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Onu, un giorno per la stampa libera in tutto il mondo

  • Lunedì, 02 Maggio 2016 17:44 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
Libertà di stampaArturo Di Corinto, La Repubblica
2 maggio 2016
    
Il 3 maggio si celebra in molte capitali il World Press Freedom Day. Mentre gli arresti degli operatori dell'informazione si susseguono nei paesi a rischio. E ovunque le pressioni aumentano. Anche sul web.

Legge sulla diffamazione. Intervista a Silvia Garambois

  • Martedì, 24 Febbraio 2015 08:03 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
DiffamazioneMonica Pepe, Zeroviolenza
24 febbraio 2015

Silvia Garambois, a che punto è l'iter parlamentare della legge sulla diffamazione a mezzo stampa?

Il Senato ha approvato quella che è una brutta legge, un nuovo bavaglio alla stampa, lo scorso 29 ottobre. Ad oggi la normativa è alla commissione giustizia della Camera, dove sono stati presentati nuovi emendamenti: alcuni per limare i punti più controversi, altri – purtroppo – che pongono nuovi paletti all'informazione.

"Anche il capo della polizia provò ad ammazzarmi"

  • Giovedì, 11 Dicembre 2014 14:24 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
11 12 2014

Solo nel 2013 ne hanno uccisi circa 70, arrestati 826, minacciati o fisicamente aggrediti 2160 e rapiti 87.

Il Messico - dove basta un tweet sgradito ai narcos per finire scuoiati e appesi a testa in giù -  non è un paese per giornalisti.
O forse, come ripete mischiando l'inglese e lo spagnolo a seconda della foga Anabel Hernandez, "è proprio il Paese che non può fare a meno della stampa. Quella vera". ...

Transmedia, il futuro della narrazione

  • Martedì, 28 Ottobre 2014 10:12 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina99
28 10 2014

Social network, crowdfunding, serie tv e web, talent, wikipedismo, portali come youtube o come anobii, fandom e fan-like stanno modificando il nostro modo di raccontare. Facendo erompere la narrazione dalle gabbie di un medium unico e di un unico linguaggio-

Non sai cosa mi è successo stamattina, anzi è iniziato tutto ieri sera quando…: ogni momento costruiamo narrazioni. Ogni momento operiamo scelte autoriali; anche per una frase quotidiana come questa, abbiamo scelto per lo meno narratore, tempo, stile, lingua, genere, e usato suspense, reticenza, flashback e tre piani temporali. Senza racconto non esistiamo. Ma se la narrazione è un bisogno primario come il respiro, il cibo, il futuro della narrazione ci riguarda: che sta succedendo al racconto, che succederà?

Transmedia, social network, crowdfunding, serie tv e web, talent, wikipedismo, portali come youtube o come anobii, fandom e fan-like, notizie seriali modificano il modo di narrare. Per Henry Jenkins, tra i suoi massimi studiosi (Convergence Culture, Apogeo 2007), il transmedia storytelling è il racconto di una storia tramite più media, tutti indipendenti e addizionali, in modo che la somma delle narrazioni sia maggiore della narrazione nativa. L’esempio classico è Star Wars di Lucas (1976), ma la serialità americana ne ha fatto la sua cifra. The Walking Dead, serie a fumetti di Robert Kirkman, ha generato: una serie tv e tre web, due videogame (uno dalla serie, uno dal fumetto), tre romanzi, un’app, un flipper e un hamburger al sapor di carne umana: tutti diversi. Così, ogni fruitore può fruire anche di uno solo dei canali, ma ha interesse a fruirli tutti; non più destinatario del messaggio, ne è lui, più della narrazione stessa, il soggetto; colui che cambia la narrazione. La convergenza tra media mainstream e grassroot, cioè generati dagli utenti – come la chiama Jenkins – è una delle forme di questa tendenza.

Accade anche nel crowdfunding, in cui il creatore del prodotto narrativo (ma si può finanziare di tutto) mette on line il proprio progetto su portali specifici (indiegogo, kickstarter…): il tuo pubblico è il tuo produttore; se al pubblico non piace, la narrazione non c’è. Nel tentativo di arginare la crisi cupa della stampa, la notizia smette i panni di nuda cronaca e si fa narrazione seriale o racconto flash commovente/divertente. Seguiamo come una telenovela anni ’80 i colpi di scena della strage di Erba, clicchiamo forsennati sulla colonnina destra dei quotidiani on line. Su Anobii, Mymovies e simili giudichiamo in tempo reale la narrazione appena fruita; non riusciamo più a non contare le stellette prima di decidere se comprare un libro/vedere un film. Anche i talent raccontano tante storie (anzi, la grande storia di quello show, vera e propria serie tv): sono le più succulente che facciamo andare avanti a furia di voti.

Siamo sicuri che le nostre narrazioni non siano influenzate da tutto ciò? Come faccio a sapere che, a furia di contare come monete i retweet su Twitter, subdolamente l’ansia di piacere non s’impasti alla ricerca di una qualità narrativa? Anche alla cronaca chiediamo: raccontaci una storia! Abbiamo deciso che, per avere il grande pubblico, la narrazione non sperimentale, consolatoria è l’unica. Secondo me è una scusa – a volte per rifiutare un progetto, a volte per faticare meno. La legge è ovvia: solo se riesco a scrivere un romanzo valido, ai lettori piacerà. Ma, se scrivo al volo un raccontino su Facebook e noto che uno stile, un contenuto attira più di altri, come faccio a essere sicura che, chiusa negli anni di lavoro che un romanzo richiede, quel tintinnare di like non mi echeggerà ossessivo in testa? Che succede al mio modo di narrare quando leggo una sfilza di commenti negativi degli utenti sotto la scheda del mio film? La narrazione di qualsiasi tipo ha sempre avuto come destinatario il pubblico; sempre c’è (si spera!) un lettore/spettatore che ha non solo diritto di leggere, ma anche di esprimere pareri.

