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Evviva Nonna Gineta

  • Giovedì, 03 Luglio 2014 09:59 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
03 07 2014

Nonna Gineta ha partecipato alla parata del Milano Pride 2014, il 28 giugno, insieme al nipote Andrea, con lei nella foto. E poi ha scritto una poesia bellissima per il nipote, in dialetto milanese (sotto trovate la traduzione).

Foto e poesia sono state segnalate dal nipote Andrea a Milano Pride.

“IO E I GAY

Abbiamo sfilato per Milano mano nella mano con tanta allegria.

Una grande compagnia, tanti giovani e qualche genitore che gridava: “Siamo con loro, con tutto il nostro amore!”

Sono i nostri figli non sono dei cani a cui dare un calcio e lasciarli per strada.

Hanno diritto a una vita normale perché non han fatto niente di male

Sono nati così E’ inutile stare a dire “la colpa è sua, è tua, è mia” la diversità non è una malattia.

Ha mescolato le carte la natura e per loro la vita è più dura: ma se vogliamo loro bene allora andrà tutto bene.

Sempre insieme, mano nella mano senza maschere, andiamo per Milano, andiamo per il mondo intero Perché vogliamo che domani sia meglio di ieri.”

Giugno è il mese dell'Orgoglio. Il "Pride", la rivendicazione dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Diritti che in Italia ormai da lungo tempo sono attesi. E parlando di diritti, il più discusso da sempre è quello del riconoscimento delle relazioni affettive. Settembre, secondo quanto annunciato recentemente dal Presidente del Consiglio Renzi, sarà un mese cruciale per quelle coppie omosessuali che in Italia desiderano un riconoscimento. ...
Piccano, non peccano. E' lo slogan del Reggio Calabria Pride al suo battesimo. [...] "Il peperoncino ci rappresenta, noi vorremmo essere il pepe per la Calabria: bisogna correre e far correre per ottenere i diritti". ...

Youtube celebra orgoglio gay con un video

  • Venerdì, 06 Giugno 2014 10:58 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina 99
06 06 2014

Pride. Ben oltre 4 milioni di visualizzazioni in pochi giorni. È l'omaggio di YouTube agli alteti della comunità Lgbt. Durante il mese dell'orgoglio gay e in vista dei mondiali del Brasile. E sabato 7 giugno XX edizione del gay pride in Italia

È stato pubblicato appena pochi giorni fa, ma è già ben oltre i 4 milioni di visualizzazioni. La clip preparata dallo staff di YouTube e condivisa proprio sulla maggiore piattaforma video del web è dedicato agli atleti della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) e diffonde un messaggio chiaro: non è importante chi sei e chi ami, ma che tiri fuori il meglio di te.

Un segnale importante di YouTube in occasione dei Mondiali che fra pochi giorni partiranno in Brasile. Proprio giugno, inoltre, è il mese dell'orgoglio Lgbt, e nel quale si susseguiranno eventi e celebrazioni in tutto il mondo. Sabato 7 giugno è atteso a Roma il gay pride italiano, giunto alla ventesima edizione in Italia.

Proprio quest'anno sono stati molti gli alteti che hanno scelto di dichiarare apertamente la propria omosessualità. Basti pensare agli americani Micheal Sam, campione di football 24enne, e Jason Collins, giocatore della Nba. O al tuffatore inglese due volte campione europeo, Tom Daley, e a Nicole Bonamino, giocatrice della nazionale italiana di Hockey sul giaccio. Diversi coming out sono arrivati in concomitanza con le Olipiadi invernali di Sochi, in Russia, dove la discriminazione nei confonti della comunità Lgbt è fortemente radicata, al punto di trovare spazio in leggi restrittive.

#ProudToPlay è il motto virale di questo video, che guarda al valore umano e sociale dello sport. Che come affermò Nelson Mandela in occasione dei Mondiali in Sud Africa «può cambiare il mondo». In un post sul suo blog ufficiale, YouTube, ha spiegato le ragioni di questo omaggio. «Ci complimentiamo con il coraggio e l'apertura degli atleti a dichiararsi e ammiriamo i loro compagni di squadra, amici, famigliari e sostenitori [...]. Noi siamo con la nostra comunità, nella convinzione che i giovani in tutto il mondo dovrebbero avere le stesse opportunità di crescere e perseguire i loro sogni e passioni, o fuori dal campo».

Siamo inarrestabili! Verso il Roma Pride 2014

  • Mercoledì, 04 Giugno 2014 14:34 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
04 06 2014

Ieri a Roma in tant* siamo andati al Pincio, nel bicentenario dell'arma dei carabinieri per ricordare che siamo inarrestabili! Perché' inarrestabili attraversiamo Roma e la occupiamo, con i nostri desideri e la favolosità dei nostri corpi!

Verso il pride del 7 giugno, tutt* in piazza!

Siamo froci/e, lesbiche, trans, intersex, bisessuali, puttane, femministe, queer, migranti, terrone, camioniste, shampiste, sfrante, passive, effeminate, ciccione, senzatetto, fannullone, precarie.

Siamo quelle che non si riconoscono nel Pride del glamour, del fashion, della fortezza-Europa come modello, delle famiglie del Mulino arcobaleno.

Il Pride è però da sempre uno spazio politico non omogeneo: è per questo che, infilandoci nelle pieghe delle sue contraddizioni, ce lo vogliamo riprendere con la favolosità dei nostri corpi fuori norma, per urlare che Siamo Inarrestabili.

Inarrestabile è la nostra critica alle istituzioni che ci governano in ogni aspetto della vita. Inarrestabili sono le nostre pratiche politiche, la nostra voglia di prenderci spazi di liberazione e socialità non- mercificata, dove vivere le nostre vite libere dalla violenza e dalle Norme.

