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Il Fatto Quotidiano
01 06 2014

Armato di kalashnikov e di una pistola è stato fermato a Marsiglia. Si chiama Mehdi Nemmouche e sarebbe stato in Siria nel 2013 con dei jihadisti. Durante l'attacco antisemita del 24 maggio quattro persone furono uccise. Gli investigatori hanno trovato anche due teli con le scritte "Stato islamico in Iraq e nel Levante" (Isis) e"Allah Akhbar" (Allah è grande). È in stato di fermo per omicidio plurimo e terrorismo

Un francese armato di kalashnikov e di una pistola è stato fermato a Marsiglia per la strage del museo ebraico di Bruxelles. Si chiama Mehdi Nemmouche e sarebbe stato in Siria nel 2013 con dei jihadisti. L’uomo, secondo gli inquirenti, è il sospetto dell’attacco antisemita del 24 maggio, quando quattro persone furono uccise. La sparatoria al museo ebraico ha provocato la morte di una coppia di israeliani, di una volontaria francese e di un impiegato belga.

Il francese ha 29 anni ed è originario di Roubaix, nel nord della Francia. Sarebbe stato schedato come seguace della jihad islamica in Siria dai servizi interni francesi (DGSI). È stato bloccato alla stazione ferroviaria marsigliese di Saint-Charles dai servizi doganali, che l’hanno trovato su un pullman proveniente da Amsterdam e Bruxelles. Aveva un fucile kalashnikov e una pistola con munizioni dello stesso tipo di quelli usati nella strage. Gli investigatori hanno trovato anche due teli con le scritte “Stato islamico in Iraq e nel Levante” (Isis) e”Allah Akhbar” (Allah è grande). È in stato di fermo per omicidio plurimo e terrorismo.

In un video di 40 secondi sequestrato a Mehdi Nemmouche inquadra le armi in suo possesso e si sente la sua voce che dice: “Al museo ebraico la telecamera non ha funzionato”. Per il procuratore di Parigi, Francois Molins, ci sono “indizi gravi e concordanti” sulla colpevolezza del fermato. In una conferenza stampa, Molins ha confermato che Nemmouche, pregiudicato per diverse rapine, è rimasto in carcere fino al termine del 2012, poi “tre settimane dopo essere uscito di prigione è partito per la Siria, dove è rimasto un anno”. Secondo il procuratore, la “radicalizzazione” di Nemmouche, è avvenuta in carcere, dove il sospetto “esortava alla preghiera collettiva i detenuti durante l’ora d’aria”.

Oltre alla telecamera – nei giorni scorsi i media belgi avevano rivelato che l’attentatore aveva filmato la sua azione – un altro indizio per gli investigatori è quel cappellino con visiera che il sospetto indossava al momento dell’arresto e che sembra simile a quello visibile sul capo dell’assassino nelle immagini della videosorveglianza diffuse dopo la strage. Il fermo di Nemmouche può durare fino a 96 ore, quindi fino a martedì ma può essere prolungato a 144 ore nel caso che gli inquirenti affermino che se il fermato venisse rilasciato si sarebbe in presenza di un’imminente minaccia terroristica.

Il dettaglio della strage filmata aveva ricordato “il killer di Tolosa” Mohammed Merah, il giovane seguace della jihad islamica che nel marzo 2012 uccise fra Tolosa e Montauban sette persone – tra queste anche tre bambini di una scuola ebraica – con l’intenzione di diffondere le sue immagini in rete.

Un ragazzo disturbato capace di redigere un programma dettagliato, dove spiega la sua vita complicata, piena di solitudine, tristezza, rabbia. Un'esistenza dove emerge il desiderio sessuale e nel contempo l'incapacità di avere delle ragazze. E per questo inizia a odiarle da quando aveva 17 anni. ...
"Il carro armato si fermò, i quattro partigiani furono fatti salire sul marciapiede, gli assassini si misero di fronte a loro. Partirono le mitragliate e i quattro uomini caddero a terra. Fu allora che, senza rendermene conto, mi avvicinai a quel ragazzo per rimettergli la scarpa". ...

Un anno dopo il disastro

Internazionale
24 04 2014

Il 24 aprile 2013 in Bangladesh, nel distretto industriale di Savar, a 15 chilometri dalla capitale Dhaka, è crollato un palazzo di otto piani.

La struttura, chiamata Rana Plaza, ospitava cinque fabbriche tessili che costruivano vestiti anche per aziende occidentali.

Nell’incidente 1.130 persone hanno perso la vita, mentre circa 2.500 sono state tratte in salvo.

I superstiti spesso hanno danni fisici che non gli consentono di lavorare e fanno fatica a sopravvivere. Dopo l’intervento del governo e di alcune organizzazioni non governative e associazioni benefiche, a dicembre 2013 l’Organizzazione internazionale del lavoro ha annunciato che alcuni marchi internazionali di distribuzione, produttori e gruppi di lavoratori hanno accettato di collaborare per costituire un fondo di 40 milioni di dollari per la vittime. Finora però sono entrati nel fondo solo 15 milioni di dollari. Prima del 24 aprile 2014 ogni superstite del crollo avrebbe dovuto ricevere l’equivalente di 640 dollari di risarcimento.

Il crollo del Rana Plaza è stato il più grave incidente mai avvenuto in una fabbrica dal disastro di Bhopal, in India, del 1984.

In questa foto: Nilufar Yesmin, 36 anni, a Savar, il 21 aprile 2014. Nilufar non può lavorare a causa dei danni alla colonna vertebrale, ma non ha ricevuto risarcimenti.


Sud Sudan, attacco a base Onu: almeno 58 morti

Il Fatto Quotidiano
18 04 2014

Almeno 58 persone sono morte e oltre 100 sono rimaste ferite nell’attacco di ieri a una base Onu in Sud Sudan.

Così il capo delle operazioni umanitarie Onu nel Paese, spiegando che si contano 48 morti – tra cui bambini, donne e uomini – nella base ed i corpi di 10 assalitori fuori dalla base.

Le vittime potrebbero salire a oltre 100.

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