Violenza di gruppo su una minorenne. Mi scrive la madre

  • Lunedì, 14 Gennaio 2013 14:12 ,
  • Pubblicato in Flash news
Reset Italia
14 01 2013

Carissima Doriana, ti chiedo di poter pubblicare e rendere noto quanto ti scrivo, riguardo al disgraziato fatto di cui ti ho parlato nel recente passato… Ti racconto che quando ho partorito mia figlia, 18 anni fa,era la bimba piu bella e paffuta dell’ ospedale: occhi grandi,meravigliosi.L’ abbiamo cresciuta con amore,in una famiglia come tante,problemi, gioie e dolori, ma tanto tanto amore. Scuola dalle suore, divisa con la gonna a pieghe bleu, codini e scarpette alla bebè.

Corse ne ho fatte tante: feste, catechismo, dottori, apparecchio per i denti, prime avvisaglie di amorini a 10 anni con le guance rosse dalla timidezza.Che fatica! Al mare per non farle fare il bagno dopo mangiato, e i compiti estivi che erano un dilemma. Poi è cresciuta la mia bimba, scuola, amici nuovi ed io che ho faticato non poco ad accettare che si stava trasformando in una donna giovane e  bella, con la sana ribellione dell’ adolescenza…orari, feste che si fanno la sera,ed io ad aspettare fuori in macchina, con lo stereo e il cane.Ma almeno sto tranquilla, con tutti questi bruti che girano!!!poi alla vigilia dei suoi 18 anni,con gli occhi ancora luminosi e belli,capita che va a fidarsi di 2 amici. Dai su, andiamo a casa da me, ci beviamo una birra: stiamo su fb…

Lei di sicuro pensa che si, sono amici, che male c è!!?? Da due diventano 4, una birra diventa vino e quei bastardi iniziano.La violentano la seviziano la sequestrano, poi con faccia tosta , mentre la polizia la cercava, me la riportano sotto casa: eh si, nuda, sotto choc,con lividi su ogni dove, sul suo splendido corpo da modella.

Ora loro la pagheranno ma chi potrà ridarmi la mia bambina??? La mia adorata cucciola che piange, che è dovuta scappare dal quartiere, che ha cambiato scuola, che invece del viaggio regalo a 18 anni, fa su e giu dal centro anti violenza,che è in cura dalle psicologhe,che dovrà fare una cura di farmaci. Già, da mamma che adorava la sua bambina, e la adora, sono  passata a mamma che la deve proteggere anche contro se stessa.

Viverla la violenza, non è sentirne parlare, viverla è un incubo, non sai che risposte dare quando ti chiede perchè, con quegli occhi meravigliosi, che sono senza quel guizzo di splendore, da quel maledetto giorno.Non era quello che volevo per lei,volevo il principe, l’ amore, la gioia,vederla serena guardare fuori dalla finestra, non come ora che la finestra è con le sbarre sempre chiuse.

GENITORI, MADRI PADRI, parlate con i vostri figli, proteggeteli, insegnate loro a rispettare gli altri,che essere diversi non è male, se si parla e si discute, E SOPRATTUTTO INSEGNATE L’ AMORE ED IL RISPETTO!!! la vita non ce l’ ho più, la mia bambina con le trecce ed i codini ora è una donna che soffre ma per l’ amore grande che ho cercato di trasmettere a tutti e due i miei figli, sto lottando , sfinita a volte, ma sto lottando.

Per lei, per le donne, per le mamme, faccio finta di doverla rimettere al mondo, ma stavolta le contrazioni del parto sono più dolorose, le ridarò la vita, ed anche ora che mentre scrivo mi scende una lacrima,mi sento forte.

Devo sbrigarmi ora, vado a prenderla a scuola, come quando era all’ asilo: anche questo accade…Non lavoro,non posso lasciarla sola un istante.MA I VIOLENTATORI???…loro son in attesa del processo, vanno al bar, vedono gli amici, stanno nella loro scuola. Aspetto con ansia quel giorno, senza falsa retorica ma i loro occhi dovranno stare davanti ai miei, solo dopo vedrò brillare nuovamente quelli della mia bambina. Un saluto, una mamma.

