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stop-racism"Provo dolore e rabbia. Troppe volte ho dovuto fare discorsi come questo. L'America apra gli occhi: queste stragi, con questa frequenza, non succedono in altre nazioni avanzate. Il popolo americano deve affrontare la questione delle armi". Barack Obama è costretto ancora una volta a intervenire dopo una tragedia razzista; e un'ecatombe da armi da fuoco. 
Federico Rampini, la Repubblica ...

Amnesty International
18 06 2015

Amnesty International: non uno dei 50 stati degli Usa rispetta gli standard internazionali sull'uso della forza letale da parte della polizia

In un rapporto diffuso oggi, Amnesty International Usa ha denunciato che i 50 stati degli Usa e il distretto federale di Columbia non rispettano gli standard internazionali sull'uso della forza letale da parte della polizia.

Nove stati (Maryland, Massachusets, Michigan, Ohio, South Carolina, Virginia, West Virginia, Wisconsin e Wyoming) e il distretto federale di Columbia non hanno alcuna legge che stabilisca quando è adeguato ricorrere alla forza letale. In 13 stati (Alabama, California, Delaware, Florida, Mississippi, Missouri, Montana, New Jersey, New York, Oregon, Rhode Island, South Dakota e Vermont) le norme vigenti sono in contrasto persino con le salvaguardie previste dalle leggi costituzionali. In nessun caso sono previsti meccanismi o procedure per l'accertamento delle responsabilità.

In assenza di statistiche ufficiali, si stima che le morti legate all'uso illegale della forza letale siano da 400 a 1000 all'anno, con un numero sproporzionato di vittime afroamericane (il 27 per cento, quando gli afroamericani costituiscono il 13 per cento della popolazione).

Il rapporto di Amnesty International Usa evidenzia la necessità di riforme, a livello federale e dei singoli stati, per adeguare le leggi in vigore alle norme e agli standard internazionali, i quali prevedono che la forza letale sia usata dagli agenti di polizia solo come estrema risorsa quando strettamente necessaria per proteggere se stessi o altri nei confronti di immediate minacce di morte o di ferimento grave.

Inoltre, Amnesty International sollecita il dipartimento della Giustizia a raccogliere dati sulle uccisioni da parte delle forze di polizia e sulla razza, il genere, l'età, la nazionalità, l'orientamento sessuale, l'identità di genere e l'appartenenza o meno a popoli nativi delle vittime della forza letale della polizia.

"Il fatto che non ci sia un solo stato degli Usa a conformarsi a questi standard ci preoccupa profondamente e pone una grave questione relativa al rispetto dei diritti umani. Occorrono immediatamente riforme in tema di leggi, politiche e addestramento in materia di polizia. Sono in gioco vite umane" - ha dichiarato Steven W. Hawkins, direttore generale di Amnesty International Usa.

Ulteriori informazioni
Le leggi di nove stati (Arizona, Delaware, Idaho, Mississippi, Nebraska, Pennsylvania, South Dakota, Vermont, Washington) autorizzano l'uso della forza letale per sedare una rivolta.

Le leggi di 22 stati (Alabama, Colorado, Delaware, Georgia, Hawaii, Idaho, Indiana, Kentucky, Maine, Mississippi, Montana, Nebraska, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, North Carolina, North Dakota, Oklahoma, Pennsylvania, South Dakota, Washington) consentono l'uccisione di un evaso, a prescindere se il suo comportamento sia o meno minaccioso.
Solo otto stati (Connecticut, Florida, Indiana, Nevada, New Mexico, Tennessee, Utah e Washington) prevedono che gli agenti di polizia diano un preavviso a voce prima di usare la forza letale.

Solo tre stati (Delaware, Hawaii e New Jersey) dispongono che gli agenti di polizia facciano attenzione alla presenza di estranei prima di usare la forza letale.

Infine, 22 stati (Alabama, Arizona, California, Colorado, Connecticut, Indiana, Kansas, Kentucky, Louisiana, Maine, Mississippi, Nebraska, New Hampshire, New Jersey, New York, North Dakota, Pennsylvania, South Dakota, Texas e Washington) autorizzano privati cittadini a ricorrere alla forza legale quando svolgono funzioni di pubblico ufficiale, come ad esempio aiutare un agente di polizia a compiere un arresto.

Per interviste:Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Agi
18 06 2015

Un uomo ha sparato all'interno di una chiesa frequentata dalla comunita' afroamericana di Charleston, South Carolina, uccidendo nove persone. L'autore della strage sarebbe un 21enne bianco, al momento ricercato. Il giovane indossa stivali, jeans e una maglietta grigia.

Charleston e' la citta' in cui un poliziotto bianco e' stato incriminato per aver sparato lo scorso aprile alle spalle di un giovane nero, Walter Scott, uccidendolo. A essere presa di mira dall'uomo e' stata la Chiesa episcopale metodista African Emanuel, che si autodefinisce sul proprio sito web come una delle congregazioni nere piu' grandi e antiche a sud di Baltimora. Sembra che al momento dell'irruzione dell'uomo si stesse riunendo un gruppo di studio sulla Bibbia. Il fatto e' avvenuto verso le 21.

"Otto persone sono morte nella chiesa. Altre due sono state trasportate in ospedale, dove una delle due e' deceduta", ha spiegato ai giornalisti il capo della polizia Chief Gregory, per il quale la sparatoria e' "un crimine d'odio" razziale.

Il reverendo Al Sharpton ha scritto sul suo profilo twitter che tra i nove morti c'e' il pastore della chiesa, un senatore democratico dello Stato della Carolina del Sud, Clementa Pinckney, 41 anni e padre di due figli. Il reverendo Pinckney era stato uno dei simboli della veglia per Scott.

Dopo la sparatoria s' e' diffusa la notizia di un allarme bomba nella zona della chiesa. La polizia ha evacuato diverse persone ma non sono stati trovati ordigni.

Ieri nella citta' si trovava Hillary Clinton, e al suo seguito diversi giornalisti che adesso stanno seguendo quanto accade.

"Io e la mia famiglia preghiamo per le vittime della tragedia di questa notte", ha affermato il governatore dello Stato, la repubblicana Nikki Haley. "I nostri pensieri e le nostre preghiere sono per le persone e le famiglie colpite dai tragici eventi di Charleston", ha scritto sul suo profilo twitter il candidato repubblicano alle primarie per le presidenziali del 2016, Jeb Bush, che ha annullato tutti gli eventi della sua campagna in programma oggi, compreso uno nel North Carolina. "Notizia terribile da Charleston", ha twittato il candidato democratico Hillary Clinton.

Il Nebraska ha abolito la pena di morte

  • Giovedì, 28 Maggio 2015 09:25 ,
  • Pubblicato in Flash news
Globalist
28 05 2015

Il parlamento statale ha raccolto abbastanza voti - 30 sì e 19 no - per rovesciare il veto posto ieri dal governatore Pete Ricketts alla legge per lo stop alle esecuzioni.

Il Nebraska ha quindi abolito la pena di morte. Il Nebraska è il primo stato controllato da repubblicani che abolisce la pena di morte dopo il North Dakota nel 1979.

Da simbolo a fantasma, Paula e i peccati degli Usa

Un mondo che è capace di cambiare continuamente e che affronta il noto con l'ignoto e cerca subito, per ogni innovazione, una nuova sfida, come in una gara con se stessa che non finisce mai, è inchiodata in un punto, la pena di morte. È un brutto legame che continua a tirare verso il passato un Paese che, senza quel macabro intralcio, avrebbe vissuto altre avventure e altre vite. Oggi l'argomento è il suicidio di Paula Cooper
Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano ...

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