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sabato 15 dicembre 2018



"L'altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e che non avrà".
Marco Polo



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L'Editoriale (388)

di Lea Melandri

Il sussulto di “dignità” e l’invito che oggi, da schieramenti diversi, viene rivolto alle donne, affinché si ribellino all’immagine degradante con cui sono rappresentate dalla pubblicità e dalla televisione, non deve trarre in inganno. Il corpo femminile occupa la scena mediatica da molti anni, l’immaginario pornografico maschile ha contaminato ormai ogni ordine di discorso e di linguaggio, l’esibizione e il voyeurismo, sapientemente amalgamati dai reality show, sono subentrati, se mai è esistita, alla fruizione passiva dello spettatore.

di Daniela Pastor
"Adriaaaaaaaana" gridava Rocky, l’occhio chiuso e il volto tumefatto.
"Non ce l’avrei mai fatta senza di te, Adriana" le dice trent’anni dopo, finito l’ultimo incontro e deposti i fiori sulla tomba di lei.
Forse è questa la figura più tradizionale e rassicurante di donna che immaginiamo accanto ad un pugile. Magari più sensuale di Talia Shire-Balboa e con le curve e il sorriso di  Renée Zellweger  di Cinderella man, ma come  riposo del guerriero, compagna dolce e forte, che nasconde lacrime e ansia  prima che lui salga sul ring, pronta a stringerlo fra le braccia  e curargli le ferite al rientro a casa.

Ansa Osservatorio Balcani  (01.09.2009)
Violenza sessuale in contesti di guerra, una fattispecie criminale ben presente nei maggiori conflitti degli anni novanta. E' la giurisprudenza del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia ad aver contribuito a sensibili avanzamenti in materia di punibilità giuridica di tali crimini.

di Sonia Giari
Il ricorso diffuso all'uso di crimini di natura sessuale è una costante comune ai conflitti che hanno segnato la storia dell'umanità sino ad oggi.

di Fabio Marcelli*
19 luglio 2012

Suscita forti perplessità la decisione della Corta di Cassazione di confermare, sia pure con qualche sconto di pena già concesso o prevedibile in seguito a rinvio, le pesanti condanne inflitte a vari manifestanti di Genova.
Le perplessità nascono dalla spropositata lunghezza dei periodi di carcere che i condannati dovrebbero scontare, per comportamenti obiettivamente non dotati in quella misura di un crisma di antigiuridicità ed allarme sociale.
di Ambrogio Cozzi, Zeroviolenzadonne
13 marzo 2012

Si è assistito negli ultimi tempi ad un cambiamento nella rappresentazione clinica e sociale delle tossicodipendenze. Il tentativo più recente tende a riconsiderarla come uno dei nuovi sintomi,  ad includerla quindi nelle forme contemporanee del sintomo. Questo corrisponde ad un tentativo di comprensione del legame delle manifestazioni sintomatiche con l'epoca in cui si manifestano, quasi a cercare di rendere conto dell'intreccio stretto tra mondo sociale e declinazioni psicologiche individuali,
di Ambra Pirri
31 maggio 2011

Questo è un tentativo di riflessione sul rapporto che ha legato e slegato, da ormai quasi quaranta anni, teoria lesbica e teoria femminista a partire da due concetti chiave: uno, l’eteronormatività o, come si diceva un tempo, l’eterosessualità obbligatoria è (stato) uno strumento analitico fondamentale per l’elaborazione teorica lesbica; l’altro, il patricarcato, appartiene tanto alla teoria femminista quanto a quella lesbica. Tuttavia solo per il pensiero lesbico eterosessualità obbligatoria e patriarcato sono tra loro strettamente intrecciati.
Il femminismo afro-americano e quello post-coloniale, ambedue particolarmente attenti ai rapporti di potere, considerano eteronormatività e patriarcato fondanti nell'addomesticamento delle donne, e ne hanno analizzato snodi e intrecci fin dalla fine degli anni Settanta.

di Maria Grazia Campari e Lea Melandri

Abbiamo deciso di avanzare una proposta in prospettiva delle elezioni regionali fissate per il mese di marzo del prossimo anno, oltre che sulla scorta delle recenti manifestazioni contro la violenza sessista.
L’iniziativa di proporre alla Regione Lombardia -dove abitiamo- un piano contro la violenza sessista si ricollega, però principalmente, ad un disegno di presa di parola femminista nello spazio pubblico, che occupa da qualche tempo le nostre riflessioni.

di Monica Pepe
Un Paese che secerne tanta violenza sessuata senza riconoscerne, o meglio negare, le conseguenze a livello di relazioni interpersonali, di genitorialità e di società è destinato ad aumentare i fattori di disgregazione sociale.
“Come mai sono costretti a stare insieme uomini e donne?” era la mia domanda ricorrente quando ero piccola, perché l’impressione era che avessero proprio poco in comune, sacrifici e ruoli da interpretare troppo diversi tra di loro per giustificare una vita insieme.

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