Nel disinteresse della maggioranza del Paese e nel tripudio dei sempre più potenti gruppi religiosi ultraortodossi, Vladimir Putin ha dato ieri un altro violento colpo di retromarcia alla storia della Russia. ...

Corriere della Sera
23 05 2013

Maria Aliokhina, una delle Pussy Riot, la band punk condannata a due anni di lavori forzati nell'agosto 2012 per una blasfema canzone anti Putin, ha annunciato oggi uno sciopero della fame. Il tribunale di Berezniky ha respinto la sua richiesta di essere presente in aula durante l'udienza per la scarcerazione anticipata.Aliokhina ha annunciato le sue intenzioni su Twitter, insistendo sul suo diritto a partecipare .

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LA «PREGHIERA» - Nell'agosto scorso tre delle ragazze che fanno parte della band erano state condannate ai lavori forzati: nel febbraio 2012 si erano esibite in una performance contro il presidente russo nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Il processo e la condanna avevano scatenato numerose proteste non solo in Russia ma anche nel resto del mondo e anche Madonna era scesa in campo in difesa delle musiciste, dedicando loro una versione di Like a Virgin.

LA DIFESA E LA LEGGE - L'udienza si è svolta mercoledì. La difesa di Alyokhina sostiene che la legge sulla blasfemia che ha portato alla condanna delle tre giovani - solo Yekaterina Samutsevich è già tornata in libertà in attesa della sentenza d'appello - è stata approvata dopo i fatti contestati. A Nadezhda Tolokonnikova, l'ultima imputata, è stato invece negato il diritto alla sentenza d'appello. Le tre cantanti, dopo la condanna, si erano scusate ammettendo l'errore ma sostenendo di non aver voluto offendere il sentimento religioso dei russi.

Omofobia in Russia, giovane gay torturato a morte

Corriere della Sera
16 05 2013

L’hanno trovato nudo nel cortile di un palazzo a Volvograd, il corpo pieno di ferite, probabilmente inferte con pezzi di vestro, soprattutto nella zona dei genitali. E’ l’ennesima vittima dell’omofobia in Russia, dove è in atto una vera e propria campagna contro gli omosessuali. Il ragazzo di 23 anni è morto venerdì scorso e probabilmente ad ucciderlo sono stati due suoi amici. Secondo una prima ricostruzione la vittima stava festeggiando insieme ad altri la ricorrenza del 9 maggio, il giorno della vittoria degli alleati sui nazisti, quando ha deciso di rendere nota la sua omosessualità scatenando così la reazione violenta dei presenti. La polizia sabato ha arrestato un 22enne e un 27enne, quest’ultimo ha precedenti penali. Gli investigatori hanno reso noto alla France Presse la particolare crudeltà del crimine: “La testa del ragazzo è stata fracassata con una pietra e il giovane è stato anche sodomizzato con una bottiglia”, hanno precisato (nella foto l’ultimo Gay Pride a Mosca).

E’ raro che le forze dell’ordine in Russia rendano noto il carattere omofobico di un crimine. Secondo gli attivisti di solito molti reati commessi contro i gay non sono descritti come tali dalla polizia. Questa volta però è stato proprio chi conduce le indagini a far quel riferimento. E le associazioni per la difesa dei diritti umani hanno subito puntato il dito sul clima anti-gay che sta pervadendo il Paese. Lo scorso gennaio la Duma ha approvato in prima lettura una legge che vieta la propaganda omosessuale e che metterà al bando qualsiasi manifestazione gay di cui potete leggere qui. Secondo Nikolai Alexeyev, uno dei principali attivisti pro-diritti omosessuali in Russia, se il provvedimento passasse in via definitiva gli omofobi potrebbero sentirsi più liberi di attaccare un gay.

“Il mostruoso delitto di Volgograd – ha detto Alexeyev - dimostra che la politica omofoba portata avanti dal governo sta dando i suoi frutti”.

Nelle prossime settimane la legge dovrebbe passare gli ultimi scogli alla Duma e, a quel punto, mancherà solo la firma di Putin perché entri in vigore. Russia Unita, il partito del presidente, sta anche pensando di presentare un emendamento che infligge multe sostanziose a chiunque dia sostegno pubblico agli omosessuali.

La posizione di Putin sull’argomento è nota: nega che il suo governo stia discriminando gli omosessuali ma critica chi è gay perché non contribuisce alla crescita demografica. Qualche settimana fa dopo il sì del Parlamento francese alle unioni tra coppie dello stesso sesso e alla possibilità di queste di adottare bambini, Putin ha proposto di rivedere l’accordo sulle adozioni con Parigi.

In Russia l’omosessualità fino al 1993 era un reato e fino al 1999 è stata considerata una malattia mentale.

