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Il Fatto Quotidiano
30 08 2013

Su Real time andrà in onda dal 9 settembre un programma dedicato alle teenager dal titolo “Guardaroba perfetto kids and teens”. Sulla base di un format consolidato per il canale del gruppo Discovery Italia, ci sarà l’esperta di fashion Carla Gozzi che visionerà gli armadi di ragazzine dagli 8 ai 14 anni, “insegnando i primi segreti di stile a queste fashion-victim in erba”.

La trasmissione non è ancora cominciata ed è già sotto accusa. Su change.org, piattaforma online gratuita di campagne sociali che ha portato, con la raccolta di 130mila firme, all’espulsione di Borghezio dal Parlamento europeo per le frasi razziste contro la ministra Cecile Kyenge è stata pubblicata la petizione per bloccare la messa in onda del programma. L’autrice dell’appello si chiama Roberta Zappalà ed è una blogger che si occupa di televisione, genere e minori. “Già dal promo che viene trasmesso a ritmo martellante su Real time – spiega Zappalà – si intuisce che “Guardaroba perfetto kids and teens” sarà privo di utilità sociale e culturale e avrà contenuti contrari a ogni principio, comunitario e non, volto a tutelare i minori nella loro formazione, informazione, crescita e libertà. La Convenzione sui diritti per l’infanzia e il Codice di autoregolamentazione tv-minori (e relativo Comitato) parlano chiaro in questo senso. Le ragazzine non devono essere condizionate da una televisione che fa passare il messaggio che look e moda siano tra le priorità della vita. Hanno invece bisogno di forme di intrattenimento non stereotipate, con contenuti culturali edificanti. Purtroppo Real time è un canale che sembra volto a proporre un prototipo femminile con i tratti della perfetta donnina di casa, maniaca dello shopping compulsivo. Uno stereotipo che comincia sin dall’infanzia, con “una educazione” che mira a una prematura e fittizia distinzione dei generi. Il punto è che le donne adulte sono libere di scegliere di vedere quello che vogliono mentre servono tutele per le minori con menti facilmente influenzabili”.

La petizione, che sta rapidamente circolando sui social network e che ha raggiunto le 500 firme, è indirizzata a Laura Carafoli, vice presidente dei canali di Discovery Italy (tra i quali ci sono Real time, Dmax, Focus), che commenta così: “Quest’iniziativa mi ha colta di sorpresa. Mi chiedo come si possa criticare un programma senza averlo ancora visto e come si possa pensare, conoscendo il nostro canale, che ci sia un intento diseducativo. Accanto alle ragazzine ci saranno sempre le madri e Carla Gozzi, che da anni è molto attenta al rapporto tra bambine e moda, non insegnerà loro a diventare delle fashioniste consumiste ma a vestirsi al meglio usando i capi che hanno già nel loro guardaroba e aiutandole, con utili accorgimenti, a migliorarlo. Il modello di riferimento non sarà assolutamente la velina ma semmai si insisterà sul fatto che non è necessario omologarsi per avere uno stile interessante”.

Sui social network infuria la polemica. C’è chi la pensa come la vice presidente di Discovery Italia e chi, invece, ribadisce il carattere sessista del programma rivolto com’è a un target esclusivamente femminile. Critiche arrivano dai blog di Loredana Lipperini e di Un altro genere di comunicazione.

Carafoli spiega i motivi della scelta di avere come riferimento le teenager. “Ci rivolgiamo alle ragazzine perché l’85 per cento del pubblico di di Real Time è costituito da donne e i programmi pomeridiani – questo andrà in onda alle 14.30 – sono modellati su quelle che possono considerarsi passioni più femminili e che vanno dalla cucina alla moda e che vengono trattate con spirito di intrattenimento ma sempre con grande rispetto e toni educati. Queste trasmissioni, considerando anche la fascia oraria, sono molto più educative ed edificanti di quelle presenti su altre reti che invece sono dedicate al gossip, alle tragedie o a schermaglie tra concorrenti. E fanno comunque parte di quella che possiamo definire ‘cultura popolare’”.

