Fuori gli obiettori dal San Camillo!

  • Mercoledì, 11 Marzo 2015 11:58 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

iodecidoRete #IoDecido, Dinamo Press
10 marzo 2015

È con rabbia e preoccupazione che rispondiamo all'allarme lanciato dalle ginecologhe che operano negli ospedali della provincia di Roma, circa il rischio che al reparto maternità e ostetricia dell'Ospedale San Camillo venga nominato un primario obiettore di coscienza. Siamo costrette a constatare che dichiararsi obiettore di coscienza è la condizione irrinunciabile per fare carriera negli ospedali pubblici.

Fuori gli obiettori dal San Camillo!

  • Martedì, 10 Marzo 2015 15:00 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
10 03 2015

È con rabbia e preoccupazione che rispondiamo all'allarme lanciato dalle ginecologhe che operano negli ospedali della provincia di Roma, circa il rischio che al reparto maternità e ostetricia dell'Ospedale San Camillo venga nominato un primario obiettore di coscienza.

Siamo costrette a constatare che dichiararsi obiettore di coscienza è la condizione irrinunciabile per fare carriera negli ospedali pubblici. Praticare l'I.V.G sembra infatti incompatibile col dirigere un reparto di maternità e ostetricia: come se garantire alle donne la libertà di scelta fosse in contraddizione con il promuovere una maternità responsabile e desiderata. I diritti delle donne sono calpestati per gli interessi di chi sta distruggendo la sanità pubblica avvalendosi di presunti meriti morali e religiosi e applicando la falsa retorica del taglio agli sprechi. I danni devastanti già si contano: il ritorno dell'aborto clandestino e casalingo, specialmente tra adolescenti e immigrate, non è più uno spettro del passato ma un orizzonte sempre più prossimo.

Il San Camillo è il centro per l'interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) più importante del Lazio, tra le 4 strutture a Roma a somministrare la RU486 (insieme al Grassi, al Sant'Eugenio e al San Filippo Neri). A fronte di altri 4 reparti IVG chiusi di recente nel Lazio (Monterotondo, Sora, Frosinone e Gaeta) e del faticoso e ancora atteso riavvio del repartino del Policlinico Umberto I, il San Camillo rimane il cuore dell'applicazione della Legge 194 nella regione. La nomina di un obiettore confessionale ci dà la certezza che anche al San Camillo nel giro di poco tempo richiedere un aborto significherà andare incontro a mille ostacoli, dai tempi d'attesa agli obiettori di coscienza.

Vogliamo richiamare alle sue responsabilità il governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti: oggi garantire l'applicazione della legge 194 significa porre misure di tutela della salute e dell'autodeterminazione delle donne, come la garanzia di trovare medici non obiettori in ogni ospedale pubblico, facendo sì che questa scelta non sia più un limite alle possibilità di carriera di questi medici, evidentemente soggetti a discriminazione. Chiediamo a Zingaretti di indire un nuovo bando di concorso per il San Camillo in cui tali discriminazioni vengano efficacemente contrastate e i diritti delle donne e dei medici non obiettori rispettati.

Chiediamo infine al Governatore di mettere in atto quanto è in suo potere per garantire il Turn Over del personale medico e la massima qualità e assistenza negli ospedali pubblici così come nei consultori, sempre più poveri di personale qualificato e di risorse. È altrettanto necessario garantire le risorse necessarie e mettere tra le priorità nella riqualificazione la formazione e l'aggiornamento degli operatori sanitari in particolare per quanto riguarda l'IVG e la RU486, la prevenzione e la contraccezione.

Alla direzione sanitaria/generale del San Camillo chiediamo l'immediata attivazione di un reparto dedicato alla somministrazione della RU486. Inoltre ci batteremo affinchè il reparto IVG non venga scorporato dal reparto Maternità e trasferito in un'altra ala dell'ospedale. Questa scelta potrebbe rappresentare un rischio concreto per la vista stessa delle donne ricoverate, dilatando, in casi di emergenza, i tempi di trasferimento tra i diversi padiglioni.

