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La condizione per affrontarli è che le donne tutte coltivino un sentimento di maggiore fiducia nella propria forza ed autonomia e nella forza ed autonomia delle altre donne. ...
Corriere della Sera
30 04 2013

Buone idee, ma attenzione ai rischi: c'è ancora la crisi, le risorse mancano e l'Unione europea è ancora ancorata all'austerità    
 
di Maurizio Ferrera
 
Un programma per la crescita, vista non come fine a se stessa, ma come strumento di progresso sociale e di allargamento delle opportunità. Soprattutto per i giovani, le donne, gli «esclusi»: coloro ai quali l’Italia di oggi nega prospettive di avanzamento sociale, diritti, a volte persino la cittadinanza. Per molti aspetti, il discorso di Enrico Letta alla Camera ha toccato corde nuove rispetto al passato, mettendo inclusione e lavoro al centro dell’agenda. Troppa ambizione, poco realismo? Il rischio c’è.
Ma vi sono diverse buone idee, che meritano senz’altro un’apertura di credito. Per creare lavoro il governo agirà soprattutto sul lato dell’offerta: riduzione del cuneo fiscale, revisione della riforma Fornero per recuperare flessibilità in entrata (in particolare per quanto riguarda i contratti a termine), ulteriori incentivi all’apprendistato, semplificazione burocratica, incisivo ripensamento di tutti quei regimi di autorizzazione preventiva che ingabbiano le imprese e scoraggiano gli investimenti esteri. Il faro che guiderà le decisioni del governo saranno, come si è detto, le opportunità per giovani e donne.
Su questo fronte Letta può vantare una elevata credibilità: è stato infatti uno dei primi e dei pochi politici ad aver promosso e difeso con coerenza (anche nel centrosinistra) il principio «blairiano» women and children first (prima le donne e i bambini). Oltre a incentivi mirati di natura fiscale, per attuare questo principio il governo effettuerà un piano di investimenti nella scuola, nei servizi sociali, nelle politiche di conciliazione.
    Non solo lavoro, in altre parole, ma lavoro di qualità, accompagnato da (pari) opportunità di carriera e di mobilità verso l’alto, anche per gli immigrati.
Vista la considerevole «quota rosa» con cui nasce il governo, c’è da sperare che questa volta si faccia sul serio. Sul welfare Letta ha parlato di universalismo attivo: allargamento dei diritti agli esclusi, a condizione però che i beneficiari s’impegnino a recuperare autonomia economica (elemento essenziale soprattutto nel settore degli ammortizzatori sociali). In questo quadro è stata fatta una promessa importante: il governo considererà l’introduzione del reddito minimo d’inserimento, dando priorità alle giovani famiglie povere con figli minori.
Interessante è anche l’impegno a introdurre politiche di invecchiamento attivo, ossia di forme graduali (e part time) di pensionamento, incentivando forme di staffetta e tutorato intergenerazionale. Chi conosce Enrico Letta non può dubitare né della serietà tecnica con cui si sforzerà di realizzare il programma, né del suo impegno ideale e politico.
Vi sono però tre rischi che non vanno sottovalutati. Il primo è quello dei tempi. La recessione non è per nulla finita, il disagio sociale è sempre più acuto, la fiducia di imprese e consumatori è ai minimi. Per uscire dal gorgo ci vuole uno scatto. Durante la campagna per le elezioni del 2006, poi vinte dall’Unione, Enrico Letta si era schierato a favore di un Big Bang, di un pacchetto di misure incisive da varare subito, anche per cambiare il clima psicologico. Arrivarono, è vero, le lenzuolate di Bersani sul fronte delle liberalizzazioni. Ma lo slancio del nuovo governo (Letta era sottosegretario alla presidenza del Consiglio) si affievolì subito: un’esperienza da non ripetere.
Il secondo rischio è quello delle risorse. Letta ha già di fatto assunto onerosi impegni di spesa, come il rifinanziamento della Cig in deroga e la «soluzione» del problema esodati. Al tempo stesso ha promesso di abolire due significative fonti di gettito: la rata Imu di giugno e l’aumento dell’Iva. Come far quadrare i conti? E, soprattutto, come reperire i fondi necessari (non sono pochi: diversi miliardi di euro) per finanziare il nuovo welfare per giovani e donne?
Infine, l’Unione Europea. È inutile negarlo: senza una revisione dei parametri di Bruxelles, uscire dalla crisi è quasi impossibile. Il programma illustrato ieri è pieno di «europeismi» nel lessico, nel tono, negli obiettivi. Ma Letta ha usato il linguaggio della strategia «Europa 2020», mentre oggi l’Ue decide con le regole del Fiscal compact, imperniato sul dogma dell’austerità. Il nuovo premier ha annunciato che si recherà prestissimo a Bruxelles, Berlino e Parigi.
    Ottima idea: è in quelle tre capitali che oggi si giocano le partite più importanti, anche per il nostro Paese.
Per numero di paesi visitati, per varietà di temi internazionali di cui si è occupata in vesti istituzionali o per passione civile e politica, per quantità di conflitti, di crisi e di cause a cui ha dedicato energia e tempo, non c'è politico in Italia, e forse addirittura nel mondo, che possa competere con il nuovo capo della Farnesina. ...

