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ZeroViolenza

UNA SESSUALITA’ DI SERVIZIO di Lea Melandri


L’infervorato dibattito che si è sviluppato intorno alle durissime prese di posizione di Veronica Lario nei confronti di Berlusconi, nella sua duplice veste di uomo di Stato e marito, fa capire meglio anche una delle ragioni per cui la sequenza ininterrotta di violenze contro le donne -stupri, omicidi, maltrattamenti- sparisce nel grigiore indistinto della dose quotidiana di cronaca nera. Benché siano affiorati commenti più complessi, sullo spostamento dei confini tra sfera privata e sfera pubblica, la tentazione di cancellare l’effetto dirompente di una critica al potere, ‘fuoriuscita’ dalle mura domestiche, ha preso la strada più ovvia e più prevedibile: “i panni sporchi si lavano in famiglia”, “tra moglie e marito non mettere il dito”, tradotto più elegantemente da Barbara Spinelli (La Stampa 6.5.09) nella separazione classica tra casa e pòlis -“Si vorrebbe dal politico la fuoriuscita dall’abitazione privata, il suo spostarsi nell’agorà dove il privato non entra ma viene pudicamente lasciato in anticamera, come il cappotto che attacchi al gancio quando ti metti al lavoro”.
Divorato dal privato, o mai sfiorato dall’idea del pubblico, Berlusconi avrebbe coltivato la rovinosa fusione dei due campi, mosso dal vento che negli anni ’70 spirava in culture diverse, ma soprattutto nei movimenti dei giovani e delle donne femministe. Su questo -dice sempre Spinelli- avrebbe poi costruito “il suo distorto immaginario politico”, la sua politica da “monarca dell’ancien régime”.
Il nostro comitato “Madri per Roma Città Aperta” si è formato intorno a Stefania Zuccari, madre di Renato Biagetti, giovane di 26 anni accoltellato nel 2006 a Focene alla fine di un concerto di musica reggae per mano di due giovani aggressori animati da una sottocultura di violenza e di intolleranza.
L’assassinio di Renato è stato il culmine tragico di una lunga serie di aggressioni verificatesi nella nostra città e inutilmente denunciate. Dopo la morte di Renato, a Roma le aggressioni continuano, sono aumentate le disparità sociali, i disagi alloggiativi e il precariato selvaggio, con un ritardo da parte delle istituzioni nella valutazione delle condizioni di degrado createsi nella città e un’inefficacia degli interventi risolutivi offerti. Tutto questo crea un’impressione diffusa di “disordine”, di incertezza e di paura alimentata in questo dai media, che non aiutano a leggere i fatti di violenza in un contesto reale, scegliendo di volta in volta una visuale di comodo. Come nel caso in cui a delinquere sono cittadini stranieri o come nel caso degli stupri, che avvengono per la quasi totalità tra le mura di casa.

LA RIFORMA CONTRO IL FUTURO

di Eleonora Forenza, Zeroviolenzadonne
17 aprile 2012

Il “sospetto” che la crisi l’avrebbero fatta pagare a noi, noi che siamo il 99%, lo abbiamo avuto subito. Nei cortei dell’Onda già dal 2008, e poi nel 2010, sui tetti occupati e nei tumulti che si opponevano alla distruzione dell’università pubblica operata dalla Gelmini e al mercimonio che garantì l’ultima fiducia a Berlusconi, si lanciavano gli slogan «noi la crisi non la paghiamo», «noi non pagheremo la vostra crisi».

QUANDO IL CORPO E' DELLE ALTRE

di Anna Simone
17 gennaio 2012

Non è strano registrare quanto, di fatto, la “libertà femminile”, evocata o reale che sia, costituisca oggi uno dei laboratori privilegiati attraverso cui sperimentare gli ultimi dispositivi del “governo dei corpi”. La dicotomia che contrappone il bene al male passa sempre attraverso la costruzione di ordini del discorso che tendono ad “oggettivare” il corpo femminile per finalità puramente strumentali. Lo abbiamo visto chiaramente durante il periodo degli “scandali” sessuali che hanno coinvolto l’ex presidente del consiglio.

