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LibertàFine novembre 1917. [...] Su di uno dei camion italiani in fuga i soldati trasportano due ragazzine. Sono impaurite, tremano. Sono sorelle, la più grande ha sedici anni. L'altra un paio di meno. Ernest Hemingway nel suo Addio alle Armi, le chiama "uccellini terrorizzati". Italiane quasi bambine tra militari italiani. Il romanzo non ci dice affatto che sono state violentate. Ma la loro paura è palpabile.
Lorenzo Cremonesi, Sette - Corriere della Sera ...
Perdita identitàEmma Sulkowicz è diventata una figura nota nel campus della Columbia University. Per mesi gli studenti l'hanno vista camminare con un materasso legato sulla schiena: una protesta, per denunciare uno stupro e l'omertà delle autorità accademiche. Il caso Sulkowicz ha ricevuto l'appoggio di associazioni femminili e della senatrice di New York, Kirsten Gillibrand. Ora la sua vicenda rischia di servire un'altra causa: la campagna per consentire di girare armati nelle università
Federico Rampini, la Repubblica ...

India, bimba di 7 anni stuprata e uccisa in festa matrimonio

  • Giovedì, 19 Febbraio 2015 12:18 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

la Repubblica
19 02 2015

Una bambina di sette anni è stata rapita, violentata e sgozzata nello Stato indiano di Maharashtra mentre domenica partecipava ai festeggiamenti per il matrimonio di un parente. Lo riferisce la rete televisiva Ndtv. La piccola, affetta da disturbi visivi, aveva insistito per poter andare con il padre nel Kumar Resort di Lonavala dove era prevista la festa di una sua cugina più grande. Nel pomeriggio di domenica la piccola si è allontanata per prendere del cibo e non è più tornata. Il suo corpo è stato ritrovato sul tetto del resort.

Data la presenza di molti parenti il padre non si è preoccupato per l'assenza della figlia, ma in serata ha constatato la sua scomparsa, denunciandola alla polizia. Per due giorni le ricerche non hanno dato risultati fino a quando martedì pomeriggio un dipendente del Resort, recatosi sul tetto per pulire le vasche collegate a pannelli solari ha visto un tappeto arrotolato all'interno del quale c'era il cadavere seminudo e con un taglio alla gola della bambina. L'autopsia ha confermato la morte per sgozzamento e la presenza di violenze sessuali. La polizia ha registrato una denuncia per omicidio e cerca di risalire ai suoi responsabili.

Per reazione al delitto, una folla di persone e di militanti politici locali hanno assaltato il centro di vacanze danneggiandolo gravemente. Il proprietario del resort è un ex parlamentare dello Stato di Maharashtra. Si tratta dell'ennesimo stupro e atto di violenza in cui la vittima è una minore in India. A luglio scorso 5mila mamme e papà indiani parteciparono a una marcia di 6 chilometri a Bangalore, nel sud del Paese, dopo la notizia dello stupro di una bambina di 6 anni in una scuola privata.

Giovane uccisa. Le donne turche sfidano Erdogan

FreedomSoltanto donne a portare la bara e nelle prime file al funerale, soltanto donne a seppellirla. Sfidando la tradizione e i moniti dell'imam della cittadina turca di Mersin, le donne questa volta si sono rifiutate di stare dietro agli uomini. Nessuna mano maschile doveva più toccare Aslan Ózgecan dopo che la scorsa settimana la sua giovane vita è stata brutalmente stroncata dall'autista del pulmino che la portava a casa dall'università. 
Alessandra Muglia, Corriere della Sera ...

La mia bambina è figlia di uno stupro

  • Giovedì, 12 Febbraio 2015 10:46 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
12 02 2015

Mia figlia è arrivata dopo uno stupro. So che altre avrebbero abortito al posto mio ma io non me la sono sentita. Ho preferito trasformare una cosa brutta in qualcosa che fosse veramente mio. La mia gravidanza, quello che succedeva al mio corpo, mia figlia, il mio dolore, le mie doglie, la mia scelta. Volevo almeno determinare un pezzo del mio percorso dopo aver subito una violenza.

Per me lo stupro è stato soprattutto questo: qualcuno mi ha tolto il diritto di scegliere cosa fare nella mia vita, nella sessualità. Qualcuno ha deciso anche al posto mio e senza curarsi di nulla mi ha anche messo incinta. A quel punto accanto a me c’erano persone comprensive che mi consigliavano di abortire, e ancora pensavo che qualcuno volesse sostituirsi a me. Avevo addosso questa brutta sensazione. E io volevo solo riappropriarmi del diritto di scegliere senza tenere conto dell’opinione di nessuno.

