asini, non poteva mancare il «dolore nel parto», oggi quasi tramontato nel suo significato fisiologico, nella sua funzione di allenamento alla fatica di essere genitore; e non potevano mancare note amare su un dibattito al femminile anestetizzato e languido che si accontenta di «un diritto all’epidurale», senza riaffermare la necessità di operatori capaci di «assistenza» e non solo di «intervento», o senza riflettere sulla subdola cultura «eugenetica» che in filigrana ammorba l’attesa del bebè.Perché, scriveva

Hannah Arendt di fronte alla meraviglia del neonato, «questo nuovo inizio non è pianificabile o calcolabile… si verifica sempre contro la tendenza prevalente delle leggi statistiche e della loro probabilità…quindi è infinitamente improbabile…alla stregua di un miracolo».

Il mistero della nascita (Manuela Trinci, L'Unità)

  • Lunedì, 14 Gennaio 2013 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Erano gli anni '70 del secolo scorso e persino nei più piccoli centri di provincia i "Corsi di preparazione alla nascita" iniziavano a farsi strada. Per la verità già dagli anni '50 circolavano e si moltiplicavano tecniche per "preparare" al parto. ...

Epidurale ma non per tutte (Mario Riccio, Left)

  • Sabato, 12 Gennaio 2013 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
La decisione dell'uscente ministro della Salute Balduzzi di prevedere l'analgesia epidurale nel travaglio del parto nei Lea potrebbe indubbiamente segnare un passo avanti nel ben più vasto obbiettivo di una medicina senza dolore. Però la stessa disposizione recita che tale metodica sarà offerta solamente negli ospedali che garantiscono un servizio "dedicato". ...
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