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Un lungo elenco di ringraziamenti quello di Ada Colau, nel giorno dell'elezione a sindaca di Barcellona. Ringrazia le autorità istituzionali e quelle "sociali, perché anche loro sono autorità", le donne della città, quelle che ne hanno fatto la storia e quelle anonime, lei prima donna alla guida del municipio. Rivendica le sue origini popolari, di figlia di migranti e quelle politiche, di militante di lotte collettive. Parla il linguaggio di un'altra politica per cui è "imprescindibile una nuova forma di governare che renda la gente protagonista", perché "mai più lasceremo il potere in mano ai soli governanti".
Elena Marisol Brandolini, Il Fatto Quotidiano ...

Ada in Comune, e la nuova leardership delle donne spagnole

  • Venerdì, 29 Maggio 2015 11:04 ,
  • Pubblicato in INGENERE

InGenere
29 05 2015

Laura Bosch, che alle ultime elezioni comunali ha votato per Barcelona en Comú, ci racconta i cambiamenti politici in atto in Spagna dopo la vittoria dell'attivista e filosofa Ada Colau

Quando le cose non ti piacciono, puoi vivere nella lamentela oppure organizzarti e cercare alleati per provare a migliorarle. È da questa premessa che nasce il movimento politico e cittadino guidato da Ada Colau, che ha vinto le elezioni comunali di Barcellona.

Barcelona en Comú, il partito di Ada Colau, ha fatto una carriera folgorante a passo di formica.

Costituito solo un anno fa come piattaforma cittadina in cui confluivano diverse strutture sociali e politiche della sinistra radicale ha basato la sua campagna elettorale su un grande sforzo di documentazione, informazione, discussione e scambio attraverso i social media, lavorando con gruppi di cittadini nei quartieri, con una modalità scrupolosamente democratica, cercando di dare corpo a un programma sui beni comuni evidentemente alternative a quelle proposte dall'establishment istituzionale.

Barcelona en Comú è stato finanziato dalle persone attraverso il crowdfunding in modo trasparente, senza i grandi mezzi né l'esperienza politica di un partito, ma a partire dalla grande forza e straordinaria intelligenza collettiva emersa in reazione agli anni di crisi e di abusi sia in Catalunya che in Spagna.

Vincere le elezioni in una grande città e capitale economica come Barcellona, in queste condizioni e con questo metodo, è stata un'impresa eroica e il merito è anche della leader carismatica Ada Colau.

Ada è nata a Barcellona quarantuno anni fa, ha studiato filosofia ed è attivista da quando ha vent'anni, è mamma di un bimbo di due anni e da dieci collabora con una ong che si occupa di approfondire e monitorare il tema dell'abitare in Spagna.
Negli ultimi anni Ada ha avuto molta visibilità come portavoce della Piattaforma delle persone con debiti ipotecari (PAH) che difende le persone che con la crisi hanno avuto difficoltà a sostenere il mutuo sulla casa, fermando gli sgomberi e riuscendo a promuovere un'iniziativa legislativa contro i pignoramenti e per la dazione in pagamento.

Ada rappresenta una generazione di donne molto istruite, con un alto livello di consapevolezza e impegno sociale, con idee e prospettive politiche solide e una grande capacità di argomentazione e comunicazione. Inizialmente si era rifiutata di entrare nella politica elettorale ma alla fine si è lanciata a guidare questo movimento scelta dalle persone che ne fanno parte.
Senza ombra di dubbio, la prima donna sindaco di Barcellona porterà numerosi cambiamenti e sarà alternativa in molti sensi grazie alla sua solida preparazione.

Ada Colau a Barcellona, Manuela Carmena di Ahora Madrid, Mónica Oltra a Valencia: in Spagna sta emergendo una nuova leadership femminile che risponde a un nuovo modo di fare politica di sinistra che parte dalla responsabilizzazione collettiva, l'apertura e la comprensione, l'intelligenza, dal sentire comune e la partecipazione di tutte e tutti e dalla volontà di legittimare nuovamente istituzioni che hanno voltato le spalle a troppa gente.

A differenza di altri momenti di grandi cambiamenti e aspettative della nostra storia più o meno recente, sento che stiamo entrando in un nuovo ciclo in cui la politica smetterà di risiedere esclusivamente nelle istituzioni e inizierà a funzionare come un sistema di cittadinanza attiva, che potrà chiedere a suoi governatori di rendere conto del proprio operato grazie a una maggiore trasparenza, accesso all'informazione e processi partecipativi molto più intensi.

