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ZeroViolenza

IO LO SO di Assunta Sarlo

Io lo so com’è. Semplicemente perché sono una donna e  perché ho una figlia di 17 anni, belli e fragili. Io lo so com’è  quando tarda, so quanto è normale e speciale quell’ansia, quanto di vulnerabilità femminile c’è in  quel pensiero che attraversa la testa e che scacci, dicendoti che stai esagerando, che adesso girerà la chiave nella toppa, e le farai una scena, oppure l’accoglierai dicendole che se ogni tanto togliesse la funzione silenzioso dal cellulare saremmo tutti più tranquilli. E di rimando lei riderà e ti prenderà in giro. Se è di buonumore. So che è diverso, che c’è un pezzo in più nell’ansia per lei: c’è di mezzo il corpo, e non per la fragilità che ogni giovane corpo ha per chi l’ha generato e per qualunque sguardo adulto e affettuoso, ma per il suo essere donna, potenziale vittima, possibile preda. L’altro giorno, una ragazza di un collettivo femminista milanese mi ha raccontato che le  sue colleghe di università dicono che  vabbè  sarà tutto esagerato, ma loro hanno paura a tornare a casa la sera. Un giornalista che lavora al manifesto mi ha detto di un litigio con una sua amica: lui a dirle che stava diventando razzista, lei a rispondere che ne sai tu, la fai facile, non sei  mica una donna.

UNA PESANTE EREDITA' DEL PASSATO*

* Greenpeace, SIN Italy, la bonifica dei Siti d'Interesse Nazionale (SIN)

di Federica Ferrario
8 maggio 2012

Lo sviluppo industriale del '900 ha lasciato all'Italia una pesante eredità che ancora oggi va a impattare su salute e territorio. Parliamo sia di zone industriali dismesse, che di aree in cui l’attività industriale è ancora attiva, porti, ex miniere, cave, discariche non conformi alla legislazione, discariche abusive.

CORPO-RAZIONI

di Ivan Cavicchi
20 dicembre 2011

Una disposizione che determina una volontà si chiama testamento, uno scambio in denaro tra una persona che vuole modificare il suo corpo e un chirurgo estetico si chiama contratto, quando qualcuno cede un organo a qualcun’altro attua una donazione. La fisiognomica, la semeiotica, la patognomonica, la clinica, sono tutte forme di scambi tra un segno del corpo e un interpretazione circa il corpo.

LE MARGINALI

di Silvia Giacomini, Associazione Antigone

Tra le molteplici difficoltà in cui si trova impigliata la donna contemporanea, c’è anche quella di essere sempre in una condizione di marginalità tra i marginali, così le straniere richiuse nei Centri di Identificazione ed Espulsione, così le detenute ristrette in carcere.
Da qui nasce il bisogno di parlare di detenzione femminile e al femminile, perché le donne rinchiuse negli istituti penitenziari in Italia e in Europa sono marginali per diversi motivi: numericamente non superano mai il 5% della popolazione detenuta totale; qualitativamente vivono in istituzioni create da uomini per rinchiudere uomini, e sostanzialmente affrontano problemi specifici del proprio genere con strumenti pensati per esigenze maschili.

LA FELICITA' DEL POTERE

di Monica Pepe

Uscendo fuori dal palazzo si ricade in un nuovo dentro… il penitenziario del consumismo. E i personaggi principali di questo nuovo penitenziario sono i giovani…” (Pierpaolo Pasolini, Intervista al Corriere della Sera, 1 agosto 1975)

Come resistere oggi alla brutalità del potere politico?
Un potere che ha dilatato la propria capacità persecutoria nei confronti di chi ha bisogno, scaraventando persone e categorie nella condizione di non poter affrontare il vivere quotidiano nella sua essenziale materialità e dignità, e impedendo di fatto la crescita conseguente di relazioni umane, civiche, pubbliche.
Squame di potere che si nutrono della fragilità di chi ha bisogno, per legittimare la propria crudeltà a modello pubblico e privato. La demonizzazione dell’altro da somministrare come verità sociale da interiorizzare.

Testimonianza di Mehmooda, esponente RAWA
traduzione a cura del CISDA

Otto anni fa il governo USA e i suoi alleati riuscirono a legittimare con successo  l’invasione militare in Afghanistan, e a deludere così sia il popolo statunitense che il mondo intero sventolando bandiere che inneggiavano a “liberazione delle donne afgane”, “democrazia” e “guerra al terrorismo”.


di Monica Pepe

“Che scienza è senza umanità? Non comprendo perché le persone che hanno studiato non vogliano condividere la conoscenza con le popolazioni indigene che ne hanno bisogno.  L’Università della Selva comunque è qui che ti aspetta, quando vuoi tornare sarai la benvenuta”. E’ Consuelo a parlarmi, una ‘promotora de salud avanzada’ de la Realidad, cuore del territorio zapatista, uno dei 5 caracoles che riuniscono il territorio delle comunità rivoluzionarie del Chiapas.

"Una violenza dalle molte facce" di Lea Melandri

Negli stessi giorni in cui lo stupro avvenuto a Guidonia veniva gridato a lettere cubitali sulle prime pagine dei quotidiani, passavano in sottofondo, come ‘brevi di cronaca’, violenze maschili meno spettacolari, ma soprattutto meno dicibili: una donna maltrattata e costretta dal marito a prostituirsi, due bambine violentate per anni dallo zio materno, una figlia insidiata dal padre, un uomo che uccide la moglie e la sorella perché “non gli davano più soldi”.

Genova 2001: uno straordinario fallimento

di Fabrizio Crasso, Lipperatura
10 luglio 2012

A pochi giorni e ore dalla sentenza di quello che per anni gli attivisti di supporto legale hanno chiamato il "nostro processo", non è facile fare considerazioni. Non è facile perché la vita di una decina di persone potrebbe essere definitivamente rovinata. Non è facile perché la retorica è dietro l’angolo.
Del resto in questi 11 anni abbiamo detto, raccontato, fatto di tutto, senza suscitare la giusta attenzione.

Genova è dentro di noi

di Graziella Mascia, Zeroviolenzadonne
12 giugno 2012

Ho firmato con grande partecipazione l’appello per difendere i/le dieci imputati/e per i fatti del G8 di Genova 2001. Non solo perché considero il reato di devastazione e saccheggio un vecchio residuo del fascismo. Ma perché è stato chiaro da subito, dieci anni fa, che i/le dieci erano stati scelti come capri espiatori di una vicenda, quella del movimento no-global, che voleva essere chiusa anche in modo simbolico.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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