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Arctic 30, un incoraggiamento dal carcere

Huffington Post
14 11 2013

Gli Arctic 30 sono stati trasferiti a San Pietroburgo dove si trovano in cinque diversi centri di detenzione preventiva.

Cristian D'Alessandro, ad esempio, è stato trasferito nel centro di detenzione SIZO 1.

Non sappiamo quanto tempo ancora durerà la loro detenzione, speriamo che siano scarcerati il prima possibile perché sono innocenti e che con questo trasferimento migliorino le condizioni di detenzione e la possibilità per familiari e diplomatici di far loro visita.

Le lettere che ci scrivono alcuni dei ragazzi dal carcere sono tutte toccanti ed uniche. Questa per esempio è quella dello svizzero Marco Weber:

Cari, da solo in cella, (dopo l'udienza, n.d.r.) ho sentito subito nettamente l'ingiustizia subita ed ero così furioso che il mio corpo non riusciva più a sopportarlo e tremavo dalla rabbia.

Volevo uscire da lì, scappare da qualche parte. Ma ero in cella e potevo solo aspettare. Poi è arrivato il vuoto e mi si è posta la domanda di cosa dovrei fare. Ho descritto onestamente in aula la detenzione, fatto presente i miei diritti facendo riferimento ai diritti umani e chiesto al pubblico ministero di provare le sue false accuse, ma non rispondeva nulla. Il diritto e la verità erano così ovviamente dalla mia parte che potevo toccarle.

Eppure ho sentito il giudice dare regione al PM. In una situazione così disperata ho ricevuto il secondo diniego alla mia richiesta di telefonare alla mia famiglia, a causa di un errore formale che non mi è stato neanche spiegato.

Non ci sono parole per descrivere quello che ho provato. Ad ogni modo ho percepito un calore dentro di me che si espandeva gradualmente. Ho iniziato a sentire una forza interiore, il mio spirito battagliero che tornava e i mie occhi si riempivano così di lacrime di gioia e felicità.

Sapere che abbiamo questa forza interiore ci aiuta a risollevarci, a sopportare l'ingiustizia e ci dà il coraggio di affrontare questa esperienza dolorosa.

Voglio condividere con voi questa esperienza per darvi il coraggio di fare cose che all'inizio vi sembrano troppo difficili o addirittura impossibili. Se seguite il vostro cuore vedrete che riuscirete a superare molte barriere. Marco

Guerra alla vodka (Simone Porrovecchio, L'Unità)

  • Martedì, 12 Novembre 2013 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Da Seattle a Los Angeles, da New York a Londra, sono sempre più numerosi i gestori e gli imprenditori di bar e club gay che hanno deciso di boicottare senza compromessi la bevanda numero uno della scena notturna internazionale, non solo gay: la vodka. Con un dettaglio: solo quella russa. Si tratta della prima azione di protesta internazionale contro la crescente discriminazione antigay voluta da Putin attraverso la legislazione che porta la sua firma. ...

Sempre più violenza e paura per gli LGBT in Russia

  • Lunedì, 11 Novembre 2013 14:56 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il grande colibri
11 11 2013

Anche se l'attenzione mediatica internazionale non sembra più tanto presente (o forse proprio per questo), in Russia ► le violenze omofobiche, con la complicità della polizia e delle autorità, non accennano a placarsi. Se la "marcia contro l'odio" organizzata da una ventina di gruppi di opposizione si è svolta sabato scorso senza incidenti e con tensioni relativamente contenute anche quando i manifestanti hanno scandito slogan contro il divieto di parlare delle discriminazioni sessuali (interfax.ru), il giorno seguente due uomini mascherati hanno fatto irruzione nella sede di LaSky, un'organizzazione pubblica dedicata ai sieropositivi all'HIV, esplodendo colpi di arma da fuoco. Un attivista è stato gravemente ferito ad un occhio, da cui, secondo i medici, potrebbe perdere la vista. Nelle stesse stanze ha sede anche l'organizzazione LGBT "Caress": è molto probabile che nella testa degli assaltatori si sia formata l'equazione "HIV-positivo uguale gay" (fontanka.ru - facebook.com).