Il messaggio  mi è  arrivato oggi, tramite Facebook, che è quel motore gigantesco di dati informazioni passatempi…fate conto che sia dentro una bottiglia di vetro, fragilissima. Ce la farà  a navigare, se l’ aiutiamo nel viaggio: Ovunque proteggi.  Grazie

Doriana Goracci
Cityrumors
10 01 2013

L'Aquila. "Non ricordo nulla, ma questa storia è un incubo che mi ha stravolto la vita. Ho solo pochi ricordi di quella notte. Ricordo solo l'ingresso in discoteca e il momento in cui ho consegnato il mio cappotto al guardaroba del locale. Poi il nulla. Da quella sera tutto è cambiato".

Sono le parole pronunciate oggi in aula dalla studentessa universitaria di 20 anni di Tivoli, vittima di uno stupro subito nella notte tra l'11 e il 12 febbraio dell'anno scorso fuori la discoteca "Guernica" di Pizzoli. Un processo a porte chiuse, al quale è presente anche il presunto violentatore, Francesco Tuccia, ex militare ventenne della provincia di Avellino.

Il giovane, accusato anche di aver lasciato la ragazza in uno stato di incoscienza tra le neve ed in una pozza di sangue, è giudicato con il rito immediato.
L'udienza di oggi si è basata sulle testimonianze dell'accusa ed in particolare sull'audizione della vittima e della sua amica, con la quale era andata a ballare. L'udienza è stata aggiornata al 31 gennaio, quando parlare saranno Tuccia ed i testimoni della difesa. Nella stessa data è prevista la requisitoria del pm e la sentenza.

Come accaduto nelle altre udienze, fuori l'aula del Tribunale si sono ritrovate molte donne, esponenti di associazioni che combattono la violenza di genere che, alla vista di Tuccia all'uscita dall'aula, hanno manifestato tutta la loro rabbia. Il Centro antiviolenze dell'Aquila è stato ammesso, nella scorsa udienza, parte civile al processo.

Corriere della Sera
10 01 2013

Ha girato l'angolo di via Borgo Santa Caterina verso via da Rosciate alle 2.30 del mattino, lasciandosi alle spalle qualche schiamazzo di un gruppo di giovani che fino a pochi minuti prima erano ancora con lei in un locale. Pochi passi, poi si è trovata di fronte un'utilitaria bianca, che ha iniziato a seguirla. L'uomo alla guida le ha chiesto a ripetizione se voleva un passaggio, lei ha detto no. Lui è sceso dall'auto, l'ha bloccata sul cofano di un'altra vettura vicina, e l'ha violentata. Lei, 24 anni, ha scoperto di essere incinta del suo fidanzato qualche ora dopo, in ospedale, in uno dei momenti peggiori della sua vita, durante gli esami che hanno certificato la violenza subita.

L'incubo di ogni donna si è materializzato a Bergamo, nel «borgo d'oro», nella notte tra giovedì e venerdì scorso. Sara (nome di fantasia, per tutelarla, ndr ), di Verdellino, aveva trascorso la serata al bar Divina. Con lei c'erano due amiche: tutte e tre sono rimaste insieme fuori dal locale, chiuso alle 2.

