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Scotland Yard e i casi insabbiati degli orchi pedofili

Ancora pedofili, ancora un ragazzino scomparso. Ancora politici e alti papaveri coperti dalla casta di Westminster e dalla polizia. E ancora quella casa degli orrori, la Elm Guest House, a Londra, che torna in una nuova testimonianza. Lo scoop è del Daily Telegraph, che ha intervistato il padre di Vishal, 8 anni, scomparso nel 1980. 
Caterina Soffici, Il Fatto Quotidiano ...

Corriere della Sera
16 11 2014

Parla uno dei bambini di allora vittima degli abusi: fu testimone delle orge che terminarono in alcuni casi con l’omicidio di ragazzini di età tra i 10 e i 12 anni

Uno spaccato di orrore che supera l’immaginazione di scrittori e registi. Una serie di abominevoli casi di pedofilia sono emersi in Gran Bretagna. Ma stavolta con particolari di inaudita depravazione ed orrore e che coinvolgono i parlamentari britannici. Scotland Yard ha infatti scoperto a distanza di oltre 40 anni, l’esistenza di una rete di deputati pedofili che negli tra gli anni ‘70 e ‘80 era solita riunirsi per violentare in gruppo e poi uccidere bambini tra i 10 ed i 12 anni. La polizia sta investigando almeno su tre casi. Nel primo il protagonista è un deputato conservatore che avrebbe strangolato e ucciso un dodicenne durante un orgia negli anni ‘80 davanti ad altri membri dei Comuni dopo che tutti avevano abusato della giovane vittima. Il tutto sarebbe avvenuto in un condominio di lusso abitato da deputati nel centro di Londra. A svelare il complotto criminale il Sunday Telegraph che narra anche di un secondo caso di stupro di gruppo finito in assassinio: in questo caso la vittima aveva solo 10 anni, e dopo essere stato violentato, venne di proposito gettato da un auto in corsa da uno dei suoi stupratori, morendo nell’impatto con l’asfalto.

Rete criminale
A svelare la rete degli orrori agli investigatori un uomo che oggi ha più di 50 anni e che è si è fatto avanti a denunciare i casi, rivelando di essere stato, uno dei 15 bambini vittima della rete di deputati stupratori-killer. Ha raccontato che veniva consegnato regolarmente dal padre ai suoi aguzzini che lo prelevavano a casa in macchina e lo portavano in hotel o in alcuni appartamenti dove veniva violentato da «figure politiche e militari di primo piano». Alcuni degli stupri avvenivano in appartamenti nel complesso di Dolphin Square a Pimlico, che ospitava le residenza londinesi di molti deputati. L’uomo ha riferito di essere stato testimone oculare dei due casi di omicidio citati dal Telegraph, ma di aver saputo dell’esistenza di altri delitti. In particolare ha raccontato di essere stato nella stessa stanza dove il deputato conservatore strangolò il 12enne. Del killer si è limitato a dire che aveva capelli marroni ma senza fornire altri particolari utili all’indentificazione, anche se i crimini, tutti avvenuti ormai almeno oltre 30 anni fa, difficilmente potranno portare ad un processo. I criminali potrebbero essere infatti ormai deceduti. Scotland Yard ha battezzato l’inchiesta «Operazione Faibanks» e senza fornire altri particolari ha però sottolineato che «risultano altri casi non solo di abusi sessuali ma anche di possibile omicidio delle vittime».

Bimba giù dal balcone: era stata stuprata

  • Giovedì, 16 Ottobre 2014 08:57 ,
  • Pubblicato in Flash news
la Repubblica
16 10 2014

Il mostro è in mezzo a loro. In questo orrore che conta già due bambini morti, Chicca e Antonio, entrambi volati giù dallo stesso palazzo, arriva la prima tragica certezza. La bambina, Fortuna Loffredo, sei anni, detta Chicca, ha subito abusi "reiterati".

Tutto nell'omertà di un rione dove, secondo gli inquirenti, potrebbero esserci altri bambini sottoposti a violenza. ...

l'Espresso
02 10 2014

Sono centinaia gli account di tutto il mondo che usano il social network per condividere foto porno di minori. Un giro di pedofili tutto alla luce del sole, non protetto da password o da altri accorgimenti, fin troppo facile da raggiungere. E che da mesi continua le sue operazioni indisturbato

C'è una rete dentro la rete su Twitter. Un network in chiaro composto da centinaia di account internazionali impegnati a scambiarsi materiale pedopornografico sul social network cinguettante, attivo da molti mesi e passato fino ad oggi inosservato agli occhi di chi controlla il sito.

