×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

Huffingtonpost
11 02 2015

Sarebbero circa 300 le persone morte nel naufragio di quattro gommoni avvenuto due giorni fa davanti alle coste libiche. A raccontarlo sono stati i nove superstiti raccolti da un mercantile italiano e giunti stamane a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera.

I migranti erano in 105 e 107 sui due gommoni che sono stati travolti dalle onde del mare in tempesta. Secondo l'Unhcr si tratta della peggiore strage in mare dal 3 ottobre 2013, quando al largo dell'isola delle Pelagie si inabissò un barcone con oltre 400 persone a bordo.

Terribili i racconti di due giovani del Mali che sono riusciti a salvarsi: i trafficanti li avrebbero costretti a salire sulle barche minacciandoli con le armi. "Da alcune settimane eravamo in 460 ammassati in un campo vicino Tripoli in attesa di partire. Sabato scorso i miliziani ci hanno detto di prepararci e ci hanno trasferito a Garbouli, una spiaggia non lontano dalla capitale libica. Eravamo circa 430, distribuiti su quattro gommoni con motori da 40 cavalli e con una decina di taniche di carburante". La traversata sarebbe costata mille dinari - 650 euro: ""Ci hanno assicurato che le condizioni del mare erano buone, ma in ogni caso nessuno avrebbe potuto rifiutarsi o tornare indietro: siamo stati costretti a forza a imbarcarci sotto la minaccia delle armi".

"Complessivamente erano quattro i gommoni con i migranti a bordo - ha spiegato Carlotta Sami dell'Unhcr all'Adnkronos - su uno c'erano anche i 29 profughi poi morti assiderati e i 76 superstiti. Su altri due gommoni c'erano più di 210 persone. Di queste ne sono state tratte in salvo solo nove". Secondo il racconto dei superstiti ai mediatori culturali su un gommone c'erano 105 immigrati e sull'altro 107. "Uno dei due gommoni è affondato - raccontano tra le lacrime - e l'altro si è sgonfiato davanti provocando il panico a bordo". I nove superstiti sono stati tratti in salvo dal rimorchiatore che poi li ha trasportati a Lampedusa.

Due dei superstiti erano a bordo del gommone su cui si trovavano i 29 immigrati morti per assideramento e i 76 tratti in salvo e che oggi sono ospiti del Centro d'accoglienza dell'isola di Lampedusa. Altri sette migranti si trovavano invece su un secondo gommone, con a bordo, secondo il loro racconto, 107 persone. Ai mediatori culturali hanno raccontato, in queste ore, con il terrore ancora negli occhi, che il gommone su cui si trovavano si è sgonfiato ed è affondato nel Canale di Sicilia, trascinando nel mare 100 profughi. "Abbiamo visto morire tante tante persone che erano a bordo del nostro gommone", hanno raccontato tra le lacrime.

Due dei quattro gommoni avrebbero fatto naufragio lunedì pomeriggio, tra le 15 e le 16, dopo essere stati capovolti dalle onde del mare forza 8. I nove superstiti sarebbero riusciti a salvarsi rimanendo aggrappati disperatamente ai tubolari prima di essere soccorsi da un rimorchiatore italiano. La Guardia Costiera, che negli ultimi due giorni ha partecipato con grande impegno e spirito di abnegazione alle operazioni di soccorso che si sono svolte al limite delle acque libiche, sta valutando il racconto dei nove superstiti. La zona del naufragio, nonostante le proibitive condizioni meteo, è già stata perlustrata dalle unità intervenute sul posto e da un aereo Atr 42 alla ricerca degli oltre 200 dispersi sulla cui sorte non vi sarebbero purtroppo speranze.

Inevitabili le polemiche delle associazioni umanitarie, Save The Children e Unhcr, che chiedono l'intervento urgente del governo italiano per ripristinare Mare Nostrum. "Chiediamo che il Governo Italiano si attivi immediatamente esigendo un incontro urgente e straordinario del Consiglio dei Ministri dell'Interno dell'Unione Europea per ripristinare l'operazione Mare Nostrum o un sistema di soccorso simile", ha dichiarato Valerio Neri, direttore generale di Save The Children.

Il ministro per gli Esteri, Paolo Gentiloni, ha ammesso: "Triton non è sufficiente".

L'operazione Triton, lanciata dall'agenzia europea Frontex, ha sostituito completamente Mare Nostrum alla fine del 2014 nonostante le forti critiche anche della Marina militare italiana, che metteva in guardia sulla possibilità che avvenissero nuove tragedie del mare come questa.

Il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) chiede che "l'Europa cambi strutturalmente il suo impegno" nei confronti dei salvataggi in mare.

Inoltre, i dati parlano chiaro: gli sbarchi sono aumentati. Nel solo mese di gennaio 2015, nonostante le condizioni climatiche avverse dell'inverno, sono giunti in Italia 3.528 migranti, di cui 195 donne e 374 minori (374 non accompagnati), circa il 60% in più rispetto allo stesso periodo del 2014 quando erano arrivati 2.171 migranti, di cui 91 donne e 342 minori (262 non accompagnati).

L'ultima strage: in 29 muoiono di freddo

Sono morti di freddo. Stremati dopo aver atteso per ore i soccorsi distesi su un barcone in mezzo al mare in burrasca, con le onde alte otto metriche hanno ritardato l'arrivo delle motovedette della Capitaneria di porto spedite in loro aiuto. A perdere la vita in questa ennesima strage di migranti questa volta sono stati in 29, tutti uomini.
Il Manifesto ...

