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#IoMiSalvoDaSola: campagna contro il #DlFemminicidio

  • Giovedì, 10 Ottobre 2013 13:35 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
10 10 2013

L'approvazione del Dl Femminicidio alla Camera, che non è piaciuta a tante, di fatto comporta la messa sotto tutela delle donne.

Si rinsalda il patriarcato e vorrebbero farci credere che sorveglianti, controllori e tutori per noi siano una ottima cosa. Nel frattempo si realizza una campagna educativa che esorta l'uomo ad essere presente, d'aiuto, nostalgico di cavalierato, in costante posa di soccorso nei confronti delle donne, anche quando le donne non hanno bisogno di essere salvate.

Lo spirito del decreto propone un modello che lede il nostro diritto all'autodeterminazione.

L'irrevocabilità della querela ci dice molto: ci descrive come soggetti deboli, non in grado di intendere e volere, inaffidabili e dunque noi dovremmo essere salvate da noi stesse.

E' importante che si smetta di insistere nella promozione di un modello di donna che sia in costante richiesta di assistenza, aiuto, soccorso, perché vogliamo avere spazio e modo di decidere quali sono le soluzioni che ci sono utili. Vorremmo avere la libertà di dichiararci contrarie ad ogni sorta di securitarismo, a questo schema repressivo, e poter contare su noi stesse, perché è questo che ci restituisce forza, sicurezza, autostima.

Perciò, se ci piace, utilizziamo l'hashtag #IoMiSalvoDaSola e facciamo partire una campagna che racconti i mille e uno modi in cui una donna riesce a sovvertire regole, a mettere in discussione stereotipi sessisti a partire da questo: non siamo vittime. Non siamo deboli. Non abbiamo bisogno di tutori. Perché sappiamo, vogliamo, pretendiamo di salvarci da sole.

Se vuoi partecipare alla campagna, con grafiche, parole, frasi, disegni, foto, quello che vuoi, scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Aderisci, appropriati dell'hashtag e fai quel che vuoi. :)

In coda un minitest semiserio per chi ha voglia di constatare il grado di patriarchitudine inside:

Test di patriarchitudine.

Se una tua amica sta in giro in minigonna e arriva un uomo a molestarla, tu che fai?

A – Salvi la fanciulla in pericolo e poi ti aspetti che ella ti sia eternamente grata.
B – Le dici che dovrebbe vestire un pò più da ragazza seria perché altrimenti se l'è cercata.
C – Valuti il tizio e pensi "tutte a lei le fortune!".
D – Te ne resti a contemplare la scena mentre lei lo mette a posto con due battute sfottenti e, se necessario, una gomitata.

[Se hai risposto A o B sei paternalistissimo... e per le altre varianti valuta tu.]

L'Aied compie 60 anni

  • Giovedì, 10 Ottobre 2013 13:22 ,
  • Pubblicato in Flash news

AIED
10 10 2013

L'AIED - Associazione Italiana per l'Educazione Demografica oggi compie 60 anni, nasceva infatti il 10 ottobre 1953. 

Questo traguardo è stato festeggiato con il convegno "60 anni di AIED" che si è tenuto questa mattina presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, e che ha ospitato interventi autorevoli che hanno anche delineato il percorso storico e sociale vissuto. 

"In questi 60° anni abbiamo sempre promosso i principi in cui crediamo e che ci contraddistinguono. Non è stato sempre facile e soprattutto in questo periodo di crisi economica e valoriale, dobbiamo ringraziare il contributo determinante dei nostri associati che hanno sempre apprezzato il nostro lavoro e che, scegliendo i nostri servizi, hanno anche sostenuto il nostro impegno nel processo di sviluppo sociale, civile e culturale del nostro Paese" ha dichiarato il Presidente di AIED Roma Luigi Laratta. 

60 anni fa l'Associazione è stata creata senza alcuna finalità di lucro, ma con lo scopo di diffondere il concetto della procreazione libera e responsabile, e – più in generale – per cambiare i costumi, fortemente arretrati, del nostro Paese.

Oggi ancora una volta l'impegno dell'AIED si rinnova, aggiungendo ai vecchi temi nuovi obiettivi attualissimi, come – ad esempio – la lotta contro la violenza sulle donne ed il femminicidio.

AgoraVox
04 10 2013

Una donna terrorizzata e confusa che grida per il dolore delle frustate che, in pubblico, un ufficiale della polizia le sta infliggendo.

Cosa può spingere un pubblico ufficiale a compiere un gesto così violento nei confronti di una donna? A noi sembrerà assurdo, ma la donna protagonista del video è stata sorpresa in auto con un uomo al quale non è ufficialmente legata, fatto che in Sudan costituisce un grave reato.

L'articolo 152 del codice penale sudanese prevede che qualsiasi comportamento o abbigliamento in violazione della pubblica decenza è punito con 40 frustate.

La sharia, che colpisce soprattutto le donne, è molto vaga su ciò che può essere definito un abito o un comportamento indecente e ciò lascia ampio margine di azione, o punizione, alla polizia.

Le immagini proposte dal Daily Mail certo sono molto dure ma ciò che forse lascia ancor di più senza parole sono i commenti e le risate che si ascoltano in sottofondo, come se fustigare pubblicamente una donna fosse uno spettacolo da baraccone.