Inarrestabile è il conflitto contro chi ci criminalizza e ci sgombera, e che oggi col decreto Lupi che mira a rendere la vita impossibile a chi occupa e libera spazi - ha un’arma in più.

Inarrestabile è la lotta contro la precarietà a vita, quella che a colpi di decreti si abbatte sulle nostre esistenze, quella sancita dal Decreto Poletti. Noi abbiamo imparato a volare e non c'è Jobs Act che possa farci dimenticare come si fa. Inarrestabile è il conflitto contro chi ci vuole patologizzate e medicalizzate per la sfida che portiamo ai meccanismi di addomesticamento delle eccedenze.

Siamo inarrestabili nel realizzare la città che vogliamo, una città in cui le strade sicure le fanno le soggettività che le attraversano quotidianamente e non poliziotti e telecamere; una città in cui i nostri desideri si realizzano negli spazi che liberiamo dall'etero-sessismo, dal razzismo, dalla transfobia e che strappiamo alla speculazione e alla privatizzazione.

Alla speculazione e alla privatizzazione strappiamo anche i nostri corpi messi a profitto tanto nel recinto di un village, dove i nostri desideri sono commercializzati, quanto sul posto di lavoro (per chi riesce a trovarlo!).

Le politiche di diversity management non ci ingannano: sappiamo bene che servono solo a renderci più docili e produttive. La valorizzazione delle nostre “capacità relazionali femminili” o della nostra “creatività frocia” così come la concessione, in alcuni posti di lavoro, di quei diritti minimi che – in uno Stato omofobo – appaiono come storiche conquiste, non ci fanno dimenticare lo sfruttamento a cui siamo sottoposte: siamo consapevoli che si tratta di sistemi per fidelizzarci che servono solo a sfruttarci meglio, a generare profitto dai nostri bisogni. Per questo motivo portiamo conflitto dentro e contro il lavoro precarizzato, non abbiamo bisogno del Jobs Act ma di un welfare inclusivo e non familistico che risponda ai nostri reali bisogni senza incanalarci in modelli normativi che non ci appartengono.

In questo contesto, diritti come quello del matrimonio – ancora negati da uno stato omofobo e conservatore - rischiano di portare ad una sola uguaglianza formale, priva di benefici sostanziali. Con il progressivo smantellamento dello stato sociale, infatti, l’unico riconoscimento che si rischia di avere sarà quello pubblico e perbenista delle nostre unioni affettive. Ma i nostri desideri e le nostre affettività non hanno bisogno di essere normate per essere riconosciute. Il nostro welfare guarda alla soggettività e non alle coppie: vogliamo i mezzi per vivere liberamente le nostre vite e costruire le nostre relazioni perverse e polimorfe, vogliamo reddito per autodeterminarci e sfuggire ai ricatti della famiglia e del lavoro.

I diritti che da anni attendiamo non sono solo quelli colorati di rosa. Il nostro sguardo e’ inarrestabile e guardiamo alle realtà inserendole in un quadro più complesso e più complessivo. Non esistono diritti LGBTQ, soprattutto se dietro il loro avanzamento si nascondono vecchie e nuove violazioni della dignità umana, politiche razziste e limitazioni all’autodeterminazione di qualcuno. Nessun* è liber* se non siamo tutt* liber*.


Per questo costruiamo conflitto contro tutte le politiche di controllo sulle nostre vite e sui nostri corpi: quelle che vorrebbero costringerci dentro le gabbie del maschile e del femminile a costo di intervenire senza il nostro consenso. Questo avviene oggi ai bambini intersex/DSD che subiscono troppo spesso invasivi interventi farmacologici e chirurgici puramente estetici, basati esclusivamente sulla necessità di adattare i loro corpi all’immagine che ci si aspetta debbano avere un corpo maschile o femminile. Anche alle persone trans*, per poter accedere alla necessaria riattribuzione anagrafica vengono imposte operazioni a cui non tutt* vogliono o possono sottoporsi. Per questo appoggiamo la campagna del MIT “Un altro genere è possibile” e il disegno di legge 405. D’altra parte alle persone trans, per poter accedere alle operazioni e alle tecnologie mediche a cui scelgono di ricorrere per autodeterminare il proprio corpo, viene imposta una diagnosi psichiatrica. Siamo contro la patologizzazione dell’esperienza trans! Il sistema sanitario nazionale deve fornire gratuitamente l'accesso a queste prestazioni come a tutte le altre prestazioni sanitarie che stanno subendo i tagli determinati dalle politiche di austerità.

Noi sappiamo che diritto alla salute vuol dire accesso gratuito e garantito alle prestazioni sanitarie e alle tecnologie mediche delle quali abbiamo bisogno per sentirci bene, autodeterminarci, vivere liberamente il nostro corpo. Il nostro benessere non si taglia, vogliamo che sia garantita (e finanziata) la favolosità dei nostri corpi, sui quali nessuno deve fare obiezioni. Non ci scordiamo che è proprio l’obiezione di coscienza ormai dilagante che sta silenziosamente smantellando e svuotando la legge 194 che dovrebbe garantire la possibilità di abortire. Ed è ancora l'obiezione dilagante che rende difficoltoso l'accesso alla contraccezione di emergenza.

Non ci sfugge che dietro tutte queste politiche c'è la volontà di costringerci dentro ruoli di genere normativi che si nutrono di quella stessa eteronormatività che comprime le nostre vite e scrive il palinsesto omolesbotransfobico delle politiche pubbliche

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