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ZeroViolenza

PEDOFILIA: NOI O LORO?

di Monica Pepe

Il male di vivere, ma anche l'intelligenza, la sensibilità, il coraggio, la forza di scegliere. Solo quando la paura è passata sappiamo cosa resta di noi. Ogni bambina, ogni bambino porta con sé un seme che può domani trasformarsi in salvezza o danno per l'universo...
Dell'amore del danno, spettacolo di Maria Inversi

Non esiste nulla di più politico di ciò che la collettività non vuole vedere e nominare, questo è il caso della pedofilia e dell’incesto. Oggi contrariamente a ieri, se ne comincia a parlare pubblicamente, anche se la recente insistenza mediatica sui sacerdoti che hanno commesso abusi su bambine e bambini, rivela un meccanismo collettivo di rimozione profonda che vuole allontanare da sé la vera radice e dimensione del problema.
di Cristina Morini

Vi ricordate di Cappuccetto Rosso? Cappuccetto Rosso prosegue, diritta verso l’obiettivo, la sua strada nella foresta, anche se qualcuno le ha raccomandato di evitarlo. Per cambiare le cose, sperimentando, non ci vuole un immenso coraggio. Cappuccetto affrontò il lupo, che addirittura la divorò ma lei ne uscì, grazie ad astuzia e forza d’animo. A noi basta imparare a dire ciò che stiamo vivendo: il diritto/dovere di “dire la verità”.

Schiave radiose di Lea Melandri

L’aspetto più evidente della barbarie in cui stiamo precipitando è la semplificazione estrema dei problemi: si semplifica usando l’immaginario per scatenare determinate emozioni  -vedi, nel caso Englaro, l’uso della figura fortemente emotiva del ‘procurare la morte per fame e per sete’, un’evocazione lontana da ogni verità medico-scientifica- oppure si semplifica nascondendo situazioni complesse e contraddittorie dietro una razionalità ideologica  -come fa ad esempio gran parte della sinistra quando non riconosce che l’immigrazione, la mescolanza di culture, di popoli diversi, muove paure, rifiuti, diffidenza, aggressività- e poi c’è la semplificazione dell’ intervento repressivo, autoritario, per cui tutto il problema viene a ricadere dentro una logica punitiva– controllo, aggravamento di pena, ritorsione vendicativa. Ma rischiamo anche noi di semplificare, quando diciamo con forza  -ed è giusto ripeterlo fino alla nausea- che la violenza contro le donne è maschile, “che non ha passaporto”, come dicevano gli slogan delle nostre manifestazioni, e che è essenzialmente domestica -cioè che avviene all’interno di insospettabili legami intimi, famigliari, amorosi-, domestica anche quando avviene nelle strade, perché è nella famiglia che si formano gli uomini, è nei primi rapporti parentali che si strutturano pulsioni di amore e odio destinate a segnare la vita adulta. Tuttavia, è una semplificazione fermarsi a questa verità e non riconoscere che la violenza sessuale è stata usata come arma di guerra da parte di uomini contro altri uomini, di popoli contro altri popoli. Ciò vuol dire rendersi conto che il sessismo spesso si intreccia e si confonde col razzismo, come sta avvenendo oggi, sotto i nostri occhi: una campagna xenofoba spinge il gruppo etnico che ne è colpito a vendicarsi, aggredendo i corpi delle donne di chi gli è ostile.

DA STONEWALL AL PAY PRIDE

di Porpora Marcasciano

Sono tanti e soprattutto seri i motivi che fanno immaginare il pride del 3 luglio a Roma come altro, totalmente altro dall’evento che eravamo abituati a festeggiare. Tante le ragioni per dissociarsene e sentirlo distante dal nostro orgoglio.
Del resto era prevedibile che in un’Italia dove tutto si è storto, il Pride seguisse la stessa sciagurata tendenza!
Nella sua organizzazione, salta vistosamente all’occhio l’assenza delle persone trans, sia a livello simbolico che fisico, eppure sono state proprio loro ad aprire il percorso della liberazione.
A causa di un pregiudizio antico che affonda le sue radici in una cultura maschilista e sessuofobica, le persone transessuali sono considerate anormali, degenerate, quindi non degne di rispetto. Fortemente emarginate perché definite socialmente pericolose, escluse perché non rientrano nei modelli stabiliti, la stragrande maggioranza di esse è costretta a vivere in condizioni di grande disagio. Salvo poche eccezioni, questa realtà è comune a gran parte dei paesi del mondo e da quanto denunciato da un rapporto di Amnesty International in alcuni è ancora punita con la pena di morte, con il carcere, con la tortura. Negli ultimi anni, in Italia la violenza nei confronti delle persone transessuali ha raggiunto  livelli preoccupanti, nel solo 2008 sono state 9 quelle uccise e già 4 nei primi due mesi del 2009. Secondo le associazioni il dato non è esatto e andrebbe rivisto in quanto l’esperienza transessuale non sempre traspare dai rapporti di polizia perchè i documenti delle vittime, durante il transito riportano ancora il nome di nascita. Dalla lista che ogni anno viene compilata per il 20 Novembre, la giornata dedicata in tutto il mondo alle persone trans uccise, l’Italia detiene il triste primato degli omicidi. Tutto questo non può essere un caso, in Italia infatti, negli ultimi anni si è assistito a un preoccupante rigurgito di razzismo e omofobia. Politiche e campagne informative basate completamente sulla paura  del diverso, sulla minaccia alla solidità sociale rappresentata da tutto ciò che esula dai valori tradizionali. Molte delle aggressioni a travestiti e transessuali risultano essere di matrice politica, tutte riconducibili a bande o gruppi della galassia dell’estrema destra. In alcuni loro siti si possono leggere più o meno chiaramente programmi omofobi e trans fobici ed esplicite rivendicazioni di attacchi a transessuali, gay e lesbiche.