Frange radicali, guardarobi perfetti e maghe danzanti

  • Venerdì, 30 Agosto 2013 08:50 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura di Loredana Lipperini
29 08 2013

Magari sarà un problema di noi frange radicali. Si intendano per frange radicali le titolari di blog che hanno espresso dubbi sul cosiddetto decreto legge sul femminicidio, come da definizione data da L’Unità del 27 agosto. Le frange radicali non hanno nomi e cognomi, a differenza di chi le rimprovera per i giudizi trancianti e poco responsabili, ma pazienza.
Comunque sia, alcune frange radicali confessano perplessità nei confronti, per dire, del nuovo programma in arrivo su Real Time, una variante di Guardaroba perfetto destinato alle bambine: come da definizione ufficiale, “Un modo divertente e colorato per insegnare i primi segreti di stile a queste fashion-victim in erba”. Quando la blogger La Donna Obsoleta (evidentemente anch’ella frangiuta e radicalissima) ha sollevato i propri dubbi, Real Time si è affrettato a dire che la propria intenzione non è quella di “denaturalizzare i bambini” (qualunque cosa si intenda con il termine denaturalizzare, ovviamente), ma di aiutare “le mamme” a utilizzare “creativamente” i capi del guardaroba. Magari, addirittura, evitando l’acquisto di “nuovi outfit”. Dicono (sui social network): ehi, che moraliste, queste frange radicali. Guardatevi il promo e giudicate voi.
Già che ci siamo, guardate questa illustrazione. Per spiegarvi da dove viene, lascio la parola a un’altra probabile frangiuta, Francesca, e alla mail che mi ha scritto:

“Ho appena ritirato i libri di testo di mio figlio (seconda elementare): hanno adottato, come l’anno scorso, Il tempo dei draghi 2, Francesca Fortunato, edizioni Minerva Scuola. Le immagini che ti mando si riferiscono al libro di Lettura”.

Cominciamo. Sirene.
Scrive Francesca: “Questa doppia pagina, come altre nel libro, propone all’allievo/a due personaggi fantastici,uno maschile e uno femminile, di cui sono presentate in modo “divertente” alcune caratteristiche: e propone di identificarsi. Se io fossi… una sirena; Se io fossi… Re Tritone.
E se io fossi… un’aliena in visita sul pianeta e leggessi questa scheda, che idea mi farei dei modelli femminile e maschile proposti da questo libro ai giovani terrestri maschi e femmine di seconda elementare?

Modello maschile (un solo esemplare)
PROFESSIONE: Re
LOOK : non menzionato
DOVERI: non menzionati
CAPACITA’: il suo castello è protetto da un “potente incantesimo”. Ha al suo comando diversi “aiutanti”: “squali come guardie del corpo” e messaggeri (”gamberetti viaggiatori”).
AAA: cercasi… un dipendente, cioè un giullare che lo intrattenga, e che se non riesce bene nel suo intento potrebbe essere, simpaticamente, “preso a codate” dal re.

Modello femminile (molti esemplari, ma intercambiabili)
PROFESSIONE: ? (però hanno “nomi vezzosi”!)
LOOK : tutte indistintamente “belle”, “affascinanti” “capelli meravigliosi” “coroncina con le perle”
DOVERI: Sono tenute a ripettare “alcune regole di comportamento sociale” cioè ben apparire e comportarsi in società (”non farsi vedere in pigiama” “non dire parolacce”).
CAPACITA’: voce meravigliosa
AAA cercasi: il principe azzurro!

In ambito magico non siamo messi meglio. “Nella paginata “Se io fossi… una maga, Se io fossi …un mago” si apprende invece che chi è dedito alla magia, qualora di genere femminile, per le sue pozioni non deve solo apprendere la chimica: deve saper anche “cucinare”, e pure “danzare”.
I maghi maschi invece non si sa che cosa devono studiare; viene detto che passano il tempo a scambiarsi “malefìci” nei loro club segreti, in cui pare si dilettino di crittografia”.

Conclude Francesca:

“Ecco, se tutto ciò avvenisse in un libro dove si offrono modelli di genere vari e aperti, magari penserei che sono io a essere esagerata, ad avere uno sguardo troppo critico. Ma in questo libro, dove quasi tutte le donne adulte sono mamme, e persino la Fata Madrina, invece di fare magie, lava piatti e prepara brodini; e le fantasme si preoccupano del bucato dei lenzuoli dei loro figli; e dove ben tre favole proposte finiscono con una protagonista femminile gentile e buonina che trova l’happy end col principe azzurro, mi sembra che pagine come queste siano particolarmente brutte e poco educative”.

La frangiuta radicale che è in me pensa che questo sia IL problema. Magari, invece di lodare il partito di governo per quanto è stato bravo e attento a sfornare un pacchetto sicurezza agostano, due paroline su questo? Una? Mezza?

 

La Repubblica
31 07 2013

Una lavatrice, un forno a microonde, un frigo, oppure un bambino. L'ultimo caso in tema di reality "oltre la realtà" viene dal Pakistan, dove lo show in questione, Amaan Ramazan, sette ore in diretta durante le giornate di digiuno del Ramadan, si propone con un conduttore celebre, Aamir Liaquat Hussain, a metà fra il sex symbol e il dotto religioso, che offre premi in cambio di risposte esatte a domande sul Corano. Durante la trasmissione, delle coppie si sono viste offrire bambini abbandonati. 

