"MATRIMONIO IGUALITARIO": IN ARGENTINA SI PUO'!

di Vittoria Di Prizito* (Liberazione, 20 luglio 2010)

Dopo un dibattito durato più di 15 ore, nella notte tra il 14 e il 15 luglio il Senato argentino ha approvato il progetto di legge sul matrimonio omosessuale. Sul testo lo scorso maggio si era già espressa a favore la Camera dei deputati.
L'approvazione di questo testo comporterà una serie di modifiche al Codice civile che, sostituendo alla dicitura di uomo e donna quella di contraenti, andranno ad equiparare in tutto e per tutto i diritti delle persone dello stesso sesso a quelle eterosessuali al momento del matrimonio, ovviamente includendo la possibilità di adottare, tra l'altro già garantita in Argentina ai/alle singoli/e.
La discussione in Senato è stata seguita online durante tutta la notte in molti paesi dell'America latina, e non solo, ed è stata accompagnata da migliaia di persone che, nel freddo polare della notte invernale argentina, attendevano il risultato delle votazioni.
Nelle prime ore del mattino, alla notizia dell'approvazione della legge, la gioia delle/dei manifestanti è esplosa in festeggiamenti, lacrime e sorrisi di profonda commozione.
Il 14 luglio non è certo stata una data scelta per caso. E' la data della presa della Bastiglia e dell'inizio della Rivoluzione francese, quella rivoluzione, frutto del pensiero illuminista, che ha cambiato il mondo e che continua ad ispirare cambiamenti.

Così mentre in Francia si festeggiava la data con la consueta parata militare sugli Champs Elysées, e mentre il presidente Sarkozy era intento a difendersi in seguito allo scandalo sull'affaire Bettencourt, lo spirito della rivoluzione riecheggiava invece nei discorsi dei senatori e delle senatrici argentini/e favorevoli all'approvazione di questa proposta di legge in nome proprio dell'estensione dei diritti di cittadinanza a chi ingiustamente non ne è provvisto.
Il pensiero corre alla breve e triste vicenda dei Dico italiani, fallita mediazione al ribasso tra la legislazione italiana e i diktat dello Stato vaticano, mentre i senatori e le senatrici argentini/e, di fronte alla feroce opposizione della Chiesa cattolica, si richiamano alla laicità dello stato e la separazione di poteri e sfere di influenza tra stato e chiesa.

Impossibile non vedere la parabola in discesa della proiezione pubblica delle donne italiane avvilite dalle squallide vicende di veline ed escort con politici nostrani mentre le senatrici argentine dichiarano il loro appoggio alla legge in nome del portato rivoluzionario nelle trasformazioni sociali della grande stagione del femminismo.
Si tratta di una «historica jornada», una giornata storica.
Questa legge di grande impatto sociale e simbolico è frutto della sintonia tra movimenti sociali e potere legislativo, è la dimostrazione che le soggettività organizzate possono incidere sui processi di trasformazione democratica di un paese. Le organizzazioni lgbtq si sono mobilitate da tempo e intensamente prima e fino alla approvazione di questa legge. La legislazione oggi accoglie le loro istanze.

L'Argentina, fino a qualche decennio fa considerata il cortile di casa degli Stati Uniti d'America, che ha vissuto una delle più cruente dittature militari durata dal 1976 al 1983, che ha sperimentato sulla propria pelle le imposizioni del Fmi fino al crack economico del 2001, sta da allora vivendo un intenso periodo di trasformazione sociale in senso democratico.
Il paese si sta riprendendo da una crisi che sembrava irrisolvibile. L'amministrazione Kirchner ha estinto i debiti con il Fmi alla fine del 2005 e da allora sta dimostrando che è possibile risollevare le sorti economiche di un paese non applicando le ricette neoliberiste di organismi sopranazionali ma adattando l'economia alle esigenze sociali e politiche locali. Le fabbriche occupate dalle/i lavoratori/trici dopo la fuga di capitali (e capitalisti) nel 2001 sono ora autogestite da quegli stessi lavoratori/trici. Nel vecchio continente, in Italia si perseguono invece proprio quei piani di austerità sociale che hanno devastato il tessuto sociale e portato al collasso paesi come l'Argentina e si colpiscono a manganellate quei lavoratori e lavoratrici che manifestano per la difesa del proprio posto di lavoro.

Cambiamenti economici e sociali in Argentina investono anche il sistema dell'informazione con una nuova legge sui mezzi di comunicazione che interpreta la comunicazione come un bene sociale e il diritto all'informazione come un diritto umano fondamentale. Come non pensare alla blindata legge sulle intercettazioni che blinderà l'informazione in Italia rendendoci tutte/i tragicamente soggetti ad un potere corrotto ed incontrollabile?
Il nesso tra trasformazioni economiche e sociali è la grande forza di trasformazione dell'Argentina e di tanta parte dell'America latina in questo momento storico, la coscienza e la consapevolezza che solo dando dignità ad ogni singolo/a cittadino/a nell'espressione della sua soggettività si potrà costruire un paese più giusto e più libero.
A questo contribuisce in questa giornata storica l'approvazione della «ley de matrimonio igualitario».

Pertanto, una analisi di quanto sta accadendo nel continente latinoamericano dovrebbe attraversare il nostro partito. Una analisi approfondita che non si limiti soltanto a riconoscere l'importanza dei processi di cambiamento che attraversano quel continente ma che sia base di studio e di partenza per una trasformazione del nostro agire politico. La congiunzione si deve, e si può, trovare tra le rivendicazioni sociali e quelle civili per non essere, come già ebbe a dire una autorevole esponente del femminismo italiano, come «il proletariato (che) è rivoluzionario nei confronti del capitalismo, ma riformista nei confronti del sistema patriarcale». Si chiamava Carla Lonzi.

La lezione argentina e di tanta parte del continente ci dimostra che le rivendicazioni civili sono politiche e che le battaglie per la difesa e l'ampliamento dei diritti sociali non può essere scissa, perché non lo è nei corpi delle persone che se ne fanno
portatrici, dalla difesa e l'ampliamento dei diritti civili.

*CorpoLibero, coordinamento lgbtiq di Rifondazione Comunista
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