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Il prezzo dei bambini: 200 euro sotto i 9 anni

Non importa quale futuro: tanto non sono nessuno. Eppure la loro quotazione resta alta nel mercato nero della carne umana. Tra Siria e Iraq l'amministrazione del Califfato islamico ha messo ordine nella compravendita dei curdi ridotti in schiavitù. Tariffario sul quale si paga il 20% di una specie di Iva.
Maurizio Chierici, Il Fatto Quotidiano ...

Italiani, poveri ma belli

Negli archivi dell'Unicef sono conservati faldoni di fotografie scattate dagli americani in Italia dal 1944 al 1946: un Paese allo stremo. De Gasperi disse: "Affamati sì, ma dignitosi". Città distrutte, ai bambini affamati, alle donne disperate perché senza cibo per i loro figli, agli ospedali senza letti, ai letti pieni di zecche, al tifo, alla malaria, agli stupri.
Laura Leonelli, Il Sole 24Ore ...

La Stampa
04 04 2014

Superata quota un milione di rifugiati, circa la metà sono minori.
La Rappresentante dell’Unicef nel Paese: “Gli istituti pubblici ne possono accogliere solo 100mila. Mandiamo scuole mobili nei campi fra le tende ma dilaga il lavoro minorile. È come se in Italia fossero arrivati 15 milioni di immigrati. Fra pochi mesi rischia di scoppiare la guerra per l’acqua”.

L’ultimo rapporto del Commissariato Onu per i Rifugiati lancia l’allarme Libano: un milione di profughi dalla Siria in guerra rischiano di provocare il collasso del Paese. E, dramma nel dramma, quello dei bambini: almeno 400mila in condizioni estremamente precarie, con solo 100mila che riesce ad andare a scuola. Un’emergenza «che peggiora di mese in mese», racconta da Beirut Annamaria Laurini, Representative dell’Unicef in Libano, da quattro anni in prima linea nella nazione più colpita dalla tragedia dei profughi siriani.

Quanto può ancora reggere un Paese comunque con risorse limitate come il Libano?

«Dobbiamo fare un paragone per capire la dimensione della crisi: è come se in Italia fossero arrivate 15 milioni di persone! Il Libano è un Paese di 10mila chilometri quadrati, con 4 milioni di abitanti. Il numero di bambini rifugiati è più vicino ai 600mila che ai 400mila ufficiali. Quelli in età scolare sono pari a quelli in età scolare locali. La richiesta di servizi scolastici è semplicemente raddoppiata, in un Paese dove per di più l’istruzione è quasi completamente privata».

Che cosa si può fare?

«Siamo riusciti a trovar posto a 100mila nelle scuole pubbliche, che rappresentano meno di una quarto dell’offerta scolastica. In parte nel turno del mattino, in parte in nuovi turni al pomeriggio. Uno sforzo enorme per un’istruzione pubblica poverissima: qui, chi ha due soldi, manda i figli nel privato, a prezzo di sacrifici altissimi. Nel pubblico parliamo di scuole senza bagni, senza banchi, lavagne. Forniamo kit, forniamo carburante per il riscaldamento, assistenza agli insegnanti. Ma è una lotta impari». 

E gli altri bambini?

«In Libano l’emergenza è soprattutto urbana. Chi può si rifugia in città, paga affitti assurdi per sistemarsi in sottoscala, scantinati. Sono i più fortunati. Gli altri stanno formando specie di favelas nelle periferie. Campi non attrezzati di tende di fortuna. Per quelli abbiamo predisposto scuole mobili, con insegnanti che vanno sul posto. È fondamentale, perché i bambini nei campi sono quelli più a rischio di sfruttamento lavorativo e sessuale. Finché vanno in qualche modo a scuola riusciamo a controllarli e proteggerli. E possiamo avviare controlli psico-sociale per individuare i soggetti più traumatizzati».

Hanno sofferto molto?

