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Corriere della Sera
25 09 2015

L’uomo è seduto sulla sua sedia a rotelle. Un poliziotto si avvicina e gli urla di deporre la pistola. Si sente un sparo. Il poliziotto e un collega lo raggiungono. Lui si muove, si i tocca i jeans, prova a sollevare il bacino. E viene colpito da una scarica di pallottole. Si accascia, morto. È lo sconvolgente video girato da un passante che ha assistito alla sparatoria di Wilmington, nello stato americano del Delaware. Secondo le sequenze, Jeremy McDole, 28enne disabile nero, è stato freddato dalle forze dell’ordine.

Il filmato amatoriale
Il filmato amatoriale, in cui non si vede alcuna pistola riconducibile a McDole, è attualmente nelle mani degli investigatori che ne stanno esaminando la veridicità. La polizia sostiene che mercoledì 24, il giorno della sparatoria, una calibro 38 è stato trovata al fianco della sedia a rotelle. La famiglia di McDole, paralizzato dalla vita in giù da 10 anni dopo essere stato colpito da uno sparo accidentale di un amico con cui stava fumando marijuana, non è di questo avviso: «È stata un’esecuzione», ha detto lo zio di McDole Eugene Smith all’Ap. Smith ha affermato di essere stato con il nipote fino a un quarto d’ora prima della sparatoria e di non aver visto alcuna pistola.

La madre cerca risposte
La madre del 28enne, Phyllis McDole, ha interrotto la conferenza stampa della polizia per chiedere «risposte» appellandosi al video amatoriale: «C’è un video che dimostra che non ha tirato fuori un’arma». Il capo della polizia di Wilmington Bobby Cummings e il sindaco Dennis Williams hanno assicurato «sarà condotta un’indagine approfondita e trasparente».

Toccata l'identità smarrita

Dialogo, solidarietà, sussidiarietà, bene comune, inclusione, accoglienza. La cura del prossimo. L'attenzione al più debole. Pace. Ambiente. Sostenibilità. Sobrietà. Costruzione di ponti. Lotta alla povertà. Abolizione della pena di morte. Stop alle armi che alimentano le guerre.
Guido Moltedo, Il Manifesto ...

la Repubblica
24 09 2015

"Il velo non mi definisce come giornalista. Indossarlo è una mia decisione e non voglio che qualcuno mi tolga questa libertà''. A scriverlo è la reporter statunitense Noor Wazwaz, che sul suo blog su Huffington Post Usa ha raccontato di essere stata discriminata a causa del suo hijab quando era ancora una studentessa della Medill School of Journalism, a Chicago.

Gli studenti del suo corso erano stati invitati a realizzare collegamenti televisivi in diretta per il magazine Illinois Business This Week. A lei, invece, questa opportunità era stata negata. ''Il mio professore mi ha spiegato che il produttore non voleva mandarmi in onda dicendo che il mio copricapo poteva essere "una distrazione", scrive la reporter. Alla fine sono riuscita a registrare un collegamento ma non ho mai saputo se era stato mandato in diretta. Ho chiesto spiegazioni tramite mail ma non ho ricevuto risposta. Quel giorno - continua Noor - ho capito quanto fosse alto il prezzo che avrei dovuto pagare per poter essere me stessa. Ma poi ho riflettuto. Ho capito che noi siamo la generazione che deve cercare di recuperare il brutto che ha ereditato. Non dobbiamo mai lasciarli vincere''.

Noor è stata ribattezzata ''la voce araba delle donne negli Stati Uniti'', lavora attualmente per VICE News, US News, Military Times, e continua a indossare il velo.

Flavia Cappadocia

Le persone e la dignità
24 09 2015

Dopo la sospensione dell’esecuzione avvenuta in extremis alla fine di febbraio, Kelly Renee Gissendaner (nella foto WXIA) ha un nuovo appuntamento con la morte, fissato per il 29 settembre.

Gissendaner è stata condannata a morte nel 1998 per aver spinto l’anno prima il suo fidanzato, Gregory Owen, a uccidere il marito per incassarne la polizza assicurativa sulla vita. Owen ha collaborato alle indagini, assumendosi la responsabilità dell’omicidio e chiamando in causa la mandante. Per questo, gli è stata risparmiata la pena capitale ed è stato condannato all’ergastolo.