Vale la pena sottolineare che i sanitari che hanno curato l'attivista, Dmitry Chizhevsky, non sono sembrati impressionati da quanto successo e che la polizia ha classificato il caso come un atto di teppismo, come ha denunciato la stessa vittima a slon.ru.

Intanto uno studente ventenne sudafricano nella città di Belgorod, al confine tra Russia e Ucraina, è caduto nelle grinfie di un gruppetto neonazista: un militante di estrema destra sostiene di averlo attratto nella trappola fingendosi un omosessuale quindicenne, poi il gruppo lo ha sequestrato, angariato e costretto ad atti degradanti di sottomissione, filmando tutto e pubblicando il video sul social network russo VK.

Anche se la vittima non è minorenne come in altri casi analoghi, ci si chiede però se non si possa proprio evitare di mostrare il suo volto (anche se è possibile ritenere che al confine russo-ucraino non ci siano molti sudafricani neri), come raccomandava anche lo psicologo Federico Ferrari dalle pagine de ilgrandecolibri.com. Molti media questa volta hanno cambiato idea e lo hanno fatto, ma qualche sito e pagina Facebook ancora mostrava le immagini dell'atto di violenza senza nessun accorgimento atto a celare l'identità del ragazzo.

Arctic 30, forte sostegno in Parlamento. E Letta?

  • Venerdì, 08 Novembre 2013 15:15 ,
  • Pubblicato in Flash news

Greenpeace
08 11 2013

Il Parlamento - si sa - è un luogo di discussioni vivaci e dibattiti impetuosi.

Conversazioni accese e opinioni radicalmente divergenti propugnate su tutti i canali di comunicazione è quanto mi viene in mente quando penso all’arena politica.

Eppure, in diversi paesi del mondo, parlamentari di diversi schieramenti hanno espresso supporto per la stessa causa.

In italia, sono in 139 a sostenere l’appello per la scarcerazione degli Arctic30 e lo stop alle trivellazioni nell’Artico. Le divergenze si sono per un attimo annullate e politici di diversi partiti hanno espresso il loro sostegno per i 28 attivisti di Greenpeace e i due giornalisti freelance detenuti in Russia. Speriamo che questo fronte si allarghi ancora di più.

“Ho firmato l'appello di Greenpeace alla Russia per chiedere il rilascio immediato di tutti gli attivisti dell'Arctic Sunrise ingiustamente arrestati e di fermare le trivellazioni petrolifere nell'Artico''. Così Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, ha annunciato la sua adesione alla nostra campagna.

Il Ministro degli Esteri Emma Bonino, dopo un incontro con genitori di Cristian D’Alessandro, l’attivista di 31 anni di Napoli, anch’egli “colpevole di pacifismo”, ha assicurato pieno impegno da parte delle istituzioni italiane.

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, ha perfino deciso di andare oltre le parole e di esporre uno striscione sul palazzo del Municipio. “Liberate Cristian” è il messaggio, e non verrà rimosso fino a quando il nostro caro compagno non sarà liberato, “perché non si può stare in carcere per le idee”.

Politici di diversi schieramenti come Nichi Vendola e Ignazio La Russa hanno espresso solidarietà agli attivisti arrestati e sono molti altri quelli che hanno scelto di stare dalla parte dell’Artico e della nonviolenza. Speriamo che altri se ne aggiungano.

In particolare, speriamo che anche il Premier Enrico Letta intervenga in merito e si esprima a sostegno di Cristian e di tutti gli Arctic30.

30 le persone.
2 i mesi di custodia cautelare nelle carceri di Murmansk, in Russia.
15 sono gli anni che rischiano se condannati per pirateria. 7 se condannati per vandalismo.
2 milioni sono le persone che in tutto il mondo hanno inviato alle ambasciate russe messaggi per la liberazione degli attivisti.

Speriamo che la voce di questo movimento venga ascoltata presto.

