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Femminicidio. Il femminile impossibile da sopportare. Volume 3

  • Domenica, 15 Dicembre 2013 11:12 ,
  • Pubblicato in Il Libro
Istituto Freudiano
16 dicembre 2013

Ecco conclusa con il Volume 3 la pubblicazione dell'Ebook Femminicidio - Il femminile impossibile da sopportare.
Il 17 maggio 2013 alla Casa Internazionale delle Donne si è tenuto un incontro sul Femminicidio per un confronto tra rappresentanti istituzionali, giuriste, psicoanalisti e operatori del sociale.

Femminicidio. Il femminile impossibile da sopportare. Volume 2

  • Lunedì, 09 Dicembre 2013 10:13 ,
  • Pubblicato in Il Libro
Istituto Freudiano
9 dicembre 2013

Il 17 maggio 2013 alla Casa Internazionale delle Donne si è tenuto un incontro sul femminicidio per un confronto tra rappresentanti istituzionali, giuriste, psicoanalisti e operatori del sociale. Qui il secondo dei tre ebook (il primo è stato pubblicato il 25 novembre).

Femminicidio. Il femminile impossibile da sopportare. Volume 1

  • Lunedì, 25 Novembre 2013 07:57 ,
  • Pubblicato in Il Libro
Istituto Freudiano
25 novembre 2013

Il 17 maggio 2013 alla Casa Internazionale delle Donne si è tenuto un incontro sul femminicidio per un confronto tra rappresentanti istituzionali, giuriste, psicoanalisti e operatori del sociale. Oggi, 25 novembre 2013, abbiamo deciso di pubblicare il primo dei tre ebook che raccoglie gli interventi,
Viola, Associazione per lo studio e la psicoterapia della violenza
21 11 2013

Comunicato stampa


Lunedì 25 Novembre 2013 la nostra Associazione per lo studio e la psicoterapia della violenza (www.associazioneviola.org) aprirà a Milano il primo Centro clinico di psicoanalisi in Italia espressamente creato per la terapia del comportamento violento (www.centroviola.it), secondo il metodo elaborato da alcuni componenti dell’Associazione nella loro attività professionale degli ultimi vent’anni, sia nei reparti di isolamento delle carceri, sia in studio. 

Il nostro metodo, fino ad oggi, non ha dato casi di recidiva. Il Centro Viola si trova in via Illirico 18 a Milano presso la sede di una Scuola di specialità in psicoterapia; le persone (uomini e donne) che si sentano a rischio di mettere in atto comportamenti violenti (omicidi, violenze sessuali, violenze psicologiche, comportamenti pedofili, molestie, abusi, percosse, minacce, stalking, etc.), che li abbiano commessi senza essere stati denunciati, che si trovino agli arresti domiciliari o che abbiano già scontato una pena detentiva ma non si considerino fuori pericolo, potranno rivolgersi al nostro numero verde (800 68 50 49) e prendere appuntamento con uno psicoterapeuta per un primo colloquio clinico ad un costo calmierato.

Il Centro Viola può attualmente ricevere pazienti a Milano, Torino, Genova e Laveno Mombello (VA). La nostra esperienza di lavoro coi soggetti violenti ci ha definitivamente convinti dell’inutilità del clamore mediatico, della facile indignazione collettiva, degli inasprimenti delle pene detentive e dei danni di una carente e approssimativa informazione scientifica che alimenta questi comportamenti.

La violenza è un istinto, e quando gli agìti violenti sanzionati non rimangono nell’inconscio dove sono stati chiusi dall’educazione, quando travolgono la coscienza morale e disattivano i freni inibitori, è necessario che la giustizia faccia il suo corso a difesa della società, ma è anche necessario che la psicoterapia psicoanalitica arrivi a capire quali siano le cause del comportamento deviante per evitare che possa ripetersi dopo la detenzione, e per consentire al colpevole il suo diritto costituzionale al riscatto morale e al reinserimento sociale.

