×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

E una professoressa intercettata al telefono che parlava di una sua collega: "Lei le aveva notate, ma cercava di mettere in guardia le ragazzine di non appoggiarsi troppo"; l'interlocutore (altro insegnante) le risponde: "Eh... di non provocare il maschio". E poi ancora: "Ma io gliel'ho detto alle ragazze che non devono vestirsi così". ...

Corriere della Sera
02 06 2014

Le telecamere negli spogliatoi hanno registrato gli approcci seriali. Di mattina fattorino e nel pomeriggio viceallenatore del la «Polisportiva De Rossi» in via di Vigna Fabbri

di Ilaria Sacchettoni

ROMA - Al mattino era il fattorino di un’azienda di distribuzione, l’uomo invisibile che consegnava pasti alle mense scolastiche. Ma al pomeriggio, da viceallenatore di una scuola di calcio, la «Polisportiva De Rossi» in via di Vigna Fabbri, li aveva tutti per sé. Il molestatore della porta accanto, A., viveva con mamma e papà. Avrebbe compiuto cinquantuno anni il 21 maggio scorso. Il giorno prima, gli agenti della Mobile, sono andati ad arrestarlo. Ora è a Rebibbia.

La denuncia del piccolo rom
Per mesi, dopo la denuncia di un ragazzino di origine rom che chiameremo Pablo, l’occhio della telecamera installato negli spogliatoi della polisportiva ha ripreso le esercitazioni sessuali del vice allenatore. A. era l’uomo che li chiamava a raccolta e li spronava in campo. Era il leader che sapeva orientarli con la strategia da usare sul terreno di gioco e a casa, con l’avversario o con la ragazza, nel pressing e nella vita. Ma era anche l’uomo—bambino, grosso e smarrito, che cercava la scorciatoia a fine giornata. Che li derubava con gli occhi sotto la doccia e negli spogliatoi, dietro un armadietto o lungo un corridoio. E che, in almeno un caso, quello di Pablo, era arrivato alla violenza. Una seduta di autoerotismo proprio lì di fronte alla sua vittima, quasi a dire «guardami».

La richiesta d’aiuto
Il ragazzo se lo era trovato lì a fine giornata, mentre si stava lavando. In quel caso A. aveva frugato con lo sguardo su di lui, prima invasivo, poi agitato, infine sollevato, sazio. C’era voluto del tempo per realizzare di aver subito una violenza. Infine Pablo si era rivolto al suo tutore, un ragazzo che si occupava di lui e altri suoi compagni di scuola, seguendone l’inserimento e le attività collaterali, incluse quelle sportive. E il tutore, a quel punto, aveva preso una decisione: rivolgersi ai magistrati, denunciare. Quindi il percorso investigativo. Telecamere, riscontri, testimonianze. «Non ho niente da dire» è stata la risposta di A. al giudice delle indagini preliminari, Stefano Aprile. L’accusa è di tentata violenza sessuale ma è solo una prima formulazione che potrebbe essere anche parziale. Stiamo parlando, infatti, di una contestazione iniziale (quella partita in seguito alla denuncia del ragazzino) alla quale si è aggiunto altro materiale.

Minacce all’infanzia
Nel corso delle indagini ci si è resi conto che i comportamenti di A. erano in qualche modo seriali. I nastri delle telecamere hanno isolato altri approcci nel dopo-allenamento ed è possibile che il pubblico ministero Francesco Scavo, a questo punto, formuli nuove accuse. Non solo Pablo. Non solo A. Nel 2013 i reati contro la libertà sessuale, i minori e le fasce più deboli, hanno subito un incremento inedito. I procedimenti per questo tipo di reati sono stati 7.295, il 33% in più rispetto all’anno precedente. Aumento che si somma all’altro, inquietante. Quel 37% in più di reati per prostituzione minorile e pedopornografia. Le minacce all’infanzia sono sempre più ravvicinate.

 

Corriere della Sera
26 05 2014

Le indagini nei confronti del medico 54enne sono scattate su impulso della famiglia del ragazzino, che aveva notato un comportamento sempre più strano

Un medico pediatra di 54 anni è stato arrestato dalla polizia, a Milano, per violenza sessuale su un paziente di 12 anni, oltre che per detenzione e produzione di materiale pedopornografico e atti persecutori per aver tempestato di sms la sua vittima. Le indagini nei confronti del pediatra sono scattate su impulso della famiglia del ragazzino, che aveva notato un comportamento sempre più strano. Il medico aveva precedenti specifici: nel 2006 era stato condannato a 8 mesi per detenzione di materiale pedopornografico. L'uomo lavora in una clinica del centro di Milano, che è risultata estranea ai fatti. Si sospetta che abbia abusato anche di altri piccoli pazienti. Gli agenti lo hanno sottoposto a fermo dopo la denuncia dei genitori del bambino, a fine marzo. Il bambino era in cura dal professionista in qualità di psicoterapeuta, nonostante non avesse tale specializzazione.

