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Candidato premier ugandese dice NO all’Omofobia

  • Giovedì, 23 Luglio 2015 11:21 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
23 07 2015

«Mi oppongo all’omofobia. Credo che il matrimonio sia tra un uomo e una donna ma l’omosessualità non è nulla di nuovo e sono stato molti chiaro nel dire che non dovrebbe esserci alcuna discriminazione e che ciò non comporti alcuna minaccia per il Paese».

È quanto dichiarato dall’ex primo ministro ugandese Amama Mbazazi, attualmente in corsa per le presidenziali del 2016.

Posizioni simili appaiono coraggiose in un Paese omofobo come l’Uganda e in cui Mbazazi è uno tra i pochissimi politici ad aver mai espresso una posizione contraria all’omofobia di stato.

Le associazioni lgbt del Paese lo hanno elogiato per la sua posizione anche se non nascondono una certa preoccupazione riguardo alla possibilità che quelle parole possano essere utilizzate contro di lui in campagna elettorale.

Il paese è infatti classificato come una delle nazioni più cattoliche in Africa: il bigottismo e i problemi anti-occidentali contribuiscono fortemente a creare un clima di dilagante omofobia fra la popolazione.

Vi è infatti la credenza che l’omosessualità non sia africana, anche se basterebbe guardare alla storia del continente per sapere che la comunità lgbt ha goduto di pieni diritti sino all’epoca della colonizzazione.

Uganda horror: sta tornando la legge "ammazza-gay"

  • Venerdì, 06 Marzo 2015 10:15 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il grande colibrì
06 03 2015

Se Stephen King avesse dedicato i suoi racconti non agli zombie, ma ai disegni di legge anti-gay in Uganda, non avrebbe scelto il titolo "A volte ritornano", ma "Ritornano sempre". La proposta per condannare alla pena di morte prima e all'ergastolo poi le persone omosessuali è stata crivellata dalle critiche dell'opinione pubblica mondiale, avvelenata da alcuni dei suoi stessi promotori, bombardata da minacce di sanzioni, seppellita in modo apparentemente definitivo dal presidente ugandese Yoweri Museveni... ma è riuscita sempre a riemergere dalle sabbie dell'oblio e a continuare il proprio caparbio cammino. Aveva persino raggiunto la propria meta, con l'approvazione del parlamento e la ratifica del presidente, ma un vizio formale aveva portato alla sua cancellazione da parte della Corte suprema. Il sospiro di sollievo era stato generale: il film horror sembrava finito, scorrevano già i titoli di coda.

Ma ecco che sullo schermo una mano spunta da sotto la terra, come lo scherzo di un regista di B movie. Improbabile, incredibile, impossibile, ma vero: David Bahati, il deputato ugandese che ha legato indissolubilmente la propria carriera politica all'infame legge nota come "Kill the gays", ha annunciato che ripresenterà per l'ennesima volta la sua proposta in parlamento. Questa legge-zombie, morto vivente affamato di altra morte, oggi però fa meno paura che in passato, anche se sottovalutarla sarebbe un errore: il presidente Museveni sembra decisamente contrario (ma non è un tipo di cui fidarsi: ilgrandecolibri.com), i favorevoli alla proposta sono diventati meno numerosi e meno potenti, il movimento LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), al contrario, si è rafforzato.

Da dove deriva questa nuova forza? Le associazioni per i diritti di omosessuali e transgender hanno fatto una scelta vincente rinunciando a presentarsi come una "lobby" tesa a difendere esclusivamente i propri interessi, per impegnarsi invece su un fronte molto ampio di battaglie: la difesa dei diritti umani (dalla libertà di espressione al diritto ad un processo equo), lo sviluppo dei sindacati, il contrasto alla corruzione e, soprattutto, la lotta alla povertà, constatando come in un paese povero non potrà mai esserci una tutela reale dei diritti individuali. Come riassume Adrian Jjuuko, avvocato alla guida del Forum per la consapevolezza e la promozione dei diritti umani (HRAPF), "la comunità LGBT deve fare passi avanti insieme al resto della popolazione, altrimenti finiremo tutti nelle stesse sabbie mobili" (thedailybeast.com).