L'Ong che collabora con il programma difende l'iniziativa, ma le polemiche non mancano.

In Cina, nel frattempo, sta per essere inaugurato un intero canale dedicato solo ai panda giganti della riserva di Chengdu, con le immagini di 28 telecamere trasmesse 24 ore su 24. Negli Stati Uniti invece si attende per fine 2013 The ghost inside my child, il fantasma dentro il mio bambino, che promette solo storie vere con bambini che raccontano "ricordi di vite precedenti" o passate esperienze traumatiche. La puntata pilota del novembre 2012, con un ragazzino che dichiarava di ricordare perfettamente la sua caduta nel vuoto durante l'attentato alle Torri Gemelle del 2001, ha già prodotto ampi commenti.

"Il dispositivo televisivo è ossessionato dalla realtà - commenta Carlo Freccero, uomo della comunicazione che alla "Televisione" ha da poco dedicato anche un omonimo libro (Bollati Borighieri) - e il reality, un "terzo livello" oltre il documentario e la fiction, traduce la realtà in gioco. Coinvolge anche noi, ci fa diventare attori dello spettacolo. L'aspetto negativo è che pur di partecipare, prenderò anche un bambino in affido".

La donna di una delle coppie che si sono viste offrire un bimbo nella trasmissione pachistana, Suriya Bliqees, commenta con la Cnn: "All'inizio ero davvero sotto shock, non ci potevo credere, mi stavano dando una bambina. Ero estremamente felice". Era anche lei fra le 500 persone in studio, prescelta dall'Ong Chhipa Welfare Association. Davanti alle polemiche, con commenti del pubblico come quello di Shamim Mahmod - "i bambini non sono trofei da dare a chi capita" - Ramzan Chhipa, che guida l'Ong, risponde: "Abbiamo le nostre procedure di selezione, conoscevamo già la coppia". Poi ricorda: "Noi troviamo bambini abbandonati in strada, nell'immondizia, perché non cercare di assicurargli una casa e un futuro?".

Gli esempi di reality estremi, attuali o del passato recente, sono tanti: Cavie, Olanda, con protagonisti che hanno l'unico obiettivo di rompere ogni genere di tabù e arrivano a mangiare pezzetti della propria carne, Interviste prima dell'esecuzione, Cina, con condannati seguiti fino a pochi minuti prima della morte, Voglio tuo figlio e nient'altro, di nuovo Olanda, che fa scegliere alle donne l'uomo ideale per la donazione di sperma, mentre c'è stato sempre nei Paesi Bassi anche lo show dove una malata terminale decideva a chi dei tre concorrenti in dialisi donare il suo rene dopo la morte, aiutata dal voto da casa degli spettatori. C'è il campo della bellezza femminile, con Bridalplasty che mette in palio negli Usa un "ritocco" gratis per promesse spose, o la trasmissione australiana che mette all'asta la verginità, o ancora The Beauty and the Beast, Gran Bretagna, che fa convivere una persona bella con una prescelta in quanto deforme o deturpata.

Ci sono poi le "tv della lentezza", come il canale cinese che seguirà i panda in diretta, simile alle trasmissioni norvegesi dedicate a 12 ore di fuoco acceso nel caminetto o al tragitto del treno panoramico da Oslo a Bergen seguito per tutte le ore, sette, della sua durata. "Sono due filoni differenti", spiega Freccero, "il primo è dopamina, partecipazione e gratificazione, il secondo è serotonina, effetto sedativo e calmante, un incanto del quale ci ha già spiegato tutto Andy Warhol. Ma è il primo che va analizzato. Questa tv insegue le cose assurde della realtà, ma vuole plasmare, limare, mettere sotto controllo. Qui non c'è il documentario, l'inchiesta, c'è invece un pezzetto del reale messo in grandangolo, sempre con un giochino accanto, e ridotto a spettacolo. Infatti sono tutte trasmissioni che hanno degli autori. Se fosse solo realtà, non servirebbero, no? Invece io prendo e traduco il reale in gioco, un poco come nel circo ottocentesco, quello con le donne cannone e i nani, ma con più raffinatezza, mettendo tutto sotto una campana di vetro, e con un'interazione del pubblico che ne fa un videogame". Su di noi.