Durante la perquisizione dell'appartamento del medico, nell'hinterland di Milano, gli agenti hanno trovato una decina di foto stampate e molti file sul suo computer. Materiale che ha convinto il gip Guidi a convalidare l'arresto e a disporre la detenzione in carcere. I genitori si erano affidati al professionista nel 2010 (su consiglio di un conoscente) per aiutare il figlio a superare dei problemi scolastici e di apprendimento. Alcuni mesi fa si sono accorti di cambiamenti nel comportamento del bambino: hanno prima chiesto informazioni agli insegnanti, poi hanno notato gli sms del medico sul cellulare del figlio e hanno scoperto che le presunte «sedute» avvenivano anche in centri commerciali. Successive intercettazioni e l'audizione protetta del minore hanno incastrato il medico, che è sospettato di essere un seriale.

Il Fatto Quotidiano
11 05 2014

Un giornalista de ilfattoquotidiano.it si spaccia per un minorenne su spygay.it, portale che permette di entrare in chat anche ai giovanissimi. Subito arrivano foto porno e offerte di sesso tutt'altro che virtuale. La rete "Abuso onlus" fa partire un esposto più di un mese fa. E non succede niente

di Redazione Il Fatto Quotidiano 

Non è nel deep web. Non bisogna avere particolari conoscenze informatiche. E’ lì, a portata di mouse. E’ spygay.it, sito di scambi per gay e comunità Lgbtqi. Non ci sarebbe nulla di male se non ci fosse una particolarità: è possibile registrarsi dai 13 anni in poi. Certo, su ogni sito è possibile iscriversi, mentendo. Ma se poi si viene scoperti – come ci ha spiegato un frequentatore – si viene sbattuti fuori. Non qui, dove l’età campeggia in bella mostra. E sembra non fermare nessuno.

Sulla pagina di registrazione, fanno mostra di sé foto ammiccanti di ragazzi giovani. Solo due sembrano, all’apparenza, aver superato i 20 anni. Il regolamento si divide in due capitoli: i divieti veri e propri, come razzismo, xenofobia, omofobia, calunnia, diffamazione, fino alla violazione della proprietà intellettuale e all’uso dei contenuti per fini politici. Poi ci sono le norme di comportamento consigliato come “non inviare foto di nudo a minorenni … e altrettanto non chiedergliene di loro da inviare a te (sic!) ricordati che il detenere materiale pornografico di minori è reato (sic!). Ed ancora: “Se hai 70 anni evita di cercare di abbordare un ragazzo di 14 (sic!), ci fai solo una pessima figura e rischi di incorrere in un reato”. Essendo solo consigli, risultano assai poco seguiti.

Ho scelto di presentarmi come un ragazzo di 13 anni, confuso sulla propria identità sessuale e angustiato dalla realtà di provincia che lo circonda. I riferimenti alla mamma, che era fuori casa o nell’altra stanza a lavorare, sono stati frequenti. L’età, che pure compare accanto al profilo, non è mai stata nascosta. E non ha fermato quasi nessuno. Solo un uomo, ultracinquantenne, di Napoli, si è tirato indietro. “Potresti essere mio figlio” – ha scritto.

“Sukkiatore”, questo il suo nick, dopo un po’ si è arrabbiato. Non per la giovane età, ma perché sospettava fossi un adulto che stava tessendo un tranello e già una volta “per uno stronzetto che faceva finta di fare l’angioletto ho rischiato di essere ricattato – si è giustificato – quindi ci voglio vedere chiaro”.

L’abbordaggio arriva veloce. Molte foto-profilo sono assolutamente esplicite. Alcune mostrano direttamente i genitali o l’uomo impegnato a masturbarsi. “Ciao, di dove sei?” – di solito è l’approccio. La prima cosa che si controlla è la possibilità di incontrarsi di persona. Nel caso non sia possibile, si passa alla webcam. La mia, ovviamente, non funzionava. Questo non ha fermato un 50enne e un 30enne dal masturbarsi davanti a me. “Divertimentosano” si è offerto di “sverginarmi”, qualora lo avessi raggiunto a Milano, mentre “Ummmm”, dopo avermi insegnato alcune pratiche erotiche in qualità di “padrone”, con tanto di insulti di rito, mi ha consigliato un sito di filmati porno e mi ha spiegato come navigare nella rete, non visto. E pensare che si era presentato come assolutamente inesperto di social e informatica.

Sul sito esiste anche un sistema di crediti. Si maturano postando materiale e intervenendo sulla bacheca, ma possono anche essere comprati, con tagli che vanno da 1 a 5 euro. Il pagamento avviene tramite Paypal. I crediti servono per fare regali agli altri utenti o per fare colpo.

Al momento risultano quasi 2000 gli iscritti, ma facendo una ricerca per classi d’età, si scopre che i ragazzi fra i 13 e i 17 anni sono ben 74. Nella stessa fascia, non compare alcuna ragazza. Spygay.it è registrato in Italia. Una breve ricerca su Whois rivela l’intestatario del dominio. La polizia postale è stata avvisata con un esposto dalla rete ‘L’abuso onlus’ più di un mese fa. A quanto pare però non è ancora intervenuta. O per lo meno il sito è sempre lì. A portata di mouse. E di pedofili.

di Dario Diotallevi

Un video di 8 minuti per chiedere giustizia. Lo hanno inviato ieri a papa Francesco 17 donne e uomini che hanno subito abusi e violenze da parte di preti e religiosi. ...

facebook