E' quanto rivela l'Espresso con la sua inchiesta, in edicola venerdì e visibile anche su Espresso+, partita dalla segnalazione di un lettore e che ha permesso di ricostruire un'estesa rete di profili pedopornografici seguendo i contatti di un singolo account. Un circuito molto vasto su cui adesso è al lavoro la Polizia Postale e che lo stesso social network, in seguito alla denuncia del settimanale, sta provvedendo a smantellare.

Come cinguetta il pedopornografo. Il modo di agire di questi account varia di caso in caso. Ci sono persone che condividono con frequenza foto e video con immagini molto esplicite e c’è chi invece preferisce retwittare gli altri o lasciare commenti, in genere in inglese, arabo o spagnolo. C’è anche chi dopo aver attivato il profilo e aver inserito alcune foto, rimane in silenzio ad aspettare e a guardare i contenuti degli altri.

Centinaia di pedofili si scambiano materiale a luci rosse su minori su uno dei siti più famosi e frequentati al mondo. 
Un lettore ci ha segnalato un account sospetto e da questo abbiamo ricostruito un vero e proprio network. Su cui ora indaga anche la polizia
Gran parte dei profili e dei contenuti di questo giro inquietante sono del tutto visibili sia agli utenti sia ai motori di ricerca come Google, mentre solo una piccola parte dei criminali nasconde i suoi scatti e deve approvare personalmente i suoi “follower” prima che possano accedere a questi materiali.

La scarsa preoccupazione per la segretezza è dimostrata anche dall’uso di immagini esplicite nella foto profilo e nella copertina (una grande immagine orizzontale usata sulle pagine personali di Twitter) e non è raro imbattersi in veri e propri hashtag usati dalla comunità dei pedofili per segnalarsi l’un l’altro i contenuti per loro di valore.

Le regole del sistema. l termini d'uso di Twitter sono molto chiari nel vietare l'utilizzo del sito per scopi illegali ed è anche presente una specifica policy per la tutela dei minori: «Non tolleriamo lo sfruttamento sessuale minorile su Twitter», si legge nel documento: «Quando veniamo a conoscenza di link a immagini o contenuti che promuovono lo sfruttamento sessuale minorile, tali contenuti verranno rimossi dal sito senza e segnalati al Centro nazionale per i bambini scomparsi e sfruttati».

Con 500 milioni di tweet postati ogni giorno non stupisce però la presenza di alcune falle nei sistemi di controllo. E se è vero che gran parte della rete di account segnalati da “l’Espresso” è stata rimossa poche ore dopo la nostra denuncia presso la Polizia Postale, alcuni profili sono sopravvissuti. Oppure hanno messo in atto altre precauzioni.

Nascosti nelle chat. Tanti pedopornografi, forse preoccupati dal possibile allontanamento da Twitter, rimandano con un link dalla propria breve biografia ad altri luoghi virtuali in cui conoscersi meglio e, probabilmente, scambiarsi materiale illecito lontano da occhi indiscreti. Ad andare per la maggiore per questo tipo di traffici sono i nuovi sistemi di messaggistica istantanea, come le app per smartphone Kik, Snapchat e perfino il popolare Whatsapp, considerate più sicure e meno rintracciabili dalle forze dell’ordine, spesso erroneamente.

Mauro Munafò

Il Fatto Quotidiano
29 09 2014

Nell'inchiesta "I demoni dell'Eden", la giornalista Lydia Cacho offre un racconto meticoloso e ricco di prove delle protezioni di cui godeva Jean Succar Kuri, imprenditore alberghiero e complice della rete criminale che controlla il mercato pedo-pornografico messicano: un atto d’accusa pesantissimo al potere politico e giudiziario del Paese

di Valeria Gandus

“Tu lo sai che è il mio vizio, no?, è una stronzata ma non so resistere, e lo so che è un reato e che è proibito, ma poi è così facile, una bambina non ha difese, la convinci in un amen e te la fai. È tutta la vita che lo faccio e a volte sono loro che ci provano con me, perché vogliono restare con me, perché ho fama di essere un buon padre”. Siamo a pagina 109 di I demoni dell’Eden, lo sconvolgente libro-inchiesta della giornalista messicana Lydia Cacho, appena tradotto in Italia da Fandango, e il colpo allo stomaco è duro. Ma necessario per capire chi è, o è stato, il protagonista del libro: Jean Succar Kuri, libanese naturalizzato messicano, ricco imprenditore alberghiero, pedofilo, stupratore, commerciante di bimbi e complice della rete criminale che controlla il mercato pedo-pornografico messicano.