La presidente dell’Associazione VIOLA per lo studio e la psicoterapia della violenza,
Dott.ssa Marina Valcarenghi

Riferimenti telefonici e indirizzi e-mail:

Associazione Viola - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Centro Viola per la psicoterapia della violenza:
Direttore clinico: Dott.ssa Marina Valcarenghi (Milano) 349.4764947 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Dott.ssa Grazia Arena (Milano) 339.4528120 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Dott. Marco Canciani (Milano) 333.6199206 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Dott. Mario Ganz (Genova) 349.5813961 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Dott.ssa Sara Fiorella (Laveno Mombello, VA) 349.7538029 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Dott.ssa Rita Vassia (Torino) 333.9078108 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Ancora una risposta a Thanopulos

  • Mercoledì, 11 Settembre 2013 09:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
11 09 2013

Sono state moltissime le reazioni all’articolo di Sarantis Thanopulos sul Manifesto di qualche giorno fa. Cito, in ordine sparso, almeno quella di Zauberei e quella di Nadia Somma. Mi arriva, e pubblico volentieri, anche quella di Marina De Carneri, che fa lo stesso lavoro di Thanopulos. Eccola.

Come è noto la funzione della psicanalisi è quella di aiutare le persone ad analizzare il loro inconscio per aiutarle a liberarsi dai loro sintomi. Tuttavia, bisogna ricordarsi che la teoria psicanalitica è stata elaborata ed è esercitata prevalentemente da uomini che parlano dal punto di vista del loro sesso e che quindi il soggetto della psicanalisi è un soggetto maschile e il desiderio scoperto e analizzato dalla teoria psicanalitica è il desiderio maschile che viene mascherato da desiderio universale. Lo scritto pubblicato da Sarantis Thanopulos il 31 agosto sul Manifesto ci mostra chiaramente proprio questo.
Thanopulos appartiene alla Società Psicoanalitica Italiana, ramo nazionale della Associazione Psicanalitica Internazionale e che quindi ha in un certo senso la responsabilità di rappresentare nei suoi scritti le idee prevalenti nella comunità psicanalitica. Di fronte alle notizie di donne uccise dai loro compagni presenti o passati che ci arrivano giorno dopo giorno con inquietante regolarità, Thanopulos ha decretato, forte della sua conoscenza psicanalitica, che non si tratta di violenza di genere, cioè della violenza degli uomini sulle donne, ma che invece “la vittima predestinata è la sessualità”. A suo avviso, definire l’aggressività degli uomini sulle donne come “violenza di genere”, oltre a essere il sintomo della “pigrizia con cui ci si difende dalla complessità della vita” sarebbe anche un “sostegno involontario al meccanismo che produce l’aggressione”.
A quanto pare, il fatto che il fenomeno della violenza di genere sia in crescita e che a subirla e a morirne siano donne in carne e ossa può passare in secondo piano perché lo psicanalista esclude a priori che esista un odio di genere degli uomini nei confronti delle donne, mentre è generalmente ammesso che esista un odio razziale dei bianchi verso i non bianchi. Secondo Thanopulos è semplicemente inconcepibile che esista un odio di genere perché

L’intero edificio sociale si basa sulla complementarietà dei sessi che incastra tra di loro (nella relazione degli amanti e nel mondo interiore di ciascuno di loro) il concedersi all’altro (e alla vita) e la brama di possesso.
Quindi ammettere l’esistenza della violenza di genere:
significherebbe concepire la donna e l’uomo in modo indipendente dalla loro complementarietà e attribuire all’uomo una violenza nei confronti della donna connaturata al suo modo di essere (e risalente al suo patrimonio genetico).
Ora, l’aggressività sistematica degli uomini contro le donne è ampiamente documentata da pratiche globalmente diffuse quali la prostituzione, l’abuso sessuale, l’uso della pornografia, lo stupro e la sistematica subordinazione sociale, economica e culturale e non ha nessun bisogno di essere dichiarata di origine genetica per esistere. Tuttavia, ci viene detto, è un fenomeno che non può esistere perché i due sessi sono biologicamente complementari. In altre parole, dato che ci vogliono un uomo e una donna per fare un bambino, dobbiamo concludere che i due sessi sono naturalmente portati ad amarsi e un sesso non può odiare l’altro, e tanto peggio se la realtà mostra diversamente.

