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Ora è in carcere, denuncia l'associazione SenzaConfine, "per aver aiutato una ragazza pakistana a sposare l'uomo che amava e non quello che la famiglia voleva per lei". Mohamed Shabir, 53 anni, da tempo cittadino italiano, è rinchiuso ormai da due settimane. ...

Articolo Tre
03 04 2014

La proposta di legge vorrebbe abbassare l'età del matrimonio a nove anni e dare ai mariti la libertà di costringere le proprie mogli ad avere rapporti sessuali senza consenso. L'età legale per il matrimonio in Iraq è attualmente 18.

Un disegno di legge rischia di peggiorare ulteriormente la già difficile situazione dei diritti civili delle donne e dei minori in Iraq.
La “Jaafari personal status law“, dal nome del sesto Imam ai cui la legge si ispirerebbe, è attualmente in discussione in Parlamento e se approvata riguarderebbe la popolazione sciita del Paese, il 55% del totale.

La legge vorrebbe abbassare l'età matrimoniale per le bambine, attualmente a 18 anni, ai 9 anni e ai 15 anni per i maschi, legalizzare lo stupro familiare e portare a numerose restrizioni che ridurrebbero le donne in un vero e proprio stato di segregazione. Darebbe agli uomini un ruolo di tutela rigorosa sulle proprie mogli, la custodia in automatico dei figli all'uomo in caso di divorzio.

Il progetto di legge, avanzato dal ministro della Giustizia iracheno, che dirige il partito Fadhila, con sette seggi del parlamento nazionale e alleato con il primo ministro, Nouri al- Maliki, è stato già approvato dal Consiglio dei ministri iracheno, prerequisito per il voto in Parlamento.

Secondo il professor Hassan al- Shimari, analista politico dell'Università di Baghdad, questo è un chiaro tentativo da parte del partito Fadila per ottenere consenso, in vista delle elezioni politiche del prossimo 30 aprile, stimolando il sentimento identitario degli sciiti e anche un atto d’indipendenza dall’Occidente.

L'intento del premier Maliki, in carica per un terzo mandato, è probabilmente quello di rilanciare sé stesso come il "redentore" di un Paese continuamente minacciato dalla rivolta sunnita e dall'Occidente; tuttavia il primo ministro non ha ancora dichiarato la sua posizione in merito alla legge. Le associazioni attente alla salvaguardia dei diritti civili si stanno già muovendo per opporsi alla proposta governativa.

La legge, secondo Human Rights Watch, violerebbe la “Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne” del 1986 e la “Convenzione sui diritti dei bambini” del 1994, entrambe ratificate dallo stato iracheno.

Le bambine di nove anni devono essere considerate già donne sviluppate e possono andare in sposa a chi lo richiedesse: è questo il punto più controverso della nuova legge sulla famiglia approvata dal governo iracheno. ...

Aisha e le altre (Andrea Guermandi, L'Unità)

Il mondo di Aisha è duro, doloroso, nascosto. E' come se questa ragazza, come tutte le altre ragazze e le donne del suo paese, fossero un fantasma. O un nero corvo che vola via, impalpabile. Non hanno volto, non hanno sembianze femminili. ...

La Stampa
15 01 2014

Un terzo dei matrimoni nel sud-est della Turchia avvengono con ragazzine minorenni, spesso sotto i 15 anni. Non si fermano nel Paese lo sdegno e la polemica dopo che la giovane Kader, 14 anni e data in moglie ad appena 11, è stata trovata morta poco dopo la nascita del secondo figlio.
A gettare benzina sul fuoco e puntare un’altra volta i riflettori sul fenomeno delle spose bambine, che rappresenta ancora una vera e propria piaga in Turchia, oggi è arrivata anche una ricerca della Kamer, una ong che si occupa di diritti delle donne.

Lo studio è stato condotto su un campione di 60mila donne in 23 province fra cui Siirt, dove viveva la giovane Kader. I risultati sono sconfortanti. La percentuale di matrimoni fra minori è del 33%. Questo il risultato della ricerca. Per quanto riguarda altri dati in possesso dell’associazione, negli ultimi 10 anni, almeno 4711 donne si sono sposate a 16 e 17 anni, 2217 fra 13 e 15, 54 sotto i 12 anni.

Il fenomeno è particolarmente diffuso nelle aree rurali del Paese, dove l’organizzazione della famiglia si basa ancora sul concetto di clan e queste unioni sono spesso di convenienza, per rafforzare la posizione di un nucleo rispetto a un altro. Donne come merce di scambio o per assicurarsi qualche vantaggio, insomma, come succedeva nei secoli scorsi. Peccato che siamo in Turchia, un Paese candidato all’ingresso in Unione Europea e che ha intrapreso da anni un difficile cammino verso una maggiore democratizzazione, che dovrebbe avere effetti positivi proprio sulla condizione femminile.

“Le autorità dovrebbero fondare sinergie al più presto con insegnanti, imam, polizia e amministratori locali per aumentare la sensibilità sul problema. Devono essere adottate misure preventive in ogni villaggio” ha spiegato al quotidiano Hurriyet Esra Gurcan, direttrice della sede di Kamer a Van, nell’est del Paese e altro luogo dove il fenomeno delle spose bambine è particolarmente sentito.

E sul caso della giovane Kader ha commentato: “Stiamo parlando di una ragazza sposata a 11 anni e morta a 14 dopo aver partorito due figli, questa è una vergogna per tutti noi. La famiglia che la dà in sposa, l’uomo che si è unito con lei in matrimonio dovrebbero essere indagati”.

L’età minima del matrimonio in Turchia fino a poco tempo fa era 15 anni, il governo islamico-moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan ha poi deciso di elevarla proprio per cercare di limitare il fenomeno delle spose bambine, aumentando anche le pene in caso di matrimonio fra minorenni. Ma l’omertà, la mancanza di controllo, un’impostazione culturale che è ancora molto radicata nel Paese, hanno fatto in modo che questi provvedimenti risultassero del tutto inutili.

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