«Poi io mi sono incamminata prima di loro, per andare a prendere l'auto, parcheggiata in una via laterale», ha raccontato alla polizia. Via da Rosciate appunto. È lì che Sara è arrivata in pochi minuti, imboccando lo stretto passaggio chiuso al traffico da due pilomat e andando poi verso il parcheggio di fronte al cancello del liceo Mascheroni. Le amiche erano rimaste lontane, forse con altri conoscenti. In un tratto di strada non più lungo di 300 metri un uomo su un'utilitaria bianca l'ha affiancata. «Mi ha chiesto se volevo un passaggio, io non ho risposto». Poi ancora un'altra richiesta. «Gli ho detto di no». È stato in quel momento che lo sconosciuto, mentre la ragazza entrava nel parcheggio, è sceso dall'auto e l'ha presa per le braccia, in una morsa che faceva male. «Mi ha bloccata sul cofano di una vettura che c'era lì vicino». La gonna alzata, i palpeggiamenti, poi la violenza, interrotta dall'arrivo delle due amiche, che stavano raggiungendo Sara e avevano affrettato il passo in via da Rosciate, attratte da alcune urla. Lei è crollata a terra, muta, tremante. I due agenti delle Volanti hanno dovuto confortarla per un'ora, prima di riuscire a farla salire su un'autoambulanza: non voleva muoversi, non ci riusciva. Attorno alle 3.30 è stata trasportata al nuovo ospedale di Bergamo, per essere medicata e per i primi esami.

E poco dopo le sue amiche erano in questura, dove hanno spiegato di aver visto un'utilitaria bianca che si allontanava, in direzione della piccola rotonda vicina, per poi per poi svoltare a sinistra verso il semaforo di via Noli. Nel pomeriggio Sara ha parlato con un ispettore della Squadra Mobile. Ha confermato il dettaglio dell'utilitaria, che probabilmente è anche passata sotto un paio di telecamere cittadine. Ha descritto bene il suo aggressore, «un bianco, che parlava italiano», forse dall'accento straniero (un dettaglio non ancora confermato). La polizia ha messo a punto un identikit, che non ha ancora permesso di identificare una persona precisa, ma avrebbe comunque portato gli investigatori a stilare un breve elenco di sospettati. E sui vestiti di Sara inizierà presto la ricerca di tracce di Dna.

Il Cairo capitale araba delle molestie sessuali

  • Giovedì, 10 Gennaio 2013 09:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giulia globalist
10 01 2013

Secondo uno studio pubblicato nel 2010 dal Centro egiziano per i diritti delle donne assieme all'Unfpa, un fondo delle Nazioni unite, quasi la metà delle donne egiziane ha dichiarato di subìre quotidianamente molestie sessuali e oltre l'83% lo ha sperimentato almeno una volta nella vita. La cifra sale al 98% nel caso di donne straniere che vivono nella capitale egiziana. Pur in assenza di studio scientifici comparativi - scrive oggi El Pais - molte testimonianze portano a credere che Il Cairo sia la città di gran lunga peggiore rispetto ad altre località egiziane. "La molestia può assumere molte forme, sguardi lascivi, parole volgari, fischi, palpeggiamenti, ma anche inseguimenti, a piedi o in auto", spiega Dalia, 22 anni. "Una forma di molestia molto frequente in Egitto è quella telefonica. Ci sono uomini che compongono numeri a caso e quando cadono su una voce femminile, possono richiamare anche 30-40 volte al giorno".

Il fenomeno, non nuovo, si è aggravato negli ultimi tre decenni. A favorirlo è una società molto conservatrice, dove però i ass-media e social network consentono adesso la diffusione di qualsiasi tipo di immagine, attraverso satellite o internet. Inoltre, l'alto tasso di disoccupazione giovanile ritarda l'età del matrimonio, soprattutto fra gli uomini, spiega un'altra testimone. Purtroppo le molestie godono di una diffusa accettazione sociale, e quindi di impunità. Per la maggior parte degli egiziani, non sono altro che una dimostrazione di virilità. Lo studio dimostra anche quanto sia falsa la spiegazione classica che siano le donne a provocare gli uomini, specie con il loro abbigliamento: nel 72% dei casi, infatti, le donne bersaglio di molestie indossano il niqab, il velo islamico.

 

Dodici omicidi nel 2012 e le tante storie di violenza e sfruttamento: arrivate nel nostro Paese sono gettate in strada senza alcuna possibilità di ribellarsi.

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