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Il vaccino anti Aids (forse) è un po’ più vicino

  • Venerdì, 01 Novembre 2013 12:31 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
01 11 2013

Da oggi il vaccino anti Aids potrebbe essere un po’ più vicino. A rivelarlo sono gli studiosi del noto centro di ricerca no profit The Scripps Research Institute con sede a La Jolla, in California parlando dei risultati ottenuti nella battaglia contro l’Hiv. Gli scienziati sono riusciti a fotografare la struttura atomica di una proteina chiave dell’Aids.

RICERCA ALL’AVANGUARDIA – Come riporta Kayley Dixon sul Telegraph i risultati forniti dalla ricerca consetirebbero di avere maggiore informazioni sulla proteina Env dell’involucro esterno del virus Hiv. La struttura di Env è complessa e delicata al punto che gli scienziati hanno avuto difficoltà nell’ottenere l’imaging a livello atomico che consente di studiarla. Nel lavoro sono stati utilizzati imaging all’avanguardia, microscopia elettronica e cristallografia a raggi X. L’immagine catturata è più fine e dettagliata di ogni altra immagine catturata in precedenza.

VERSO IL VACCINO? – Gli studi hanno rivelato che Env subisce cambiamenti di forma durante l’infezione e si lega con altre proteine dell’involucro di altri virus pericolosi. Il professor Ian Wilson del TSRI ha spiegato che la maggior parte delle ricerche precedenti si erano concentrate su singole subunità della proteina e che c’è invece bisogno ora di conoscere l’intera complessa struttura per definire con esattezza i siti di vulnerabilità che potrebbero essere colpiti con un vaccino.

Anche John Moore, professore della Cornell University di Ithaca, nello stato di New York, altro colaboratore alla ricerca, ribadisce che è necessario sfruttare le nuove conoscenze ottenute per testare composti chimici di nuova generazione per creare il vaccino di cui abbiamo bisogno. Una necessità. Sono circa 34 milioni nel mondo le persone positive all’Hiv, ma i farmaci utilizzati servono per gestire le infezioni, mentre non esiste alcun vaccino in grado di prevenire nuove infezioni e liberare definitivamente il mondo dal virus.

29 ottobre 2013

E’ appena uscito in libreria "Il riformista che non c'è”, l’ultimo libro di Ivan Cavicchi. "Non serve una riforma ordinamentale alla vecchia maniera, cioè l'ennesima riforma della riforma della riforma". Ma tra chi vuole che resti tutto com’è e chi vuole cambiare tutto c'è una terza opzione.
Ha avuto due bimbi prima dei 30 anni, li ha allattati a lungo, nessuna storia familiare di cancro al seno, alimentazione sana, niente alcool, né fumo. Quella di Marisa Stievanin è un'anamnesi, come scriverebbero i medici, che garantisce statisticamente sonni tranquilli. E invece no. ...

Cerchiamo di riassumere le vicende collegate alla sanità e alla legge di stabilità e di fare il punto sui problemi: 1) rispetto al pericolo di una controriforma del sistema pubblico (nota al Def) la legge di stabilità lascia decadere la proposta della selettività, della restrizione delle tutele e degli indigenti come unici fruitori. Questo è allo stato attuale un risultato politico non da poco; ...

Il Fatto Quotidiano
16 10 2013

I tralicci dell’elettrodotto stanno piantati nel pratone di periferia. Venti metri in linea d’aria c’è un palazzo. Poco più in là un altro. Ai piedi della struttura un anziano coltiva l’orto. Cavoli, insalata, patate crescono esattamente sotto i piloni. Dall’altra parte della strada i tralicci raddoppiano. Sono nuovi e sono molto più grandi. “Friggono tutto il tempo”, racconta una signora. Oggi che non piove. “Ma con l’acqua è ancora peggio, le scariche elettriche sono pazzesche”. Benvenuti in via Sottocorno, confine geografico tra Milano e il comune di Sesto San Giovanni. Benvenuti nei palazzi dei tumori: 36 casi accertati distribuiti tra circa 150 famiglie. Cifre da brivido. “Due anni fa ho avuto un cancro alla gola – racconta il signor Giorgio, ex tassista – , in molti qui sono morti. Sopra di me due colleghi: tumore al cervello”. Il calcolo è diviso tra due civici ben precisi. In uno la contabilità delle malattie conta 23 persone. Di queste sette si sono ammalate di tumore al cervello, altre nove, invece, di cancro al pancreas. E po ci sino i casi di leucemia. E i sintomi quotidiani: mal di testa e stanchezza. Ne risentono gli adulti, ma anche i bambini, che qui sono tanti. “Mia madre – racconta un inquilino – si è ammalata di tumore, vive qua da trent’anni”. Il signore sta rientrando con la figlia appena uscita da scuola. “Papà cos’è il tumore?”, chiede la bimba. I piccoli ancora non sanno, i grandi invece sì. Per questo da anni in questo spicchio di periferia milanese è nato l’Associazione di via Sottocorno presieduta da Massimiliano Corsini. La stessa associazione che nel tempo ha raccolto le testimonianze, mettendo in fila cifre e tipologia. “Abbiamo fatto un lavoro porta a porta”, dice Corsini. Anche per questo le cifre appaiono arrotondate per difetto. Molti degli interpellati, pur malati, hanno detto di non avere niente.

Eppure qualcosa c’è. I numeri sono ben oltre la media. “Dei casi di tumore conclamato – denuncia Silvia Sardone consigliera Pdl della zona 2 – bene 19 si sono verificati negli ultimi cinque anni”. La signora vive in una delle nuove case della vicina via Adriano. Non distante da due nuovi tralicci. Enormi e tanto pericolosi che i lavori in una parte della costruzione sono stati bloccati. Ma c’è di più: molti dei casi di tumore di via Sottocorno sono legati ad inquilini le cui finestre si affacciano proprio davanti ai tralicci. Il dato è importante. Va detto, infatti, che ad oggi nessuno studio epidemiologico ha messo in diretta correlazione la presenza dell’elettrodotto e le malattie. I tecnici dell’Arpa, ad esempio, sono andati sul posto. Ma solo per constatare che i limiti spaziali dei tralicci sono rispettati. Mentre l’Asl non è mai uscita, sostenendo che sulla carta sono troppe le ipotetiche cause dei tumori. Questo, infatti, per decenni è stato un importante sito industriale.

Insomma, sembra una classica storia all’italiana, dove nessuno vuole prendersi le proprie responsabilità. Anche se poi, una soluzione per sgomberare ogni dubbio sarebbe quella di interrare i tralicci. Operazione, in fondo, comune. Buona parte dell’elettrodotto milanese, infatti, passa sotto terra. Per iniziare, però, c’è bisogno della politica. E come tropo spesso capita, la politica latita. O almeno è questo che denuncia la consigliera Sardone. Sul tavolo c’è la necessità di stendere un progetto di fattibilità per l’interramento. Il progetto costa 15mila euro. Cifra da dividere equamente tra i comuni di Milano e di Sesto San Giovanni. Ma mentre il secondo ha già stanziato il denaro, ancora deve arrivare la risposta sui 7.500 euro da parte del sindaco Giuliano Pisapia.

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