Gissendaner rischia di essere la prima donna messa a morte in Georgia dal 1945. Le poche altre esecuzioni di donne nello stato risalgono addirittura al XIX secolo.

Il 5 marzo 1945 Lena Baker, un’afroamericana di 44 anni, finì sulla sedia elettrica per aver ucciso il suo datore di lavoro, un bianco di nome Ernest Knight. Il verdetto venne emesso da una giuria di uomini bianchi, al termine di un processo durato un solo giorno.

Sessant’anni dopo, lo stato della Georgia ha riconosciuto che Lena Baker non avrebbe dovuto essere messa a morte, avendo agito per autodifesa contro Knight, che l’aveva imprigionata e minacciata di morte se lo avesse lasciato.

Gissendaner è una delle 59 donne in attesa dell’esecuzione nei bracci della morte di 18 degli stati degli Usa.

La prima esecuzione documentata di una donna negli Usa risale al XVII secolo: dal 1632 al 2014 ve ne sono state 574 di cui 15 dal 1977 (su un totale di 1402), l’anno del ripristino della pena di morte dopo un quinquennio di moratoria.

Le ultime tre esecuzioni di donne (una nel 2013 e due nel 2014) hanno avuto luogo tutte in Texas.

Riccardo Noury

Huffington Post
17 09 2015

Non basta guadagnare qualche soldo per potersi considerare un adulto. Così come l'essere popolari su Internet non giustifica un comportamento arrogante. Una madre americana ha trovato un modo originale per insegnare questi due importanti concetti al figlio adolescente.

Il ragazzino si chiama Aaron e ha 13 anni. Da qualche tempo i suoi video su Youtube stanno ottenendo un certo successo e Aaron si stava montando la testa. Così, dopo essere stato rimproverato dalla madre Estella per averle mentito riguardo ai compiti, il 13enne ha scritto su Facebook che dal momento che ora sta facendo soldi sua madre non ha più il diritto di dirgli che cosa deve fare.

Cattiva idea. Estella ha visto il post del figlio e ha subito pensato a una maniera per fargli abbassare la cresta. Come ha riportato sulla sua bacheca social, la donna ha appeso sulla porta della camera del ragazzo una lettera mirata a dargli una lezione sull'essere responsabili, sul rispetto e sulla finanza. "Il bambino avrà un brusco risveglio oggi dopo quello che mi ha detto la scorsa notte", ha scritto Estella. "Non solo si ritroverà il letto senza lenzuola, ma gli confischerò anche i giocattoli e i vestiti che gli ho comprato". La mamma esordisce così:

Poiché sembra che hai dimenticato che hai solo 13 anni e che il genitore sono io e che ritieni di non dover essere controllato, penso che debba imparare una lezione sull'indipendenza. Inoltre, dal momento che mi hai rinfacciato che ora stai facendo soldi, ti sarà più facile ricomprarti tutti gli oggetti che ho acquistato per te in passato.

La lettera include anche una sorta di contratto, con una lista dettagliata di tutto ciò che Aaron avrebbe dovuto pagare da quel momento in avanti. Tra cui: 430 dollari (380 euro) per l'affitto, 116 dollari (103 euro) per l'elettricità, 21 dollari (18 euro) per Internet e 150 dollari (133 euro) per il cibo.

Dovrai anche svutare l'immondizia lunedì, mercoledì e venerdì così come spazzare per terra e passare l'aspirapolvere durante questi giorni. Dovrai pulire il bagno ogni settimana, prepararti i pasti e tenere pulita la tua roba. Se non fai quanto ti ho chiesto dovrai pagarmi 30 dollari (26 euro) ogni giorno in cui dovrò fare queste cose al posto tuo. Se invece deciderai di tornare a essere il mio bambino invece del mio coinquilino, allora possiamo rinegoziare i termini.

La donna ha poi raccontato che nei giorni successivi Aaron è diventato più rispettoso e ha iniziato a darsi da fare in casa. "Ho notato che sta provando a essere più coscienzioso... Tutto inizia con una luna di miele; quindi solo il tempo dirà se funziona davvero - Ma almeno per quanto riguarda questa settimana, le cose sono migliorate molto e ho alte aspettative".

Andrea de Cesco

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