L’instant writing e l’instant reading che punteggiano i giorni in cui viviamo parlano però di una narrazione che si disfa, sgretola e tentacolizza per fidelizzare ogni tipo di pubblico, inizia solo se il pubblico finanzia, è vecchia subito. D’altro canto non abbiamo più la stupefacente arma dell’oblio: con un click disponiamo dell’intero arco narrativo (vita e produzione artistica, commenti inclusi) di chiunque; viviamo in un’unica totale costante narrazione collettiva dove l’autore non esiste? Nel 1827 il filosofo Trahndorff parlava per la prima di Gesamtkunstwerk, opera d’arte comprensiva di tutte le arti. Anche Wagner la citava nel ’49 portandone a esempio massimo il teatro della Grecia antica. Cercando accanitamente, Capote scoprì che l’unico modo di scrivere libri migliori è applicare «in una sola forma» ciò che sappiamo «di ogni altra forma di scrittura».

È di ogni tempo, dunque, la ricerca una narrazione che erompa dalle gabbie di un medium unico e un unico linguaggio. Non credo che al narratore giovi ripudiare o (tentare di) scampare al trasformarsi di ciò che della narrazione non è contorno ma uno dei materiali: la realtà; guardare e ascoltare è un bel pezzo del nostro lavoro. Cercare dentro «ogni forma di scrittura» affogando con spregiudicatezza e coraggio nel reale che ci è capitato; questa può essere, anche ora, la nostra ricerca.

Anna Politkovskaja: il sapore amaro della libertà

  • Martedì, 07 Ottobre 2014 13:54 ,
  • Pubblicato in Flash news

Osservatorio Balcani e Caucaso
07 10 2014

Sono passati otto anni dall’assassinio della giornalista Anna Politkovskaja. Celebre giornalista e scrittrice russa il cui nome era da solo una scottante critica al Cremlino e alle sue politiche in Cecenia. Oggi, a Milano, la posa di fiori presso il giardino pubblico che porta il suo nome e la proiezione di un documentario al cinema Ariosto.

“Il mondo teme una proliferazione nucleare incontrollata - io invece temo l'odio. Si sta accumulando sempre di più e in maniera incontrollabile. Il mondo è riuscito almeno a escogitare delle leve per fare fronte ai caporioni di Iraq e Corea del Nord, ma nessuno riuscirà mai a individuare le vie percorse dalla vendetta personale. Il mondo è completamente indifeso di fronte a quest'ultima. Nel nostro paese attualmente è in corso qualcosa di incredibilmente stupido e irresponsabile - centinaia di persone vengono costrette con la forza ad accumulare intere riserve di odio, che renderanno completamente imprevedibile la vita futura degli altri.”

Iniziava così uno degli ultimi articoli scritti da Anna Politkovskaja prima di essere uccisa a colpi di pistola nell'androne di casa a Mosca il 7 ottobre del 2006, dal titolo “L'odio che genera odio” pubblicato su Novaja Gazeta. Quarantotto anni, Anna Politkovskaja era una giornalista come pochi in Russia. Era corrispondente speciale per il giornale Novaya Gazeta ed era divenuta una dei più importanti difensori dei diritti umani nel Paese. Negli ultimi anni, quando i media russi stavano affrontando pressioni sempre più forti, sotto l'amministrazione del presidente Vladimir Putin, era riuscita a restare una voce indipendente. Era divenuta una figura internazionale che spesso parlava all'estero di una guerra, quella in Cecenia, che definiva "terrorismo di stato contro terrorismo di gruppo."

Per tenere viva la memoria di Anna, oggi 7 ottobre 2014, alle 20.45 l’associazione "AnnaViva" organizza al cinema Ariosto di Milano la proiezione del documentario “A bitter taste of freedom” (“Il sapore amaro della libertà”) di Marina Goldovskaya.

Per approfondire

Marina Goldovskaya, anche lei giornalista, ricostruisce la storia dell’amica Anna e cerca di capirne i legami con le contraddizioni dell’era post comunista. La pellicola ha anche il pregio di restituire la dimensione umana della cronista che ha dato voce a deboli e indifesi, vittime di guerre e corruzione. “Il mio film – dice Goldovskaya –, vuole essere un ritratto di questa donna speciale che in molti consideravano una ‘iron lady’. Ma lei era esattamente l’opposto: era delicata, gentile e ricca di compassione”.

Prima della proiezione, alle 18.45, presso i Giardini Anna Politkovskaja (Corso Como - Porta Garibaldi), verrà depositata una corona di fiori. Questi giardini pubblici portano il nome di Anna dal giugno dell'anno scorso, grazie alla raccolta firme di cittadini e alla pronta adesione del Comune di Milano. Milano ha dimostrato già nel 2009 di voler sostenere viva la memoria di questa figura importante del giornalismo e dell'attivismo per i diritti umani: su iniziativa dell'associazione AnnaViva e in collaborazione con Gariwo e Comune di Milano, venne piantumato un albero in suo onore nel Giardino dei Giusti della città in presenza della figlia, Vera Politkovskaja.

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