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Violenza sessuale e castrazione

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Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia

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Per la Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia, proponiamo una selezione da la "Confusione delle lingue tra adulti e bambini" (1932) di Sandor Ferenczi*

(…) Permettete che  vi comunichi adesso alcuni fatti alla cui penetrazione ha contribuito questo rapporto più intimo col paziente.
Anzitutto ho visto nettamente confermata l’importanza del trauma e in particolar modo del trauma sessuale, come agente patogeno, importanza che secondo un’opinione che ho già espresso, non verrà mai sottolineata abbastanza.


Infatti anche bambini appartenenti a famiglie stimate e di spirito puritano possono cadere vittima molto più spesso di quanto non si creda di vere e proprie violenze. O sono i genitori stessi a cercare in questo modo patologico dei sostituti a causa della loro insoddisfazione oppure sono persone a cui il bambino viene affidato parenti (zii, zie, nonni), precettori, personale di servizio ad abusare della sua ignoranza e innocenza.

L’ovvia obiezione che si tratti di fantasie sessuali del bambino stesso, dunque di menzogne isteriche, viene disgraziatamente confutata dalle innumerevoli confessioni di pazienti in analisi di avere usato violenza ai bambini. Pertanto non fui sorpreso quando, non molto tempo fa, un educatore di spirito filantropico venne a trovarmi palesemente sconcertato e mi comunicò la scoperta che in una famiglia su cinque delle classi alte, tra governanti e ragazzi dai nove agli undici anni si conduceva una vita pressoché coniugale.

Un modo caratteristico attraverso il quale si arriva alla seduzione incestuosa è il seguente.
Un adulto e un bambino nutrono affetto reciproco; il bambino ha la fantasia di fare per gioco la parte della madre con l’adulto. Questo gioco può assumere forme erotiche, pur rimanendo al livello delle manifestazioni di tenerezza. Ma le cose vanno diversamente quando l’adulto ha delle tendenze patologiche, specialmente se il suo equilibrio e il suo autocontrollo sono alterati da qualche disgrazia o dall’uso di sostanze che ottundono la coscienza. Allora egli scambia gli scherzi del bambino per desideri di una persona sessualmente sviluppata, oppure si lascia andare ad atti sessuali, senza valutarne le conseguenze. Sono all’ordine del giorno effettivi atti di violenza su bambine che hanno da poco superato la primissima infanzia, atti analoghi di donne adulte su bambini di sesso maschile, e, naturalmente, anche violenze di natura omosessuale.

È difficile indovinare il comportamento e la reazione emotiva dei bambini dopo violenze di questo tipo. Il loro primo impulso sarebbe di rifiuto, odio, disgusto, energica difesa. “No, non voglio, questa è una cosa troppo forte, mi fa male, lasciami”, con queste o altre parole simili si esprimerebbe la loro immediata reazione, se non fosse paralizzata da una paura immensa. I bambini si sentono indifesi fisicamente e moralmente, la loro personalità è ancora troppo lontana dall’essersi consolidata perché essi siano in grado di protestare sia pure solo mentalmente; la forza prepotente e l’autorità degli adulti li ammutolisce, spesso toglie loro la facoltà di pensare. Ma questa stessa paura, quando raggiunge un certo livello, li costringe automaticamente a sottomettersi alla volontà dell’aggressore, a indovinare tutti gli impulsi di desiderio e, dimentichi di sé, a seguire questi desideri, identificandosi completamente con l’aggressore. Con l’identificazione, diciamo meglio con l’introiezione dell’aggressore, quest’ultimo scompare come realtà esterna; l’evento da extrapsichico diviene intrapsichico. Ora tutto ciò che è intrapsichico soggiace, in uno stato onirico come è appunto la trance traumatica, al processo primario, il che significa che può essere modellato secondo il principio del piacere: trasformato in allucinazioni positive e negative. Il fatto che l’aggressione cessi di esistere come rigida realtà esterna, fa sì che nella trance traumatica il bambino riesca a mantenere in vita la situazione precedente, col suo carattere di tenerezza. Ma nella vita psichica del bambino il mutamento più importante, provocato dall’identificazione per paura col partner adulto, è l’introiezione del senso di colpa dell’adulto; questa introiezione fa apparire come un’azione colpevole un gioco considerato fino a quel momento innocente.

