La parola guerra e le profezie sbagliate dell'occidente

Magritte, The pilgrimMarino Sinibaldi, Internazionale
26 novembre 2015

È la parola in questi giorni più pronunciata, più temuta e più esibita, lanciata come un grido esaltatorio o un epiteto ricattatorio. Siamo in guerra, riconosciamolo. Siamo in guerra, ammettetelo.

Dove sono le istituzioni?

  • Martedì, 24 Novembre 2015 14:53 ,
  • Pubblicato in Flash news
Amici del Baobab
24 11 2015

La risposta che attendevamo sull’emergenza transitanti nella Capitale è arrivata questa mattina, dopo cinque mesi. Ventiquattro migranti sono stati prelevati dal centro Baobab per l’identificazione, tra di essi eritrei, etiopi e magrebini. Strano modo di intervenire, in tenuta antisommossa e con unità cinofile; proprio ora che i migranti sono drasticamente diminuiti iniziano perquisizioni ed identificazioni per allontanarli dal luogo che per cinque mesi ha coperto un buco dell’amministrazione pubblica sostenendosi col mero volontariato.

Sarebbe questa la risposta che, come Paese civile, riusciamo a mettere in atto per affrontare l’ “emergenza profughi”? E’ un atto di violenza che noi volontari condanniamo con fermezza e dal quale ci dissociamo, perché lascia in strada persone incolpevoli, alimentando una caccia all’uomo alimentata dalla paura di atti terroristici, amplificata mediaticamente e politicamente dopo i fatti di Parigi.

Il terrore in questi mesi al Baobab c’è stato ogni giorno. A partire da Delina, non più di tre anni e dedita a pettinare i capelli dei volontari. E’ una terrorista, sì, perché se la si guarda negli occhi incute il terrore del senso di colpa suscitato dalla nostra inerzia e dai nostri pregiudizi. E’ terrorista anche Adhanet, 35 anni, che ha percorso il Sudan e ha subito le percosse e le violenze della polizia libica in un centro di detenzione nel quale sono stati fucilati davanti a lei quindici uomini. Sono terroristi i 35 mila profughi, accolti da noi mentre tentavano di raggiungere il Nord Europa in fuga da guerre e dittature e provati da un viaggio che passa per l’orrore della Libia e dei barconi.

Dove era lo Stato durante questa processione invisibile e silenziosa? Dove era mentre transitavano in Italia da clandestini, senza un nome, per evitare di essere identificati entrando nel meccanismo perverso di Dublino?

Noi volontari in questi mesi abbiamo agito, nei nostri limiti, per un’accoglienza degna, tentando sempre un’interlocuzione difficile con il Comune, che da mesi minaccia lo sgombero attraverso le parole dell’assessore Danese, chiedendo aiuti economici, un luogo adatto ad accogliere i migranti, sicuro e gestito da lavoratori competenti. Nulla di ciò è arrivato e oggi affrontiamo un’ennesima situazione ingestibile.

Noi come singoli e come gruppo non smetteremo di dare accoglienza e di impegnarci per Roma. Speriamo perciò nel sostegno dei cittadini, perché ora più che mai ne abbiamo bisogno, gli stessi che non ci hanno mai lasciati soli, e a cui chiediamo di restare al nostro fianco.

Corriere della Sera
23 11 2015

"Se vediamo persone sospette fra di noi, le denunciamo subito". Così i rifugiati del Centro Baobab di Via Cupa, al Tiburtino, famoso per aver accolto nei mesi scorsi 33 mila migranti. I volontari: "Qui non c'è paura: i ragazzi sono cristiani ortodossi e musulmani, vivono insieme senza problemi". ...
Finanza, mercati e terrorismoEnrico Marro, Il Sole 24 Ore
18 novembre 2015

Probabilmente è solo una coincidenza. Sta di fatto che - quando l’economista Stefano Fugazzi di Abc Economics ha provato a esaminare il comportamento dell'indice della paura (ossia il VIX, che misura la volatilità implicita di Wall Street) - si è trovato davanti a una sorpresa.

Terroristi, necrofili e sciacalli

  • Sabato, 21 Novembre 2015 08:50 ,
  • Pubblicato in Il Commento

Dalì, il volto della guerraSarantis Thanopulos, Il Manifesto
21 novembre 2015

La strage a Parigi conferma la mutazione del terrorismo jihadista in movimento di rigetto radicale dell'altro, musulmano, cristiano o ateo che egli sia. ...

facebook