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La barbarie dei lavori forzati esiste ancora

lavori forzati in ungheriaI detenuti, a partire dal prossimo anno, saranno tenuti per legge a "contribuire al costo del loro internamento" mediante forme di attività lavorativa gratuite. E' l'iniziativa legislativa intrapresa dal Governo ultranazionalista ungherese, conosciuto per la sua deriva autoritaria. La decisione riguarderebbe 12mila dei circa 18mila detenuti delle carceri ungheresi.
Damiano Aliprandi, Pagina99 ...

Un antisemita a Roma

  • Venerdì, 25 Luglio 2014 10:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina 99
25 07 2014

Il premier ungherese Viktor Orban nomina come ambasciatore a Roma uno scrittore e commentatore politico di estrema destra vicino al partito neonazista Jobbik.

Di solito la nomina di un ambasciatore non è uno di quegli eventi che merita titoli a nove colonne. Al massimo, se si tratta del nuovo ambasciatore americano a Roma, qualche trafiletto. E se proprio è un tipo simpatico e parla italiano, anche un'intervista in cui si dichiara onorato di tale incombenza. Figurarsi, quindi, quale attenzione potrebbe destare la nomina dell'ambasciatore ungherese. Ma se il tizio in questione fosse un antisemita incallito, meriterebbe qualcosa in più di un semplice trafiletto? Direi proprio di si.

Ed allora eccovi (secondo protocollo diplomatico) sua Eccellenza Péter Szentmihályi Szabó, poeta, scrittore, commentatore politico di estrema destra (molto vicino alle posizioni del partito neonazista Jobbik) e da qualche giorno anche neo-ambasciatore d'Ungheria a Roma. E' stato scelto personalmente da Viktor Orban, primo ministro e padre padrone della repubblica magiara. Inevitabile la coda di polemiche, critiche, proteste, sberleffi in patria e fuori dai confini nazionali.

Facile indovinare la reazione delle opposizioni: “scandaloso”. Più incisiva e sprezzante la presa di posizione di uno dei blog ungheresi più seguiti: “E' successo che Viktor Orban ha nominato un ratto come ambasciatore a Roma”.

Arriviamo però al punto: a cosa è dovuta la sua fama di incallito antisemita? A tal proposito, ci può venire in aiuto un saggio scritto da Szabó e pubblicato il 14 dicembre dell'anno 2000 sul giornale di estrema destra Magyar Forum. Ve ne propongo di seguito un estratto, tanto per avere un'idea:

Non lo so, non capisco perché (gli ebrei) ci odiano così tanto. Vivono qui in Ungheria, parlano e scrivono in ungherese, ma ci odiano […] non è difficile riconoscerli perché sono vili e impertinenti allo stesso tempo. Il denaro è il loro Dio, la loro lingua madre in cui credono da tempo immemorabile. Hanno cerchi scuri sotto gli occhi, la pelle flaccida, le mani sudate, i piedi freddi e sorrisi bizzarri. Si trovano ovunque sulla terra. Sono gli agenti di Satana. Suscitano paura ma vivono fuori dalla paura. Creano scompiglio e discordia. Sono spiriti stranieri la cui missione è di distruggere le comunità locali? Criminali internazionali che, a seguito di Marx e Lenin, hanno deciso di schiavizzare l'umanità? Gente eternamente senzatetto condannati a essere vagabondi costanti? Loro sono gli esattori. Quelli che per primi hanno capito che il denaro funziona senza lavoro […] quelli che l'esercito più forte del mondo ne custodisce la sicurezza.

Cosa aggiungere di più. Benvenuto a Roma Sig. Eccellenza Ambasciatore d'Ungeria.

