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Arabia, scappa a 15 anni dal marito 90enne

  • Martedì, 08 Gennaio 2013 14:31 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
Repubblica.it
08 01 2013

Rivolta web: "Basta con le spose bambine"
La ragazza è fuggita la prima notte di nozze per tornare dai genitori e l'uomo vuole intentare causa per riavere i 17 mila dollari pagati in dote. Ma sui social network arabi la reazione è stata potentissima.

ROMA - Lui novanta, lei 15 anni. Un matrimonio comune in Arabia Saudita dove sull'altare possono salire spose bambine di undici, dieci anni. O otto. Non c'è un limite di età, perché non c'è una legge. Secondo i media locali l'uomo per sposare la ragazza ha pagato alla famiglia una dote di 17 mila dollari. Ma in un'epoca in cui la libertà di esprimere la propria opinione trova un'eco attraverso i social network, anche in Arabia Saudita lo sdegno per un contratto matrimoniale come mille altri prima, ha trovato forza e i commenti virtuali hanno creato una rivolta che, partita dalla Rete, è arrivata a terra smuovendo le fondamenta del regno.

Gli utenti del Paese si sono ribellati dopo aver appreso della fuga della ragazza già la prima notte di nozze, quando, spaventata, si è prima chiusa a chiave dentro una stanza lasciando fuori il marito novantenne per poi scappare a casa, dai genitori, due giorni dopo. L'uomo ha annunciato che, secondo i suoi diritti, avrebbe intentato una causa legale per riavere indietro, se non lei, almeno il denaro della dote pagato alla famiglia. Il contratto non è stato rispettato.

Ma la reazione su Twitter e Facebook è stata feroce e ha messo in evidenza una storia che sarebbe passata inosservata. Per gli arabi i social network sono diventati una voce importante, un mezzo in grado di superare barriere e veli. Omertà, tradizioni. Secondo l'analista del Medio Oriente Sebastian Usher, citato dalla Bbc, quest'ultimo caso ne riflette la potenza. Twitter o Facebook sono 'vitali' per la popolazione araba, una piattaforma fondamentale per affrontare pubblicamente discussioni che sono sempre state, fino a oggi, opache, nascoste. Migliaia di ragazze minori di 14 anni sono state date in spose a uomini più vecchi e ricchi. Eppure restano compravendite. Mercati di minori confusi da antiche tradizioni che ora sono scosse alla base da un tumulto sociale, in grado di non restare virtuale. La rete, ora, chiede la maggiore età per sposarsi.

L'attivista umanitaria araba Suhaila Zein el-Abedin ha detto che la reazione della rete è stata netta e per la prima volta è riuscita a riportare l'attenzione su un tema che tende a passare inosservato. Poi si è appellata alle autorità parlando attraverso la tv Al Arabiya, chiedendo di aiutare la ragazza perché la famiglia non è in grado di restituire i soldi.

Già anni fa, nel 2010, con soddisfazione dei gruppi che difendono i diritti umani, lo Stato arabo aveva 'promesso' nuove misure che regolassero i matrimoni delle spose bambine: "Sono anni che si parla di quest'argomento, ci sono centinaia di casi e cause che cercano di impedire ai padri di vendere le proprie figlie a uomini troppo vecchi in cambio di soldi", aveva detto Mufleh Al-Qahtani, direttore della National Society dei diritti umani. Poi niente era successo. Perché si tratta della base della cultura araba. Dove per povertà, o per pagare i propri debiti, i padri di famiglia possono decidere che prezzo ha il destino delle proprie figlie.

Nel 2009 la Corte di Unaiza aveva proposto, se non l'abolizione della pratica matrimoniale, almeno che fosse rispettata l'età della pubertà per il rapporto sessuale e, nello stesso periodo, anche l'allora ministro della Giustizia, Muhammad Issa, aveva manifestato la volontà di porre un freno all'arbitrarietà delle famiglie alla vendita le loro figlie. Nessuna misura è mai stata attuata.

Monica Ricci Sargentini, Le persone e la dignità
3 dicembre 2012

Per le spose bambine promesse a un parente lontano anche a soli nove anni spesso la morte è l'unica soluzione perché soltanto con un gesto così estremo il patto matrimoniale potrà essere invalidato. Lo sapeva bene Nasreen, 18 anni, di Kunduz, che qualche giorno fa  ha preso un fucile da caccia e si è sparata, uccidendosi.
Le persone e la dignità
03 12 2012

Per le spose bambine promesse a un parente lontano anche a soli nove anni spesso la morte è l’unica soluzione perché soltanto con un gesto così estremo il patto matrimoniale potrà essere invalidato. Lo sapeva bene Nasreen, 18 anni, di Kunduz, che qualche giorno fa  ha preso un fucile da caccia e si è sparata, uccidendosi.  Nasreen non è di certo l’unico esempio. Fatima, 17 anni, di Kabul ha provato a fare lo stesso qualche mese fa ma a lei è andata peggio: è sopravvissuta e, per farsi annullare il fidanzamento,  è dovuta andare in tribunale dove vige la sharia e una ragazza per farsi ascoltare deve avere almeno cinque testimoni a favore, ovviamente maschi.