«Un trauma ce l’hanno praticamente tutti. Strappati dal loro Paese, sotto le bombe... Vengono da Homs, Aleppo, Yabroud. Molte scuole in Siria sono state trasformate in centri di tortura. Molti sono stati abusati, al pari delle donne. Molti usati come scudi umani, da una parte e dall’altra. Dobbiamo impedire che subiscano altre violenze».

Quant'è diffuso il lavoro minorile?

«Un’enormità. Lavorano quasi tutti, nei campi, nei ristoranti. Ma andando nei campi riusciamo almeno a contrattare. Meno ore di lavoro, la mattina, o al pomeriggio, a lezione. Di più non si può. Il problema è anche che il Libano non autorizza i campi dell’Unhcr, per ragioni storiche: hanno già 300mila rifugiati palestinesi, da 40 anni, con tutto quello che ne è conseguito”.

Ci sono tensioni, siamo al punto di rottura?

«Ci sono tensioni nel mondo del lavoro: gli immigrati, e in special modo i bambini, sono una forza lavoro a basso costo per i posti non specializzati. Si abbassano i salari. E poi c’è competizione per i servizi scolastici e sanitari. Ma il Paese è stato comunque generoso: i rifugiati sono sia alawiti che sunniti ma finora la frattura etnica non è esplosa».

Ci sono emergenze sanitarie?

«La polio fa paura. Poi le malattie infettive perché i bambini sono debilitati dalla fame, hanno subito assedi terribili. Le madri spesso hanno partorito prematuramente. E poi c’è un problema enorme che incombe. L’acqua».

Cioè?

«In inverno è piovuto pochissimo, la metà del necessario. Rischiamo una guerra dell’acqua quest’estate, soprattutto nelle campagne».

Giordano Stabile

la Repubblica
21 02 2014

Il rapporto dell'UNICEF sugli interventi umanitari necessari nel 2014. "Occorrono 2,2 miliardi di dollari fronteggiare le innumerevoli emergenze".

Oggi l'UNICEF ha presentato il Rapporto sull'intervento umanitario 2014, lanciando un appello per raccogliere 2,2 miliardi di dollari necessari quest'anno ad assicurare aiuti umanitari salvavita a 85 milioni di persone, di cui 59 milioni sono bambini, che devono affrontare conflitti, disastri naturali ed altre emergenze complesse in 50 paesi.

Prevenire altre catastrofi. "Sono appena tornato dal Sud Sudan, l'ultimo dei conflitti su vasta scala, che sta distruggendo la vita di milioni di bambini innocenti - racconta Ted Chaiban, direttore UNICEF del Programma di Emergenza - oltre 400.000 bambini e le loro famiglie sono sfollati a causa del conflitto e più di 3,2 milioni di persone hanno bisogno urgente di assistenza. La stagione delle piogge sta per cominciare, è necessario dunque predisporre gli aiuti e rinforzare i servizi essenziali; per questo c'è bisogno di risorse, di denaro per prevenire altre catastrofi".

Per continuare il lavoro. Le donazioni in favore dell'appello dell'UNICEF per il 2014 serviranno a continuare il lavoro svolto dall'organizzazione nel 2013, con il quale sono stati raggiunti importanti risultati, tra cui:

- 24,5 milioni di bambini vaccinati contro il morbillo;

- 20 milioni di persone hanno ricevuto accesso ad acqua potabile per uso domestico e personale;

- 2,7 milioni di bambini hanno avuto accesso a programmi di istruzione di qualità, formale e informale;

- 1,9 milioni di bambini curati dalla malnutrizione acuta grave;

- 935.000 bambini hanno ricevuto sostegno psicosociale.

I PAESI PIU' COLPITI

Mali - Si stima che circa 450.000 persone siano sfollate dentro e fuori il paese, con rimpatriati a Nord bisognosi di servizi sociali di base, comprese le scuole e l'assistenza sanitaria.

Sahel - Sa malnutrizione acuta grave colpisce 1,4 milioni di bambini sotto i 5 anni.

Haiti - La più grande epidemia di colera del mondo colpisce oltre 600.000 persone e ne uccide 8.000.