Se il bambino si riprende dopo un simile attacco, si sente enormemente confuso, già propriamente diviso in due, innocente e insieme colpevole, comunque sfiduciato nelle possibilità di manifestare il suo pensiero. A ciò si aggiunga il modo di fare brusco del partner adulto quando è tormentato ed esasperato dai rimorsi di coscienza; il bambino, allora, diviene ancor più profondamente consapevole e vergognoso della colpa commessa. Quasi sempre, d’altra parte, l’aggressore fa come se niente fosse accaduto e si tranquillizza con l’idea che, dopo tutto, “non è che un bambino ignaro, presto avrà tutto dimenticato”. Non di rado, dopo fatti di questo tipo, il seduttore diventa di un moralismo esagerato, oppure molto religioso, e con la severità tenta di salvare anche l’anima del bambino.

Di solito neppure il rapporto con una seconda persona di fiducia, che nell’esempio scelto può essere la madre, è abbastanza intimo da far sì che il bambino trovi in lei un aiuto; essa scoraggia i deboli tentativi in tal senso considerandoli delle assurdità. Il bambino di cui si è abusato diventa una creatura che obbedisce in modo meccanico oppure ostinato, ormai incapace di rendersi conto del motivo della propria ostinazione. La sua vita sessuale resta involuta o assume forme perverse; per non parlare delle nevrosi e psicosi che possono derivare da quest’abuso. In tutto ciò è scientificamente importante l’idea che la personalità ancora debolmente sviluppata risponda al dispiacere improvviso, anziché con processi di difesa, con l’identificazione per paura e l’introiezione di colui che minaccia e aggredisce. Solo alla luce di queste osservazioni ho compreso perché i pazienti rifiutino così ostinatamente di seguirmi quando io suggerisco loro di reagire a un torto subito, come ci sarebbe da aspettarsi, con dispiacere, cioè con odio e processi di difesa.  
(...)
Genitori ed adulti, e così noi analisti nell’analisi, dovremmo tutti imparare a rassegnarci al fatto che dietro la sottomissione o addirittura l’adorazione – e per noi analisti dietro l’amore di transfert – dei bambini, degli allievi e dei pazienti, sta nascosto l’ardente desiderio di liberarsi da un amore che li intralcia. Nella misura in cui aiutiamo il bambino, l’allievo, il paziente, a superare la reazione di identificazione e ad evitare i transfert per loro molesti, possiamo dire che ci è riuscito portare la loro personalità a un livello evolutivo più alto.  

(...)

Da tempo sappiamo che non soltanto l’amore forzato, ma anche insopportabili misure punitive agiscono in modo da produrre fissazioni. Quanto abbiamo detto prima potrà forse aiutarci a comprendere questa reazione apparentemente assurda. Le mancanze del bambino, compiute per gioco, vengono innalzate al livello della realtà solo da sanzioni disciplinari connotate di passionalità, spesso accompagnate da espressioni rabbiose, con la conseguente depressione del bambino, che fino a quei momento si sentiva innocente.

La particolareggiata osservazione dei processi che avvengono durante la trance analitica ci insegna anche che non c’è shock e spavento senza accenni di una scissione della personalità. Nessuno psicoanalista si stupirà che una parte della personalità regredisca alla felicità precedente al trauma e cerchi di fare come se il trauma non si fosse verificato. Strano è però che nell’identificazione si veda all’opera un secondo meccanismo, di cui io per lo meno ignoravo l’esistenza.

