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La Repubblica
23 01 2013

PALERMO - Si chiamerà "ambulatorio per l'equità di genere" ed è destinato esclusivamente ai transessuali, operati e non (i cosiddetti transgender). Ultimi giorni di preparativi, il debutto è previsto il 14 febbraio.

Le visite si svolgeranno in locali dedicati due volte al mese, già aperte le prenotazioni e il progetto è stato fortemente voluto dal primario di Ginecologia e Ostetricia Luigi Alìo: "La richiesta è partita proprio dai pazienti. Molti di loro ci hanno raccontato di non sapere come muoversi e di essere costretti, anche per ragioni di riservatezza, a rivolgersi ai privati oppure a presentarsi in ambulatorio in orari non consentiti, proprio per la l'imbarazzo di farsi vedere dagli altri". Tra i supporter dell'iniziativa c'è il regista spagnolo Pedro Almodovar.

Il debutto il 14 febbraio

Il servizio punta a occuparsi per lo più di malattie sessualmente trasmissibili, come l'Aids o i condilomi. Ma non solo. "Oltre a soddisfare un bisogno di salute finora inespresso - continua il primario - potrebbe essere il preludio di un'attività chirurgica per il cambiamento del sesso. Ma questo solo in una fase successiva, qualora ci fosse una richiesta crescente e d'accordo con la direzione generale". "Ci siamo messi in contatto con colleghi di altri Paesi e con esperti vicini allo staff di Almodovar che in Spagna promuove iniziative simili". L'unico precedente italiano era a Bologna, ma lì il progetto non è riuscito a decollare. Anche a Roma e Firenze ci sono esperienze dedicate al mondo dei trans ma si occupano per lo più di sole terpaie ormonali.

"Una notizia fantastica - commenta Daniela Tomasini, presidente di Arcigay Palermo - perché chi inizia un percorso di cambiamento di sesso non sa a chi rivolgersi e anche chi ha già concluso il percorso chirurgico ha difficoltà. A ciò si aggiunge il calvario burocratico". "Spesso gli ospedali e le Asp ci inviano questi pazienti - dice Francesca Marceca, presidente di Agedo, l'associazione dei genitori di omosessuali - ma noi facciamo orientamento psicologico. Abbiamo un circuito di ginecologi di fiducia ma abbiamo necessità di fare rete".

Sull'utilità dell'ambulatorio, però, il mondo trans si divide: "Così ancora una volta ci ghettizzano" aveva dichiarato Sandra Alvino, presidente dell'associazione italiana trans. In Europa solo la Spagna ha attivato un vero e proprio servizio dedicato, sulla scia degli ambulatori per viados sorti in Brasile nel 2005.

Quando il medico donna è discriminato

  • Venerdì, 30 Novembre 2012 11:44 ,
  • Pubblicato in Flash news
Dire Donna
30 11 2012

Discriminazioni e vessazioni sul luogo di lavoro riguardano anche le donne medico, che talvolta sono addirittura oggetto di violenze preoccupanti in ospedali o studi privati. Lo scenario presentato in occasione del Workshop europeo della festa del medico di famiglia non lascia spazio a dubbi, soprattutto alla luce dei dati dell’inchiesta svolta dall’Ordine dei medici di Roma sul 10% delle 15.017 iscritte.

Tale indagine ha mostrato che il mobbing su luogo di lavoro, insieme a vessazioni e discriminazioni, per le dottoresse in camice bianco sono percentualmente il doppio rispetto alle altre donne. A incrementare tale disagio, c’è anche il fatto che sono più colpite soprattutto i medici donna che alle spalle non hanno una famiglia o un contesto sociale che funga da paravento e le protegga davanti a questi soprusi.

=> LEGGI: discriminazioni sul lavoro per una donna su 4

Tale situazione, poi, è ancora peggiore se si vanno a guardare i più alti livelli dirigenziali nel settore della Sanità dove, come minimo, vige una sorta di barriera all’accesso alle posizioni di vertice. E i dati sono eloquenti: su 106 presidenti degli Ordini delle provincie, solo 2 appartengono al gentil sesso, segno che il maschilismo regna anche – o soprattutto – nella professione di Ippocrate.

Ma non è tutto: nelle strutture ospedaliere più grandi e complesse, paragonabili a delle grandi aziende, solo l’1,7% dei top manager medici sono donne, contro il 25% nei nosocomi più piccoli; e a livello sindacale, sui 110 segretari provinciali della Federazione dei medici di famiglia c’è una sola donna.
A frenare l’ascesa delle donne del settore sanitario è anche una vita molto sregolata, che con i turni rende difficile poter conciliare lavoro e famiglia. È probabilmente per questo motivo che il 30% dei medici donna di alto livello sono single o separate o vedove. Addirittura il 30% non ha figli (contro il 13% degli uomini) mentre 1 su 5 si è fermata al primo. Ma forse l’elemento più discriminatorio è quello che riguarda il fronte del guadagno, dove i “camici rosa” percepiscono mediamente il 30% in meno dei colleghi uomini.

=> SCOPRI il gap salariale che penalizza le donne medico

Meno guadagno uguale meno lavoro? Può darsi, visto che su oltre 10mila italiani intervistati – metà di maschi e metà femmine – solo 1 donna su 10 sceglie di farsi curare da un professionista dello stesso sesso scelta per le competenze, mentre negli uomini il numero è uguale a zero.

Cambiare modello di finanziamento

  • Martedì, 29 Maggio 2012 07:10 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
di Ivan Cavicchi, Zeroviolenzadonne
29 maggio 2012

Il documento di economia e finanza 2012, approvato dal governo, per la sanità ci dice due cose: il pil nei prossimi anni calerà mentre la spesa sanitaria negli stessi anni aumenterà. La sanità pubblica rischia di essere stritolata in questa pesante contraddizione. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Nessuno dice niente. Partiti, regioni, sindacati probabilmente pensano che il destino della sanità sarà inevitabilmente la sua privatizzazione.
di Ivan Cavicchi, Zeroviolenzadonne
17 aprile 2012

Il lavoro nei confronti di un diritto come la salute è davvero un paradosso: dovrebbe essere come il musicista di talento davanti al suo pianoforte, con la libertà di metterci del suo, in realtà è come uno di quei congegni con dentro un cilindro ruotante che produce musica standard facendo risuonare delle lamelle metalliche contro delle punte. Nella visione burocratica il lavoro in sanità è come un carillon.

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