ZeroViolenza

Genova. Condanne inutili ed inique

di Fabio Marcelli*
19 luglio 2012

Suscita forti perplessità la decisione della Corta di Cassazione di confermare, sia pure con qualche sconto di pena già concesso o prevedibile in seguito a rinvio, le pesanti condanne inflitte a vari manifestanti di Genova.
Le perplessità nascono dalla spropositata lunghezza dei periodi di carcere che i condannati dovrebbero scontare, per comportamenti obiettivamente non dotati in quella misura di un crisma di antigiuridicità ed allarme sociale.

IO SONO LA MIA DIPENDENZA

di Ambrogio Cozzi, Zeroviolenzadonne
13 marzo 2012

Si è assistito negli ultimi tempi ad un cambiamento nella rappresentazione clinica e sociale delle tossicodipendenze. Il tentativo più recente tende a riconsiderarla come uno dei nuovi sintomi,  ad includerla quindi nelle forme contemporanee del sintomo. Questo corrisponde ad un tentativo di comprensione del legame delle manifestazioni sintomatiche con l'epoca in cui si manifestano, quasi a cercare di rendere conto dell'intreccio stretto tra mondo sociale e declinazioni psicologiche individuali,
di Ambra Pirri
31 maggio 2011

Questo è un tentativo di riflessione sul rapporto che ha legato e slegato, da ormai quasi quaranta anni, teoria lesbica e teoria femminista a partire da due concetti chiave: uno, l’eteronormatività o, come si diceva un tempo, l’eterosessualità obbligatoria è (stato) uno strumento analitico fondamentale per l’elaborazione teorica lesbica; l’altro, il patricarcato, appartiene tanto alla teoria femminista quanto a quella lesbica. Tuttavia solo per il pensiero lesbico eterosessualità obbligatoria e patriarcato sono tra loro strettamente intrecciati.
Il femminismo afro-americano e quello post-coloniale, ambedue particolarmente attenti ai rapporti di potere, considerano eteronormatività e patriarcato fondanti nell'addomesticamento delle donne, e ne hanno analizzato snodi e intrecci fin dalla fine degli anni Settanta.

di Maria Grazia Campari e Lea Melandri

Abbiamo deciso di avanzare una proposta in prospettiva delle elezioni regionali fissate per il mese di marzo del prossimo anno, oltre che sulla scorta delle recenti manifestazioni contro la violenza sessista.
L’iniziativa di proporre alla Regione Lombardia -dove abitiamo- un piano contro la violenza sessista si ricollega, però principalmente, ad un disegno di presa di parola femminista nello spazio pubblico, che occupa da qualche tempo le nostre riflessioni.

Condanne genova

di Fabio Marcelli*
19 luglio 2012

Suscita forti perplessità la decisione della Corta di Cassazione di confermare, sia pure con qualche sconto di pena già concesso o prevedibile in seguito a rinvio, le pesanti condanne inflitte a vari manifestanti di Genova.
Le perplessità nascono dalla spropositata lunghezza dei periodi di carcere che i condannati dovrebbero scontare, per comportamenti obiettivamente non dotati in quella misura di un crisma di antigiuridicità ed allarme sociale.

EREDI DI UNA LIBERTÀ CONTROVERSA

di Lea Melandri

Circa quarant’anni fa faceva il suo ingresso nella vita pubblica una generazione ‘imprevista’ di donne, destinata a cambiare usi e costumi e persino la categorie storiche della politica, e ne nasceva al medesimo tempo un’altra che per effetto di quella ‘rivoluzione’ avrebbe potuto vivere, se non in modo meno problematico, sicuramente meno oppressivo la propria appartenenza al sesso femminile.
Nella rubrica di Posta del cuore che tenni all’inizio degli anni ’80 sul settimanale “Ragazza In”, le adolescenti si firmavano “Lacrima ‘68”, “Inquietudine ‘71”, ma non ci misero molto a raccontarsi, tramite lettera, con la lucidità di analisi che era stata delle loro madri nei gruppi di autocoscienza.