La situazione per le persone LGBT rimane comunque drammatica: nonostante le autorità neghino qualsiasi forma di persecuzione, un rapporto (scribd.com) dell'organizzazione per i diritti umani Chapter Four Uganda denuncia arresti per reati come atti osceni, sodomia e sesso contro l'ordine della natura avvenuti anche dopo confessioni estorte con la violenza o con minacce. Una volta in carcere, i detenuti omosessuali vengono malmenati e sono sottoposti a ispezioni anali, mentre gli viene negato arbitrariamente il diritto a uscire di prigione con il pagamento di una cauzione.

E spesso neppure la liberazione dal carcere è una vera liberazione: la polizia può deliberatamente rilasciare gli omosessuali in zone dove rischiano la vita, senza ovviamente garantire loro neppure un minimo di protezione. E' la situazione che stanno vivendo alcuni ragazzi a Kano, sottoposti per cinque giorni alle torture delle forze dell'ordine e ora nascosti nelle campagne da settimane, in attesa di giudizio e terrorizzati all'idea che possano finire nelle mani della folla inferocita che voleva linciarli (ilgrandecolibri.com). La campagna di solidarietà internazionale per garantire la loro sopravvivenza è fallita: in un mese sono stati raccolti appena 150 dollari (circa 135 euro). L'Uganda, evidentemente, è un film passato di moda.

Pier

In Uganda torna una proposta di legge omofoba

  • Venerdì, 14 Novembre 2014 14:59 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
14 11 2014

Nuova iniziativa per imporre l’omofobia di stato in Uganda. Dopo l’abrogazione della legge che puniva l’omosessualità con l’ergastolo, il governo di Yoweri Museveni vuole introdurre una nuova misura di repressione contro la “promozione” delle “pratiche sessuali contro natura”.

Subito dopo la sentenza della Corte Suprema che abrogava la legge omofoba (abrogazione dovuta alla mancanza del numero legale dei votanti in aula, non certo per motivi di rispetto dei diritti umani), il governo si è messo al lavoro per riproporre una versione “aggiustata” della legge che si ispirava a quella russa (per la serie: simile simili cognoscitur). Il nuovo progetto di legge alo studio, dovrebbe eliminare i riferimenti diretti all’omosessualità, che viene ora definita come “pratiche sessuali contro natura”, e si concentra ora nel punire (con pene fino a sette anni di reclusione) qualunque attività considerata come “promozione” delle relazioni non tradizionali.

Stando all’attivista Frank Mugisha, le conseguenze di una legge così concepita potrebbero essere molto ampie:

La gente non si rende conto che la parte della “promozione” riguarderà tutti. Se i giornali faranno informazione sull’omosessualità, potranno essere tacciati di promozione. Il mio account su Twitter potrebbe essere visto come promozione. Tutti i gruppi per i diritti umani che lavorano anche per quelli delle persone LGBT potrebbero venire accusati di fare promozione.

Con questa nuova legge, il presidente Museveni vorrebbe recuperare popolarità senza mettere a repentaglio gli aiuti economici esteri che riceve il paese. Ed è proprio su questo aspetto che stanno lavorando gli osservatori internazionali e le varie diplomazie: pressioni da parte dei paesi finanziatori dell’Uganda nel caso in cui la legge che punisce i diritti umani delle persone LGBT arrivi in Parlamento.

Con il 78% della popolazione sotto i 30 anni e il 52% sotto i 15, l'Uganda si contende con il Niger il titolo di Paese più giovane al mondo (L'Italia di contro è il secondo Paese più vecchio dopo il Giappone). Qui si diventa mamme intorno ai 18 anni e in media si fanno più di sei figli. Con rischi per la sopravvivenza delle madri e dei nascituri.
Rosalba Castelletti, la Repubblica ...
Il punto è che ciò, accade a quattro mesi di distanza da quando il governo di Kampala ha adottato un severa legislazione contro gli omosessuali. La più dura legge anti-gay al mondo, una sorta di "colpo di mano omofobo", che ha sollevato le ire internazionali, tanto che contro la nomina del rappresentante ugandese si sono già mobilitati in molti. ...

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