LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE ANZIANE: INDAGINE E ANALISI DEL FENOMENO IN ITALIA

di Auser Lombardia
22 novembre 2011

È stata presentata ieri a Milano, presso la Sala delle Colonne di BPM, la ricerca condotta da Elisabetta Donati dal titolo “La violenza contro le donne anziane: indagine e analisi del fenomeno in Italia”. Si tratta di uno studio imperniato su un tema odioso, ma non ancora affrontato adeguatamente, che Auser Lombardia ha deciso di portare alla luce nell’ambito del progetto europeo “STOP VI.E.W” (“Stop Violence Against Elderly Women”, finanziato dal programma europeo Daphne) di cui è capofila (i partner sono associazioni specializzate nella violenza di genere in Francia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Bulgaria).


“Abbiamo chiamato il nostro convegno “Il colpevole silenzio” – spiega Rino Campioni, vicepresidente di Auser Lombardia -, perché la violenza tende a essere taciuta e sottovalutata. In realtà noi, grazie al nostro sistema di telefonia sociale del Filo d’Argento e al numero verde 800 995 988 abbiamo un’importante antenna sul territorio, che ha intercettato segnalazioni spesso non chiare e immediatamente riconoscibili come denuncia di un abuso e che la sensibilità dei nostri volontari nel leggere le richieste d’aiuto tra le righe ha rivelato per ciò che erano.

Se guardiamo al profilo dei nostri utenti, una percentuale importante sono donne. Il progetto analizza la gamma di truffe, raggiri, violenze economiche, fisiche, psicologiche che non vanno sui giornali se non quando sfociano in episodi cruenti. La solitudine e la scarsità delle risorse economiche rendono le donne anziane ancora più fragili. I dati esistenti purtroppo  sono limitati e su questo bisognerà aprire un confronto con l’Istat, affinché il problema della violenza contro le donne anziane venga riconosciuto come tale: a oggi non esistono statistiche di studio oltre i 70 anni di età.

I nostri partner europei ci aiutano inoltre a evidenziare i costi sociali del problema e, mettendo insieme gli strumenti, le conoscenze e le competenze, possiamo elaborare buone pratiche a livello europeo, organizzare corrette campagne di comunicazione e sensibilizzazione, trovare nuovi approcci di ascolto e strategie di tutela. Come Auser – conclude Campioni -, vorremmo contribuire ad attivare reti sociali e situazioni di mutuo aiuto, coinvolgendo in primis proprio le donne in un confronto. Da gennaio Auser Lombardia metterà in campo le azioni preventivate con i propri comprensori, contando anche sull’aiuto dell’Assessorato alla Famiglia della Regione Lombardia, nostro partner di progetto”.

Le istituzioni e le parti sociali non hanno trascurato il convegno: erano ben rappresentate grazie a Marina Matucci (Direzione Famiglia Regione Lombardia) , Francesca Zajczyc (delegata alle Pari Opoortunità del Comune di Milano) e ai dirigenti sindacali lombardi di CGIL,CISL e UIL (va segnalato inoltre il messaggio di augurio e sostegno inviato da Susanna Camusso, segretario generale della CGIL).

Dalla ricerca è emerso  che la maggior parte delle violenze avviene in famiglia: “Lo stress del caregiver è una bomba innescata: come si tratta un anziano dipende dalle convenzioni sociali, è vero, ma soprattutto dalla storia personale – afferma la ricercatrice Elisabetta Donati -. Non è possibile ad esempio inventarsi una relazione che non c’è mai stata, tra figli e genitori, solo perché ci si trova in un momento di difficoltà. Il 53% dei caregiver ha ammesso di aver operato abusi, che possono andare dall’alzare la voce alla violenza fisica vera e propria.

Nel mondo attuale abbiamo reti familiari verticali, più lunghe ma composte da meno persone: una donna tra i 45 e i 50 anni oggi può disporre di 6 persone attorno, di media, come aiuto familiare per supportare la fragilità dei parenti anziani. Aggiungiamo la scarsità delle politiche sociali e magari i rapporti non più idilliaci con i familiari e capiamo che l’emergenza è reale. Le estese e fortissime responsabilità, anche a livello giuridico, hanno portato a un modello di “famiglia con badante”; spesso le violenze sono reciproche, tra anziano e caregiver. Purtroppo rimane quasi tutto confinato a un affare di famiglia. Sono pochissimi gli anziani che hanno le forze fisiche, mentali, conoscitive, di senso di dignità, per denunciare gli abusi.

Dovremmo discutere di più di quanto sia pericolosa la passivizzazione e l’infantilizzazione, sia quando si è figli sia quando si diventa genitori. Le donne adulte di adesso devono lavorare in ottica di progettazione e creare le condizioni ideali per quando saranno loro stesse anziane: si invecchia raccogliendo i frutti di ciò che si è stati da giovani. Diciamo un’altra verità: da un lato le donne non si devono rassegnare a guardarsi come vittime, dall’altro per trovare soluzioni bisogna essere consapevoli della propria vulnerabilità”.

Sulla fragilità dei caregiver è intervenuto anche il geriatra Antonio Guaita, dell’istituto Golgi, mentre Patrizia Mattioli di Auser Nazionale ha parlato dei problemi emergenti anche nelle residenze di cura; hanno poi contribuito a entrare nella concretezza della questione delle diverse violenze sia la testimonianza di Marisa Guarneri (presidente onoraria della Casa delle Donne Maltrattate di Milano) che di Carlo Maria Gioria (direttore del Servizio Aiuti Anziani del Comune di Torino).

IL TESTO INTEGRALE DELLA RICERCA E LA RELAZIONE DI RINO CAMPIONI SONO DISPONIBILI SUL SITO www.auser.lombardia.it

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