Per realizzare il valore D serve il valore di tutti

Corriere della Sera
23 04 2013

di Alessandra Perrazzelli*

In questo momento di grande incertezza, di scarsità ed insicurezza economica, sociale e politica, Valore D ha voluto dedicare il suo secondo Forum nazionale all’identificazione di un percorso di cambiamento che possa portarci ad un nuovo equilibrio, un equilibrio che tocca le nostre aziende, le nostre vite, il nostro Paese. Profitto, Rispetto, Leadership sono le tre parole che abbiamo scelto e che vogliamo declinare nel nostro Forum per identificare le tappe fondamentali per il suo raggiungimento.

Un nuovo equilibrio avrà bisogno di ridefinire i fattori di sviluppo e crescita, allargandone i confini. Occorrerà porsi domande sulla sostenibilità non soltanto ambientale, ma anche sociale ed economica della crescita, interrogarsi, tra le altre cose, sulla distribuzione del reddito, sulle politiche di welfare, sul ruolo delle donne all’interno del modello economico e del contributo delle popolazioni migranti nel nostro Paese.

In tal senso, il concetto stesso di profitto deve essere inteso come motore fondamentale per la creazione di lavoro e per il recupero di competitività delle nostre aziende. Il profitto crea lavoro e la possibilità di innovare. E l’innovazione, quella tecnologia, non può prescindere dalle persone e dal loro talento. Crediamo infatti, a Valore D, che le persone e tra queste le donne, siano una componente essenziale dell’equilibrio che vorremmo raggiungere.
    Le donne italiane, inchiodate ad un mero 46.5% della popolazione attiva nel mercato del lavoro, sono sicuramente il bene economico maggiormente sotto utilizzato nel nostro Paese, un vero e proprio giacimento di risorse, competenza e talento nascosto.
Per emergere, le donne italiane hanno bisogno di una serie di misure che portino il loro lavoro ed il rispetto per il loro lavoro al centro delle politiche di gestione delle risorse e dei fattori di crescita delle aziende. Molto può fare una visione rivisitata del welfare aziendale, l’uso di strumenti a sostegno delle famiglie, che tuttavia non siano considerate soltanto opere sociali, bensì elementi centrali di una politica di recupero di efficienza e competitività da parte delle aziende.

Nella ricerca che presenteremo nel nostro Forum forniremo i dati volti a dimostrare l’effetto di equilibrio economico generale che l’esclusione del welfare aziendale da tassazione per le aziende e contribuzione per il dipendente può portare. Se il rispetto della vita e del lavoro delle persone e delle donne in particolare, si può coniugare con la possibilità per le aziende di creare un ritorno economico, e quindi di generare profitto e lavoro, è sicuramente necessario che vi sia nelle aziende una guida che abbia visione alta e capacità di gestione, un capo illuminato ed aperto al cambiamento.
Per questo oggi come mai nelle aziende, nel nostro Paese ed anche in Europa è necessaria l’espressione di una leadership forte e innovativa, che sappia costruire consenso sulla base della fiducia e dell’innovazione, che sappia generare speranza e volontà di cambiamento. E per raggiungere un nuovo equilibrio, per compiere il percorso c’è bisogno di tutti, donne ed uomini.

    Per questo il nostro Forum non è un convegno di “temi femminili”. Sono le donne, tuttavia, che ora come mai vedono con chiarezza la necessità di un cambiamento. E questo, perché sia fecondo, duraturo e prospero ha bisogno del Valore di tutti.
Questo intervento conclude la serie di articoli scritti da consiglieri e consulenti di Valore D per introdurre gli argomenti del secondo Forum nazionale, al via oggi a Roma
Che anche il Terzo settore sia alle corde, nell'offerta dei servizi di welfare, è un fatto. Sulle difficoltà del volontariato di strada a Torino è stato addirittura girato un documentario: si intitola "Non ci sono più soldi" e spiega che a chiudere sono soprattutto i servizi a bassa soglia (drop-in, unità di strada, dormitori), nati per le tossicodipendenze, ma poi allargatisi all'accoglienza dei nuovi poveri. ...

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