COME FARE DEGNO RIFERIMENTO ALLE NUOVE DONNE DI POTERE?


M. L. Rodotà nel Corriere del 5.11 a p. 56 coglie l’occasione dell’elezione di Susanna Camusso a segretaria della CGIL per rispolverare una serie di pregiudizi linguistici contro la regolare declinazione al femminile di termini che solo per ragioni storiche sono tradizionalmente maschili.

Sindaca, pretora, avvocata o cancelliera sono termini nuovi, essendoci state in passato poche o nessuna donna in queste funzioni. Ogni termine nuovo le prime volte suona strano o sgradevole, ma si può essere certe e certi che più verrà usato, più diventerà comune e non susciterà più alcuna reazione, come non suscitano reazione parole affini come monaca, pastora, infermiera, pensionata.
Altre parole possono essere di genere femminile o maschile (mai neutro) e se indicano donne hanno articoli e aggettivi al femminile: la presidente, la giudice, un'artista. Anche per questa categoria la stranezza non risiede nel sistema italiano dato che parole analoghe sono parte integrante della lingua: la cantante, la complice, la stagista, e facilmente troviamo l'articolo femminile per le parole inglesi usate in italiano la premier, la leader.
Il femminile in -essa ha in origine accezione denigratoria che ancora mantiene in  presidentessa, sindachessa, vigilessa, ma grazie all’uso l’ha persa in dottoressa, studentessa, professoressa.

Grazie all’uso nei media anche segretaria potrà perdere la connotazione “dignitosamente” subalterna, che individua giustamente M. L. Rodotà, nel momento in cui indicherà anche la più alta carica di un’istituzione. Analogamente a maestra, sarta, cuoca, ecc. se si riferiranno a donne di successo come ora accade per maestro, sarto, cuoco.
L’alternativa stilistica non può e non deve essere declinare la funzione di prestigio o di potere ad un maschile falsamente neutro. Ciò non farebbe che confermare la natura maschile del ruolo anche se ricoperto da una donna. Dato che il linguaggio è un codice inconscio che permea la nostra percezione della realtà fin dai primi giorni di vita, possiamo immaginare la potenza devastante che potrebbe avere un lessico dove le funzioni alte sono al maschile e le corrispondenti funzioni basse al femminile nella costruzione dell’identità di genere in Italia, un’identità già minata da ogni tipo di linguaggio non verbale.

Auspichiamo che Susanna Camusso abbia il coraggio di definirsi la prima segretaria della CGL (come fa già sul portale del sindacato ) per rispetto alla lingua italiana che come ogni lingua viva si evolve per definire nuove persone in ruoli antichi e che giornaliste come Rodotà si interroghino su come rendere le donne sempre più visibili nella comunicazione.

Giuliana Giusti (rappresentante del gruppo fb: genere lingua e politice linguistiche)
Luciana Tufani (promotrice della causa fb: Diffusione del linguaggio di genere)
Adriana Perrotta Rabissi (promotrice della casua fb: Stop all’uso sessista e razzista della lingua)
Raffaella Costi (rappresentante del gruppo fb: Una sindaca per ogni città)
Silvia Nascetti (rappresentate del gruppo fb: donne che si sono stese sui libri e non sul letto dei potenti)
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