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Corriere della Sera
29 08 2014

Era una delle tante villas miseria di Buenos Aires, una favela alla periferia della capitale argentina. Portava il suo nome, «Villa Papa Francesco», ma lui non l'ha mai conosciuta, perché è sorta dal nulla quando era già pontefice a Roma, lo scorso febbraio.

Ora non esiste più, sgombrata senza troppi complimenti dall'esercito nei giorni scorsi.

Era additata dalle autorità come un covo di delinquenti: all'ultimo scippo con omicidio di una donna nelle vicinanze si è deciso che la «favela del Papa» non doveva esistere più. ...

Al di là del buco
18 06 2014

Provate a cercare su google le parole “ordinanza & accattoni”. Troverete una marea di norme che ancora interpretano il quadro securitario voluto a suo tempo da Maroni. Fu lui che diede poteri ai sindaci, simpaticamente ribattezzati come “sceriffi”.

Con quel decreto i sindaci, per motivi di “sicurezza”, ebbero il potere di decidere a proposito di poveri (gli accattoni), migranti, prostitute e tutto quel che nella concezione leghista costituiva motivo di degrado. Ma questa cosa non piace solo alla destra, anzi. Scorrendo le ordinanze, le decisioni, i muri cittadini, le regole anti/degrado, quelle per il decoro, a marginalizzare accattoni, migranti e prostitute sono anche fior di sindaci di centro sinistra, del Pd.

Ad avercela con “gli accattoni” sono gli assessori preoccupati, di volta in volta, della salute fisica di anziani e bambini, a seconda dei casi, e ne abbiamo lette di cose in questi anni, tipo l’ordinanza fiorentina di un paio di sindaci fa dove l’assessore diceva che sugli accattoni, quelli che chiedono la questua, si può inciampare e questo avrebbe messo a repentaglio la salute fisica dei cittadini e dei turisti.

Ma più in generale le “ragioni” per queste norme anti degrado sono sempre magnanime. Migranti a casa loro, prostitute nella buia periferia, accattoni e senza tetto fuori dalle balle, perché, come fu ai tempi della Tatcher a Londra, questa gente è da considerarsi immondizia e bisogna cacciarla lontano. Lontano dagli occhi perché la povertà altrui potrebbe mettere di cattivo umore i turisti spendaccioni o potrebbe dare una cattiva immagine della città. Potrebbe anche distruggere le belle speranze dei giovani, e si sa che distruggere le speranze dei giovani è un delitto grave.

Da lì in poi le scuse idiote si sprecano e se ti permetti di obiettare qualcosa ti dicono che il “buonismo” non serve di questi tempi. Serve il cattivismo. A me piace chiamarlo in un altro modo ma piuttosto che sintetizzare preferisco sostanziare il motivo della mia obiezione.

Le belle speranze dei giovani vengono distrutte da chi toglie casa, reddito, lavoro, e prospettive future alle persone. Il degrado è costituito dall’immagine dominata dal terrore e dal securitarismo ispirato a una volontà di discriminazione di alcune categorie sociali.
Delle prostitute ho parlato tante volte e gli “accattoni” sono persone povere perché altrimenti non starebbero per strada. Ci sono senzatetto, persone piene di problemi e se non sono lì a fare la questua vanno a occupare case. A governi e amministrazioni cittadine però non piace né l’una e né l’altra cosa. Non si capisce che cosa dovrebbero fare queste persone. Suicidarsi in massa?

Se poi questi “accattoni” sono migranti allora è dimostrato che tanti razzisti dicono una serie infinita di sciocchezze, giacché se i migranti sono in strada e sono anche molto poveri significa che non sono di certo in Italia a toglierci il lavoro. Ma al di là di questo proverei a fare una sintesi della questione.

L’ultima ordinanza in ordine di tempo e che riguarda gli “accattoni” è quella padovana. Per affrontare il fenomeno pare che le guardie impiegheranno anche i cani. Non so se li aizzeranno contro gli accattoni in caso di fuga o se hanno una serie di cani da accattone addestrati apposta.

Amerei ricordare che a seguito di un ricorso il Tar Veneto decide, nel 2010, che i sindaci sceriffi non possono più fare tanto gli sceriffi e che tante ordinanze non sono poi così legittime.

E’ chiaro che dato che le ordinanze vengono fatte spesso in direzione di contesti poveri e forse poco consapevoli circa i propri diritti, oltre che poco attrezzati per esigerli, difficile che qualcuno possa sollevare questioni di legittimità; però un dubbio viene e dovrebbero essere i cittadini dotati di strumenti culturali e anche di maggiori diritti a tentare di capire fin dove questi sindaci possono arrivare in nome della lotta contro il degrado cittadino. Appresso a quella decisione anche in altre città le ordinanze anti/degrado rischiarono di finire nel cestino e sarebbe quello, per quel che mi riguarda, il posto destinato ad esse.

