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Corriere della Sera
10 03 2014

Davvero le donne corrono un pericolo a stare in rete? E’ realmente il caso di preoccuparsi? E davvero il problema ha a che fare con il sessismo?

di Marta Serafini

A guardare le sue fotografie viene da pensare che sì, la rete sia un luogo ostile per le donne. La blogger statunitense Lindsay Bottos, 21 anni, studente e artista, ha creato una pagina Tumblr e ha messo online le sue immagini riproponendo gli insulti che aveva ricevuto.

“Posso dire con certezza che photoshoppi (modifichi) le tue immagini per renderti più magra. Peccato che so che aspetto hai nella vita reale. Sposta il tuo c…o grasso dalla sedia e vai a correre”, è uno dei commenti meno pesanti che le sono arrivati.

“Ogni giorno ricevo tonnellate di messaggi anonimi come questo e sebbene ciò non capiti unicamente alle donne, il contenuto e la frequenza con cui li ricevo sono decisamente collegati al mio sesso. Mi arrivano quasi esclusivamente dopo aver pubblicato autoscatti e autoritratti. E’ un abuso che io e molte altre ragazze online affrontiamo quotidianamente”, ha spiegato Bottos.

Questo è solo uno delle centinaia di esempi di quanto l’hate speech (l’attacco verbale) nei confronti delle donne non sia un comportamento da sottovalutare.

Ma davvero le donne corrono un pericolo a stare in rete? E’ realmente il caso di preoccuparsi? E soprattutto, davvero il problema ha a che fare con il sessismo?


Le statistiche non offrono ancora un quadro completo della situazione. Ma il buon senso può venire in aiuto. In Gran Bretagna, di recente, due persone sono state condannate per minacce di morte lanciate via Twitter all’indirizzo di una femminista che aveva portato avanti le sue idee. E questo caso viene spesso citato come esempio della necessità di una legge per proteggere le donne. A finire sul banco degli imputati, però, sono stati un uomo e una donna. A dimostrazione del fatto che qui il genere di appartenenza non c’entra nulla. Ma non solo.

Ad ascoltare i racconti degli esperti e degli psicologici che lavorano in team per raccogliere le denunce, viene da pensare che, nella maggior parte dei casi, la rete sia solo il mezzo usato per entrare in contatto con le donne con l’obiettivo di fare loro del male fisico nella realtà. Non nel mondo virtuale.

“Alle minacce e alle molestie via internet corrisponde spesso un rapporto di conoscenza tra la donna e il suo persecutore anche nella vita reale”, spiega Cristina Bonucchi, psicologa della Polizia Postale. Morale, le donne non corrono rischi particolari in rete. O, almeno, non più di quanto non facciano quando tornano a casa la sera dal lavoro o decidono di uscire con le amiche. Il che non vuol dire che non sia giusto tenere alta l’attenzione o dibattere sugli strumenti normativi più adatti per proteggerle. Ma nemmeno che le donne si debbano chiudere in casa, non uscire più. E abbandonare un mezzo, la rete, attraverso il quale possono portare rivendicare i loro diritti. Perché la paura è il peggior nemico della parità di genere.

Twitter @martaserafini

La Legge n.38/2009 ha introdotto in Italia il reato di stalking definendo in maniera chiara quali comportamenti persecutori siano da considerarsi reato e possano essere quindi oggetto di denuncia. Il decreto anti femminicidio legge 14 agosto 2013 n. 93 ha ampliato il raggio d’azione delle situazioni aggravanti estese anche ai fatti commessi dal coniuge pure in costanza del vincolo matrimoniale, nonché̀ a quelli perpetrati da chiunque con strumenti informatici o telematici. Il numero di denunce è salito dalle 5 mila del 2012 alle 6 mila dell’anno scorso. Tra queste, i casi di stalking vero e proprio sono una minoranza. Si distingue tra ingiurie, minacce e molestie. Nel primo e nel secondo caso, il mezzo più usato sono i social network, nell’ultimo il telefono. Ma nel confronto tra il 2012 e il 2013 si nota come l’utilizzo della rete stia aumentando anche per le molestie. Nel 90 per cento dei casi, le denunce sono fatte contro ignoti. In media, lo stalker è uomo e ha 30-40 anni.Negli Stati Uniti il Dipartimento di Giustizia ha rilevato come i casi di stalking avvengano per il 55 per cento circa nella relazione di coppia.