Africa occidentale e centrale - I tre quarti dei casi di colera di tutta la regione geografica si verificano nella Repubblica Democratica del Congo (23.000 casi).

Angola - 1,8 milioni di persone sono colpite dalla siccità.

Repubblica Centrafricana - Atrocità continue contro i bambini, con quasi la metà della popolazione in urgente stato di necessità.

Repubblica Democratica del Congo - L'instabilità cronica determina 2,7 milioni di sfollati e malnutrizione acuta grave in 2 milioni di bambini sotto i 5 anni nel 2013.

Corno d'Africa - Nell'ottobre 2013, a due anni dalla crisi alimentare scoppiata nel paese, più di 400.000 bambini sotto i cinque anni con malnutrizione acuta grave risultavano ricoverati per il trattamento.

Filippine - Il tifone Haiyan, una delle tempeste più potenti mai registrate, ha colpito 14 milioni di persone.

Repubblica democratica popolare di Corea- La malnutrizione cronica rimane preoccupante, con un 28% dei bambini sotto i 5 anni colpiti.

Yemen - Tredici milioni di yemeniti non dispongono di acqua potabile e servizi igienici, con oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni acutamente malnutriti.

Afghanistan - Con un aumento del 30% del numero di attacchi ai bambini nel 2013, la condizione dell'infanzia rimane preoccupante.

Siria e aree circostanti - Con 5,4 milioni di bambini siriani colpiti, è necessaria un'attenzione a lungo termine per evitare di perdere una generazione intera.

Le sfide quotidiane dei bambini. Il Rapporto UNICEF sull'intervento umanitario 2014 dell'UNICEF sottolinea le sfide che ogni giorno i bambini devono affrontare nelle crisi umanitarie; il supporto richiesto per aiutarli a sopravvivere e a crescere; i risultati che è possibile raggiungere anche nelle circostanze più difficili. Per la Siria e la regione l'UNICEF ha lanciato un appello per 835 milioni di dollari per distribuire aiuti salva vita (che comprendono: vaccinazioni, acqua, servizi igienico-sanitari, istruzione e protezione) e per favorire la coesione sociale e la pace per costruire un futuro più stabile.

"I bambini sono sempre i più vulnerabili nelle emergenze e devono affrontare i rischi più alti di violenza, sfruttamento, malattie e negligenze" ha continuato Chaiban. Con i suoi partner, l'UNICEF lavora per affrontare diversi tipi di crisi umanitari, tra cui: la malnutrizione nel Sahel; la mancanza di acqua potabile e di adeguati servizi igienico sanitari in Yemen; il colera ad Haiti; il numero crescente di attacchi ai bambini in Afghanistan e la siccità in Angola".

Infanzia. Poveri figli

  • Venerdì, 20 Settembre 2013 08:27 ,
  • Pubblicato in LEFT

Left
20 09 2013

Due milioni e mezzo di minori in Italia vivono in povertà. Oltre il 20 per cento di chi ha meno di 18 anni. Siamo fanalino di coda tra i Paesi industrializzati ma nessun segnale arriva dal governo. Che prosegue con i tagli al welfare. Mentre le organizzazioni umanitarie spostano i progetti nel Belpaese.

Un pasto caldo, un posto tra i banchi di scuola, cure mediche, dei giochi, il senso di sicurezza. Il minimo indispensabile per un bambino.

Eppure l’Italia, considerata ancora un Paese ricco, non sa più dare benessere ai suoi cittadini, ancor meno ai suoi bambini: 1 milione e 800mila minori vivono sotto la soglia di povertà e più di 700mila in condizioni di miseria assoluta.

«Numeri da terzo mondo», commenta a left Andrea Iacomini, portavoce italiano di Unicef. «Abbiamo acceso la luce rossa anche sull’Italia. Cosa che non capita spesso, perché in genere siamo concentrati sulle politiche del terzo mondo, sullo sviluppo e le emergenze. Questo rapporto ci porta con i piedi per terra e ci dice: bisogna occuparsi anche dei Paesi più industrializzati e, tra loro, dell’Italia».

Tiziana Barillà

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