Alludo all’improvvisa e stupefacente fioritura di nuove facoltà, come per il tocco di una bacchetta magica, che ha luogo dopo uno shock. Si pensa addirittura all’arte di un fachiro che, a quanto si dice, da un seme fa crescere dinanzi ai nostri occhi il gambo col fiore. Situazioni di difficoltà estrema, e in particolare la paura della morte, paiono avere la capacità di risvegliare e rendere improvvisamente attive disposizioni latenti che, non investite, stavano in attesa di maturare in uno stato di profonda quiete. Nel bambino che ha subito un’aggressione sessuale, sotto la spinta della necessità traumatica possono dispiegarsi improvvisamente future attitudini, attitudini potenziali che faranno parte del matrimonio, della maternità o paternità, e, in genere, tutte le sensazioni proprie di una persona giunta a completo sviluppo. A questo proposito si può parlare tranquillamente, in contrasto con la regressione che ci è famigliare, di progressione traumatica (patologica) ovvero precocità. Vien fatto di pensare ai frutti beccati dagli uccelli, che maturano più rapidamente o diventano più dolci, e così pure al precoce maturare dei frutti bacati. In seguito a uno shock, una persona può maturare improvvisamente in una sua parte non solo a livello emozionale, ma anche intellettuale.

(...)

Se nella vita di un individuo in sviluppo si accumulano gli shocks, cresce anche il numero e la varietà delle dissociazioni, cosicché presto diventa molte difficile conservare senza confusione il contatto con i vari frammenti, che si comportano come personalità a se stanti, di cui ciascuna, per lo più, non sa nulla dell’altra. Alla fine può verificarsi una condizione che, continuando la metafora della frammentazione, si può senz’altro chiamare atomizzazione, una condizione di fronte alla quale ci vuole molto ottimismo per non perdersi di coraggio; tuttavia non dispero che anche in casi come questi si possa arrivare a trovare la via della coesione. Oltre l’amore passionale e la punizione passionale, gli adulti dispongono anche di un altro mezzo per legare a sé i bambini: il terrorismo della sofferenza. I bambini hanno bisogno di appianare qualsiasi specie di disordine nella famiglia, per così dire di caricare sulle proprie fragili spalle il peso che grava sulle spalle di tutti; naturalmente non fanno questo, alla fin fine, per puro altruismo, ma per poter nuovamente godere la tranquillità perduta e la tenerezza che dipende da questa tranquillità.

Una madre che si lamenta delle proprie sofferenze può fare della figlia la propria infermiera a vita, in sostanza procurarsi, per mezzo suo, un sostituto della madre, senza tener in alcun conto i veri interessi della figlia.

Io non escludo, se la verità di tutto ciò che siamo venuti dicendo venisse confermata, che potremmo trovarci a dover rivedere alcuni capitoli della teoria sessuale e genitale. Le perversioni, per es., forse sono infantili solo a livello di tenerezza; quando diventano passionali e sono accompagnate da senso di colpa proverebbero già l’esistenza di uno stimolo esogeno, l’esagerazione sarebbe cioè secondaria, nevrotica. Anche nella mia teoria genitale la differenza tra fase della tenerezza e della passionalità non era stata presa in considerazione. Ulteriori indagini potrebbero poi decidere in che misura il sadomasochismo nella sessualità è attualmente frutto di condizionamento culturale (vale a dire proviene da senso di colpa introiettato) e in che misura si sviluppa, autoctono e spontaneo, come fase organizzativa propria.

Mi rallegrerebbe sapere che vi siete dati la pena di verificare sia a livello pratico che teorico quanto vi ho qui comunicato, e che, in particolare, avete seguito questo mio consiglio: fare più attenzione di quanto non si facesse finora alla particolare maniera di pensare e di parlare dei bambini, degli allievi e dei pazienti; tutti costoro parlano un linguaggio nascosto e tuttavia fortemente critico, per cui, se scioglierete loro per così dire la lingua, avrete modo di ascoltare alcune cose istruttive.

* Sándor Ferenczi (Miskolc, 7 luglio 1873 – Budapest, 22 maggio 1933) è stato uno psicoanalista e psichiatra ungherese, e uno dei pionieri della psicoanalisi in Ungheria e fra le figure più importanti al mondo in tale campo.

Per il testo integrale http://www.lacan-con-freud.it/1/upload/ferenczi_confusione_lingue.pdf

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Gennaio 2019 08:35
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