Cristiana De Lia - campaigner Save The Arctic

Elenco delle firme dei Deputati

Sempre più violenza e paura per gli LGBT in Russia

  • Venerdì, 08 Novembre 2013 12:23 ,
  • Pubblicato in Flash news

il grande colibrì
08 11 2013

Anche se l'attenzione mediatica internazionale non sembra più tanto presente (o forse proprio per questo), in Russia ► le violenze omofobiche, con la complicità della polizia e delle autorità, non accennano a placarsi. Se la "marcia contro l'odio" organizzata da una ventina di gruppi di opposizione si è svolta sabato scorso senza incidenti e con tensioni relativamente contenute anche quando i manifestanti hanno scandito slogan contro il divieto di parlare delle discriminazioni sessuali (interfax.ru), il giorno seguente due uomini mascherati hanno fatto irruzione nella sede di LaSky, un'organizzazione pubblica dedicata ai sieropositivi all'HIV, esplodendo colpi di arma da fuoco.

Un attivista è stato gravemente ferito ad un occhio, da cui, secondo i medici, potrebbe perdere la vista. Nelle stesse stanze ha sede anche l'organizzazione LGBT "Caress": è molto probabile che nella testa degli assaltatori si sia formata l'equazione "HIV-positivo uguale gay" (fontanka.ru - facebook.com).

Vale la pena sottolineare che i sanitari che hanno curato l'attivista, Dmitry Chizhevsky, non sono sembrati impressionati da quanto successo e che la polizia ha classificato il caso come un atto di teppismo, come ha denunciato la stessa vittima a slon.ru.

Intanto uno studente ventenne sudafricano nella città di Belgorod, al confine tra Russia e Ucraina, è caduto nelle grinfie di un gruppetto neonazista: un militante di estrema destra sostiene di averlo attratto nella trappola fingendosi un omosessuale quindicenne, poi il gruppo lo ha sequestrato, angariato e costretto ad atti degradanti di sottomissione, filmando tutto e pubblicando il video sul social network russo VK.

Anche se la vittima non è minorenne come in altri casi analoghi, ci si chiede però se non si possa proprio evitare di mostrare il suo volto (anche se è possibile ritenere che al confine russo-ucraino non ci siano molti sudafricani neri), come raccomandava anche lo psicologo Federico Ferrari dalle pagine de ilgrandecolibri.com. Molti media questa volta hanno cambiato idea e lo hanno fatto, ma qualche sito e pagina Facebook ancora mostrava le immagini dell'atto di violenza senza nessun accorgimento atto a celare l'identità del ragazzo.

Comunque sia, gli attivisti russi sembrano particolarmente spaventati da questi atti violenti nei confronti della comunità LGBT: in particolare l'attentato alla sede dell'organizzazione per HIV-positivi, in cui era in corso una riunione non pubblicizzata, è considerato un passo estremamente grave nel percorso di attacco alle persone omosessuali messo in atto, in una strategia abilmente connessa, dalle istituzioni e dai gruppi di estrema destra. Secondo l'attivista Polina Adrianova è il segno di "un inizio di pogrom per le persone LGBT. Sono convinta che questo è il primo di una serie di attacchi, con l'obiettivo di far tacere la comunità omo e transessuale e fermare completamente l'attivismo LGBT" (buzzfeed.com).

La spirale di violenza innescata sembra non avere speranza di essere fermata. Poco importano le dichiarazioni (di facciata?) di Vladimir Putin di una settimana fa, in cui il presidente russo prometteva che anche i gay saranno benvenuti ai giochi olimpici di Sochi del prossimo anno (sports.yahoo.com). E poco importa, a questo punto, che una piccola regione russa (Arkhangelsk) faccia marcia indietro sulla legge anti-propaganda gay per cercare di evitare una condanna della Corte europea dei diritti umani per i tre attivisti incarcerati a gennaio 2012 per aver violato la norma. Tanto c'è la legge nazionale, che vieta ugualmente la propaganda su tutto il territorio della Federazione russa (gaystarnews.com).

E, comunque, il messaggio che parlare di omosessualità è vietato, mentre picchiare i gay è cosa buona e giusta, è partito ed è arrivato a destinazione. E per gli attivisti russi il futuro sembra essere sempre più nero…

Michele

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