Le identità rubate alle ragazze sulla Rete

  • Lunedì, 24 Febbraio 2014 07:59 ,
  • Pubblicato in Flash news

Corriere della Sera
24 02 2014

Sono soprattutto giovanissimi, per lo più ragazze. Ma ci sono anche una studentessa universitaria e una commercialista. E poi un dentista. Tutti vittime della stessa trappola: il "furto d'identità" su internet, la creazione di un falso profilo Facebook o altre perfide  "costruzioni" virtuali in rete che provocano danni concretissimi. ...

La Repubblica
10 02 2014

Uno studio del Moige conferma che il 60% dei giovani italiani si scambia immagini sessualmente esplicite tramite smartphone. Il rischio è il dilagare del cyberbullismo, considerando che la maggior parte dei minori naviga senza la presenza dei genitori

Pericolo "Sexting": sei ragazzi su dieci si scambiano foto hot in ReteROMA - Sei ragazzi su dieci ammettono di scambiare foto e video hot online. E' quanto emerge dall'indagine promossa dal Moige, il Movimento italiano dei genitori, che ha condotto uno studio su un campione di circa mille studenti delle scuole elementari, medie e superiori. La pratica, definita "sexting", consiste nello scambio di video e foto attraverso la rete con gli smartphone, accompagnando alle immagini un messaggio di testo. Un'abitudine lanciata anche da Snapchat, l'app di messaggistica che permette di inviare foto ai propri contatti con la consapevolezza che quel contenuto verrà cancellato dopo pochi minuti.

Secondo l'inchiesta del Moige però il sexting potrebbe facilitare il dilagare del cosiddetto cyberbullismo perché lo scambio di immagini spesso avviene per prendere in giro qualche compagno. I mittenti infatti, sono per lo più amici nel 38,6% dei casi, mentre solo nel 22,7% dei casi sono sconosciuti.

Dallo studio è emerso che nove minori su dieci navigano in rete quotidianamente e il 18% afferma di trascorrere online più di tre ore al giorno, ma il dato più preoccupante dal punto di vista della sicurezza è che i minori da 6 a 10 anni utilizzano la rete senza la presenza dei genitori nel 31,2% dei casi. Un dato che sale al 72,5% per i ragazzini dagli 11 ai 13 anni fino ad arrivare a un dato vicino al 100% nella fascia nei ragazzi fra i 14 e i 20.

Proprio per cercare di sensibilizzare adulti e ragazzi su questo tema, si celebrerà domani il "Safer internet day", la giornata internazionale per la sicurezza in rete. Il Garante per l'Infanzia, Vincenzo Spadafora, darà il via a una serie di iniziative di sensibilizzazione e comunicazione per l'occasione, a partire dal videoforum di oggi su Repubblica.it, che partirà alle ore 15: un botta e risposta fra il Garante e tutti coloro che vorranno confrontarsi con lui, sui molti temi che riguardano la rete come cyberbullismo, uso disinvolto dei social network o sui pericoli di adescamento e pedopornografia.
TagsArgomenti:internetmoigesextingretefoto hotProtagonisti:Vincenz

Corriere della Sera
10 02 2014

Lo smarrimento nell’affrontare e risolvere i conflitti è lo specchio di una crescente mancanza di «intelligenza sociale»

di Stefano Blanco*


Se c’è un divario digitale tra coloro che hanno accesso alle tecnologie e coloro che ne sono esclusi, è ormai acclarato che ne aumenta un altro tra il mondo digitale, in particolare quello dei social network, e il mondo reale. Nelle nuove generazioni di studenti medi ed universitari la correlazione tra un uso smodato dei social e alcune incapacità di affrontare i problemi della vita reale si fanno ogni giorno più evidenti. Esplodendo quando dal mondo dello studio si passa a quello pienamente adulto del lavoro.