LE BUONE MADRI CHE UCCIDONO

di Barbara Mapelli

La maternità vive oggi, tra le molte, una contraddizione che appare ed è di fondo: si fanno pochi figli, ma l’obbligo a essere una buona madre è sempre più prescrittivo. Proprio perché divenire madre è ormai, prevalentemente, una scelta, che può avvenire una o due volte nella vita di una donna - così scriveva alcuni anni fa Chiara Saraceno - questa scelta assume una dimensione problematica, che deve essere integrata, più o meno consapevolmente, nell’insieme delle esperienze della vita di una donna, nei suoi progetti, nelle prospettive e organizzazione quotidiana e biografica.
Lo “scandalo etico del capitalismo contemporaneo”, secondo la felice epressione di J. P. Fitoussi, consiste certamente nella globalizzazione della povertà, con la precisazione doverosa che il fenomeno opprime con pesi differenziati le donne e gli uomini in ogni luogo del pianeta, anche nella porzione di Occidente in cui viviamo.
Secondo accreditate rilevazioni statistiche, anche in Europa la povertà è femminile e in Italia lo è particolarmente, posto che per le donne l’occupazione raggiunge solo il 46% contro una media europea del 57%, mentre il loro livello retributivo, in media, non raggiunge neppure il 75% di quello maschile.
Le pressioni normative – poco contrastate- provenienti dall’Unione europea in tema di relazioni industriali, vanno tutte nel senso di aumentare la flessibilità del lavoro derogando dalle più favorevoli regole nazionali. Si manifesta da gran tempo un’Europa a-sociale che presenta il conto della crisi ai soggetti svantaggiati, destinati a pagare in termini di disoccupazione, di lavoro intermittente e precario scarsamente retribuito, di orari orari flessibili (prolungati o accorciati a discrezione), pensioni cancellate.
E’ la legge patriarcale/mercantile, strutturata sull’ordine maschile/proprietario che prevede la disponibiltà degli esseri umani posti in situazione di subalternità dalla concentrazione del potere nelle direzioni di impresa, che rende le vite femminili soggette al bisogno e ai molti conseguenti soprusi.
di Lisa Canitano
Vita di donna ONLUS


Questa settimana va in discussione, alla Regione e a tappe forzate, la proposta di legge dell'onorevole Tarzia sui Consultori familiari. Con questa proposta si vuole cancellare l'istituzione dei consultori, come strutture sanitarie laiche e accoglienti, nei confronti di qualunque pensiero e qualunque scelta. Secondo questa proposta, infatti, i servizi consultoriali verranno affidati alle associazioni di famiglie che hanno come scopo la difesa della vita fin dal suo concepimento e il servizio pubblico, è testuale, andrà in subordine rispetto a queste associazioni private.

Il blog di Giuliana Sgrena il 12 aprile ci ha informato che Sitara Achikzai, eletta nel consiglio di Kandahar nel sud dell’Afghanistan ed impegnata nella difesa dei diritti delle donne, è stata assassinata da due uomini armati mentre tornava a casa dal lavoro, a piedi. Dove sono quei governi, capi di stato e uomini politici che si sono indignati per la legge che intendeva legalizzare lo stupro da parte dei mariti e perché non mostrano lo stesso sdegno per l'assassinio di una donna politica che vi si è opposta mettendo a rischio la sua vita?

Accanto all’allarme per la crisi economica, la disoccupazione crescente, le manovre dei potenti della Terra per porre un argine alla rabbia dei ceti più colpiti, nelle ultime settimane sono tornate ad occupare un posto non trascurabile questioni che vengono ancora genericamente riferite alla vita personale, alla sfera intima, alla coscienza del singolo, benché sempre più intersecate con le istituzioni della ‘cosa pubblica’. Da un lato, è passata, come sempre, la cronaca pressoché quotidiana degli stupri e degli omicidi in famiglia, con l’unica variante del tipo di parentela che ogni volta lega la vittima all’aggressore. Dall’altro, si è venuto imponendo, per circostanze tra loro apparentemente lontane, un dibattito acceso su leggi e principi costituzionali, parlamenti e Consulte, diritti, libertà delle persone e poteri dello Stato, laicità e imposizioni religiose, garanzie democratiche e consuetudini tribali.

In seguito a svariati tentativi di emanare una legge organica “di sensibilizzazione e prevenzione contro la violenza in famiglia” (disegno di legge del precedente governo), è stato varato dalla Camera dei Deputati il 29 gennaio scorso, l’articolato che prevede il nuovo reato di “stalking” o “atti persecutori”. Come valutarlo?
Per una valutazione sensata, converrà forse allargare lo sguardo, poi svolgere alcune considerazioni di merito.
Il Parlamento europeo (di prossima scadenza che ci accingiamo, forse poco utilmente, a rieleggere) ha stabilito con decisione n. 803/2004/CE, che “la violenza fisica, sessuale e psicologica contro i bambini e le donne, ivi comprese le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata, lede il loro diritto alla vita, alla sicurezza, alla dignità, all’integrità fisica ed emotiva e costituisce una minaccia grave per la salute fisica e psichica delle vittime”.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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