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Zingari, giudei, buonisti e cattivisti

Keith Haring, Untitled, 1982 Oggi, molti cattivisti vi diranno che l'ebreo non è come il rom. Oggi ve lo dicono, ma in passato i "perfidi giudei" erano trattati allo stesso modo, con una sola differenza che i rom non ricevevano l'accusa di essere deicidi, in quanto cristiani o mussulmani. Credete che l'antisemitismo abbia perso aggressività a causa dell'orrore provocato dalla Shoà? Non è così, anche rom e sinti hanno subito lo stesso destino. [...] Per rom e sinti non c'è nessuno Stato che parli e agisca, nessuno li difende da posizioni di forza e gli attacchi razzisti contro di loro sono solo azioni di vigliacchi. È razzista chiunque attribuisca reati di individui all'intera comunità.
Moni Ovadia, Il Manifesto ...

La ribellione di Rom e Sinti

  • Lunedì, 18 Maggio 2015 09:51 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
18 05 2015

La prima volta che Maria ha vis­suto un epi­so­dio di discri­mi­na­zione sulla sua pelle era ancora una bam­bina. «Con i miei geni­tori gira­vamo con le caro­vane, ma dovun­que ci fer­ma­vamo ci man­da­vano via. Nean­che ai bam­bini per­met­te­vano di man­giare», rac­conta. Oggi che ha 76 anni e qual­che ruga sul viso frutto forse anche dei tanti rospi che è stata costretta a man­dare giù, Maria Ber­tani, sinti da Miran­dola, in pro­vin­cia di Modena, all’idea di non essere con­si­de­rata una cit­ta­dina come tutti gli altri non si è ancora abi­tuata. «Se ho subito discri­mi­na­zioni?», chiede sor­ri­dendo di fronte a una domanda che evi­den­te­mente con­si­dera inge­nua. «Mio marito ha sem­pre lavo­rato, ma sem­pre in nero, a noi con­tratti non ne fanno. Oggi forse le cose sono cam­biate, ma non credo».

Di sto­rie così al cor­teo che ieri ha attra­ver­sato le strade di Bolo­gna se ne pote­vano sen­tire a decine. E per quanto assurdo ti viene da pen­sare che, per quanto odiose, le discri­mi­na­zioni subite da Maria sem­brano poca cosa di fronte agli insulti, le minacce, le inti­mi­da­zioni dive­nute ormai il pane quo­ti­diano di rom e sinti. Vio­lenze che le due comu­nità subi­scono in un Paese che — ci ten­gono a sot­to­li­nearlo — è il loro Paese. E pro­prio per que­sto forse fanno ancora più male. «C’è il rischio che con­tro di noi si veri­fi­chi un nuovo Olo­cau­sto», ripete da giorni Davide Casa­dio, pre­si­dente dell’associazione sinti ita­liani che ha pro­mosso la mani­fe­sta­zione. Il giorno scelto non è casuale: il 16 mag­gio del 1944 rom e sinti si ribel­la­rono nel capo di Ausch­witz ai nazi­sti che vole­vano sterminarli.

Oggi, dicono, si sen­tono le stesse parole e si vedono gli stessi com­por­ta­menti che pre­ce­det­tero in Ita­lia il varo delle leggi raz­ziali. L’elenco è lungo. Si va dal leghi­sta Gian­luca Buo­nanno che insulta in tv l’attrice e atti­vi­sta rom Dijana Pavlo­vic — anche lei al cor­teo — defi­nen­dola «fec­cia dell’umanità» alla tra­smis­sione che paga un attore per­ché si finga un rom e dica che va a rubare al ten­ta­tivo di impe­dire ai bam­bini di un campo alla peri­fe­ria di Roma di andare a scuola. E Mat­teo Sal­vini pro­pone di spia­nare i campi rom con le ruspe. «C’è dell’odio che gira» sin­te­tizza bene Ales­san­dro Ber­gon­zoni. «Rom e sinti hanno paura per­ché c’è una situa­zione di grande degrado inte­riore della poli­tica. Ricor­dare l’Olocausto per un giorno non signi­fica niente, dovrebbe essere sem­pre con noi. Si può isti­tuire un giorno per ricor­darsi di respi­rare? No. Si stima che siano 500 mila i rom e i sinti ster­mi­nati nei campi di con­cen­tra­mento, dovrebbe essere nor­male avere paura che il nazi­smo prenda piede. Allora noi siamo qui per­ché il cit­ta­dino deve essere allertato».