Mauro Caterina

In Ungheria avanzano i nazisti

  • Giovedì, 10 Aprile 2014 08:38 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
10 04 2014

Le elezioni di domenica scorsa oltre alla tenuta del partito di maggioranza "Fidesz" hanno segnato anche un altro avveninento di rilievo, ovvero il radicamento nella politica nazionale del gruppo di estrema destra "Jobbik", uno dei più radicali d'Europa. La formazione, che è fortemente appoggiata dal Fronte Nazionale francese e il Partito della Libertà austriaco, ha ottenuto il 20,54 % piazzandosi al terzo posto dietro "Fidesz" e l'alleanza della sinistra. È salito di 3,5 punti percentuali rispetto al 2010, quando aveva partecipato per la prima volta alle elezioni parlamentari e questo successo viene raggiunto mentre il partito conservatore del primo ministro Viktor Orban partito ha sutito una lieve flessione.

Una delle ragioni di questo risultato sta nel fatto che da quattro anni "Jobbik" rosicchia il terreno politico al gruppo di maggioranza con il proprio nazionalismo, col populismo, l'impegno proclamato per promuovere i valori cristiani e la costante drammatizzazione dei conflitti con l'Unione europea. Ma soprattuto "Jobbik" che appena sei mesi fa veniva dato in declino, "ha quasi raddoppiato in due mesi il numero dei suoi sostenitori grazie alla sua campagna elettorale", osserva l'esperto Zoltan Miklosi.

A giudizio dell'analista Kornelia Magyar, dell'istituto "Progressiv", "Jobbik", sfrutta la delusione di moti sostenitori "Fidesz" ed anche catturato gran parte del voto di protesta che sarebbe chiaramente legato al fallimento della sinistra. La signora Magyar dice che l'estrema destra ha approfittato soprattutto delle tensioni con la minoranza rom nel nord-est del paese d: "Le soluzioni offerte dalla sinistra non hanno vinto, a differenza di quelle di Jobbik e c'è poi un terzo elemento che spiega il successo nazionale dell'estrema destra: gli estremisti non hanno solo ha confermato il loro potere a est raggiungendo il 30% in alcuni distretti, ma hanno anche migliorato il loro consenso altrove, con l'eccezione della capitale Budapest e di alcuni centri urbani.

La chiave finale di questo successo sta nella "ripulitura" che il partito ha dato alla sua immagine lo scorso anno. Lo stile dei manifesti della campagna 2014 è stato diverso dal marziale bianco e nero lì quattro anni con l'inseriento di giovani professionisti come candidati sorridenti sullo sfondo di fiori bianchi. Sul versante degli degli slogan "Non si può fermare il futuro "ha sostituito "l'Ungheria per gli ungheresi". Il programma del partito continua a stigmatizzare la più grande comunità rom europea con quasi il 10 % della popolazione.

Jobbik chiede di stabilire una categoria di reati "in genere commessi da minoranze etniche" e promette anche centri di detenzione speciali per i "devianti" rom . La creazione di un gendarmeria rurale è un'altra proposta del partito che nel 2007 aveva dato vita a una milizia battezzata "Guardia ungherese" e bandita due anni più tardi dopo aver organizzato marce di intimidazione nei quartieri rom. Se "Jobbik" respinge l'accusa di antisemitismo, non ha esitato a febbraio per organizzare un incontro a Esztergom, nel nord-ovest del paese, in una vecchia sinagoga.

Secondo Kristof Domina, presidente dell'Istituto "Athena", un osservatorio dei movimenti estremisti in Ungheria, quello è stato un messaggio all'ala più estrema partito. Un membro di "Jobbik" aveva sostenuto nel 2012 e la costituzione di un" elenco di parlamentari ebrei" sostenendo che essi potessero rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale. "Nello stesso anno, un altro aveva detto a un sito francese che gli ungheresi erano" vittime di una cospirazione ebraica per colonizzare il loro paese e rubare le loro risorse".

Internet e politica
11 03 2013

"Golpe bianco" in Ungheria? Se ne parla solo - o quasi - in rete. Cos'è? Il Presidente Victor Orban sta accentrando il potere; in approvazione cambiamenti alla Costituzione: meno libertà d'espressione, discriminazioni di genere, religiose, politiche.

Silenzio della stampa europea più "ufficiale" e chiaramente delle tv più "ufficiali" (mi riferisco a quelle italiane) in merito a ciò che in questi giorni sta accadendo in Ungheria.

