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"Abbiam fatto a brandelli le corde di catrame con unghie spezzate e sanguinanti; abbiamo pulito le porte, lavato i pavimenti, lucidato le rotaie splendenti", scriveva oltre un secolo fa Oscar Wilde nella Ballata del carcere di Reading descrivendo le disumane condizioni in cui erano costretti a vivere i detenuti. ...

La Pussy Riot trasferita in un campo di lavoro in Siberia

  • Martedì, 05 Novembre 2013 12:49 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
05 11 2013

Nadezhda Tolokonnikova, una delle due componenti in carcere della band punk femminista russa Pussy Riot, è sulla strada di un penitenziario in Siberia. L’ha affermato oggi il marito Pyotr Verzilov con un post su Twitter, dopo due settimane di incertezza su quale fosse la sua nuova destinazione.

Tolokonnikova due settimane fa aveva ottenuto il trasferimento dal carcere delle Mordovia in cui si trovava a seguito di un lungo sciopero della fame, che l’aveva portata in ospedale, e della denuncia della minacce ricevute in cella. Ma di lei nel corso del trasferimento si erano perse le tracce. Ora secondo Verzilov “essenzialmente viene trasferita a 4.500 km dalla Russia centrale, nel cuore della Siberia, come punizione per la diffusione della lettera” nella quale ha denunciato gli abusi nella prigione dove era detenuta. Verzilov ha rivelato che la 24enne Nadja è in corso di trasferimento in una colonia penale, la numero 50, nella remota regione di Krasnoyarsk, nella cittadina di Nizhny Ingash, a circa 300 km dal capoluogo, a quattro ore di fuso orario da Mosca, lungo la famosa ferrovia transiberiana. Tolokonnikova sconta come un’altra delle tre componenti del gruppo una condanna a due anni di carcere per aver inscenato a febbraio 2012 una preghiera anti-Putin della cattedrale di Cristo salvatore a Mosca

Tolokonnikova a settembre aveva avviato uno sciopero della fame per protestare per le condizioni di lavoro forzato nel carcere e per le costanti intimidazioni che sarebbero arrivate dall’amministrazione del carcere. Lo sciopero è stato interrotto quando ha iniziato ad avere problemi di salute ed è stata ricoverata in ospedale, ottenendo dalle autorità la promessa di un trasferimento.

Verzilov aveva dichiarato di non aver avuto notizie della moglie dal 22 ottobre, denunciando il fatto che alle sue richieste l’amministrazione carceraria ha dato solo la risposta che la ragazza era in corso di trasferimento.
Il rappresentante per i diritti umani della Russia, Vladimir Lukin, ha assicurato che le condizioni di salute di Tolokonnikova sono soddisfacenti e che è sotto controllo medico. “Sta mangiando e dicono che la sua salute sia accettabile”ha detto all’agenzia di stampa Interfax. E’ stata completamente isolata, ha detto ancora, “nell’interesse della sicurezza”. I servizi penitenziari russi ci mettono giorni, talvolta settimane, per effettuare un trasferimento, che avviene di solito via treno. E’ politica comune dell’amministrazione non informare i familiari.

La Stampa
04 11 2013

Quindici giorni di angoscia. Di silenzio, di voci frammentarie che rimbalzano veloci quanto le smentite. L’unica certezza è che di Nadezhda Tolokonnikova, la cantante punk delle Pussy Riot, non si hanno notizie da quando è stata trasferita dalla colonia penale russa in cui era detenuta.

Lo ha denunciato il marito, Pyotr Verzilov, leader del gruppo artistico Voina (Guerra, ndr), che a sua volta sconta due anni di carcere per teppismo motivato da odio religioso.

A settembre, la componente del gruppo punk - che nel 2012 scandalizzò la Russia cantando una preghiera anti-Putin in una cattedrale di Mosca - aveva cominciato uno sciopero della fame per protestare contro le minacce di morte e le condizione di lavoro schiavista nella colonia penale della Mordovia. Secondo Verzilov, non si sa più niente della moglie dal 22 ottobre: «Non sentiamo Nadezhda da 13 giorni ora», ha affermato. «Crediamo che i servizi della prigione abbiano scelto questo metodo particolare per punirla», ha aggiunto il marito.

Nei giorni scorsi anche Lambert Schlechter, filosofo, poeta e scrittore lussemburghese, autore di primo piano della poesia francofona nel mondo, si è attivato per la scarcerazione di Nadezhda.
L’intellettuale, da sempre impegnato nella lotta a difesa dei diritti umani, ha scritto una lettera aperta all’ambasciatore russo in Lussemburgo chiedendo il suo intervento. Nel documento il poeta ricorda di aver già scritto ad uno dei suoi predecessori, nel 1981, per la liberazione del dissidente sovietico Anatoli Marchenko, morto cinque anni dopo per le conseguenze di un lungo sciopero della fame.

Il Fatto Quotidiano
01 11 2013

Né le vicende di Mikhail Khodorkovsky né la figura dell’oligarca Boris Berezovsky sono contemplate nella bozza del manuale unico di storia da sottoporre all’approvazione di Vladimir Putin. Un testo che dovrà sostituire le oltre cento edizioni ora usate nel sistema scolastico della Federazione russa.

