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India: branco stupra ed uccide bimba di 11 anni

  • Mercoledì, 06 Agosto 2014 09:17 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
06 08 2014

Gli investigatori hanno trovato sul suo corpo i segni di una violenza sessuale, probabilmente da parte di più uomini, e di strangolamento.

Una bambina di 11 anni è stata stuprata, probabilmente da un branco, uccisa e poi abbandonata in un campo di Gurgaon, la città satellite di New Delhi e sede di numerose multinazionali. Lo riferiscono oggi i giornali indiani. La vittima, che appartiene a una famiglia di lavandai, era scomparsa domenica sera dopo essere andata a consegnare dei panni a circa mezzo chilometro da casa.

Gli investigatori hanno trovato sul suo corpo i segni di una violenza sessuale, probabilmente da parte di più uomini, e di strangolamento. La polizia sta cercando indizi e sentendo diversi testimoni, tra cui coloro che hanno visto per l'ultima volta la bambina. Secondo una prima ipotesi, gli stupratori l'hanno caricata su un'auto e poi dopo la violenza l'hanno lasciata in un terreno usato come parcheggio di autobus e frequentato di notte da gruppi di uomini ubriachi.

«L'abbiamo cercata nello stesso posto verso le due di notte e non c'era - ha detto un familiare - quindi è chiaro che è stata scaricata dopo». La polizia ha fermato per accertamenti diversi uomini, tra cui un 'sadhù (eremita) di un tempio che sorge nelle vicinanze.

La scorsa settimana, sempre a Gurgaon, uno dei poli avanzati dell'hi-tech indiano ma con enormi problemi di sicurezza, una bambina di due anni è stata violentata da uno sconosciuto che l'aveva rapita dal cortile dove stava giovando.

la Repubblica
18 07 2014

Aggredita da tre uomini nell'istituto delle Suore della Santa Natività. E' stata ricoverata in ospedale. Lunedì violentata in una scuola privata della città una bambina di 6 anni

Una pre-novizia di 17 anni è stata stuprata a Bangalore da tre uomini nell'istituto delle Suore della Santa Natività. L'aggressione risale a mercoledì e la denuncia è stata fatta ad AsiaNews dall'arcivescovo di Bangalore, monsignor Bernard Moras secondo il quale "tale atto disumano e barbaro compiuto su questa ragazza, negli ambienti di un convento, è da condannare nel modo più fermo possibile. La sua violenza colpisce ciascuno di noi". Trovata in stato di incoscienza, la giovane è stata ricoverata in ospedale.

L'India è di nuovo sotto shock. Solo ieri la notizia dello stupro di una bimba di sei anni in una famosa scuola privata di Bangalore, la 'Silicon Valley' indiana, una delle metropoli più all'avanguardia del Paese asiatico. Sarebbe stata violentata lunedì mattina alla fine della lezione da due dipendenti dell'istituto scolastico. La polizia sospetta un insegnante di ginnastica ed una guardia, ma le indagini sono ancora in corso. Il crimine, l'ultimo di una lunga e orrenda serie di violenze carnali su donne e bambine in India, ha scatenato la rabbia dei genitori della scuola che hanno inscenato una vivace protesta contro la direzione dell'istituto, la Vibgyor High School, che si vanta di essere uno dei più seri e prestigiosi di Bangalore.

Le famiglie accusano lo staff scolastico di 'voler coprire' l'incidente. La bambina, figlia di un ingegnere informatico, è stata sottoposta a esami medici che hanno accertato la violenza. Ad accorgersi è stata la madre quando lunedì la piccola è tornata a casa per pranzo e si è lamentata per dei dolori alla pancia. Ha detto che un 'uncle' (uno 'zio', un termine usato in India dai giovani per indicare le persone più anziane) aveva fatto amicizia con lei e che alla fine della lezione l'aveva accompagnata fuori dalla scuola dove sarebbe avvenuta la violenza. Ma sul luogo dove è stato commesso il crimine non c'è ancora chiarezza.

L'aggressione della pre-novizia di 17 anni è avvenuta poco dopo l'ora di pranzo. La vittima era sola nella sua stanza al piano terra dell'istituto a Hennur, quando qualcuno ha suonato il campanello. Lei è andata ad aprire e tre uomini le hanno spruzzato in faccia una sostanza chimica. La giovane è svenuta. L'hanno trascinata fuori, l'hanno stuprata e sono fuggiti via, lasciandola in stato di incoscienza. Tutto è avvenuto nel giro di 10 minuti.