Non avevo nessuna intenzione di dimenticare lo stupro, perché per me è un monito perenne che mi ricorda cos’è l’autoritarismo. Ora lo percepisco lontano un miglio e quel che voglio è che mia figlia abbia invece il diritto di decidere della propria vita. Così l’ho voluta, e non per ideale antiabortista, perché io sono fermamente convinta che una donna debba poter scegliere di abortire se lo vuole. Chi obbliga le donne a tenere un figlio che non vogliono è autoritario tanto quanto il mio stupratore. Per me è assolutamente la stessa cosa.

Mia figlia non saprà mai di questa storia, almeno fino a quando non sarà più grande. Un mio grande amico, che mi è stato molto accanto dopo la violenza, quando gli ho detto che volevo tenere la figlia mi ha subito dato la disponibilità ad essere presente come un padre. Così avrei potuto dire a quella figlia che lui era il suo altro genitore, anche se non vivevamo insieme e non ci amavamo più. Tutto sarebbe stato più o meno perfetto in un accordo segreto stipulato per la sua serenità. Poi, invece, è arrivata la mia attuale compagna e allora abbiamo deciso di raccontarle che lei è nata grazie alla procreazione medicalmente assistita. E’ nata per amore, per scelta di due donne che la amano tantissimo, escludendo ogni dubbio sulla ipotesi di paternità.

Non me la sento di raccontare com’è andato lo stupro perché mi sembra inutile offrire ad altri dettagli che possano risvegliare interessi morbosi da parte di qualcuno. E’ successo e io sto comunque bene. Nella scelta di tenere mia figlia hanno influito tantissimi fattori. Subito dopo sono emigrata in un’altra nazione. Non avrei corso il rischio di incrociare quello stronzo. Ho cominciato un’altra vita, altro lavoro e altri amori. Ricordo che al momento di preparare la valigia portai con me un vecchio libro per bambini che mi aveva regalato mio padre. Come se sapessi quel che stava per succedere. Ancora non sapevo della gravidanza. Volevo solo respirare un’aria diversa e togliermi di dosso lo stigma della stuprata.

Sapevano in tanti quello che era successo. Amici e amiche, persone che conoscevano il mio stupratore e che hanno reagito ciascuno in modo diverso. Chi mi ha creduta, chi invece no. Mi sono detta che non era per me fondamentale ottenere un riconoscimento sociale in quanto “vittima”. Io non volevo esserlo, non volevo essere considerata tale. Io ero quella che voleva riprendere in mano la propria vita per gestirla senza influenza alcuna. Così ho preso e sono partita.

La mia bambina ha oggi nove anni. Parla un’altra lingua, ha due genitori strepitosi, e scusate la modestia, ed è felice, serena, sprizza allegria da tutti i pori. Quando l’ho avuta ero veramente a terra, perché ancora non avevo elaborato quello che mi era successo e perché stavo lottando contro tutti per tenere una figlia che sembrava un dispetto a tutto il mondo. La guarderai e ti ricorderai di lui, mi dicevano. La odierai. Invece io la amo. La adoriamo. Siamo una famiglia e lei non saprà mai, per quel che ci è possibile, cosa significa subire una scelta che coinvolge il corpo e la sessualità.

In fin dei conti, quello che volevo dire, partecipando al bel dibattito sulla maternità che ospita il blog, è che un figlio dovrebbe essere sempre una scelta, non una imposizione. Io non mi sento una martire o una santa per aver tenuto mia figlia. Non sono migliore di chi avrebbe abortito al posto mio. So solo che per me è stato meglio così e che c’è voluta tanta forza per andare contro tutto e tutti e fare quello che volevo. Mia figlia è il risultato della mia tenacia e testardaggine. Lei è lo specchio della mia reazione ad una esperienza sgradevole. In qualche modo io ho vinto, ho affermato la mia capacità di autodeterminazione scegliendo di rendere mia quella creatura che doveva rappresentare per me un ulteriore abuso.

So che se non avessi accanto una compagna forse sarebbe stato più complicato, perché da quel che ho visto, con gli uomini della mia famiglia, per loro è una cosa più difficile da accettare. Credo che un uomo, accanto a me, si sarebbe sentito defraudato di qualcosa e avrebbe visto quella figlia come uno smacco a lui, unico detentore, in termini culturali, del possesso del mio corpo.
Penso che un uomo avrebbe sofferto nel vedere riflessa sul volto di quella figlia anche l’impotenza per non avermi difesa. Sono retaggi che certi uomini non hanno ancora abbandonato. Non si sono liberati da quelle leggi sull’onore, il possesso, la protezione di una donna che consideri di tua proprietà. In altri tempi si diceva che stuprare una donna era un’offesa all’uomo che la possedeva o alla morale pubblica e non alla donna stessa. In alcuni paesi le donne stuprate vengono condannate per adulterio o per aver “fornicato”, con un uomo che non è il marito. Non so se questo retaggio sia scomparso in modo definitivo dalla nostra cultura. Perciò penso che forse sarebbe stato più difficile.

Ecco, questo è quello che volevo raccontare. Spero che possa essere utile a qualcuna…

Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

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