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venerdì 14 dicembre 2018



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Bambini e bambine: i diritti violati di infanzia e adolescenza

Bambine e bambini infanziaFelicia Buonomo, Osservatorio Diritti
20 novembre 2018

ll 20 novembre è la Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Nei report dell'Unicef la situazione dei diritti dei bambini negati: dalle morti premature alla mancanza di acqua potabile nella scuola, dal bullismo a malattie che si potrebbero prevenire. Africa e Asia le aree più colpite, ma alcuni fenomeni riguardano anche l'Italia.

Nel 2017 sono morti circa 6,3 milioni di bambini sotto i 15 anni, uno ogni 5 secondi, spesso per cause che si potevano prevenire. È solo uno dei drammatici dati che caratterizzano l’universo dell’infanzia e che parla dei diritti dei bambini violati. Una situazione sulla quale varrebbe la pena interrogarsi più spesso. E in particolare oggi, il 20 novembre, dal 1989 – anno in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – battezzato come la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Unicef su morti premature: a rischio milioni di bambini

Un bambino ogni cinque secondi. È questa la triste media che caratterizza le morti premature nel mondo. Le stime sulla mortalità dei bambini arrivano da un rapporto dell’Unicef, che insieme all’Oms, la Divisione delle Nazioni Unite per la popolazione e il gruppo Banca Mondiale, rivela come nel 2017 siano morti circa 6,3 milioni di bambini sotto i 15 anni, spesso per cause prevenibili: 5,4 milioni nei primi 5 anni di vita, mentre 2,5 milioni erano neonati.

La distribuzione geografica sposta l’ago della bilancia sui paesi dell’Africa subsahariana, dove è avvenuta la metà di tutte le morti sotto i 5 anni, ovvero un bambino su 13. Mentre se si parla di bambini tra i 5 e i 14 anni, la cui morte avviene per lo più per infortuni come annegamento e incidenti stradali, un bambino proveniente dall’Africa subsahariana ha un rischio di morte 15 volte maggiore che in Europa. Il maggiore peso sulla bilancia, in termini assoluti, proviene dall’Asia meridionale, che conta il 30% delle morti.

«Senza un’azione immediata – sono le parole di Laurence Chandy, direttore dei dati, ricerca e politiche dell’Unicef – entro il 2030 moriranno 56 milioni di bambini sotto i 5 anni, la metà dei quali neonati».

A rendere ancora più drammatica la statistica Unicef è la consapevolezza che la maggior parte dei bambini sotto i 5 anni muore per cause prevenibili, come complicazioni durante il parto, ma anche malattie come polmonite, diarrea, sepsi neonatale e malaria.

Entrando nel dettaglio dei dati, il rapporto Unicef rivela come in paesi come la Somalia si parli di 127 bambini sotto i 5 anni morti su mille nati vivi, in Ciad il numero tocca quota 123, 122 per la Repubblica Centrafricana, mentre per Sierra Leone e Mali si parla rispettivamente di 111 e 106.

Il Pakistan è invece il paese in cui si registra il più alto tasso di mortalità neonatale, con 44 decessi ogni mille nati vivi. Seguono Repubblica Centrafricana (42), Sud Sudan (40), Somalia (39) e Afghanistan (39).

I primi cinque paesi al mondo in cui nel 2017 si è registrato il più alto tasso di mortalità sotto un anno di età sono Repubblica Centrafricana (88 bambini ogni mille nati vivi), Sierra Leone (82), Somalia (80), Ciad (73) e Repubblica Democratica del Congo (70).

«Più di 6 milioni di bambini che muoiono prima del loro 15esimo compleanno sono un costo che non possiamo permetterci», dice Timothy Evans, direttore senior e capo del gruppo della Banca Mondiale per salute, alimentazione e popolazione».

A rischio maggiore sono i bambini delle aree rurali, dove i tassi di mortalità sono in media del 50% più alti rispetto alle aree urbane. I bambini nati da madri non istruite hanno, inoltre, una probabilità oltre due volte maggiore di morire prima di compiere cinque anni, rispetto a quelli nati da madri con un’istruzione di livello secondario o superiore.

Le sfide sono ancora alte, ma qualche progresso è stato fatto. Basti pensare che il numero dei bambini sotto i 5 anni che muoiono è diminuito dai 12,6 milioni del 1990 ai 5,4 milioni del 2017. Per quanto riguarda i bambini tra i 5 e i 14 anni, invece, si passa da 1,7 milioni di morti nel 1990 a meno di un milione.

«Questo nuovo rapporto sottolinea gli importanti progressi compiuti dal 1990 nella riduzione della mortalità fra i bambini e i giovani adolescenti – afferma il sottosegretario generale per gli affari economici e sociali dell’Onu, Liu Zhenmin – Ridurre le ineguaglianze è essenziale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile per porre fine alle morti infantili prevenibili».