Alessandra Baduel

Miss Italia: né nude, né mute

Il Fatto Quotidiano
25 07 2013

Articolo originale: ‘Élection de Miss Italie : la cérémonie n’est plus retransmise à la télévision publique, la télé italienne remise en question’ - di Sandra Lorenzo apparso su Le Huffington Post
Traduzione di Caludia Marruccelli e Chiara Cavedoni per www.italiadallestero.info

Concorso Miss Italia: mai più sulla RAI, polemiche sulla televisione italiana

La decisione della RAI con cui è stata annunciata l’intenzione di non trasmettere la settantaquattresima edizione del concorso di Miss Italia, a causa dei dati di ascolto in costante declino da alcuni anni, ha creato una polemica sul ruolo delle donne nella televisione italiana. Il Presidente della RAI ha motivato la decisione spiegando che il programma è “antiquato”.

Il 15 luglio, mentre il tema era ancora scottante, il Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, aveva definito la decisione della RAI come una “scelta moderna e civile”. La rappresentante di SEL, in occasione di una conferenza sulla violenza contro le donne, ha dichiarato che alla televisione italiana “solo il 2% delle donne esprime pareri, parla. Il resto è muto, a volte svestito”.

“Donne mute in bikini, non c’è nulla di scandaloso”

La sua posizione riflette quella di molte donne, tra le quali Lucetta Scaraffia, storico e giornalista che ha pubblicato un editoriale sull’Osservatore Romano, il giornale del Vaticano. «Miss Italia è giusto lasciarla cadere nell’oblio che oggi merita» scrive secondo l’agenzia Apic.

Anche Ilaria Borletti, il Sottosegretario di Stato per la cultura, si schiera dalla parte di Laura Boldrini: “Negli ultimi 15 anni l’immagine della donna in televisione è stata man mano svilita e schiacciata, senza che venisse proposto un modello alternativo e più consono allo straordinario percorso che le donne in Italia hanno fatto nel lavoro, nelle professioni e nella società per affermarsi” riferisce il sito nouvellesnews.fr.

Alcuni politici non hanno perso l’occasione per difendere questo programma televisivo. Tra questi Gian Marco Centinaio, un rappresentante della Lega Nord (estrema destra) che non ha esitato a tracciare un parallelo con l’islam radicale. “Le donne hanno il diritto sacrosanto di mostrare orgogliosamente la propria avvenenza. Non c’è nulla di scandaloso né di scabroso in donne mute in bikini. Che cosa preferirebbe [Laura Boldrini]? Miss Burka?”

La creatrice del concorso ha provato a difendere il programma che riunisce “cinquemila ragazze che liberamente si sono iscritte e che partecipano - né nude, né mute – per conquistare quella visibilità che nessun altro evento mette loro a disposizione in maniera così seria e pulita. E’ in questa maniera che abbiamo permesso a numerose ragazze di lavorare oggi in Rai, nella moda e nella pubblicità” riporta nouvellesnews.fr. Ma il dibattito ha preso tutt’altra piega.

L’esposizione del corpo delle donne nella televisione italiana è un problema che agita la società da alcuni anni.

Nel 2009, fece scalpore il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo. La giovane regista ha visionato 400 ore di televisione. Argomento: donne mezze nude che vengono palpeggiate sui glutei in diretta come se fossero dei prosciutti o parcheggiate in cubi di vetro a sorridere senza aprire bocca, come riportato da Slate.fr.

Scene di ordinaria televisione per i telespettatori italiani, ma che agli occhi di Laura Boldrini sono nient’altro che una ‘anomalia’. “Altrove in Europa, dice, non c’è l’abitudine di utilizzare donne mezze nude per pubblicizzare yogurt, televisori, borse”.

Queste bamboline sexy, che in italiano sono chiamate “Veline”, non possono pretendere molto di più che sposare un calciatore e quindi interrompere le attività di ballerine da lap dance in diretta. Nonostante siano ancora molto popolari, il malcontento inizia a crescere e si moltiplicano blog e gruppi su Facebook contro di loro. Simbolo dell’era Berlusconi, sono sopravvissute fino ad oggi, ma per quanto tempo ancora?

In Francia il concorso annuale di Miss ha un futuro splendente davanti a sé. TF1 ha realizzato un record di ascolti lo scorso dicembre: la trasmissione è stata seguita da più di 8,1 milioni di telespettatori in media, ossia il 40% del pubblico…

Cambiare l'immagine femminile in TV (L'Unità)

  • Martedì, 16 Luglio 2013 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
"La violenza sulle donne è un problema degli uomini". Alla Camera del Lavoro di Milano Laura Boldrini e Susanna Camusso parlano di femminicidio, l'unica tipologia di omicidio rimasta costante nel tempo, mentre tutte le altre scemano. ...

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