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Repubblica.it
16 04 2013

E' stata arrestata, le sue dichiarazioni su una caduta accidentale dal letto sono sembrate agli investigatori poco compatibili con la gravità delle fratture riportate dalla bambina.

Si sono concluse con l'emissione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere per i reati di tentato omicidio, lesioni gravissime ed abbandono di minore, le indagini nei confronti di una cittadina di nazionalità bulgara che lo scorso gennaio aveva accompagnato la figlia di due mesi all'ospedale di Anzio per uno stato di disidratazione e sospetta bronchiolite.

La neonata, trasportata poi all'ospedale Policlinico Umberto I in prognosi riservata e in grave pericolo di vita, era stata ricoverata in terapia intensiva. I successivi accertamenti medici e gli esami strumentali avevano evidenziato un quadro clinico molto grave derivante da emorragie cerebrali e fratture craniche che le hanno provocato uno stato di disabilità permanente. Inutili i tentativi del personale sanitario di contattare la madre della bambina.

La donna infatti, subito dopo il ricovero, aveva fatto perdere le sue tracce e non si era più recata in ospedale per informarsi delle condizioni di salute della figlia. Sono quindi scattate le indagini degli agenti del commissariato di Anzio, diretto da Fabrizio Mancini, che hanno rintracciato la donna accompagnandola negli uffici di polizia per ricostruire la dinamica di quegli eventi che avevano portato a così gravi e sospette lesioni cerebrali della bambina. Le dichiarazioni e la ricostruzione effettuata della donna su una caduta accidentale dal letto o sulle lesioni provocate dal fratello più grande, sono sembrate agli investigatori poco compatibili con la gravità delle fratture riportate dalla bambina.

L'esito ulteriore delle analisi e del successivo sopralluogo effettuato dal personale della polizia scientifica, all'interno dell'abitazione, hanno fornito ulteriori conferme che i fatti fossero andati in maniera completamente diversa da quanto dichiarato dalla donna. L'autorità giudiziaria ha emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di R. T. M. 33enne, che nel frattempo si era resa irreperibile, e che gli investigatori sono riusciti a rintracciare passando al setaccio gli ambienti della prostituzione.

02 04 2013

La bambina è stata trovata senza vita nella sua abitazione. La madre, 32 anni, ha tentato il suicidio: è in coma.
 
Una bambina di tre anni è morta in ospedale dopo essere stata trovata in fin di vita nella sua abitazione, in via Monteverdi, a Carovigno, in provincia di Brindisi. La madre della piccola, Francesca Sbano, 32 anni, è ricoverata nell'ospedale di Ostuni, in coma dopo aver tentato il suicidio lanciandosi nel vuoto dal terrazzo dello stesso appartamento, al secondo piano della palazzina. Gli investigatori sospettano che la donna abbia ucciso la figlia e poi abbia tentato il suicidio. A quanto si è appreso, la Sbano non aveva mai accettato la decisione del marito di separarsi e avrebbe sofferto di depressione. A dare l'allarme sarebbero stati dei vicini di casa. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale del 118.

VELENI - Un flacone vuoto di diserbante è stato trovato dai carabinieri nel bidone della spazzatura nell'appartamento di Carovigno, dove madre e figlia vivevano. I carabinieri sospettano che la donna ne abbia fatto bere il contenuto alla figlia. Tracce di vomito sono state trovate accanto alla piccola quando è stata soccorsa, forse da alcuni vicini di casa. Entrambi i genitori della piccola sono braccianti agricoli. La madre al momento è ricoverata in condizioni molto gravi nell'ospedale di Ostuni (Brindisi), dove è anche stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico. In mattinata si terrà l'autopsia sul corpo della piccola disposta dal pm Pierpaolo Montinaro.

IL BIGLIETTO - Secondo una prima ricostruzione la madre della bambina subito dopo aver dato da bere il veleno alla piccola avrebbe raggiunto il terrazzo di casa lanciandosi nel vuoto, dopo aver lasciato - a quanto risulta - un bigliettino. Sono stati i vicini di casa ad accorgersi di quanto stava avvenendo e a dare l'allarme, tra le 22.30 e le 23. Ma ogni tentativo di salvare la bambina, trasportata subito in ospedale, è stato vano: è morta poco dopo il ricovero.