Per confutare la dura realtà delle cose, bisogna naturalmente re-interpretarla in senso favorevole. Thanopulos ridefinisce la sottomissione femminile al desiderio maschile come che un salutare “concedersi all’altro e alla vita” poiché evidentemente una donna che non volesse “concedersi”, rifiuterebbe la vita stessa. Purtroppo però la “brama di possesso” complicherebbe il desiderio sul lato maschile perché, ci dice Thanopulos, gli uomini aborriscono il “coinvolgimento” che comporta “l’esposizione al desiderio dell’altro” e perché “la passione per l’appropriazione … rischia se non è adeguatamente modulata di distruggere ciò che ha tra le mani”. Eccoci quindi arrivate alla verità del desiderio maschile che lo psicanalista mette tuttavia sotto la protezione della teoria: il desiderio maschile è “naturalmente” animato da un desiderio di appropriazione, cioè di possesso del corpo femminile, che lo porta a distruggere ciò che “ama”. Ciò vuol dire che un uomo desidera possedere, controllare, sottomettere una donna e quando questa sfugge alla sua presa, la picchia o la uccide. Ora, questa è un’ottima definizione della violenza di genere, che tuttavia non esiste, beninteso, perché è la struttura “normale” del desiderio maschile.
Alla luce di questa interpretazione, quel che spesso avviene tra uomini è donne non è violenza, ma la normale dinamica tra i sessi. Si tratterebbe di oscillazioni di un “equilibrio .. vulnerabile perché … il sottile lavoro di contrattazione costante subisce la difficoltà di mediazione tra la necessità di regolamentazione dell’elemento maschile della sessualità, che implica il ricorso a convenzioni e norme, e l’anticonformismo costitutivo dell’elemento femminile”. C’è da non credere alle proprie orecchie: la violenza maschile sulle donne è dovuta alla naturale instabilità dell’equilibrio tra un’eccessiva libertà della sessualità femminile e il desiderio di possesso maschile, il quale deve essere sottoposto a una regolamentazione attraverso il “ricorso a convenzioni e norme” (quali le nobili istituzioni del matrimonio da un lato e il bordello dall’altro, per esempio?).
Davvero era necessaria una formazione psicanalitica per giustificare il vecchio adagio che le donne sono tutte troie e che i maschi sono delle creature sempre sessualmente affamate perennemente in cerca di vittime da possedere?
Freud diede inizio al pensiero psicanalitico quando, posto di fronte alle sofferenze delle sue pazienti cosiddette “isteriche”, cominciò a chiedersi in maniera anche piuttosto angosciata: “che cosa vuole una donna?”. A quanto pare la curiosità per il desiderio dell’altro (che è la cura per il desiderio dell’altro) non fa parte più parte del bagaglio personale di molti nostri psicanalisti. Lo dimostra il fatto che Thanopulos si preoccupa esclusivamente della sofferenza degli uomini:

La violenza nei confronti della donna è sociale e danneggia egualmente uomini e donne come soggetti sessuali. Nella sostanza danneggia più l’uomo che la donna perché l’uomo violento perde l’oggetto del suo desiderio e subisce una deprivazione psichica devastante. Una donna può essere sopraffatta dalla violenza ma restare internamente viva, mentre l’uomo sopraffattore è già morto dentro.