Infanzia e adolescenza senza servizi in scuola primaria
In una scuola primaria su quattro non ci sono servizi di base di acqua potabile. Questo numero diminuisce a 1 su 6 nelle scuole secondarie. Nel 2016 quasi 600 milioni di bambini non avevano servizi di base di acqua potabile a scuola e meno della metà delle scuole in Oceania e solo due terzi delle scuole in Asia centrale e meridionale hanno servizi di base di acqua potabile. Lo rivela il rapporto di Unicef e Oms Acqua potabile e servizi igienico-sanitaria a scuola.

«Se l’istruzione è fondamentale per aiutare i bambini a fuggire dalla povertà – afferma Kelly Ann Naylor, responsabile a livello globale dell’Unicef per l’acqua e i servizi igienico-sanitari – l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari è fondamentale per aiutare i bambini a sfruttare al meglio e in sicurezza la loro istruzione».

I dati che emergono dal rapporto sono imponenti: una scuola primaria su cinque e una scuola secondaria su otto non hanno servizi igienico-sanitari; un terzo delle scuole in Africa subsahariana e in Oceania non ha servizi igienico-sanitari. E meno del 50% delle scuole “analizzate” per redigere il rapporto, possiede bagni accessibili agli studenti con mobilità ridotta.

E ancora: oltre un terzo delle scuole nel mondo e la metà delle scuole nei paesi meno sviluppati non hanno postazioni in cui lavarsi le mani con acqua e sapone.

«Milioni di neonati e bambini non dovrebbero morire ancora ogni anno per mancanza di accesso ad acqua, servizi igienico-sanitari, nutrizione adeguata o servizi sanitari di base. Dobbiamo rendere la fornitura dell’accesso universale a servizi sanitari di qualità prioritaria per ogni bambino», dichiara la dottoressa Princess Nono Simelela, assistente del direttore generale per la salute della famiglia, delle donne e dei bambini dell’Oms.

La guerra porta con sé la morte. E per chi vi sfugge la vita sarà fatta di povertà e di diritti negati. Come quello all’istruzione scolastica. Lo dice chiaramente quel dato che parla di 303 milioni di bambini e giovani nel mondo tra i 5 e i 17 anni che non vanno a scuola, un bambino su tre, 104 milioni quelli che vivono in paesi colpiti da conflitti o disastri.

«Quando un paese è colpito da conflitti o disastri – afferma Henrietta H.Fore, direttore generale Unicef – i suoi bambini e giovani sono vittime due volte. Nel breve periodo, le loro scuole vengono danneggiate, distrutte, occupate da forze militari o anche deliberatamente attaccate, a causa di ciò vanno ad aggiungersi ai milioni di giovani che non vanno a scuola e con il passare degli anni raramente ritornano».

Il rapporto Unicef “Un futuro rubato: giovane e fuori dalla scuola” mostra che 1 bambino su 5 tra i 15 e i 17 anni che vive in paesi colpiti da conflitti o disastri non è mai entrato in una scuola e 2 su 5 non hanno mai completato il ciclo di istruzione primaria.

Secondo il rapporto e le stime attuali, il numero di persone tra i 10 e i 19 anni entro il 2030 arriverà a 1,3 miliardi, con un aumento dell’8%.

La violenza nelle scuole ostacola l’istruzione nel mondo
A livello globale, poco più di uno studente su tre fra 13 e 15 anni è vittima di bullismo e circa la stessa percentuale è coinvolta in scontri fisici. Lo rivela il rapporto lanciato dall’Unicef “Una lezione quotidiana: porre fine alla violenza nelle scuole”.

Anche questo capitolo desta preoccupazione, se si considera che tre studenti su 10 in 39 paesi industrializzati ammettono di esercitare bullismo sui loro coetanei e che nel 2017 sono stati registrati 396 attacchi documentati o verificati sulle scuole nella Repubblica Democratica del Congo, 26 sulle scuole in Sud Sudan, 67 attacchi in Siria e 20 attacchi in Yemen. E ancora: circa 720 milioni di bambini in età scolastica vivono in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola non sono completamente proibite.

«L’istruzione è fondamentale per costruire delle società che vivano in pace, eppure, per milioni di bambini nel mondo, la scuola stessa non è sicura. Ogni giorno, i bambini incontrano numerosi pericoli, fra cui scontri, pressione per unirsi alle gang, bullismo – sia di persona che online – punizioni violente, molestie sessuali e violenza armata», dice il direttore generale dell’Unicef Henrietta Fore.

Bullismo: anche in Italia sono negati i diritti dei bambini
In questa triste classifica non è da escludere l’Italia, dove il 37% degli studenti fra i 13 e i 15 anni ha riferito di essere stata vittima di bullismo a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi e/o di essere stata coinvolta in scontri fisici almeno una volta nei 12 mesi passati.

In questa stessa fascia di età, il 12% degli studenti ha subito atti di bullismo, a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi e il 31% è stato coinvolto in atti di violenza fisica, almeno una volta negli ultimi 12 mesi.