Lettera di Patrizia Mirigliani

di Patrizia Mirigliani
10 settembre 2012

In questo periodo mi ritrovo sempre a dover rispondere a giudizi sulla moralità del Concorso creato da mio padre. Queste asserzioni mi fanno venire in mente una sorta di femminismo degli anni ‘70 che oggi non ha più senso. Così come non ha senso dover dimostrare che la bellezza si accompagna sempre alla personalità e all’intelligenza.

Il mio lavoro per anni si è concentrato nel creare una manifestazione che desse alle donne uno spazio per poter parlare di bellezza e non per mercificarla. Dando voce a un personaggio come Tara Gandhi, quest’anno Miss Italia ha potuto lanciare un messaggio importante alle ragazze: non aver paura di confrontarsi con le altre donne e con la bellezza. La stessa cosa ho cercato di fare attraverso Miss Italia nel Mondo Edizione Speciale, puntando l’attenzione sul tema dell’integrazione delle straniere che vivono in Italia.

Che male c’è se Miss Italia riconosce che la bellezza è un dono e come tale va ricambiato con iniziative sociali? Esibire la propria bellezza è anch’essa una forma di libertà. Eppure mi ritrovo a scontrarmi con donne che invidiano le altre donne, le giudicano, le relegano a massaie sottomesse da uomini cacciatori.

Il tema è quello della misoginia al femminile che vuole le ragazze o immacolate, o poco di buono, merce da consumo o addirittura animali da salvare perché privi di una coscienza propria. Lasciamo alle donne la libertà di scegliere e di decidere quello che vogliono essere. Ho sempre combattuto il maschilismo imperante, ma spesso la misoginia al femminile è molto più pericolosa e contagiosa.
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