Le parole – immortalate in audio e video in un bar di Cancùn, Messico – furono rivolte da Succar Kuri a Emma, una delle sue vittime, nel giardino di un ristorante elegante. Era il 2003 ed Emma, all’epoca ventenne, era tornata apposta in Messico dagli Stati Uniti per fermare l’orco che aveva violato il suo corpo e la sua innocenza quando aveva solo 13 anni, per impedirgli di fare ad altre bimbe, e in particolare alla sua cuginetta, quello che aveva fatto a lei. Emma indossava una telecamera nascosta, poco lontano alcuni poliziotti e Leidy Campos Vera, vice direttora delle Indagini preliminari, ascoltavano la lunga conversazione durante la quale Succar descriveva con particolari agghiaccianti la sua vita da orco. La ragazza era certa che di lì a poco gli agenti sarebbero intervenuti arrestando il suo aguzzino. Ma non successe niente: né allora né la settimana seguente al secondo appuntamento che aveva ottenuto da lui, come richiesto dagli agenti federali per incastrarlo. Pochi giorni dopo Succar Kuri, allora sessantenne, era uccel di bosco: fuggito grazie alla complicità di suoi sodali nelle alte sfere.

L’anno successivo (2004) l’uomo fu arrestato negli Stati Uniti ed estradato in Messico. Ma ci vollero ancora sette anni prima che venisse condannato a una pena esemplare: 112 anni di carcere. In mezzo, un’indagine difficilissima perché ostacolata dai poteri forti: della politica e dei narcos. Un’indagine che deve molto, quasi tutto, a Lydia Cacho, che nel suo libro ha raccontato come e chi ha ostacolato il corso della giustizia e che per la sua ostinata ricerca della verità è stata illegalmente arrestata e torturata. Ed è una fortuna che ne sia uscita viva e abbia potuto scriverne in un Paese dove i giornalisti ammazzati si contano a decine. Per il Messico, I demoni dell’Eden è stato un libro importante: il racconto meticoloso e ricco di prove documentali delle protezioni di cui godeva Succar, degli errori commessi, più o meno in buonafede, dagli investigatori è un atto d’accusa pesantissimo al potere politico e giudiziario del Paese.

Al di fuori del Messico, più che agli intrighi e alle collusioni di personaggi a noi sconosciuti, l’attenzione va alle parole – testimonianze, registrazioni, interrogatori – delle vittime e degli aguzzini, i quali possono essere a loro volta vittime. È il caso di Gloria, moglie (la seconda) di Succar e madre dei suoi cinque figli, ex sposa bambina (probabilmente a sua volta abusata dall’orco) diventata poi sua complice. La conversazione telefonica (registrata dagli inquirenti) fra lei ed Emma fa rabbrividire: come in una litania la donna continua a chiedere alla ragazza perché voglia fare del male a suo marito che è stato tanto buono con lei, che non le ha mai fatto niente di male; ma insieme minaccia di rendere pubblici i filmini che Succar girava durante i loro incontri.

Fa un certo effetto leggere queste pagine in questi giorni: non ci eravamo ancora ripresi dalla tristissima storia delle due baby-squillo dei Parioli (il processo di primo grado per sfruttatori e clienti si è da poco concluso, con condanne non sempre esemplari), che balza alle cronache un nuovo caso di ragazzine – sempre a Roma, stessa scuola e stesso quartiere – adescate da un fotografo e vendute al miglior offerente. Minorenni ma consenzienti, si dirà. Disposte a vendersi per potersi comprare borse e vestiti firmati, o per spiccare il salto nel mondo dello spettacolo. Ma, in fondo, è solo il contesto che cambia: anche in Messico c’erano ragazzine ansiose di conoscere Johnny (questo era il soprannome di Succar). Perché le pagava – e i soldi servivano per mangiare, non solo per comprare beni voluttuari – ma anche perché molte di loro non avevano un padre e quello era il migliore che potessero trovare.

Di uguale c’è, a Roma come a Cancùn, il commercio immondo di quei giovani corpi e il modus operandi degli orchi, lo stesso a ogni latitudine. Che siano albergatori messicani, fotografi romani o vescovi sudamericani, sono uomini che dalla pedopornografia e dall’abuso sessuale sui minori traggono un godimento personale esente da qualunque interrogativo etico. Come l’ex assessore di Cancùn Gòngora Vera che, secondo la testimonianza del segretario della giunta comunale Eduardo Galaviz, una sera, parlando dello stress cui erano sottoposti come uomini politici, prese il cellulare e disse sorridendo: “Quel che ti serve è farti una scopata con una bambina. Lascia fare a me”.

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