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Il crimine dell'indifferenza

Ieri in Germania è morta una ragazzina di 23 anni, si chiamava Tugce. Due settimane fa aveva preso le difese di due ragazzine minorenni, molestate davanti alla toilette di un fast-food a Offenbach da un gruppetto di bulli. Chi fa un crimine in un luogo pubblico lo fa sapendo che può essere visto. Cominciamo col combattere l'indifferenza, consideriamola parte del crimine.
Ferdinando Camon, La Stampa ...

Corriere della Sera
23 11 2014

Ennesimo scandalo legato alle associazioni studentesche: la violenza a una festaUltima di una lunga serie di abusi e morti accidentali: gli atenei corrono ai ripari

di Elmar Burchia

Stupri di gruppo, abbuffate alcoliche e rituali mortali: le confraternite universitarie e i loro party hanno una pessima fama. Dopo il presunto stupro di gruppo subito da una 18enne durante una festa, e lo scioccante reportage della rivista Rolling Stone, la preside dell’Università della Virginia ha sospeso tutte le attività sociali delle confraternite e associazione studentesche femminili (una sessantina) fino a inizio gennaio. Ciò nonostante, la tradizione centenaria è forte.

La buona reputazione
Sono riti disgustosi, feroci, pericolosi. A farne le spese sono ragazzi e ragazze. Come Jackie. La 18enne era al suo primo anno d’università alla Virginia quando è stata brutalmente aggredita da sette uomini ad una festa, i famigerati «frat party». Un’esperienza terribile, che ha provato a denunciare. Ma nessuno nell’ateneo l’ha voluta ascoltare. L’aggressione sessuale ha guadagnato l’attenzione nazionale dopo la pubblicazione, mercoledì scorso, di un articolo molto dettagliato su Rolling Stone nel quale viene descritta la presunta violenza sessuale avvenuta nel 2012 da parte della confraternita Phi Kappa Psi. La rivista denuncia l’«omertà degli atenei» che scoraggiano gli studenti dal denunciare le violenze subite e l’amministrazione che cerca di nascondere i fatti avvenuti per non rovinare la reputazione delle università. «Ho deciso di sospendere, con effetto immediato, tutte le attività sociali» ha comunicato sabato la preside della prestigiosa università pubblica. «Allo stesso tempo organizzeremo riunioni con studenti, docenti e altro personale per discutere le misure da adottare per prevenire le violenze sessuali in facoltà». Nel frattempo, la preside ha chiesto alla polizia di Charlottesville di indagare sul presunto stupro. Insomma, si corre ai ripari - per cercare di limitare il danno, soprattutto all’immagine. Non è una novità.

La morte di Nolan
Ogni volta che si parla di stupri, abusi, morti accidentali, dentro e fuori dai campus, si riaccende la polemica. L’Università della Virginia è uno degli 86 istituti americani attualmente sotto inchiesta da parte del Dipartimento della Pubblica Istruzione per non aver saputo gestire in modo adeguato le denunce di violenza sessuale. Appena qualche giorno fa aveva fatto scalpore la morte di Nolan Burch, matricola all’Università della West Virginia, intossicato dall’alcol ingurgitato con l’imbuto durante la cerimonia di iniziazione alla «Animal House» che lui aveva tanto sognato. Anche in questo caso l’ateneo ha sospeso tutte le attività legate a sodalizi maschili e femminili. All’University of Virginia (Uva) sono iscritti circa 21.000 studenti. È stata fondata nel 1819 da Thomas Jefferson.

Darfur, la verità nascosta dello stupro di massa a Tabit

Huffington Post
21 11 2014

Amina ha 11 anni, nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre era sola nella capanna di fango a Tabit, cittadina a 45 chilometri dalla capitale del Nord Darfur, el-Fasher. Tre uomini sono entrati, l''hanno picchiata e violentata a sangue, a turno, più e più volte. Una guarnigione dell'esercito del Sudan, supportata da milizie filo-governative, era arrivata nel villaggio con i kalashnikov spianati. I militari hanno radunato e immobilizzato gli uomini e, minacciandoli di morte, gli hanno impedito di reagire e di proteggere le loro donne. In duecentodieci, tra cui 79 adolescenti e 8 bambine, sono state stuprate in poche ore. All'origine di tale inconcepibile violenza il presunto coinvolgimento di alcuni residenti nella scomparsa di un militare. Il brutale atto sessuale è stato usato come arma di guerra.