Prima della mani­fe­sta­zione in via Gobetti viene depo­sto un mazzo di fiori davanti al ceppo che ricorda due sinti uccisi dalla banda della Uno bianca. In testa al cor­teo i musi­ci­sti suo­nano l’inno d’Italia, Bella ciao e musi­che da chiesa. Ci saranno un migliaia di per­sone, ma il numero non conta. «Ci sono rap­pre­sen­tanti delle comu­nità di tutta Ita­lia», spiega Casa­dio. C’è da cre­derci, a sen­tire i vari accenti che dia­lo­gano lungo il cor­teo al quale par­te­ci­pano anche diversi gagé. Oltre a Ber­gon­zoni c’è Ivano Mare­scotti. La poli­tica è rap­pre­sen­tata solo da Pd (la depu­tata San­dra Zampa, i sena­tori Luigi Man­coni e Ser­gio Lo Giu­dice). Non c’è Sel. Alcune per­sone por­tano car­telli con scritti arti­coli della Costi­tu­zione: diritto allo stu­dio e al lavoro, libertà di cir­co­la­zione, tutela della salute. Diritti che — spie­gano — non sono rico­no­sciuti a rom e sinti. Ci sono poche donne, per paura di con­te­sta­zioni da parte di Forza Ita­lia e Forza Nuova che hanno orga­niz­zato pre­sidi di pro­te­sta. Ma si avverte anche una certa sot­to­li­nea­tura di troppo dell’identità sinti rispetto a quella rom: «Siamo due popoli dif­fe­renti, ma oggi vogliamo dire a tutti che non siamo ladri come veniamo descritti».

Non capita tutti i giorni che rom e sinti deci­dano di indire una mani­fe­sta­zione nazio­nale per difen­dere i pro­pri diritti. L’ultima volta fu nel 2008, quando l’allora mini­stro degli Interni Maroni pro­pose di pren­dere le impronte digi­tali a tutti i «nomadi». Rispetto ad allora, però, le cose oggi sem­brano molto peg­giori. In Ita­lia, certo, ma anche in Europa i segnali di allarme per una cre­scente intol­le­ranza verso le mino­ranze, rom e sinti in testa, non man­cano. Solo pochi giorni fa l’ong Euro­pean net­work against racism ha denun­ciato l’aumento dei cri­mini a sfondo raz­ziale: più di 47 mila nel solo 2013, la mag­gior parte con­tro ebrei, neri, musul­mani, rom e asia­tici. Ma que­sta sarebbe solo la punta dell’iceberg: molte volte le aggres­sioni non ven­gono denun­ciate. Casi di vio­lenza e abusi con­tro i rom cre­scono in quasi tutta l’Ue.

«Attac­care rom e sinti e la cosa più facile, per­ché non sono orga­niz­zati, non hanno uno Stato che li difenda», spiega Dijana Pavlo­vic, che ha pro­mosso un dise­gno di legge di ini­zia­tiva popo­lare per il rico­no­sci­mento dello stato di mino­ranza storico-linguistica di rom e sinti. «Certo, ora siamo in cam­pa­gna elet­to­rale e i raz­zi­sti pen­sano che tutti que­sti attac­chi ser­vano a rac­co­gliere voti. Ma poi le ele­zioni pas­sano, invece l’odio rimane» dice. Le fa eco Casa­dio: «Sal­vini è un raz­zi­sta, per­ché il raz­zi­smo è sen­tire gli altri meno impor­tanti. Ma noi abbiamo com­bat­tuto per la Resi­stenza e il Paese. Siamo d’accordo per la chiu­sura dei campi, ma non con le ruspe. Noi non li abbiamo mai voluti i campi, siamo stati costretti a viverci dalle varie politiche».

Il cor­teo si chiude a piazza XX Set­tem­bre. «Credo di sapere da dove nasce l’odio che si avverte in giro — dice Man­coni in rap­pre­sen­tanza del pre­si­dente del Senato Pie­tro Grasso -: dall’oblio, dalla sme­mo­ra­tezza, dalla cat­tiva memo­ria di tanti su ciò che siamo stati. Solo chi dimen­tica ciò che siamo stati può odiare i sinti e i rom. La vio­la­zione dei diritti di uno di voi è una vio­la­zione del popolo italiano».