Senz'altro questa è la migliore strategia di fattibilità per un governo che ha come priorità un piano shock di misure in aperta rottura con tutto quello che è stato finora, qualcosa che non avrà vita facile per raggiungere i propri obiettivi e dovrà scontrarsi con un'opposizione agguerrita dentro e fuori il consiglio comunale.

Laura Bosch

 

 

 

Ada Colau, da occupante di case a sindaca di Barcellona

  • Martedì, 26 Maggio 2015 11:44 ,
  • Pubblicato in Flash news

Micromega
26 05 2015

Laurea in filosofia, madre di un bimbo di 4 anni e “attivista dei diritti umani e della democrazia”. Un ritratto della neo primacittadina di Barcellona che negli anni ha partecipato ad interessanti esperienze dal basso come il movimento contro le requisizioni delle case e gli Indignados. Ha vinto a capo di una lista civica, sostenuta anche da Podemos: “Davide ha sconfitto Golia”. L’utopia che diventa realtà.

di Giacomo Russo Spena

“La politica è un impulso sociale intento a migliorare le nostre condizioni di vita, penso sia l’aspetto più nobile che può caratterizzare un essere umano, insieme alla cultura e all'arte”. E Ada Colau, 41 anni, ha la politica nel dna. Sente le ingiustizie, le vive, le capta e lotta per contrastarle. Da anni è nei movimenti. “Ci dissero: se volete qualcosa presentatevi alle elezioni. E qui stiamo”, rispondeva così, prima del voto, a chi provocando si riferiva alla mobilitazione degli Indignati spagnoli.

“Il futuro di Barcellona è nelle vostre mani. Ogni voto sarà decisivo” ha scritto come ultimo tweet, prima del silenzio di rito. I risultati sono palesi: Davide ha sconfitto Golia. Piange, commossa, con a fianco il marito, economista, Adrià Alemany, dalla cui relazione è nato un figlio di 4 anni. “Dicevamo che il cambiamento era possibile, così è stato”. Con una candidatura civica sostenuta da movimenti e partiti, come Podemos e Izquierda Unida. Una vita dalla parte dei più deboli.

Negli anni ‘90 si mobilita contro la prima Guerra del Golfo, poi frequenta i collettivi studenteschi dell’università di Barcellona, dove si laurea in Filosofia con una tesi su Simone de Beauvoir. Per lei anche una breve parentesi Erasmus a Milano che le permette di familiarizzare con l’italiano. Con il movimento No Global inizia la sua militanza a tempo pieno e, dopo il G8 di Genova 2001, si fa promotrice a Barcellona dei primi cortei pacifisti contro le guerre preventive di Bush. Quel popolo arcobaleno che il New York Times definì nel 2003 la seconda superpotenza al mondo, dopo gli Usa. Si definisce “un’attivista dei diritti umani e della democrazia”.

È fronteggiando il dramma abitativo che diventa una leader di movimento conosciuta tanto da essere considerata dalle istituzioni “un soggetto pericoloso”. La crisi spagnola è stata causata dallo scoppio di una doppia bolla speculativa, e questo perché il settore creditizio e quello immobiliare erano cresciuti in maniera abnorme. Ovunque si sono diffusi i pignoramenti delle case, come un’ epidemia. Con famiglie, impossibilitate a pagare la rata del mutuo, finite in mezzo ad una strada da un giorno all’altro. Colpa soprattutto di una legge che in Spagna è conosciuta e temuta da tutti. La legislazione, ancora in vigore, prevede che in caso di insolvenza, colui che ha stipulato il mutuo non solo perde l’abitazione ma rimane vincolato al pagamento delle rate. Succede, insomma, che oltre a ritrovarsi a pagare l’affitto di una nuova abitazione (perché si è persa la propria) rimanga la spada di Damocle del vecchio mutuo. Un meccanismo infernale che ha finito per coinvolgere anche i garanti dei mutui, spesso genitori o parenti. Con risvolti drammatici, come un effetto domino: case perse una dietro l’altra e intere famiglie sull’orlo del baratro.