Il due novembre Italians for Darfur ha raccontato sul proprio blog quello che era avvenuto, in contemporanea ad altre organizzazioni per i diritti umani che hanno diffuso testimonianze sulla vicenda. Mentre in gran parte del mondo anglosassone i media hanno rilanciato la notizia, nel nostro paese è stata totalmente ignorata.

Venerdì 21 novembre Unamid, la missione Onu dispiegata in Darfur, ha annunciato che presto avvierà una nuova indagine, a distanza di una settimana dal report con cui affermava che non era possibile accertare l'accaduto. La realtà è che i testimoni avvicinati erano stati intimiditi dalle forze governative e nessuno ha avuto il coraggio di parlare. Dopo l'ondata di indignazione sui social media che da subito ha travolto la rete, il team di peacekeepers che aveva indagato sulle accuse rivolte ai militari sudanesi - concludendo che non ci fossero elementi per appurare le responsabilità dello stupro - tornerà presto nel villaggio per ascoltare le vittime dirette delle violenze. Le stesse che sono state intervistate da Radio Dabanga e che hanno raccontato i dettagli di ciò che è accaduto in quella terribile notte.

Per tenere alta l'attenzione sulla vicenda, venerdì 28 novembre, in tutto il mondo, i profughi sudanesi manifesteranno davanti ai parlamenti dei paesi in cui sono rifugiati insieme agli attivisti della coalizione di organizzazioni internazionali 'Sudan365', tra cui Italians for Darfur, Amnesty International e United to end genocide. Se il mondo punterà lo sguardo su Tabit forse questa volta sarà possibile raccogliere le testimonianze di ciò che li è avvenuto e che il governo continua a negare, nonostante il comandante della guarnigione abbia confermato che alcuni suoi uomini quegli stupri li hanno compiuti. Per impedire che episodi del genere possano essere ancora perpetrati impunemente è necessario sottrarre la regione del Sudan dal cono d'ombra in cui è precipitata da quando Khartoum, nel giorno in cui al presidente Omar Al Bashir venne notificato il mandato di arresto della Corte penale internazionale per i crimini in Darfur compiuti dalle milizie janjaweed tra il 2003 e il 2006, espulse le maggiori ong internazionali, sentinelle di quanto quotidianamente avveniva nella regione sudanese che in undici anni di conflitto ha superato le 300 mila vittime e conta oltre due milioni di sfollati.

Antonella Napoli

Quello che le donne ci dicono

Maschile e FemminileScrivere o leggere di abusi non è un compito facile né un passatempo gradevole. Sia chi scrive che chi legge preferirebbe occuparsi d'altro: nei dieci minuti di tempo che la lettura di questo articolo occupa si potrebbero fare molte altre cose più piacevoli, è sicuro, anche riposare e non fare nulla. Ma il silenzio produce effetti persino più "sgradevoli" del fastidio di occuparsi ancora, di nuovo e in una ricorrenza, per giunta, di violenza sulle donne
Concita De Gregorio, la Repubblica ...

Iran: Reyhaneh, un'inaccettabile violenza

Il Fatto Quotidiano
07 11 2014

L’imperatore Federico II aveva prodotto una legge infame, la defensa, grazie alla quale uno stupratore sorpreso in flagrante poteva farla franca gridando: “Viva l’imperator, grazie a deo!” e lasciando cadere sul corpo della sua vittima la somma di duemila Augustari. Con questo gesto lo stupratore si salvava la vita e rimaneva felice e impunito. In questo modo, il fare violenza a una donna diventava semplicemente un passatempo che i ricchi possessores potevano concedersi in ogni momento.

Otto secoli dopo gli uomini sono riusciti ancora una volta a diventare più barbari dei barbari, condannando a morte una donna che non aveva voluto cedere al suo stupratore e che, dimostrando un coraggio straordinario, si era difesa. All’istante la comunità internazionale si è messa in moto, invocando la grazia per Reyhaneh Jabbari, ma il governo iraniano ha preferito uccidere questa ragazza di soli ventisei anni, mettendo bene in chiaro che tentare di stuprare una donna è accettabile e permesso, mentre reagire con decisione contro questo sopruso affermando i propri diritti è il vero delitto da punire con la morte.

Dario Fo

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