Il Fatto Quotidiano
14 05 2015

C’è chi parla di “cappello politico”, chi di “strumentalizzazioni”, e chi sottolinea che “tutti debbono poter protestare per i propri diritti, ma poi ci sono anche i doveri”. Ha sollevato un polverone a Bologna tra le fila del centrosinistra la manifestazione nazionale dei Rom e dei Sinti, che sabato 16 maggio, a 70 anni dalla ribellione nel lager di Birkenau, sfilerà per le strade della città capoluogo dell’Emilia Romagna. Se, infatti, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Forza Nuova sono pronti a contestare il corteo, anche all’interno della coalizione democratica c’è chi critica l’operato del Comune capitanato dal sindaco Pd Virginio Merola. Soprattutto a causa della posizione assunta dall’assessore al Welfare, la vendoliana Amelia Frascaroli, secondo qualcuno “troppo impegnata in prima persona” affinché l’appuntamento di sabato si svolga nella maniera migliore possibile. Causa della lite in casa Pd, infatti, è una riunione convocata nei giorni scorsi dall’assessore con i presidenti dei quartieri bolognesi che ospitano campi Rom e Sinti, secondo Frascaroli già in programma da tempo, ma per qualcuno “un invito rivolto alle altre istituzioni a prendere parte all’evento che denota troppo protagonismo”.

Capofila del fronte dei ‘critici’ è il renziano consigliere regionale Giuseppe Paruolo, secondo cui il ruolo di primo piano assunto da Frascaroli nell’organizzazione della manifestazione è in realtà “un cappello politico istituzionale imposto all’appuntamento”. “Io sono assolutamente a favore di un atteggiamento di accoglienza – sottolinea Paruolo – ma non vedo la necessità di protagonismi”. Più o meno le parole usate anche dal vicepresidente della Regione Emilia Romagna Elisabetta Gualmini, a sua volta critica rispetto alla posizione dell’assessore al Welfare di Palazzo Re Enzo, “una strumentalizzazione”. “E’ giusto che Rom e Sinti manifestino e che noi ascoltiamo le loro richieste – punta il dito Paruolo – ma mettersi, come Comune, a organizzare il corteo è un passaggio ulteriore di cui non mi sembrava ci fosse la necessità, e comunque se ne poteva discutere prima. Altrimenti significa che c’è chi ci vede qualcosa di specifico nella manifestazione, e non mi è chiaro se le rivendicazioni espresse debbano essere promosse”.

Critiche a cui la stessa Frascaroli ribatte difendendo il proprio operato. “Io non sto organizzando le masse perché vadano al corteo – precisa a ilfattoquotidiano.it – da almeno un mese avevamo in programma un incontro con i presidenti dei quartieri che ospitano le aree di sosta per incontrare i residenti e discutere assieme degli episodi che si sono verificati, dall’aggressione all’auto di Matteo Salvini fino a quella del consigliere di Forza Italia. Volevamo fare il punto, e capire come aiutare Rom e Sinti, visto che il clima non è dei migliori”. L’incontro con una delegazione della comunità sinta, promotrice dell’appuntamento del 16 maggio, a cui era stata invitata anche la presidente della Camera, Laura Boldrini (ma alla fine verrà il senatore Pd Luigi Manconi), precisa quindi Frascaroli, “è stato un momento di confronto. Affinché la manifestazione parli, non di accoglienza, perché queste comunità sono italiane da generazioni, ma di convivenza, così come ci richiede la nostra Costituzione. Trasmettendo quindi alla città e al paese un messaggio sul tema della convivenza civile e pacifica”.

Ma anche i presidenti dei quartieri presenti alla riunione, tutti in quota Pd, hanno espresso qualche perplessità sulla posizione dell’assessore al Welfare. Come Nicola De Filippo, Borgo Panigale, che ospita un campo Rom da sei piazzole, per un totale di circa 70 – 80 persone. “Quando parliamo di diritti tutti devono poter manifestare, però, come per tutti italiani, anche queste comunità hanno dei doveri. Quindi bene il corteo per rivendicare i propri diritti, ma non dimentichiamoci dell’altra faccia della medaglia”. Un esempio lo fa Daniele Ara, presidente del Quartiere Navile, che attualmente ospita un campo Sinti provvisorio da 58 persone. “In questi anni non ci sono stati particolari problemi con i residenti, anche se qualcuno usa queste comunità per farsi campagna elettorale. Tuttavia è vero che sono pochissimi i Sinti del campo che pagano le utenze. Il campo del Navile non ha un contatore intestato, paga il Comune che poi va riscuotere. Solo che si fa fatica”.

Annalisa Dall'Oca

Ottantasette per cento

  • Giovedì, 09 Aprile 2015 14:37 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
09 04 2015

C’è quel numero, 87%, che non se ne va dalla mia testa. Dice l’Associazione 21 luglio, che ieri ha presentato il rapporto sulla situazione di rom e sinti in Italia, che nel 2014, su 443 episodi di discorsi d’odio contro i rom , l’87% risulta riconducibile a esponenti politici.