Fatto Quotidiano
11 04 2013

L’obiettivo dichiarato è proteggere i più piccoli. Il risultato è che basta una segnalazione anonima per far chiudere qualsiasi sito internet. La Russia sta applicando la legge 89417-6. “Sulla protezione dei bambini dall’informazione pericolosa per la loro salute e il loro sviluppo”, approvata tra mille polemiche lo scorso luglio, e sta chiedendo a Wikipedia, Facebook, Twitter e YouTube di rimuovere i contenuti “pericolosi”. Nel mirino dei legislatori ci sono la pedopornografia, la promozione di stupefacenti e i materiali che “istigano al suicidio“, ma i primi ad essere chiusi sono stati siti del tutto innocui. I social media stanno cancellando messaggi e pagine incriminate per evitare di essere oscurati, scrive il New York Times, e solo il portale video di Google sta opponendo resistenza. Per gli attivisti si tratta dell’ennesima stretta contro il web: la legge, dicono, è fatta per essere applicata ai contenuti sgraditi a Vladimir Putin. E intanto la blacklist cresce a ritmi vertiginosi.

Si chiama Roskomnadzor. E’ l’Agenzia Federale per la Supervisione delle Comunicazioni, dell’Information Tecnology e dei Media. Un moloch burocratico di stampo sovietico cui la legge fornisce un potere pressoché illimitato sul web. Funziona con il meccanismo delle segnalazioni anonime, spiega DigitalTrends: quando un utente considera non appropriato un contenuto e lo segnala al Roskomnadzor, la url finisce sulla lista nera (zapret-info.gov.ru) e l’agenzia invia un richiamo al proprietario del materiale e al provider. Nel caso in cui il primo non rimuova le pagine segnalate entro 3 giorni, il secondo è tenuto a bloccare l”accesso all’intero sito. “Siamo colpevoli fino a prova contraria – ha spiegato Dmitry Homakom, proprietario di Lurkmore.to, sito di satira, tra i primi ad essere censurati per un articolo sulla marijuana, lo scorso novembre – e quando veniamo segnalati dobbiamo essere in grado di provare di non avere fini criminosi”.

I social network hanno deciso di collaborare con le autorità. Il più zelante è Twitter, che ha cancellato alcuni cinguettii che si riteneva potessero “incoraggiare sentimenti suicidi” e altri che parlavano di stupefacenti. Il caso più famoso è quello di Sultan Suleimanov (@sult) che il 31 ottobre 2012 aveva twittato: “Amici, suicidatevi, è divertente. Io ci ho provato, mi è piaciuto molto e domani lo farò di nuovo”. Un tweet ironico che non è riuscito a solleticare il senso dell’umorismo dei burocrati della Roskomnadzor, che hanno invece plaudito alla sollecitudine del social network: “Twitter è attivamente impegnato a cooperare”. Molto collaborativo anche Facebook, che a fine marzo ha chiuso su richiesta di Mosca “Club Suicid”, pagina fan di stampo umoristico. La valutazione della pericolosità dei messaggi è totalmente arbitraria e non prevede alcuna procedura giuridica.

La gogna è toccata anche a Wikipedia, cui la Roskomnadzorn ha contestato un articolo che illustrava i vari modi di fumare la cannabis. L’enciclopedia ha così accettato di modificarne i contenuti in una maniera “che ora soddisfa le nostre esigenze”, ha fatto sapere Vladimir Pikov, portavoce dell’agenzia. Che ora chiede la modifica di altri 11 articoli. YouTube, invece, ha deciso di resistere. Le autorità avevano chiesto al portale video di Google di rimuovere un filmato che spiegava come costruire un trucco per la notte di Halloween: una lametta da barba che pare conficcata in un polso. Orrido sì, ma innocuo. Il video è stato bloccato oltrecortina, ma YouTube ha fatto causa all’agenzia: la prossima udienza del processo è fissata per il 26 aprile. La censura comincia dalle piccole cose e nella Russia che ha condannato al carcere le Pussy Riot e vieta la “propaganda gay” in pubblico sono in molti a prevedere una nuova stretta alla libertà di pensiero. I blogger e gli intellettuali che a luglio avevano protestato contro l’approvazione della legge avvertono: le autorità vogliono mettere sotto controllo la Rete. “Anche se la legge ha lo scopo di proteggere i bambini – ha spiegato a Wired Sahar Halaimzai, portavoce di Pen International, tra le più autorevoli associazioni internazionali di letterati – si è arrivati ad un più alto livello di controllo da parte del governo (…) il che è allarmante in un contesto in cui l’opposizione e i gruppi religiosi sono sottoposti a censura e tv e giornali sono controllati dallo Stato”. “Abbiamo riscontrato un significativo aumento di restrizioni alla libertà su internet”, ha fatto sapere l’Agora Human Rights Association. I numeri ufficiali parlano chiaro: i siti finiti nella blacklist sono più che triplicati in meno di un mese, arrivando a quota 1.479.

E' la prima volta che un Paese del G8 affida a una donna la guida della sua autorità monetaria. Un ruolo cruciale per indirizzare l'economia, soprattutto in tempi complessi come quelli attuali. ...

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