Dal 2006 al 2012, in Spagna 420mila alloggi sono tornati nelle mani delle banche: un dramma sociale di cui l’immobiliarismo finanziario è il solo responsabile. Per fronteggiare il problema abitativo nascerà, come risposta, la “Plataforma de Afectados por la Hipoteca” (Pah, Piattaforma delle vittime dei mutui), un movimento sociale apartitico che dal 2011 s’intreccerà con gli indignados e si opporrà agli sfratti con picchetti, trattative con le banche e proteste. La leader, indiscussa, sarà proprio Ada Colau.

Tra i punti programmatici: prediligere un incentivo alla locazione rispetto alla casa di proprietà; rivendicare l’uso sociale delle abitazioni vuote presenti in città, aumentando la pressione fiscale nei confronti di chi è proprietario di case sfitte; esigere il controllo dei prezzi delle abitazioni per evitare aumenti artificiali e riduzione del valore del suolo per uso sociale; battersi contro la corruzione e la speculazione; chiedere che ogni intervento edilizio sia programmato secondo i principi di un’urbanistica sostenibile che non sia in conflitto con l’ambiente. Colau si rende protagonista di picchetti antisfratto, manifestazioni e innumerevoli azioni contro le banche tanto da essere più volte denunciata. Vive in una caserma occupata della Guardia Civil nel quartiere popolare di Barceloneta.

La Pah fornisce anche assistenza legale, diventando un movimento interclassista: il ceto medio – polverizzato dalla crisi – è vittima delle requisizioni. La Piattaforma ha optato per riscrivere dal basso la legislazione in materia lanciando anche la sfida della legge popolare. Erano necessarie 500mila firme, ma in pochissimo tempo il movimento ne ha raccolte – grazie ad una mobilitazione nazionale – un milione e 200mila. Un evidente successo. Eppure il governo di Rojoy si mostra sordo: la legge popolare viene bloccata dai conservatori.

Nel 2011 è il turno del 15M e degli indignados. Ada Colau, e la Pah, attraversano quelle proteste moltitudinarie. Un nuovo modo di fare politica e di occupare lo spazio pubblico. Una volta diminuite le assemblee di quartiere, la Pah divenne un punto di riferimento della lotta, così come le mareas (“maree”). Gruppi di persone autorganizzate per vertenze in specifici settori.

Anche qui Ada Colau svetta per la sua popolarità e per le sua capacità comunicative ed aggregative. Fino alla decisione di candidarsi a sindaco di Barcellona, sostenuta in primis da Podemos. “Troviamo strategicamente fondamentale sostenere movimenti e comitati civili” spiegava Pablo Iglesias al congresso del partito, giungendo al punto di non presentare propri candidati e simboli. Così intorno ad Ada Colau è stato possibile formare una lista civica che si è messa in rete con altre esperienze di autogoverno nate in diverse città spagnole. La sua candidatura mette insieme vari frammenti della sinistra: da Podemos, ai rosso-verdi catalani di ICV, a Izquierda Unida, oltre a vari movimenti cittadini: “Il processo elettorale nasce in questo contesto di rivoluzione democratica. Dobbiamo esserne orgogliosi: in altri paesi la risposta è stata di tutt’altro segno. Il municipalismo poi è storicamente un luogo di rottura dal basso, dove la politica è più vicina alle persone”, ha dichiarato la neosindaca in una recente intervista a Il Manifesto.

Una campagna elettorale travolgente che ha visto la partecipazione di migliaia di persone. Un programma scritto dal basso attraverso affollate assemblee nei quartieri e l’utilizzo della Rete. Vera esperienza di tecno-politica. E senza alcun grande finanziatore alle spalle, né le tanto odiate banche: trasparenza e crowdfunding, i pilastri per fare politica dal basso. Una proposta radicale, a leggere il programma. Una lezione di conflitto e consenso a vedere i risultati elettorali. Nei comizi finali anche la sorpresa della visita di Pepe Mujica, l’ex presidente “guerrigliero” dell’Uruguay che ha elogiato la sua candidatura. L’occupante di case diventa sindaco. Senza rinnegare nulla. Senza cambiare. L’utopia che diventa realtà.