COPPIE DI CORPI NARRANTI

di Barbara Mapelli

Appaiono di frequente sui periodici, soprattutto femminili, le immagini di queste coppie quasi-gemellari – spesso bionde, capelli lunghi, grandi sorrisi, abbigliamento identico, sia esso elegante o casual.
Sono entrate ormai nel novero dei nuovi stereotipi: madre e figlia quasi indistinguibili, profili idealizzati di una realtà più diffusa, che non è certamente solo quella patinata delle riviste, e che quindi non si può sbrigativamente archiviare soltanto come prodotto di astuti messaggi pubblicitari.
Alcune di queste immagini lo sono senz’altro, ma in ogni caso parlano di modelli che in forme meno visibili, meno sensazionali, ci riguardano da vicino, popolano la nostra vita quotidiana.

PEDOFILIA: NOI O LORO?

di Monica Pepe

Il male di vivere, ma anche l'intelligenza, la sensibilità, il coraggio, la forza di scegliere. Solo quando la paura è passata sappiamo cosa resta di noi. Ogni bambina, ogni bambino porta con sé un seme che può domani trasformarsi in salvezza o danno per l'universo...
Dell'amore del danno, spettacolo di Maria Inversi

Non esiste nulla di più politico di ciò che la collettività non vuole vedere e nominare, questo è il caso della pedofilia e dell’incesto. Oggi contrariamente a ieri, se ne comincia a parlare pubblicamente, anche se la recente insistenza mediatica sui sacerdoti che hanno commesso abusi su bambine e bambini, rivela un meccanismo collettivo di rimozione profonda che vuole allontanare da sé la vera radice e dimensione del problema.
di Cristina Morini

Vi ricordate di Cappuccetto Rosso? Cappuccetto Rosso prosegue, diritta verso l’obiettivo, la sua strada nella foresta, anche se qualcuno le ha raccomandato di evitarlo. Per cambiare le cose, sperimentando, non ci vuole un immenso coraggio. Cappuccetto affrontò il lupo, che addirittura la divorò ma lei ne uscì, grazie ad astuzia e forza d’animo. A noi basta imparare a dire ciò che stiamo vivendo: il diritto/dovere di “dire la verità”.

Schiave radiose di Lea Melandri

L’aspetto più evidente della barbarie in cui stiamo precipitando è la semplificazione estrema dei problemi: si semplifica usando l’immaginario per scatenare determinate emozioni  -vedi, nel caso Englaro, l’uso della figura fortemente emotiva del ‘procurare la morte per fame e per sete’, un’evocazione lontana da ogni verità medico-scientifica- oppure si semplifica nascondendo situazioni complesse e contraddittorie dietro una razionalità ideologica  -come fa ad esempio gran parte della sinistra quando non riconosce che l’immigrazione, la mescolanza di culture, di popoli diversi, muove paure, rifiuti, diffidenza, aggressività- e poi c’è la semplificazione dell’ intervento repressivo, autoritario, per cui tutto il problema viene a ricadere dentro una logica punitiva– controllo, aggravamento di pena, ritorsione vendicativa. Ma rischiamo anche noi di semplificare, quando diciamo con forza  -ed è giusto ripeterlo fino alla nausea- che la violenza contro le donne è maschile, “che non ha passaporto”, come dicevano gli slogan delle nostre manifestazioni, e che è essenzialmente domestica -cioè che avviene all’interno di insospettabili legami intimi, famigliari, amorosi-, domestica anche quando avviene nelle strade, perché è nella famiglia che si formano gli uomini, è nei primi rapporti parentali che si strutturano pulsioni di amore e odio destinate a segnare la vita adulta. Tuttavia, è una semplificazione fermarsi a questa verità e non riconoscere che la violenza sessuale è stata usata come arma di guerra da parte di uomini contro altri uomini, di popoli contro altri popoli. Ciò vuol dire rendersi conto che il sessismo spesso si intreccia e si confonde col razzismo, come sta avvenendo oggi, sotto i nostri occhi: una campagna xenofoba spinge il gruppo etnico che ne è colpito a vendicarsi, aggredendo i corpi delle donne di chi gli è ostile.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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