Diamo appuntamento lunedi 16 marzo h10,30 sotto la direzione sanitaria del San Camillo durante i colloqui per la nomina del nuovo primario, affinchè tale nomina venga rinviata al momento in cui siano individuati candidato adeguati, che garantiscano i diritti delle donne e che rispondano pienamente alle mansioni richieste nella sanità pubblica.

#Io Decido: Riapriamo Il Repartino del Policlinico!

  • Martedì, 24 Febbraio 2015 14:07 ,
  • Pubblicato in Flash news

Communianet.org
24 02 2015

l 25 novembre 2014 abbiamo rivendicato l'applicazione e il rispetto della legge 194 in seguito alla sospensione del servizio di IVG al Repartino del Policlinico Umberto I, dopo il pensionamento dell'unico medico non obiettore in tutto il reparto. Abbiamo ottenuto la pubblicazione di un bando per l'assunzione di due medici non obiettori che garantissero la ripresa e la continuità del servizio.

Ad oggi è stato giudicato idoneo un solo medico su dieci, attualmente già attivo, che sarà assunto con contratto cococo.

Richiediamo con urgenza la seconda assunzione e che siano garantite la continuità del servizio e di tutte le attività relative alla salute e all'autodeterminazione delle donne: dal reparto Ivg alla sala parto, dalle sale operatorie ai reparti di degenza, per rispondere nel modo più adeguato all'esigenza di prevenzione, cura e riabilitazione in questo settore fondamentale della sanità pubblica.

Continueremo a monitorare la situazione nel Policlinico Umberto I e negli altri ospedali pubblici di Roma, affinchè la libertà di scelta e la tutela della salute riproduttiva della donna vengano garantite nel migliore dei modi e non si corra il rischio che vengano messe in discussione.

La 194 non si tocca! Continueremo a difenderla e a opporci al sabotaggio degli obiettori di coscienza e ai tagli ai servizi e alla salute.

La battaglia per la salute e la libertà di scelta è anche una battaglia culturale che vuole riaffermare la centralità della volontà della donna, che non può essere sottomessa a quella dei medici né a quella di leggi e pronunciamenti che limitano la nostra libertà.

Accogliamo con indignazione la decisione del consiglio di Stato sul decreto della regione Lazio mirato a ridefinire i limiti dell'esercizio dell'obiezione nei consultori familiari.

Riteniamo inaccettabile che non applichino contromisure adeguate a garantire l'accesso all'IVG su tutto il territorio nazionale e a sanzionare abusi come il rifiuto di prescrizione della contraccezione d'emergenza.

A questo proposito il 9 marzo il Parlamento Europeo voterà per l'approvazione della risoluzione Tarabella (già votata dalla Commissione sui diritti delle donne) che vuole ribadire la libertà di aborto e l'accesso alla contraccezione per le donne.

Nel 2013, ricordiamo che i deputati del PD concorsero alla mancata approvazione dell'analoga risoluzione proposta dall'eurodeputata socialista Estrela, che invitava tutti gli Stati membri a garantire l'aborto e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne. Siamo davvero curiose di sapere come i rappresentanti del partito governativo italiano si esprimeranno stavolta... Di sicuro noi non resteremo in silenzio!

Sul mio corpo decido io! It's time to react!

In Texas c'erano 41 cliniche per l'aborto nel 2012, e adesso ce ne sono 19; le misure respinte ieri rischiano di ridurne il numero ancora, perché solo sei o al massimo otto centri sono veri ambulatori chirurgici. Si trovano tutti in grandi città, difficili da raggiungere per le donne più povere delle zone rurali. Ma la battaglia è tutt'altro che finita. ...