Molto in sintesi:
il 5 marzo 2013, il Presidente ungherese Victor Orban ha messo in cammino quello che da più parti, in rete, viene definito come "golpe bianco".

In sostanza, si tratta di modifiche costituzionali che limitano i poteri della corte costituzionale in ambito legislativo e riducono enormemente libertà civili e d'espressione nel Paese.

Lunedì 11 marzo, il testo di legge passerà all'approvazione definitiva.

Ed è la rete, soprattutto tramite i social network, che lancia l'allarme su cambiamenti che potrebbero portare in brevissimo tempo all'instaurarsi di quella che più di qualcuno addita come "dittatura".

Tra le poche voci che si sono pronunciate sulla questione, Roberto Saviano via Twitter e Facebook. Ecco quanto scrive:

Golpe bianco in Ungheria e questa nostra Europa democratica sta a guardare... on.fb.me/Zgepom
     
Tra i punti al voto l'11 marzo - che con tutta probabilità verranno approvati -:
limitazioni alla libertà di stampa e d'espressione;
discriminazione di genere: si stabilisce che è ammesso solo il matrimonio contratto tra uomo e donna con l'intenzione di avere figli, e non le coppie di fatto o quelle omosessuali;
discriminazioni religiose: sono ammesse solo le religioni che il governo ha riconosciute tali con apposita legge.

Inoltre, per ciò che concerne lo svuotamento dei poteri della Corte Costituzionale: la stessa non potrà più respingere le leggi, come è stato fino ad ora, ma solo sollevare obiezioni di forma. Questo permetterà ad Orban di far approvare qualsiasi legge successiva all'approvazione di queste modifiche, non importa quanto repressiva. Già negli ultimi mesi, diverse leggi che attaccavano le libertà fondamentali sono state bloccate proprio dalla Corte Costituzionale.

In più, il partito comunista del passato (oggi partito socialista) viene indicato come una "associazione criminale" e quindi i suoi membri potrebbero essere processati solo per la loro appartenenza politica.

Come già evidenzia Antonio Rispoli su Julienews: "Come si vede, sono leggi che, se approvate, consegnerebbero il potere nelle mani di una sola persona, renderebbero le elezioni una burletta e la democrazia una parola vuota".  

Mentre ciò che mi sento di sollevare come punto nodale della "questione ungherese" è se si tratta davvero di una "dittatura" oppure di un atto di resistenza all'Europa, all'Europa delle banche, a quella del Fondo Salva Stati e del Fondo Monetario Internazionale? (Ma per quanto riguarda le questioni civili interne al Paese???).

Su questo punto, reputo interessante quanto scrive Maria Melania Barone in You-ng.it:

"Se fosse l'inizio di una dittatura la stampa internazionale dovrebbe parlarne dato che si tratta di una nota stonata all'interno dell'UE, eppure ciò non avviene. Per il giornale diretto da Francesco Storace, ilgiornaleditalia.org, l'unica cosa da raccontare è la nazionalizzazione della banca centrale ungherese voluta da Orban più di una settimana fa. Questo atto viene proposto come unica garanzia alle libertà del popolo. Questo articolo non entra nel merito del provvedimento a stampo totalitario, ma osanna questa scelta facendone una vera e propria questione politica. Il Presidente Orban proviene infatti dalle frange di centrodestra esattamente come Storace e non a caso nell'articolo si sottolinea la posizione di Repubblica che non vede di buon occhio la nazionalizzazione delle banche: 'Una gravissima sfida ai princìpi del mondo libero e delle istituzioni economiche e finanziarie (non in assoluto da mondo libero - ndr), dalla Banca Centrale europea al Fondo Monetario Internazionale' ".
Chiuso il 2012 con il nauseabondo invito di un membro del Parlamento magiaro a schedare tutti gli ebrei in una lista speciale, l'anno nuovo si apre con un ennesimo e sinistro latrato xenofobo e razzista di un autorevole esponente della classe politica al potere a Budapest.
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