NON PER "GENTILE CONCESSIONE"

di Doriana Righini (Donne Calabresi in Rete)  

E’ del 20 ottobre scorso il sintetico comunicato della Ministra per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, riguardante il varo del Piano nazionale antiviolenza (1). Secondo quanto si legge, la strategia di contrasto alla violenza sulle donne viene finalmente delineata su base nazionale. I fondi destinati a sostenere politiche ed iniziative, coordinate in ambito sociale, ammontano a 18 milioni di euro. Carfagna aggiunge: "…L'Italia vanta servizi di assistenza e tutela per le donne vittime di violenza molto avanzati e moderni che, però, spesso, hanno accusato in passato difficoltà dovute all'assenza di una strategia complessiva…".

BAMBOLE

Di Lea Melandri

Nel gioco della bambina con la bambola si è creduto a lungo di vedere precocemente all’ opera l’ “istinto materno”. Ma che dire allora delle modelle, delle “veline” e delle conduttrici televisive sempre più simili alle Barbies, e viceversa? Le bambine hanno sempre avuto un rapporto ambiguo con quel corpo inanimato in tutto simile al loro, fatto per specchiarsi più che per apprendere la difficile arte della relazione con l’altro. Lo coccolano e, al medesimo tempo, lo invidiano.
 

ACHILLE SI RIGIRERA' NELLA TOMBA

di Valeria Palumbo   
Perfino Achille, credo, si rigirerà nella tomba. Perché il Corriere della Sera, in un editoriale, ha addirittura tirato in ballo l’Iliade e l’ira di Achille per parlare di Massimo Merafina, l’uomo che il 23 giugno ha accoltellato a morte l’ex moglie, Monica Morra, in via Cova, a Milano, dopo averla picchiata davanti al figlio di due anni. Achille? Che eroe, quale epica?

Anche quest’anno sfilerà il pride per le vie di Roma, il corteo di lesbiche, gay e trans che commemora la rivolta di Stonewall, al suo quarantesimo anniversario: il 28 giugno del 1969 a New York lesbiche, gay e trans si ribellarono a continui abusi e violenze della polizia con tre giorni di barricate ricordate oggi come il momento fondante del movimento lgbt.

IO LO SO di Assunta Sarlo

Io lo so com’è. Semplicemente perché sono una donna e  perché ho una figlia di 17 anni, belli e fragili. Io lo so com’è  quando tarda, so quanto è normale e speciale quell’ansia, quanto di vulnerabilità femminile c’è in  quel pensiero che attraversa la testa e che scacci, dicendoti che stai esagerando, che adesso girerà la chiave nella toppa, e le farai una scena, oppure l’accoglierai dicendole che se ogni tanto togliesse la funzione silenzioso dal cellulare saremmo tutti più tranquilli. E di rimando lei riderà e ti prenderà in giro. Se è di buonumore. So che è diverso, che c’è un pezzo in più nell’ansia per lei: c’è di mezzo il corpo, e non per la fragilità che ogni giovane corpo ha per chi l’ha generato e per qualunque sguardo adulto e affettuoso, ma per il suo essere donna, potenziale vittima, possibile preda. L’altro giorno, una ragazza di un collettivo femminista milanese mi ha raccontato che le  sue colleghe di università dicono che  vabbè  sarà tutto esagerato, ma loro hanno paura a tornare a casa la sera. Un giornalista che lavora al manifesto mi ha detto di un litigio con una sua amica: lui a dirle che stava diventando razzista, lei a rispondere che ne sai tu, la fai facile, non sei  mica una donna.

UNA PESANTE EREDITA' DEL PASSATO*

* Greenpeace, SIN Italy, la bonifica dei Siti d'Interesse Nazionale (SIN)

di Federica Ferrario
8 maggio 2012

Lo sviluppo industriale del '900 ha lasciato all'Italia una pesante eredità che ancora oggi va a impattare su salute e territorio. Parliamo sia di zone industriali dismesse, che di aree in cui l’attività industriale è ancora attiva, porti, ex miniere, cave, discariche non conformi alla legislazione, discariche abusive.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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