Un mese fa ci lasciava Piero Vigna

di Elisabetta Rosi*
26 ottobre 2012

Tanti hanno ricordato le sue doti umane e professionali, sottolineando l’assoluta eccellenza delle sue attitudini investigative  e la coerenza di vita che lo hanno contraddistinto.
Non è però inutile volerlo qui ricordare anche per il suo impegno a tutela delle vittime, in particolare delle donne vittime della violenza e dello sfruttamento dei trafficanti di esseri umani.

Ben prima che fosse sottoscritta a Palermo nel 2000 la Convenzione Onu contro il crimine organizzato transazionale ed i relativi Protocolli,  Piero Vigna aveva esaminato il fenomeno della tratta delle donne a fini di sfruttamento sessuale in una prospettiva diversa: aveva  compreso che “le retate di lucciole” operate dalle forze dell’ordine erano inutili, ed anche dannose, per investigare proficuamente sulle organizzazioni che sfruttavano e gestivano la prostituzione di tante donne e ragazze migranti. Vigna aveva acquisito la consapevolezza che fosse, invece, necessario utilizzare gli strumenti di investigazione già sperimentati e “tipici” del contrasto alla criminalità organizzata, per risalire la catena dei “controllori” delle donne e per  individuare i trafficanti e gli sfruttatori.

Ancor prima che il reato di tratta degli esseri umani fosse introdotto nel nostro sistema, quando il fenomeno veniva fronteggiato con gli strumenti giuridici offerti dalla legge Merlin e dal Testo unico sull’immigrazione, con grande entusiasmo fu lui a permettere l’attivazione di un progetto che aveva per scopo la rilevazione di dati sulle persone migranti vittime di sfruttamento sessuale presso tutti gli uffici di Procura italiani, rilevazione che fornì importanti elementi per comprendere la realtà del fenomeno.
A Washington, in occasione di un incontro bilaterale Italia-USA sul tema, avvenuto nel 1999,  vedendo di notte le prostitute lungo una strada a scorrimento veloce, disse: «Vedete, sembrano prostitute, ma in realtà sono vittime», anticipando con questa riflessione il nodo problematico della individuazione delle vittime di sfruttamento sessuale, per la loro “in-visibilità”, per il sembrare, per l’appunto, “altro”, ossia “solo prostitute”.

Fu ancora lui, il primo, a credere nell’essenzialità del ruolo delle organizzazioni non governative e nella centralità della protezione della dignità delle donne sfruttate,  dialogando su questi temi sempre con sguardo aperto e senza preconcetti.  
Grazie Piero, anche a nome di tutte quelle ragazze e donne che hai contribuito a proteggere e salvare dalle grinfie dei trafficanti.

*Consigliere della Corte di Cassazione
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