Secondo gli organismi umanitari che operano in Afghanistan,  il numero di ragazze che decidono con un gesto estremo di mettere fine a vessazioni famigliari o a matrimoni indesiderati è in aumento.  L’altra alternativa è la fuga, un’opzione che apre le porte del carcere a moltissime donne: secondo Human Rights Watch circa 500 sono attualmente in carcere per aver cercato di sfuggire a un matrimonio forzato o a un marito violento. E poi, purtroppo, ci sono i feminicidi, molto frequenti in questa parte del mondo.  Tre giorni fa sempre nella provincia di Kunduz un’adolescente di 14 anni, Gisa, è stata decapitata senza pietà per essersi rifiutata di sposarsi. Due uomini, identificati dalla polizia solo come Sadeq e Massoud, sono stati arrestati per l’assassinio della ragazza. Secondo i media afghani, i due sarebbero parenti stretti della famiglia ed entrambi volevano sposare Gisa, ma sia la giovane che il padre avevano ripetutamente respinto le loro proposte. I due l’avrebbero aggredita mentre tornava a casa, dopo essere andata al pozzo per prendere l’acqua. Il suo corpo è stato trovato in un campo nel distretto di Imam Sahib.

Un altro caso che è fatto scalpore è accaduto il mese scorso quando una ventenneè stata decapitata dalla famiglia del marito per essersi rifiutata di prostituirsi, mentre lo scorso  settembre cinque persone sono state arrestate per aver inflitto 100 frustate in pubblico a una 16enne accusata di avere una relazione.

Dal 2009, grazie all’entrata in vigore della legge sull’Eliminazione della violenza contro le donne, l’Afghanistan vieta i matrimoni forzati, la pratica di “regalare” una ragazza per risolvere una disputa e altri atti di violenza. Ma per molte la realtà non è cambiata. Secondo i dati dell’organizzazione britannica Oxfam, l’87% delle donne afghane ha riferito di aver subito violenza fisica, sessuale o psicologica.
    L’ong Plan denuncia che ogni  10 milioni di bambine nel mondo sono costrette a sposarsi, una ogni tre secondi;  mentre 150 milioni di bambine sotto i 18 anni sono vittime di stupro o altre forme di violenza sessuale. Quando cominceremo ad indignarci davvero?

Afghanistan, spose bambine: il progetto per salvarle

  • Venerdì, 30 Novembre 2012 13:09 ,
  • Pubblicato in Flash news
Repubblica.it
30 11 2012

Una ragazzina afgana è stata decapitata con un coltello perché aveva rifiutato di sposare, d'accordo con suo padre, un suo parente stretto che pretendeva di sposarla. La polizia ha arrestato due uomini accusati di questo delitto agghiacciante. E' accaduto nella provincia di Kunduz, a poco più di 50 km dal confine con il Tajikistan e a 355 km nord di Kabul.  La storia di questa adolescente afghana riaccende i riflettori su un tema di drammatica importanza.

Ogni anno, 10 milioni di bambine sono costrette a sposarsi: una ogni tre secondi, qualcuno ha calcolato. Una su sette si sposa prima dei 15 anni, alcune addirittura ad appena 5 anni. 150 milioni di bambine, insomma, sotto i 18 anni sono vittime di stupro o altre forme di violenza sessuale.  

Per milioni di ragazze, anche solo raggiungere la pubertà può rappresentare il primo passo verso un matrimonio forzato. Troppo spesso, sono allontanate dalla scuola, isolate dai loro amici e costrette a sposarsi. Il matrimonio precoce nega la possibilità di realizzare le loro aspirazioni ma anche bisogni e diritti. Anche se il matrimonio precoce colpisce sia i ragazzi sia le ragazze, queste ultime subiscono maggiori pressioni, legalmente e socialmente, e arrivano al matrimonio in età inferiore rispetto ai maschi.

Il contributo delle donne per lo sviluppo delle comunità è fondamentale ma affinché abbiano la possibilità di mettersi in gioco è importante che vengano garantite loro un'infanzia e un'istruzione  -  spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan Italia, autore del video che mostra l'impatto di questo evento sulle giovani ragazze
Le chiamano "spose a basso prezzo". Mogli bambine, facili da trovare, facili da portare via, con le famiglie disposte a tanto pur di veder migliorate anche solo di poco le loro disastrose situazioni economiche nei campi profughi sempre più gremiti e disperati lungo il confine.
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