La stragrandissima maggioranza, dunque. E il “discorso d’odio” non riguarda solo rom e sinti: se ci si prende la briga di monitorare con regolarità un sito benemerito come Cronache di ordinario razzismo, si scoprono piccoli e quotidiani e immondi episodi come quelli della studentessa del Ghana accerchiata e insultata da un gruppo di bambini a Napoli, o delle due aggressioni sugli autobus di Reggio Emilia e Trieste. Questioni ordinarie, appunto, e tutte nostre.

Se utilizzate un po’ del vostro tempo per leggere cosa si diceva sotto il regime fascista sugli omosessuali, o se rinfrescate la vostra memoria con le parole apparse nel 1938 su La difesa della razza di Telesio Interlandi (”È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti”), forse capirete il perché di quel numero (ottantasette per cento, riscriviamolo in lettere: ottantasette). Come scrive Valentina Pisanty in questo (ottimo) articolo):

“gli italiani non hanno ancora fatto veramente i conti con l’aspetto più scomodo del proprio passato fascista, e cioè con il razzismo e l’antisemitismo. Sia che il razzismo fascista venga condannato con formule esorcistiche (”esecrabile”, “infame” ecc.), sia che venga neutralizzato con interpretazioni consolatorie (il razzismo “all’italiana”, “blando” ecc.), finora la tendenza è stata di sorvolare piuttosto sbrigativamente su questo capitolo ingombrante della storia italiana”

Il problema è che la storia è ancora qui. E che un cortocircuito tossico spinge i politici a utilizzare quello che presumono essere il linguaggio della “gente”, in una corsa al ribasso che diventa una galleria di specchi: facciamo a chi twitta la frase peggiore, tu elettore o io leader, ammesso che ci siano leader (ed elettori) e fermiamoci qui, in questo gioco avvelenato, mentre fuori il tempo scorre.

Che si fa? Ieri, a Fahrenheit, Roberto Escobar ripeteva quel che dice ogni giorno ai suoi studenti: arrabbiatevi. Ma poi, per favore, agite. E pensate, aggiungo io. Anche alla singola parola che scrivete in un social.

Loredana Lipperini

21Luglio
30 03 2015

Ripetuti sgomberi forzati, politiche che violano i diritti umani, soprattutto dei bambini, e nuovi “campi nomadi” in fase di progettazione a fronte di finanziamenti superiori ai 20 milioni di euro.

Tra annunci e proclami sul superamento dei “campi”, a cui tardano a seguire fatti concreti, tra speranze e contraddizioni, la condizione di rom e sinti in Italia continua ad essere caratterizzata da politiche discriminatorie e segregative, basate su un approccio emergenziale, che relegano tali comunità ai margini della società e alimentano nei loro confronti i germi dell’antiziganismo, del razzismo e degli stereotipi negativi.

È il quadro che emerge dal primo rapporto nazionale sulla condizione di rom e sinti in Italia, che l’Associazione 21 luglio presenterà l’8 aprile 2015 alle ore 12.30 – presso la sede dei csv del Lazio, in via Liberiana 17, a Roma –, in occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti.

Il rapporto, che nella mattinata sarà consegnato alla Presidente della Camera Laura Boldrini che riceverà un gruppo di donne rom accompagnate da una delegazione dell’Associazione 21 luglio, mette in evidenza come, nonostante i richiami degli organismi internazionali e il rischio di apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, nel nostro Paese la pratica degli sgomberi forzati, soprattutto nelle città di Roma e Milano, risulta ben lungi dall’essere accantonata.

Inoltre, in molte città italiane, da nord a sud, si continuano a costruire e a progettare nuovi “campi nomadi” e a far confluire ingenti finanziamenti pubblici all’interno di un sistema – quello dei “campi” – che produce esclusione sociale e gravi violazioni dei diritti umani, in particolare dei minori, dal diritto all’istruzione al diritto a un alloggio adeguato, dal diritto alla salute al diritto al gioco.

Dal rapporto, inoltre, emerge come tra le politiche discriminatorie nei confronti di rom e sinti e la presenza, nel nostro Paese, di un radicato antiziganismo, nella maggior parte dei casi dovuto a discorsi d’odio pronunciati da esponenti politici, vi sia un nesso imprescindibile.

Il rapporto dell’Associazione 21 luglio, infine, opera un focus sulla situazione nella Capitale, considerata la “cartina di tornasole” di ciò che accade nel Paese.

Emblematico, a tal proposito, è il “gioco dell’oca” degli sgomberi romani che spingono le comunità rom da un punto all’altro della città senza ottenere alcun risultato se non la violazione dei diritti umani e lo sperpero del denaro pubblico.

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