A quel punto nella giornata di ieri la vittima ha sporto denuncia e la polizia ha registrato un caso in base alla sez. 376 del Codice penale indiano ("stupro", da un minimo di sette anni al carcere a vita). "Questo crimine - spiega ad AsiaNews monsignor Moras - è doppiamente crudele: perchè colpisce una donna, e perchè questa ragazza aveva il desiderio di consacrare la sua vita a Dio. Invece è stata violata nel modo più brutale possibile. La scorsa notte ho pregato a lungo, per questa giovane, per la sua comunità religiosa, per la sua famiglia, per il nostro Stato e per l'India". "Nelle nostre scuole - sottolinea ancora monsignor Moras - insegniamo valori morali alle persone e il rispetto della dignità delle donne. Questo atto è una macchia vergognosa per la dignità delle nostre donne, della società e della nazione. Chiediamo giustizia per tutte le vittime".


La Stampa
16 07 2014

Tutto è cominciato con un invito abbastanza innocuo, una normale festa a casa di un compagno di classe. Lei è Jada, una ragazzina che vive e studia nei dintorni di Houston (Texas). Non aveva motivo per non accettare, così come di rifiutare un bicchiere di punch. E’ l’inizio di un incubo: la 16enne perde coscienza e non ricorda più quello che è successo dopo, ma crede di essere stata drogata.

La verità arriva dal web. Navigando sui social network scopre video e foto sconvolgenti che mostrano che cosa le è capitato: alcune immagini la ritraggono nuda, dalla vita in giù, svenuta per terra o distesa su un letto. Solo in quel momento si rende conto che, oltre agli abusi fisici, qualcuno ha filmato e fotografato tutto per condividerlo in Rete.

“Non avevo controllo. Non gli ho chiesto di svestirmi e di farmi quello che mi hanno fatto”, ha detto Jada in una intervista con il network locale, KHOU 11 News. In poco tempo, gli amici hanno cominciato a mandarle messaggi, chiedendole se stava bene. “Ora lo sanno tutti,” ha detto Jada.

Violentata due volte – prima nella realtà, poi sui social network

Purtroppo Internet mostra tutto il suo lato spietato. Tutto non è finito quella notte con le prime condivisioni in Rete: altri ragazzi di Houston, sia maschi che femmine, hanno iniziato a twittare immagini di loro stesi per terra, molti senza i pantaloni, nella stessa posa che aveva Jada nelle foto. Il tutto con l’hashtag #jadapose. Tramite telefonini e Twitter, l’incubo di Jada era diventato virale.

Il brutto del contenuto virale è che molti di questi ragazzi non conoscevano neanche a Jada ed ignoravano il vero significato dell’hashtag. Quando il giornale americano ‘Houston Press’ ha contattato uno degli utenti che avevano condiviso un contenuto con #jadapose, lui ha risposto di non conoscere neanche Jada, ma di essere semplicemente “annoiato all’una del mattino”.

La polizia di Houston sta indagando sull’accaduto. Nel frattempo, il presunto aggressore continua a proclamare la sua innocenza su Twitter, parlando di Jada in termini volgari.

La ragazzina, invece, ha coraggiosamente deciso di farsi avanti per raccontare la sua storia. “Non ha senso nascondersi” ha detto. “Tutti hanno già visto il mio viso e il mio corpo. Ma quello non è chi sono e cosa sono”. Nonostante tutto, Jada vuole andare avanti. Vuole studiare come privatista, forse per voler evitare i pettegolezzi dei compagni e per recuperare un po’ della privacy che gli è stata strappata via.

Ma su Internet ci sono anche state reazioni a supporto di Jada: negli ultimi giorni il web e i social network si sono inondati di gente indignata, manifestando solidarietà. Adesso, cercando l’hashtag #jadapose si trovano centinaia di foto di ragazze in un’altra posa: forte, decisa, dove mostrano i muscoli. “Stay strong” (“Fatti forza”) dicono attraverso gli hashtag #justiceforjada, e #IamJada. Un modo per dire che qualcosa del genere “potrebbe succedere a chiunque di noi”.

Se ne è scritto tante volte, sempre le stesse parole che esprimono sempre la stessa paura e indignazione, e non se ne vorrebbe più scrivere. Però, se si rinunciasse, se si tacesse, automaticamente sarebbe segno di assuefazione, di rassegnazione, e non vogliamo assuefarci e tantomeno rassegnarci a che una ragazza venga picchiata e violentata sulla via di casa, in pieno centro della città, sia pure a notte fonda. ...
E che le molestie di cui sarebbero state oggetto nei famosi tre anni ben il 99% delle egiziane, secondo un rapporto dell'Onu, non possono finire da un giorno all'altro con l'elezione di un presidente-eroe. ...

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