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Un Paese che deve fare da solo

Le parole del prefetto di Bologna riassumono bene quanto sta accadendo, in questi giorni, nel nostro Paese. "Noi salviamo vite", ha risposto il rappresentante del governo a chi mostrava preoccupazione per l'arrivo di centinaia di migranti in Emilia-Romagna. È vero. Salviamo vite e assistiamo donne, uomini e bambini approdati in Italia per sfuggire alla guerra e alla miseria. 
Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera ...

Redattore Sociale
20 02 2015

Ancora una bufera su Frontex. Dopo la notizia che l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell’Ue sapesse già che con l’operazione Triton, una volta cessati i pattugliamenti italiani con Mare Nostrum, era probabile un aumento degli immigrati morti in mare, ora il principale canale televisivo tedesco Ard denuncia che Frontex non avrebbe detto la verità sulle cosiddette navi fantasma nel Mediterraneo, che in realtà non erano tali.

Risale a inizio gennaio la notizia che i criminali responsabili della tratta e del traffico di migliaia di esseri umani avevano cominciato a usare navi senza bandiera per portare gli immigrati a largo delle coste italiane per poi abbandonarli alla deriva in balia del loro destino, navi spesso lasciate guidare da alcuni fra gli immigrati stessi, senza addestramento né la minima conoscenza del mare e delle imbarcazioni. Frontex, allora, su tutti i giornali parlava di un ulteriore salto di qualità nella crudeltà dei trafficanti e di veri e propri assassini e naufragi programmati e premeditati.

La trasmissione tedesca Panorama, invece, esaminando il caso della più grande di queste presunte navi fantasma, la Blue Sky M, che ha portato in Europa oltre 750 persone, per la maggior parte profughi siriani, ha scoperto che le cose non stavano proprio come Frontex le raccontava.

La nave in realtà non era stata lasciata senza equipaggio, era attrezzata per affrontare il mare e guidata da marinai professionisti, anch’essi siriani, che hanno portato sé stessi e i passeggeri in salvo, sbarcando sulle coste italiane, senza nessun pericolo di naufragio.

E infatti la Blue Sky M è approdata, la notte di San Silvestro del 2014, nel porto di Gallipoli. Secondo lo stesso sostituto procuratore di Lecce, Guglielmo Cataldi, sia la struttura della nave, sia l’elettronica di bordo che il motore erano in buone condizioni.

Ma allora perché Frontex avrebbe mentito? La trasmissione Panorama, in cui il reportage è andato in onda, ipotizza che il tutto rientri in un’operazione di propaganda da parte di Frontex e delle guardie costiere europee per convincere l’opinione pubblica che il problema dell’immigrazione irregolare sia da ascrivere solo all’operato di scafisti, trafficanti e facilitatori sempre più senza scrupoli.

La stessa portavoce di Frontex, Ewa Moncure, ha ammesso in un’intervista con i giornalisti del programma dell’Ard, che le informazioni in possesso dell’agenzia sei settimane fa erano diverse rispetto a quelle che hanno a disposizione ora. Questo, però, non sembra sufficiente per un ripensamento da parte di Frontex della sua strategia di comunicazione e di informazione.

Maurizio Molinari

Le persone e la dignità
17 02 2015

La sera del 7 febbraio, dopo aver pagato agli scafisti 650 euro a testa 400 migranti vengono portati a Garabouli, 40 chilometri a ovest di Tripoli e fatti salire con la minaccia delle armi su quattro gommoni. Il giorno dopo inizia l’incubo.

Nel primo pomeriggio dell’8 febbraio la Guardia costiera italiana riceve un Sos da un punto localizzato a 120 miglia nautiche a sud di Lampedusa e a 74 miglia nautiche a nord della Libia. Nella telefonata, pressoché incomprensibile, si capiscono solo le parole “pericolo, pericolo” in lingua inglese. Ma bastano quelle.

In quel momento, la principale imbarcazione usata nell’ambito dell’operazione europea Triton è ormeggiata a Malta, a centinaia di chilometri di distanza, per manutenzione. Ecco la tanto proclamata risposta dell’Unione europea alla chiusura di Mare nostrum!

Le condizioni meteo in quella zona sono pessime da una settimana. I migranti, molti dei quali indossano vestiti leggeri, le temperature sono prossime allo zero, cade persino la grandine e le onde sono alte fino a otto metri. I quattro gommoni hanno piccoli motori fuoribordo che i trafficanti non hanno neanche riempito col carburante necessario alla traversata.

In modo ammirevole e con eccezionale coraggio dei suoi uomini, le imbarcazioni della Guardia costiera partono al soccorso. Ci mettono tempo, perché affrontare il mare in tempesta con mezzi di 18 metri è arduo. Riescono a trarre in salvo 105 persone da uno dei gommoni alle 21 di domenica 8, ma dopo il salvataggio 29 muoiono di ipotermia e per altre cause. Due navi mercantili che si trovano nella zona salvano nove sopravvissuti rimasti su due gommoni.