GiULiA: women are Europe

  • Martedì, 27 Maggio 2014 08:41 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
27 05 2014

Gi.U.Li.A.aderisce al manifesto della Rete Women are Europe.
Giulia - l'associazione nazionale di giornaliste italiane per un'informazione liberata da stereotipi di genere e abitata pariteticamente dai generi sia sulle pagine che nelle redazioni -, ha condiviso sin dall'inizio la battaglia di Yo Decido/Io Decido, scrivendone e partecipando alle manifestazioni di piazza in difesa delle libertà personali, di vita e di scelta. MANIFESTO DELLA RETE ITALIANA WOMENAREUROPE "IO DECIDO"

Io decido: con queste parole le donne di Spagna e d'Europa hanno risposto al tentativo di controriforma della legge spagnola sull'aborto. Io decido vuol dire non accettare imposizioni di alcun tipo sul proprio corpo e sulla propria sessualità. Io decido vuol dire autodeterminazione: è scegliere di diventare o non diventare madre, è vivere liberamente la sessualità e il proprio orientamento sessuale, è dare spazio ai propri desideri e progetti di vita.

In questo momento di grave crisi economica e culturale, sia a livello nazionale che europeo, vediamo compromessa l'autonomia economica delle donne, più di quanto accada per gli uomini, e assistiamo alla messa in discussione di diritti che pensavamo consolidati. Si tratta di un arretramento pericoloso: non ci stiamo. Della nostra vita decidiamo noi, a prescindere da derive istituzionali e da dogmi confessionali. La nostra libertà può essere garantita soltanto da un'autentica laicità degli Stati, condivisa a livello europeo.

COSA STA SUCCEDENDO IN EUROPA E IN ITALIA

Dopo la bocciatura, lo scorso dicembre, di una risoluzione a tutela della salute riproduttiva delle donne, la Commissione europea dovrà pronunciarsi a breve sulla petizione popolare "Uno di noi" presentata dai movimenti no-choice: caposaldo della petizione è il riconoscimento giuridico dell'embrione sin dal momento del concepimento. Nello stesso tempo dall'Europa arrivano condanne all'Italia sullo sbilanciamento tra l'obiezione di coscienza e il diritto delle donne a un aborto sicuro, condanne non recepite dal governo italiano. Restando in Italia, l'assenza di educazione alla sessualità nelle scuole e di informazione in materia di contraccezione insieme alla lentezza con cui gli uomini prendono coscienza della loro responsabilità generativa e alle discriminazioni contro gay, lesbiche, transessuali, transgender e intersessuali, dipingono una situazione di grave deterioramento sociale.

Non basta: in questi ultimi mesi abbiamo assistito a ripetuti attacchi contro progetti di educazione al rispetto delle diversità nelle scuole pubbliche, come nel caso dei libretti Unar per la lotta alle discriminazioni e al bullismo omofobico; abbiamo sentito la ministra della salute Lorenzin annunciare un "piano fertilità" per favorire la natalità, come se le donne fossero macchine da riproduzione; abbiamo visto le squallide campagne no-choice davanti agli ospedali e la marcia per la "vita" contro l'aborto concludersi con la benedizione del Papa. L'elenco potrebbe continuare.

NOI DECIDIAMO. PER UN'ALTRA EUROPA DELLE DONNE E DEI MOVIMENTI

In questo scenario nazionale ed europeo non basta difendere le conquiste ottenute, vogliamo rilanciare il dibattito pubblico sulla nostra libertà di essere e di scegliere. Per fare questo è necessario mettersi in connessione fra singole donne, associazioni e movimenti, ognuna con la propria autonomia e specificità. WAE vuole essere un luogo di scambio e riconoscimento reciproco per organizzarsi, condividere idee e proposte, partendo dal pensiero e dalle pratiche del femminismo di ieri e di oggi. WAE è uno spazio collettivo di tutte per continuare ad affermare autodeterminazione e libertà delle donne.

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