Il maschio omicida è quindi un povero malato che deve essere compatito perché dopo aver lucidamente eliminato l’oggetto del suo desiderio soffrirà di una presunta “deprivazione psichica devastante” (di cui si prenderà cura lo psicanalista?). La donna perseguitata e uccisa, invece, non ha mai avuto bisogno di nulla, perché ridursi a fare l’oggetto passivo del desiderio altrui, significa essere psichicamente sana e “concedersi alla vita”, salvo poi ritrovarsi morta per troppo desiderio, ma con la soddisfazione di essere proclamata un modello di virtù. Del resto, non è così che si fabbricano le Sante? Si capisce allora perché ultimamente fioriscano i centri di aiuto e sostegno per poveri uomini violenti, mentre i centri anti-violenza per donne sono sotto-finanziati e dimenticati.
È il desiderio maschile che conta in un regime patriarcale, solo il desiderio maschile è visibile e visto. Dal punto di vista maschile, la qualità della vita degli oggetti del desiderio—le donne—è irrilevante e comunque facile: è sufficiente essere belle e star zitte, quanto può essere faticoso, in fondo? Nell’immaginario maschile il ruolo dell’oggetto del desiderio è una condizione invidiabile e di intensa gratificazione. Come deve essere bello, si dicono gli uomini, essere desiderati senza desiderare. Non è forse una condizione di grande vantaggio e di enorme potere? È a questo fantasma, non a una presunta identità femminile di origine genetica, ormonale o altro che è da imputare il crescente fenomeno transgender. In un periodo storico in cui alle donne è concessa massima visibilità sociale solo grazie all’uso della sessualità e attraverso l’erotizzazione sistematica del corpo, si diffonde in molti uomini il desiderio invidioso di competere con le donne sullo stesso terreno. Attraverso il desiderio transgender gli uomini inseguono il fantasma di poter ottenere tutti i benefici che le donne sono supposte trarre dal godimento del loro sex appeal, mantenendo allo stesso tempo il vantaggio acquisito con la nascita di un’identificazione con il desiderio maschile.
Ciò dimostra che l’identità sessuale non ha nulla a che fare con la complementarietà “naturale” dei reciproci organi sessuali se non nella misura in cui essa è culturalmente costruita. L’identità sessuale e la differenza sessuale sono costruzioni culturali che servono a fare in modo che i sessi si adattino di buon grado e possibilmente con una misura di godimento alle funzioni sociali a cui sono stati destinati. Un desiderio sessuale che disumanizza il partner trasformandolo in oggetto serve a mantenere la funzione di comando maschile, mentre la passività e docilità sessuale prescritta alle donne serve a mantenere la subordinazione sociale femminile.
Il breve scritto di Thanopulos ci mostra come la teoria psicanalitica gli serva per puntellare l’ordine simbolico costituito. È triste perché la psicanalisi ha avuto inizialmente un ambizione molto più nobile: Freud cercò capire la causa delle sofferenze delle donne che venivano a consultarlo e lo fece teorizzando per la prima volta l’ascolto come strumento terapeutico. Le donne che lo cercavano erano diverse dalle altre perché non riuscivano a sottomettersi, a sopportare e a “mediare” nella relazione con gli uomini. Per questo arrivavano da Freud con ogni tipo di sintomi fisici e comportamentali. Una protesta che non poteva essere messa in parole doveva essere agita con il corpo e messa in scena in modo cifrato. La psicanalisi è nata nel momento in cui Freud capì che quei sintomi non erano il segno di una malattia, ma di una protesta che per via delle proibizioni sociali non poteva essere direttamente e consapevolmente espressa. Così nacque il concetto di inconscio.
Purtroppo questa intuizione autenticamente rivoluzionaria è durata lo spazio di un baleno ed è stata rapidamente fagocitata dall’ortodossia del pensiero patriarcale (psicanalitico e non) fino all’arrivo del femminismo la cui critica della teoria psicanalitica (ma non del metodo psicanalitico) è stata radicale. Mentre nei paesi anglosassoni, molti psicanalisti e soprattutto psicanaliste non prescindono dai contributi della critica femminista, in Italia ciò non è avvenuto. In Italia la parola “femminista” è un insulto e lo psicanalista aspira a porsi come unico interprete e arbitro del desiderio femminile nei modi cha abbiamo appena visto. La cosa è molto grave: far parlare il sintomo significa mettere a nudo le condizioni sociali che l’hanno creato, non significa cercare di dissimularlo raccomandando un giusto equilibrio tra aggressore (uomo) e aggredito (donna). Non significa negare la violenza di genere e dare a intendere a una donna che il suo compagno è da comprendere e da compatire perché sottrarsi al suo controllo gli creerebbe una devastante deprivazione. Con questo tipo di interpretazione, la psicanalisi dimostra ancora una volta di mettersi dalla parte del più forte, si erige come sempre in difesa del desiderio maschile e quindi fallisce il suo compito.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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