Chi è Charlie veramente?

satira resiste alla stragePerché i musulmani di tutto il mondo devono affannarsi a dire: "anch'io sono Charlie"? Forse, come fa notare Mohsen condannando la naivetè della "solidarietà idiota", sarebbe il caso di riflettere su come la Francia abbia cresciuto questo Islam dentro casa. Sarebbe il caso di rivedere i margini concessi a paesi come l'Arabia Saudita nella gestione di moschee e scuole islamiche. 
Donatella Della Ratta, Il Manifesto ...

Crevalcore, 10 anni fa la strage

  • Lunedì, 05 Gennaio 2015 13:02 ,
  • Pubblicato in Flash news

Contropiano
05 01 2015

Una linea arretrata sebbene di transito internazionale, a binario unico, esposta alla nebbia che ne riduce la visibilità, senza sistemi di protezione in grado di evitare o correggere l'errore umano. Unica “tecnologia” utilizzata a bordo del treno investitore era quella di una antiquata sveglietta chiamata VACMA (anche nota come Uomo Morto, sic!), inutile ai fini della sicurezza ferroviaria e dannosa per la salute dei macchinisti. Sono queste le numerose carenze che hanno portato alla strage e che sono alla base di precise scelte politiche. Purtroppo ancora oggi la sicurezza ferroviaria, e di chi vi lavora, è trattata unicamente come un costo all’interno delle compatibilità economiche dei budget aziendali.

La cultura dei profitti, della privatizzazione strisciante, dell'abbattimento dei diritti e della sicurezza, la costante minaccia di licenziamento introdotta dal Job Act e che sarà utilizzata per “convincere” quei ferrovieri che si rifiuteranno di mettere in circolazione convogli non a norma, temiamo che aumenteranno la impressionante serie di omicidi sul lavoro: nel settore della manutenzione a partire dal 2006 sono ben 51 i lavoratori morti. Un costo inaccettabile conseguenza di un'organizzazione del lavoro che risente dei pesanti tagli all'occupazione e dell'esternalizzazione di attività verso imprese private che pongono il profitto al di sopra della sicurezza.

Il riordino normativo, ultima la deroga alla Deif 4.5, la reintroduzione del vigilante (il già citato Uomo Morto), la dematerializzazione dei documenti treno, sono tutti elementi che minano la sicurezza e che vedono nell'ANSF l'ente che avvalla i desideri delle imprese ferroviarie. Per non parlare dei turni di lavoro sempre più massacranti e dell'innalzamento dell'età pensionabile che vorrebbe ferrovieri settantenni saltare fra i binari come grilli.

Per contrastare queste scelte politiche i ferrovieri da quasi un anno sono stati protagonisti di una nuova stagione di lotte con adesioni altissime agli scioperi indetti dal sindacalismo di base.

Dei giorni successivi alla strage di Crevalcore ricordiamo la reazione dei lavoratori con una partecipata assemblea nazionale a Bologna presso la sala S. Sirotti, ancora libera dalle censure sindacal-aziendali, e lo sciopero nazionale autorganizzato promosso dal coordinamento degli RLS. Un'esperienza di unità e di lotta a cui guardare.

 

Messico: esercito sotto accusa per la strage di Iguala

  • Martedì, 30 Dicembre 2014 14:24 ,
  • Pubblicato in Flash news

Contropiano
30 12 2014

Anche l’esercito è finito sotto indagine in merito alla scomparsa, il 26 settembre scorso, di 43 studenti della Escuela Rural di Aytozitnapa a Iguala, nello stato meridionale di Guerrero: lo ha annunciato il presidente della Commissione nazionale per i diritti umani del Messico (Cndh), Luis Raúl González.

“Abbiamo chiesto informazioni alla Segreteria della Difesa Nazionale. Stiamo cercando di sapere tutto ciò che può emergere da azioni o omissioni” ha detto il difensore civico ai giornalisti dopo un incontro con i genitori dei giovani. Gli inquirenti ritengono che i ragazzi siano stati massacrati dopo l’uccisione di sei persone, inclusi alcuni adolescenti, da parte della polizia municipale e dei narcos di un cartello della droga. Solo di recente i resti di uno degli studenti scomparsi sono stati trovati e identificati.

L’indagine verte sulle azioni militari in corso nella zona della sospetta strage il 26 settembre: “È motivata da un’esigenza legittima dei genitori, che da quella sera…non ne sanno più nulla” ha precisato González.

La Cndh sta preparando anche una raccomandazione, ma a carattere non vincolante, per il presidente Enrique Peña Nieto, dopo settimane di proteste di massa e cortei – incluso il giorno di Natale – organizzati nel Guerrero, a Città del Messico e in altre località del paese. “Alla Cndh non spetta indagare sui crimini, ma sulle violazioni dei diritti umani da parte dei militari” ha insistito González, che è alla guida dell’organismo solo dal mese scorso.

Stando alla Procura generale, più volte accusata dai familiari degli scomparsi e dalle organizzazioni sociali di voler sminuire la portata dei fatti del 26 settembre e nascondere il coinvolgimento delle istituzioni federali messicane, i militari non sarebbero coinvolti nella sparatoria, in quanto non avrebbero ricevuto l’ordine di intervenire. Tuttavia, alcuni studenti affermano di aver visto alcuni soldati e poliziotti federali sul luogo delle violenze, circostanza finora sempre negata dal governo centrale.

facebook