Fresco del riconoscimento della rivista Forbes, che lo ha nominato personalità più influente al mondo, scalzando il presidente statunitense Barack Obama, il capo di Stato russo può vedere ora scomparire dai volumi di storia per le scuole i nomi di alcuni dei sui rivali.

Si sta concretizzando la revisione dei testi richiesta lo scorso febbraio all’Accademia delle scienze, che per i critici rischia di dare della storia un’unica versione approvata dal Cremlino e ricorda la propaganda di epoca sovietica. Progetto di cui si discusse già a partire dal 2007 e che anche Dmitry Medvedev tirò fuori nel 2009 durante il suo mandato presidenziale.

Sebbene storici citati dall’agenzia Ria Novosti allontanino dal progetto lo spettro di una lettura degli eventi storici fatta unicamente con gli occhi della leadership russa, l’esclusione di nomi come quello di Khodorkovsky e di Berezovsky quando si arriva a parlare dell’epoca post-sovietica ha lasciato più di un dubbio.

Il secondo è ritenuto l’eminenza grigia della politica russa, protagonista di un film che nel titolo ne riassume la figura: L’oligarca. Morto lo scorso marzo, gli sono stati attribuiti tutti o quasi i principali fatti e le vicende di quegli anni, dalla rielezione di Boris Eltsin nel 1996, quando portò dalla parte dell’allora capo di Stato i suoi colleghi magnati, fino all’ascesa al potere dello stesso Putin, dalle cui grazie si era tuttavia allontanato, per alla fine auto-esiliarsi a Londra.

Khodorkovsky, già a capo del colosso petrolifero Yukos, sta invece scontando una condanna per evasione fiscale e appropriazione indebita. Fu arrestato dieci anni fa, in un raid delle teste di cuoio salite a bordo del suo aereo sulla pista dell’aeroporto di Novosibirsk. Dalla cella è diventato una delle figure dell’opposizione a Putin. È opinione diffusa che l’arresto e la condanna furono l’esito di un conflitto politico con il tre volte presidente e il suo caso è spesso sollevato per testare le credenziali democratiche di Mosca.

Altro tema controverso sono proprio gli anni al governo di Putin. I libri dovrebbero comprendere anche il 2012, anno della sua terza elezione al Cremlino e delle proteste per denunciare i presunti brogli a favore dell’uomo forte della Russia. Per Sergei Zhuravlyov, vicedirettore dell’Istituto per la storia russa, citato da Izvestia, saranno comprese tutte le manifestazione sia a favore sia contro il voto. La bozza dovrebbe comprendere almeno 20 argomenti tra quelli ritenuti controversi o oggetto di interpretazioni diverse. Si va dai costi della Seconda Guerra Mondiale, anche con il comportamento delle truppe sovietiche durante il conflitto, al ruolo di Stalin e all’entità delle purghe, con il bilancio delle vittime non quantificato. Fine ultimo dell’operazione è considerato il volere rafforzare il senso di appartenenza nazionale e di una storia condivisa.

Intanto, secondo quanto riporta il Moscow Times, mentre si discute dei contenuti, un miliardario amico d’infanzia e vicino al presidente è interessato a entrare come co-proprietario in Prosveshcheniye, casa editrice russa, specializzata nella pubblicazione di testi scolastici, i cui profitti arrivano almeno per metà dalle commesse statali.

Il magnate è Arkady Rotenberg nominato a settembre presidente del consiglio d’amministrazione della casa editrice, una manovra che che secondo quanto scrive il quotidiano in lingua inglese, anticipa ulteriori cambi societari.

Andrea Pira

Corriere della Sera
30 10 2013

Con l’italiano Cristian D’Alessandro sono saliti a tredici gli attivisti di Greenpeace incriminati di teppismo in Russia. Lo riferisce il console generale italiano a San Pietroburgo, Luigi Estero, appena tornato da Murmansk dove gli attivisti sono in custodia cautelare. Se trovati colpevoli, rischiano una pena detentiva fino a sette anni. I 28 attivisti più due giornalisti free lance sono stati arrestati per aver partecipato alla protesta contro le trivellazioni nell’Artico russo lo scorso 18 settembre a bordo della rompighiaccio Arctic Sunrise: avevano tentato, disarmati, di salire su una piattaforma della Gazprom per esporre alcuni striscioni.

IL CONSOLE - «Ero presente martedì a Murmansk quando a D’Alessandro è stato notificato il nuovo capo d’accusa», ha detto il diplomatico, aggiungendo che l’attivista napoletano si trova in «buono stato psico-fisico, ha la nostra assistenza e anche quella forte di Greenpeace, che sul posto ha diversi volontari». A suo parere, l’accusa di teppismo verrà presto notificata anche a tutti gli altri detenuti, dopo di che cadrà formalmente quella di pirateria, come ci si aspetta da giorni.

BONINO - Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha reso noto di aver avuto un colloquio telefonico lunedì con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in cui si è parlato anche di D’Alessandro. Lavrov, a margine di un incontro con il collega ucraino a Rostov, ha dichiarato che la decisione sugli attivisti di Greenpeace sarà presa sulla base del diritto internazionale, a partire dalla convenzione internazionale sul diritto marittimo, e delle leggi russe. Secondo il capo della diplomazia russa gli attivisti di Greenpeace «sapevano a cosa andavano incontro» con la loro azione.

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