Troppe volte gli adulti, prigionieri di giovanilistiche effusioni per questi mezzi, faticano ad avere un quadro limpido sul tema. Se qualche anno fa le aziende correvano alla ricerca dei cosiddetti nativi digitali, oggi la sensazione è che un eccessivo appiattimento verso le logiche dei social network porti con sé persone con un impoverimento di alcune competenze chiave per la vita lavorativa e non solo. In primis, i social network allenano ad uno stile di discernimento del tipo like/unlike , impoverendo la capacità di comprensione di una realtà contemporanea che ha, al contrario, una complessità non pienamente comprensibile. La semplificazione porta ad una superficialità nell’affrontare i problemi. Così come la leggerezza di valutazione che si esprime in rete (troppo spesso anonima) porta conseguenze nefaste e inaspettate più che reali per gli autori.

Lo smarrimento nell’affrontare e risolvere i conflitti, naturale e determinante nella costruzione di legami sani sul lavoro e in famiglia, è lo specchio di una crescente mancanza di «intelligenza sociale» che si manifesta in una difficoltà alla relazione con persone e organizzazioni reali. Così, a lato di una immensa potenzialità di allargamento di orizzonti anche sociali e di conoscenza, si avverte la pericolosa tendenza a rileggere il proprio stare al mondo entro schemi che non appartengono alla vita reale. Effetti indesiderati che impoveriscono non solo i singoli ma la società nel suo complesso.

Corriere della Sera
10 02 2014

Anche quando non si realizzano rapporti sessuali, basta una conversazione insinuante e perturbante per destabilizzare un adolescente

di Silvia Vegetti Finzi

Il confine tra minori e adulti è diventato confuso da quando ai rapporti personali e diretti si sono sovrapposti gli scambi virtuali. Mancando la visione del corpo, viene meno l’aggancio alla realtà e si lascia spazio all’invenzione di una identità fantastica, ipotetica e provocatoria. Ecco uno stralcio di conversazione in chat tra due dodicenni:

«Boy: Come sei? Lynda: non male. Boy: Che significa non male? Lynda: Carina. Boy: Non hai voglia di parlare? Lynda si scusa: 1,65, bionda, occhi chiari, terza di seno, 52 kg. Boy: vestita come? Boy: Parto sempre dicendo che ho 30 anni. Poi semmai, se capisco che quella con cui parlo è piccola, scendo».

In questo caso l’inganno riguarda il piccolo che si finge grande, ma più pericoloso è il contrario, quando un adulto si presenta come un coetaneo del ragazzo. E con intenzioni tutt’altro che rassicuranti. Da tempo si invitano gli educatori, in particolare i genitori, ad assumersi le responsabilità che i nuovi mezzi di comunicazione comportano. Ma la ricerca dell’associazione Save the Children sull’atteggiamento degli adulti nei confronti del sesso con i minori, sesso reale e/o soprattutto virtuale, apre non pochi interrogativi. Sul palcoscenico della realtà simulata avvengono scambi che non troverebbero posto nella vita concreta. Ed è una scena in continua espansione.

Basta pensare che il 75% degli intervistati «più social» si collega a Internet per trovare amicizia e amore e, in media, rimane collegato 3-4 ore al giorno, per gli uomini preferibilmente notturne. Il dato più significativo (più di un italiano su tre ritiene accettabili i rapporti con adolescenti) rivela una generale tolleranza, come se la differenza d’età non costituisse un problema. Più critico l’atteggiamento delle donne e dei genitori (il 55% si dichiarano preoccupati di quanto possa accadere ai figli). È vero che gli adolescenti sono cambiati e, in base a questa considerazione, il 41% degli adulti attribuisce anche a loro la responsabilità dell’iniziativa. Spesso sembrano più grandi di quanto non siano e ostentano una disinvoltura che sconcerta.

Ma, di fronte a questa parata, dobbiamo chiederci: si tratta di una vera maturità? Non credo. Il più delle volte l’aspetto adulto di chi adulto non è ancora è un effetto di superficie e la sua disponibilità un autoinganno, un modo per mettersi alla prova, per misurare la sua età sul metro graduato delle relazioni intime e segrete. Tuttavia, anche quando non si realizzano rapporti sessuali, basta una conversazione insinuante e perturbante per destabilizzare un adolescente che, per quanto possa apparire spavaldo, è pur sempre fragile e vulnerabile, bisognoso di essere protetto e tutelato, anche da se stesso.

 

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