 

Spagna, "el cambio" parte dalle città

  • Martedì, 26 Maggio 2015 08:18 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
26 05 2015

Trionfo in Spagna delle liste municipali appoggiate da Podemos: a Barcellona Ada Colau sarà sindaco, a Madrid si discute di una coalizione tra Ahora Madrid e il PSOE. Il bipolarismo spagnolo ne esce con le ossa rotte, mentre Pablo Iglesias suona la carica verso le politiche di novembre

Le elezioni comunali e regionali di ieri hanno visto saltare completamente il bipolarismo spagnolo, arretrare il PSOE e quasi sparire Izquierda Unida, che ha perso circa mezzo milione di voti. Gli schemi dell’"alternanza" tanto cari ai seguaci del bipolarismo sono definitivamente saltati, con un quadro partitico in continua evoluzione, in cui le nuove forze di “Podemos” e “Ciudadanos” stanno progressivamente erodendo le fasce di consenso delle altre forze politiche.

E’ giusto ricordare come già nelle elezioni europee del 2014 il classico schema bipolare spagnolo aveva subito un duro colpo, ma ora si parla di elezioni amministrative, votazioni dove c’è, come si dice in gergo, “la ciccia”.

La lista municipale Ahora Madrid, appoggiata da Podemos e costruita attraverso un lungo processo che ha coinvolto associazioni, movimenti, assemblee di quartiere, ha oggi la concreta possibilità di andare al governo della capitale spagnola col 31.85 % dei voti e 20 seggi conquistati. A Madrid il PP manteneva da 24 anni la maggioranza assoluta dei voti, oggi la candidata del PP ha conquistato 21 seggi – dieci in meno delle ultime elezioni – e un’eventuale coalizione col PSOE o, come sembra più probabile in queste ore, un’eventuale appoggio esterno da parte della lista “municipalista”, farebbero perdere al partito di Mariano Rajoy il governo della capitale dopo decenni.

A Barcellona la lista Barcelona en Comù, capitanata da Ada Colau, ex portavoce della PAH (Plataforma de Afectados por la Hipoteca) e militante dei movimenti di lotta per la casa, ha conquistato il 25% dei voti e la maggioranza dei seggi nella capitale catalana. “La vottoria di davide contro Golia,” ha dichiarato Colau appena appresi i risultati. Un successo storico, che affonda le sue radici nel 15M e nelle esperienze di sindacalismo metropolitano che lì si sono sviluppate. E’ vero che Ada Colau non fa più parte della PAH da quando ha deciso di intraprendere l’avventura elettorale, ma è altrettanto vero che la sua reputazione e la sua presenza pubblica si sono costruite proprio lì, negli escraches e nelle occupazioni delle banche per impedire gli sfratti per insolvenza.

A Madrid e Barcellona si aggiungono gli ottimi risultati delle liste “municipaliste” a Valencia, Saragoza, Coruña, Cádiz. Risultati migliori di quelli che ha ottenuto Podemos alle regionali presentandosi col suo simbolo. Dati che fanno riflettere e che probabilmente riapriranno il dibattito interno tra macchina comunicativa e organizzazione territoriale. Tra un’idea di organizzazione centrata sulla presenza mediatica e una maggiormente articolata sui territori e in relazione più forte coi movimenti. I risultati straordinari di ieri partono infatti dall’alleanza coi movimenti locali e dalla costruzione concreta di rapporti col territorio. Rapporti spesso conflittuali, soprattutto nella definizione delle liste e dei meccanismi elettorali della primarie, decisi, come nel caso di Ahora Madrid, dopo settimane di trattative serratissime. Ma sicuramente non è un caso che Pablo Iglesias abbia dichiarato stamattina che “le grandi città sono le locomotrici del cambiamento”. Locomotrici che devono tirare la volata alla campagna elettorale delle elezioni politiche di novembre.

Vince Podemos trema l'Europa

Podemos-Spagna-avanza-elezioni-amministrative
In Spagna è l'alba di un nuovo giorno. Come previsto, il bipartitismo esce dalle urne in agonia profonda, sopraffatto dalla voglia di cambiamento incarnata dai partiti emergenti, ormai consolidatisi in tutto il paese. [...] Ma la sconfitta della destra è più rilevante dal punto di vista politico, che da quello statistico: nel paese c'è una chiara maggioranza progressista, che ha rotto l'egemonia conservatrice degli ultimi quattro anni. 
Gerardo Grosso, Il Manifesto ...

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