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Huffingtonpost
09 09 2014

Una storia nella storia quella di Emma Sulkowicz. Che comincia con una violenza. Era all'Università della Colombia da circa un anno, la giovane studentessa, quando è stata violentata sul materasso della sua camera da letto da un suo compagno di ateneo, almeno stando alla successiva denuncia. Mesi difficili per Emma, che ha portato il peso di questa aggressione sul cuore: mesi di dichiarazioni, esternazioni, ripetute e dettagliate descrizioni dell'accaduto di fronte alle autorità, di polizia e universitarie.

"Lo stupro può accadere, ovunque" ha raccontato Emma. "Io sono stata violentata sul mio letto che da allora è diventato insopportabile per me, un peso insostenibile". Talmente grande che ha deciso di mostrarlo a tutti, per condividerlo, per raccontarlo, per espiare un dolore troppo grande. "Porto con me il materasso ovunque vada, affinché tutti possano sapere cosa è successo lì sopra. Lo porterò con me finché il mio aggressore non sarà punito e espulso dall'Università". Perché, nonostante la sua denuncia e quella di altre due ragazze, lo studente non è stato ritenuto colpevole dello stupro dalle autorità universitarie.

"Ero così ingenua che credevo che non mi avrebbero lasciata sola, perché ho detto solo la verità" ha detto la Sulkowicz all' Huffington Post Usa nel mese di febbraio. "Non mi aspettavo che l'Università non avrebbe preso le mie difese". Emma è una dei 23 studenti che hanno presentato una denuncia federale contro la Columbia per la cattiva gestione dei casi di violenza sessuale. Il Dipartimento dell'Istruzione degli Stati Uniti deve ancora determinare se indagherà l'Università.

Una battaglia che Emma non ha intenzione di perdere. Per questo la sua esperienza è diventata un progetto visivo e una tesi di laurea: "Carry That Weight" si intitola la sua protesta contro l'ingiustizia, che è anche una campagna di sensibilizzazione rivolta alla sua comunità affinché impari ad affrontare il trauma emotivo e fisico provocato dalla violenza sessuale.

Huffington Post
04 09 2014

Emma Sulkowicz, la studentessa stuprata protesta con un materasso: "Lo farò finché il mio aggressore sarà libero"

Una storia nella storia quella di Emma Sulkowicz. Che comincia con una violenza. Era all'Università della Colombia da circa un anno, la giovane studentessa, quando è stata violentata sul materasso della sua camera da letto da un suo compagno di ateneo, almeno stando alla successiva denuncia. Mesi difficili per Emma, che ha portato il peso di questa aggressione sul cuore: mesi di dichiarazioni, esternazioni, ripetute e dettagliate descrizioni dell'accaduto di fronte alle autorità, di polizia e universitarie.

"Lo stupro può accadere, ovunque" ha raccontato Emma. "Io sono stata violentata sul mio letto che da allora è diventato insopportabile per me, un peso insostenibile". Talmente grande che ha deciso di mostrarlo a tutti, per condividerlo, per raccontarlo, per espiare un dolore troppo grande. "Porto con me il materasso ovunque vada, affinché tutti possano sapere cosa è successo lì sopra. Lo porterò con me finché il mio aggressore non sarà punito e espulso dall'Università". Perché, nonostante la sua denuncia e quella di altre due ragazze, lo studente non è stato ritenuto colpevole dello stupro dalle autorità universitarie.

"Ero così ingenua che credevo che non mi avrebbero lasciata sola, perché ho detto solo la verità" ha detto la Sulkowicz all' Huffington Post Usa nel mese di febbraio. "Non mi aspettavo che l'Università non avrebbe preso le mie difese". Emma è una dei 23 studenti che hanno presentato una denuncia federale contro la Columbia per la cattiva gestione dei casi di violenza sessuale. Il Dipartimento dell'Istruzione degli Stati Uniti deve ancora determinare se indagherà l'Università.

Una battaglia che Emma non ha intenzione di perdere. Per questo la sua esperienza è diventata un progetto visivo e una tesi di laurea: "Carry That Weight" si intitola la sua protesta contro l'ingiustizia, che è anche una campagna di sensibilizzazione rivolta alla sua comunità affinché impari ad affrontare il trauma emotivo e fisico provocato dalla violenza sessuale.

Signora Dakhil, che cosa sa delle donne e delle ragazze yazide rapite le scorse settimane dai soldati dello Stato islamico? "[...] Saranno sei o settecento, e ogni volta ci chiedono di far bombardare il luogo dove sono rinchiuse. Preferiscono morire che essere stuprate tutte le sere dalle bande del califfato". ...

Il Paese delle donne
28 07 2014

Lunedì manifestazione di protesta e reggiseni in piazza a Valladolid contro le affermazioni del Sindaco al quale sono state chieste le dimissioni.

Francisco Javier León de la Riva, dopo lo stupro collettivo avvenuto in città, aveva affermato che alle 6 del mattino bisogna guardare bene dove si sta andando, che non ci può essere un poliziotto ad ogni angolo e che lui ha delle remore ad entrare in ascensore con una ragazza perchè, se lei fosse in cerca di qualche tornaconto, potrebbe uscire agitando la gonna o il reggiseno urlando di essere stata aggredita.

Il Sindaco è anche accusato di non aver finanziato i progetti contro la violenza di genere.

La Coordinadora de Mujeres ha reso noto che la manifestazione ha ricevuto l’appoggio di decine di piattaforme e Collettivi di tutta Spagna.

http://www.elnortedecastilla.es/fotos/valladolid/201408/25/manifestacion-valladolid-para-pedir-309346459475-mm.html

http://www.elmundo.es/espana/2014/08/25/53fb9478268e3e1f7b8b4581.html?cid=SMBOSO25301&s_kw=facebook

Non è un caso che la riflessione sulla guerra si sia sviluppata proprio a proposito di un problema di violenza contro le donne: mai come in questi ultimi decenni, infatti, le donne, e soprattutto il loro corpo, sono al cuore del contendere e quindi oggetto particolare di violenza. ...

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