Una missione di ricerca di Amnesty International ha incontrato a Lampedusa alcuni sopravvissuti.

Ibrahim, un uomo di 24 anni proveniente dal Mali, è uno dei due soli sopravvissuti del suo gommone, soccorso da un mezzo mercantile:

“[Alle 7 di sera di] domenica il gommone ha iniziato a sgonfiarsi e a riempirsi d’acqua e chi era a bordo ha cominciato a cadere in acqua. A ogni ondata, cadevano due o tre persone. La prua si alzava e chi era a poppa finiva in mare. A un certo punto eravamo rimasti solo in 30. Ci siamo attaccati alla corda del lato che stava ancora a galla, l’acqua saliva fino alla pancia. Poi siamo rimasti in quattro. Abbiamo resistito tutta la notte. Pioveva. All’alba, due sono scivolati via. La mattina abbiamo visto un elicottero. Ho raccolto una maglietta rossa che galleggiava nell’acqua e l’ho agitata perché potessero vederci. Hanno lanciato un piccolo canotto gonfiabile ma non avevo più le forze per raggiungerlo. Abbiamo aspettato ancora. Un’ora dopo, è arrivata una nave, ci hanno lanciato una corda e siamo saliti a bordo. Erano le tre del pomeriggio [del 9 febbraio]”.
Lamin, a sua volta proveniente dal Mali, era sull’altro gommone soccorso da una nave mercantile:

“Eravamo in 107. In alto mare, le onde hanno iniziato a sballottarci. Avevamo tutti paura. Ho visto tre di noi cadere in acqua e nessuno ha potuto aiutarli. Hanno cercato di rimanere attaccati al gommone ma non ce l’hanno fatta. Quando è arrivata la grande nave commerciale a soccorrerci, eravamo rimasti solo in sette. Ci hanno lanciato una corda e siamo saliti a bordo. Durante i soccorsi, la nostra barca si è spezzata in due parti che sono affondate, portando giù tutti i corpi”.
I sopravvissuti hanno confermato che i gommoni erano quattro; il quarto risulta ancora disperso. I morti sono oltre 300.

È impossibile sapere quante vite sarebbero state salvate con maggiori risorse, ma il numero dei morti sarebbe stato probabilmente minore. La Guardia costiera ha fatto del suo meglio.

Le partenze di migranti e rifugiati sono aumentate nel corso del fine settimana e continueranno a farlo mentre la Libia sprofonda nella violenza. La Guardia costiera italiana ha confermato che i suoi mezzi, insieme alle navi mercantili, hanno soccorso tra il 13 e il 15 febbraio oltre 2800 persone a bordo di almeno 18 imbarcazioni; solo il 15 febbraio sono state soccorse 2225 persone a bordo di oltre 10 imbarcazioni.

Il direttore delle operazioni di ricerca della Guardia costiera ha parlato in modo franco ai ricercatori di Amnesty International a proposito delle limitate risorse a disposizione:

“Quando alla fine dell’inverno le partenze aumenteranno, non saremo in grado di prenderli tutti a bordo, se rimarremo gli unici a uscire in mare”.
L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati si aspetta che i flussi di migranti che attraversano il Mediterraneo proseguano nel 2015. Nel 2014 hanno attraversato il mare 218.000 persone e i dati del gennaio 2015 mostrano un incremento del 60 per cento degli arrivi rispetto allo stesso mese del 2014. L’anno scorso quasi 3500 persone sono morte in quello che è il più mortale percorso marittimo del mondo.

Amnesty International sollecita gli stati dell’Unione europea a prevedere operazioni collettive e coordinate di ricerca e soccorso lungo le rotte usate dai migranti, che siano quanto meno dello stesso livello di Mare nostrum. Nel frattempo, fino a quando ciò non accadrà, l’organizzazione per i diritti umani chiede all’Italia di fornire risorse aggiuntive di emergenza.

"Triton non serve a nulla"

Keith_Haring"Questa nuova, ennesima, strage di migranti nel Mediterraneo purtroppo non sarà l'ultima. Ci saranno altri morti se il governo italiano e l'Unione europea non cambieranno direzione in fretta e proseguiranno nelle attuali politiche di difesa dei confini". Ne è convinto monsignor Francesco Montenegro, [...] "Abbiamo detto tante parole, ma questa triste storia continua. Gridare non è servito a nulla. Allora forse dobbiamo fare silenzio per sentire le urla di queste persone che muoiono".
Luca Kocci, Il Manifesto ...

La strage annunciata

La conta macabra va avanti inesorabile, ora dopo ora. Come in una tragedia classica, come in un canto popolare dei primi del Novecento [...] o, ancor prima, come in un fosco dramma nibelungico (dove le onde davvero sembrano raggiungere il cielo). Ma siamo nel febbraio del 2015 e veniamo a sapere di centinaia di corpi raggelati, i nervi irrigiditi, i vasi compressi fino a spezzare il respiro e a fermare il cuore
Luigi Manconi, Il Manifesto ...

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