Mary Lou

Il Fatto Quotidiano
04 10 2013

Addio al riordino delle province: “Dal prossimo gennaio si aprono le porte alle elezioni provinciali”, denuncia Danilo Toninelli, vice presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera per il M5S. “In altre parole, aggiunge il deputato cinque stelle, tra poco più di due mesi la riforma voluta dal governo Monti, rischia di essere totalmente vanificata”. E la chiave è in un emendamento che sarà votato oggi dalla Camera, chiamata a convertire in legge il decreto sul “femminicidio”.

“Si usa il femminicidio per far passare la proroga su province”, sottolinea Nazzareno Pilozzi di Sel. La controversa vicenda delle province, infatti, è inserita nell’ultimo articolo di ben altra e delicata questione: la “Legge sulla prevenzione e contrasto alla violenza di genere”.

L’articolo 12, nella stesura originaria prevedeva (in sintesi) che il mandato dei commissari straordinari alla guida delle province fosse prorogato fino al 30 giugno 2014. È necessario ricapitolare la vicenda: Il decreto Monti prevedeva che i consigli provinciali, in scadenza nel 2012, fossero commissariati; un successivo decreto aveva prorogato il commissariamento nel 2013. E l’articolo 12, prima dell’emendamento di questi giorni, prorogava questo regime fino a giugno 2014.

Poi il colpo di scena: il nuovo emendamento – firmato da Gianclaudio Bressa del Pd – blocca la proroga al 31 dicembre 2013: “Questo è il via libera alle prossime elezioni dei consigli provinciali, a partire da gennaio 2014″, commenta Toninelli, che aggiunge: “In assenza di una riforma con legge ordinaria, approvata entro fine anno, si andrà al voto normalmente, senza modifiche di alcun genere, senza riduzione di funzioni e numero di consiglieri”.

Come dire: si torna al punto di partenza. “È la conseguenza della sentenza della Corte costituzionale”, conclude Toninelli, “che ha decretato l’illegittimità di una parte del decreto Salva Italia targato Monti”. I giudici costituzionali, infatti, hanno sancito che la riforma delle province non può essere disposta per decreto, ma deve seguire l’iter parlamentare. E di questo si sta occupando, da mesi, il ministro Graziano Delrio che proprio una settimana fa ha presentato il suo ddl – in una conferenza unificata – a comuni, province e regioni. Ottenendo uno scarso consenso. Segno che la strada per la riforma, attraverso una legge ordinaria, è ancora tutta in salita.

E con l’emendamento in votazione oggi che ferma i termini al 31 dicembre, e non più al 30 giugno prossimo, i tempi a disposizione del ministro per chiudere questa partita diventano strettissimi: meno di novanta giorni. Una curiosità: l’emendamento in questione è stato presentato in commissione proprio nelle ore in cui, per il Governo Letta, si annunciava la crisi o l’alternativa di un governo di minoranza.

E che i timori del M5S siano fondati, in fondo, lo conferma l’ex ministro della SaluteRenato Balduzzi, di Scelta civica: “Per evitare il ricostituirsi delle province a gennaio, abbiamo solo due strade. O approvare il disegno di legge Delrio entro Natale, oppure intervenire con la legge di stabilità. D’altronde – conclude Balduzzi – continuare con un decreto comporta gli stessi problemi che abbiamo avuto con il “Salva Italia”, che io stesso ho concorso ad adottare, e che la Corte ha dichiarato incostituzionale”.

Nessun dubbio invece per Francesco Paolo Sisto, del Pdl, presidente della commissione Affari costituzionali: “La riforma Delrio andrà in porto entro fine anno. Oggi convertiremo in legge solo un provvedimento conservativo che, in sostanza, fino a dicembre 2013, non modifica la situazione esistente. Ne sono certo: non ci saranno più elezioni provinciali”. Di certo, in realtà, c’è solo che il 31 dicembre scadranno i commissariamenti. E da gennaio se la legge Delrio non sarà approvata in tempo, le Province potranno tornare al voto.

Loredana Di Cesare 

GiULiA: ddl violenza, serve maggiore informazione

  • Venerdì, 04 Ottobre 2013 09:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
04 10 2013

Donne uccise, maltrattate, ferite. Vittime di familiari, mariti, compagni: una strage che l'informazione documenta ogni giorno, chiamandola finalmente con il suo nome. Femminicidio.

Non è un'emergenza ma un fenomeno strutturale. Di nuovo, e positivo, c'è che i media adesso vi prestano attenzione. La stessa attenzione che GiULiA, la rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome, chiede sia riservata al provvedimento di conversione in legge del decreto governativo per il contrasto della violenza di genere che finalmente arriva oggi in aula a Montecitorio.

Apprezziamo quanto di positivo contiene, e chiediamo di fare presto per evitare la decadenza il 15 ottobre. Ma occorre anche andare oltre: il disegno di legge non dà le risposte che da tempo aspettiamo e riduce il fenomeno a una dimensione puramente criminale.

Trascura ciò che chiede la Convenzione di Istanbul: monitoraggio, prevenzione (anche attraverso i media), formazione, protezione e sostegno delle donne vittime di violenza maschile. L'intervento sul piano penale è importante, ma senza un approccio integrato non basta, da solo, a contrastare il femminicidio.

GiULiA auspica che vengano corretti in aula gli aspetti più controversi del provvedimento e soprattutto che siano stanziate risorse. E che sia varato il nuovo Piano nazionale contro la violenza: con un metodo di ascolto e partecipazione che faccia tesoro delle competenze della società civile. Per colmare le gravi lacune del disegno di legge in esame.

GiULiA chiede a giornaliste e giornalisti di dare adeguata e costante informazione sul dibattito e l'iter del provvedimento.

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