Chissà se gliel'avevano mai detto che non si accettano caramelle dagli sconosciuti. E chissà se ci hanno pensato, mentre scartavano avidamente il pacchetto lasciato davanti alla porta di casa da una mano anonima. Casa povera, bambini rumeni. Poveri. ...
Unicef
06 03 2013

«Circa 70 milioni di donne nel mondo in via di sviluppo (Cina esclusa) tra i 20 e i 24 anni, oltre una su tre, si sono sposate prima dei 18 anni. Se la tendenza attuale proseguirà, entro il 2020, 142 milioni di bambine si sposeranno prima di aver compiuto 18 anni. Parliamo di 14,2 milioni di bambine sposate ogni anno, vale a dire 37.000 ogni giorno» ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera.
 
«Per sottolineare il dramma dell’infanzia negata di queste bambine, in occasione della Giornata Internazionale della donna, l’UNICEF Italia lancia l’iniziativa contro i matrimoni precoci 'Bambine, non spose - #8marzodellebambine»
 
«Il matrimonio precoce» prosegue Guerrera «è una violazione dei diritti umani fondamentali e influenza tutti gli aspetti della vita di una ragazza: nega la sua infanzia, compromette l’istruzione limitando le sue potenzialità, mette in pericolo la sua salute e aumenta il rischio di essere vittima di violenze e abusi».
 
Almeno 50mila ragazze tra i 15 e i 19 anni muoiono ogni anno a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto. Inoltre, se una madre ha meno di 18 anni, il rischio che il suo bambino muoia nel primo anno di vita è del 60% più alto rispetto a uno nato di una donna che ha superato i 19 anni. «Sono dati che non possiamo più accettare.»
 
Testimonial di questa iniziativa è Paola Saluzzi, Goodwill Ambassador dell’UNICEF Italia, che in un video-messaggio si fa interprete delle voci di piccole spose bambine alle quali è stata negata l'infanzia: "Mi hanno negato il diritto a giocare. Mi hanno negato il diritto all’istruzione. Mi hanno negato il diritto a una vita sana. Mi hanno sottratto l’infanzia. La mia vita. I miei diritti”.
 
Inoltre Paola Saluzzi invita a sostenere, insieme all'UNICEF, i diritti delle bambine: “Io sto con l'UNICEF. Insieme possiamo donare un futuro diverso a queste bambine. Perché siano bambine. Non spose. Vai su www.unicef.it e aiutaci a diffondere l’hashtag: #8marzodellebambine”.  
 
Negli ultimi trent’anni il tasso di matrimoni precoci, a livello globale, è diminuito (guarda questa infografica) grazie a legislazioni e politiche nazionali volte a tutelare i diritti dell’infanzia, all’impegno con le comunità e all'attivismo delle ragazze e dei ragazzi che vivono nei Paesi dove questa pratica è ancora diffusa.
 
Ma i matrimoni precoci sono ancora diffusi in molte regioni del mondo soprattutto nelle zone rurali e nelle comunità più povere, perpetuando il circolo vizioso della povertà. In alcune regioni l'incidenza del matrimonio precoce è particolarmente alta: il 46% in Asia meridionale, e 37% nell'Africa subsahariana.
 
I 10 Paesi dove è più alta la percentuale di donne tra i 20 e i 24 anni che si sono sposate – o hanno iniziato a convivere - prima dei 18 anni sono: Niger 75%; Repubblica Centrafricana 68%; Ciad 68%; Bangladesh 66%; Guinea 63%; Mozambico 56%; Mali 55%; Burkina Faso 52%; India 47%; Eritrea 47%.
 
Da sempre l’UNICEF, con le organizzazioni partner, sostiene che l'istruzione sia la migliore strategia per proteggere le bambine dai matrimoni precoci, così come dal lavoro minorile e da tutte le forme di violenza e abuso.
 
Le ragazze che completano gli studi saranno donne più consapevoli, avranno migliori opportunità di lavoro e saranno madri in grado di provvedere alla crescita sana dei loro figli, contribuendo al benessere di tutta la società.
 
Si era rifugiata in casa di parenti, nel 20esimo arrondissement di Parigi, Philomene, la donna che ha fatto inorridire la Francia per avere, con ogni probabilità, sgozzato i suoi tre figli. ...

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