UNA PIAZZA AL LAVORO

di Maria Grazia Campari
20 giugno 2011

A Milano, il 23 maggio si è tenuto il primo incontro dell’Agorà del lavoro, nelle intenzioni delle e dei proponenti una piazza concreta e simbolica ove intrecciare storie e soggettività di diverse generazioni per creare un tessuto in grado di originare iniziative politiche nuove, sotto il segno della ribellione alle iniquità e insensatezze del mercato del lavoro attuale.
Il tentativo era ed è quello di ricomporre le frammentarietà dei diversi movimenti e realtà per diventare punto di riferimento cittadino e, in prospettiva, nazionale capace di immaginare risposte alle sfide del presente, attivando connessioni in presenza e attraverso la rete: è stato anche varato un blog (agoradellavoro.wordpress.com) “per incontrarsi, ribellarsi, progettare…”.

Il primo incontro è stato molto partecipato: centinaia i presenti, milanesi e anche di altre città del Nord Italia,  decine gli interventi, molti i temi affrontati dei quali non è possibile dare conto analiticamente. Mi limiterò a riferire quelli che mi sembrano più rilevanti ai fini di un possibile percorso.

L’esigenza di rompere l’isolamento, di ritrovare o inventare nessi possibili fra sessi e generazioni, fra precari e presunti garantiti, per elaborare un comune linguaggio che li aiuti nella conoscenza e consenta di mettere a tema iniziative capaci di disfare la rete soffocante delle controriforme legislative dell’ultimo ventennio.

L’esigenza di contrastare la forbice -visibile in questa città- fra popolazione e cittadinanza che si percepisce nella precarietà lavorativa, abitativa, culturale, estetica, che produce chiusure antidemocratiche ai danni di tutti. Non si tratta di concedersi alla narrazione vittimistica, ma di conoscere per contrastare, coltivando i conflitti e sperimentando le mediazioni possibili e utili al miglioramento.

L’esigenza di mettere a tema la sottrazione di possibilità al lavoro delle donne, di risorse alle loro esistenze, l’idea di prospettare una condivisione sociale di tutta l’attività necessaria per vivere, idea alternativa a quella della conciliazione che alcune (o molte) considerano mortificanti per le potenzialità femminili.

In logica consecuzione, il proposito d’interrogare lo scambio iniquo fra generazioni, comprendere a fondo ciò che capita socialmente ai giovani, costretti al precariato per necessità, dipendenti dai vecchi e dalla famiglia.

L’esigenza di rendere efficace il luogo praticato per far crescere i soggetti in termini politici e di auto rappresentanza, connetterli e metterli in condizione di produrre eventi visibili di modificazione radicale.

Come è stato detto – ma è bene ribadire – la libertà è come l’aria e Milano è stata una città asfittica per troppi anni. Oggi appare riconquistata una certa possibilità di respiro, ma occorre vigilare affinché si mantenga.
Verificare puntualmente quel che si gioca in città, anche questo è un obiettivo proposto da alcune per l’Agorà.

Uno degli scopi essenziale è quello già detto di mettere a tema ogni aspetto di questa notte dei diritti sociali e del lavoro, per individuare e attivare azioni efficaci, dirette a disboscare la selva normativa della controriforma della giustizia del lavoro, per ridare spazio a riforme di attuazione anziché di negazione dei principi costituzionali. .
Tagliare leggi per aumentare diritti. Anche questo pare un aspetto importante del tentativo difficile diretto a evitare una ricaduta nell’indifferenza e nell’asfissia.

Con quali modalità, assembleare o di gruppi di lavoro, per quali altri obiettivi, prossimi e a lungo termine?
Ci si propone di ridiscuterne, dopo questo primo incontro, sul blog e nel corso di un secondo incontro fissato per il 20 giugno 2011. La cadenza prevista è mensile e si conta di sollecitare iniziative analoghe anche in altre città.

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