La filosofia che ispira quelle ordinanze comunque non appartiene solo ad amministratori italiani. Sarei ingenerosa a dire questo. A Londra e anche in altre città si discute di spuntoni da applicar in angoli da rendere inservibili per i senzatetto. In alcune città – anche italiane – hanno applicato delle barre per rendere le panchine impraticabili a chi non saprebbe dove altrimenti dormire. Fortuna che qualche risposta alternativa c’è. A Vancouver sono state progettate panchine che sono adatte a riparare i senzatetto e a Bergamo alcune persone hanno staccato quelle barre alle panchine come azione di protesta.

Mi chiedo: chi salverà i cani dal diventare, loro malgrado, segugi anti/accattoni?
La solidarietà è morta. Il buon senso pure.

#RestiamoUmani

I senza dimora sono ormai come una città nella città, una popolazione di 50.000 persone nelle sole città europee su cui si hanno dati disponibili. Questi cittadini che dormono accampati in qualche modo nelle strade, anche nei mesi invernali, o trovano occasionalmente rifugio in qualche centro d'assistenza, sono aumentati in media in Europa del 45% durante la Grande Recessione. Non solo nei paesi della crisi del debito (in Italia sono triplicati), ma anche in Germania e nel nord-Europa. ...

Regno Unito: Londra, rimossi gli spuntoni contro i senzatetto

  • Mercoledì, 18 Giugno 2014 07:18 ,
  • Pubblicato in Flash news

Atlas web
18 06 2014

Le forti proteste scoppiate a Londra dopo l’installazione all’ingresso di un edificio di alcuni spuntoni per evitare lo stazionamento dei senzatetto hanno portato alla loro rimozione.regnounito spuntoni

Lo riporta la televisione britannica Bbc, che cita alcune autorità locali del quartiere di Southwark.

Da poco più di una settimana era iniziata a circolare sulla rete una petizione contro questi “spikes”, spuntoni di metallo installati accanto alla porta d’ingresso della palazzina per impedire ai senzatetto di passarci la notte.

Anche altri edifici hanno imitato questa iniziativa. La catena di supermercati Tesco ha annunciato la rimozione degli spuntoni dalle sue filiali.

In meno di una settimana sono state raccolte 130 mila firme contro la misura, definita “disumana” dai promotori della campagna. Le stesse autorità di quartiere hanno sottolineato che i senzatetto vanno trattati con dignità e rispetto, e non con misure dissuasive come gli spikes.

Il Fatto Quotidiano
28 04 2014

di Alex Corlazzoli 

Caro sindaco di Bergamo, ai miei allievi quando alla fine dell’anno dono la Costituzione, che spero abbia anche lei sulla scrivania, insegno sempre quattro regole. Tra queste ve n’è una che mi piacerebbe consegnare anche a lei: “Non siate mai indifferenti. Se vedete un clochard per strada, non date lui la moneta, non cacciatelo, ma chiedetevi perché è lì?”.

Nel leggere che nella sua città, ha fatto installare sulle panchine dei braccioli di ferro per impedire, magari, ai clochard, di sdraiarsi per dormire, mi sono domandato se lei si è chiesto che ci fanno lì. Prima di mettere quei ferri che permettono a suoi concittadini di non essere disturbati, si è chiesto chi è quell’uomo che su viale Papa Giovanni XXIII si sdraiava sulla panchina, che cosa faceva prima di trovarsi in quelle condizioni, se ha una moglie o dei figli.

Non solo, caro sindaco. I ragazzini di Bergamo hanno ricevuto una lezione con quel suo gesto. La scuola non resta confinata dentro le quattro mura di un edificio: chi amministra una città è un maestro, educa con le sue scelte. Cosa hanno insegnato quelle sbarre ai giovani che ogni giorno percorrono il viale principale della città? Non è forse un atto di violenza “bianca” cacciare degli uomini da una panchina? Noi insegnanti, spesso, cresciamo i nostri ragazzi educandoli all’accoglienza, alla tolleranza, al rispetto. Cerchiamo di isolare i casi di bullismo che si verificano nei confronti dei compagni migranti.

Mi son fermato più volte a riflettere con loro leggendo articoli di cronaca dove i clochard erano stati picchiati da giovani. Ho raccontato ai miei ragazzi le storie che ho raccolto uscendo qualche volta la notte con un’associazione bolognese che si occupa di loro. Spesso sono italiani, uomini di mezza età, divorziati, magari ex commercianti, impiegati che si sono giocati tutto alle slot machine.

Se nemmeno una panchina può essere di tutti, allora a che serve che noi maestri leggiamo la Costituzione in classe o la Dichiarazione universale dei diritti umani?

Comincio a convincermi che l’Italia avrebbe bisogno di un esercito di bravi maestri sulla poltrona da sindaco delle nostre città.

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